Create your own shelf sign up

Together we find better books

[−]
  • Search Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

OUT 主婦殺人事件

By

Publisher: 臺灣東販股份有限公司

4.0
(2238)

Language:繁體中文 | Number of Pages: 472 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , Italian , German , Spanish , Japanese , French , Dutch , Portuguese , Czech , Swedish

Isbn-10: 9574731049 | Isbn-13: 9789574731046 | Publish date:  | Edition 2

Translator: 林敏生

Category: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

Do you like OUT 主婦殺人事件 ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free
Book Description

  內容描述一群在便當工廠工作的婦女,聯手策畫一宗駭人的分屍案。晚上在工廠打工的彌生,因不堪好賭的丈夫長期精神及肉體上的虐待,憤而將其殺害,並由雅子等三名同事協助分屍。某日,屍塊在公園裡被發現,才揭露她們不為人知的一面...

Sorting by
  • 5

    Vedo che siamo tutti perplessi sul finale. Non posso evitare però di dichiarare la mia (quasi) assoluta ammirazione per questa storia e la sua narrazione. Fenomenale.

    said on 

  • 4

    Curioso

    Leggere un romanzo con donne protagoniste, ben quattro, è una rarità. Se poi le nostre eroine tengono in piedi un giallo-noir...allora siamo proprio davanti a qualcosa di sorprendente e, naturalmente, ...continue

    Leggere un romanzo con donne protagoniste, ben quattro, è una rarità. Se poi le nostre eroine tengono in piedi un giallo-noir...allora siamo proprio davanti a qualcosa di sorprendente e, naturalmente, piacevole visto che la lettura scorre via liscia e piena di sorprese

    said on 

  • 4

    Il libro è scritto bene e ti avvince il giusto, tutti i personaggi sono ben tratteggiati, con le loro peculiarità caratteriali. Credo che l'intuizione dell'autrice sia stata quella di descrivere e far ...continue

    Il libro è scritto bene e ti avvince il giusto, tutti i personaggi sono ben tratteggiati, con le loro peculiarità caratteriali. Credo che l'intuizione dell'autrice sia stata quella di descrivere e far apparire fatti raccapriccianti come se fossero parte quasi normale di una vita qualunque, come se le decisioni prese fossero il frutto di una logica inoppugnabile. Tutto il libro mi da l'impressione di un lavoro dalla precisione chirurgica, quale è infatti il fulcro della vicenda.
    Il finale mi ha un po' delusa, banale (da thriller qualunque, cosa che questo libro non è), troppo onirico e surreale (sì surreale, perché anche se gli avvenimenti precedenti sono assurdi, sono comunque supportati dalla logica dei protagonisti, a differenza di quel che accade alla fine).
    In generale un buon libro, soprattutto per lo stile di scrittura, sicuramente leggerò altro di N. Kirino.

    said on 

  • 4

    Libro rivelazione: non me lo aspettavo proprio così.
    700 pagine fitte fitte che si divorano in pochi giorni.
    Una storia macabra, intricata e complessa, che continua a prendere sviluppi inattesi, perso ...continue

    Libro rivelazione: non me lo aspettavo proprio così.
    700 pagine fitte fitte che si divorano in pochi giorni.
    Una storia macabra, intricata e complessa, che continua a prendere sviluppi inattesi, personaggi spigolosi e misteriosi, il tutto ambientato nella realtà cittadina giapponese, così diversa dalla nostra.
    E' interessante vedere come le vite grigie e faticose di queste 4 donne, mogli e madri sfruttate e poco considerate, prima unite e solidali tra loro, precipitano in una spirale di violenza, sospetti e ricatti che le allontana e le rovina.
    Ma il tutto è talmente ben scritto e ben presentato che sembra naturale, non ci si scandalizza per le loro scelte, che sembrano di volta in volta inevitabili, e non ci si rattrista: si rimane col fiato sospeso per vedere come andrà a finire!

    said on 

  • 4

    Le quattro casalinghe di Tokyo è il romanzo che ha dato alla sua autrice Natsuo Kirino la celebrità internazionale, e dopo averlo letto non è difficile capirne il perché: si tratta di un romanzo noir ...continue

    Le quattro casalinghe di Tokyo è il romanzo che ha dato alla sua autrice Natsuo Kirino la celebrità internazionale, e dopo averlo letto non è difficile capirne il perché: si tratta di un romanzo noir praticamente perfetto che segue in maniera altrettanto praticamente perfetta la definizione di romanzo noir data da Daniel Handler, ovvero una letteratura in cui «personaggi solitari e senza speranza vagano per il paesaggio desolato interrogandosi sui sinistri misteri che li circondano, e ogni tanto hanno un drink in mano». Esattamente questo. Masako, Kuniko, Yoshie e Yayoi sono quattro colleghe di lavoro oppresse dai rispettivi problemi familiari ed economici, e quando una di loro esplode le altre la seguono in un crimine di «improvvisazione e solidarietà» che diventa passo passo una discesa verso l’inferno sempre più atroce e sempre più ripida. Al di là della sbandierata analisi sociale femminista che molti critici ci hanno visto (e su cui ha puntato anche la casa editrice con gli strilli in quarta di copertina) e che in realtà rappresenta un aspetto marginale, la grande qualità di questo lungo e appassionante romanzo sta nel modo in cui è stato costruito: il cast corale delle protagoniste (tutte donne) e dei comprimari contro cui dovranno combattere (tutti uomini) è estremamente solido, come chiodi piantati nel legno e attraversati dal filo molto teso della trama che gli si avvinghia attorno. Se non fossero bastati i personaggi a reggere la trama, ci sarebbero stati comunque i numerosi MacGuffin e le ancor più numerose pistole di Čecov distribuite per tutta la durata della narrazione, esibite platealmente davanti al lettore e lasciate lì pronte a scattare al momento perfetto, in una trama a orologeria che funziona benissimo proprio perché, paradossalmente, è molto prevedibile: la Kirino rende partecipe il lettore onniscente di tutto quello che accade e l’angoscia nasce proprio dal riuscire a immaginare per tempo le atrocità che accadranno, solo che non si sa quando accadranno. Unica défaillance è il deus ex machina di pagina 644, quell’unico elemento celato al lettore che incrina la perfetta costruzione edificata fino a quel momento, ma che comunque è ripagato da un finale morboso come ci si aspetta da un grande noir come questo.

    Un discorso a parte è assolutamente necessario in riferimento all’edizione italiana. Chi scrive ha avuto la rara possibilità di affiancare alla versione in lingua italiana quella in lingua originale giapponese: il confronto che ne è nato è assolutamente spiazzante. La traduttrice di punta per la lingua giapponese della casa editrice Neri Pozza è Lydia Origlia, che essendosi già cimentata con scrittori di altissimo livello come Souseki è facile immaginare che possa benissimo dedicarsi anche alla più modesta Kirino. E invece, la versione italiana di questo romanzo è un inaudito coacervo di errori, in tale quantità e gravità che chi scrive si sente moralmente costretto a segnalarli alla casa editrice. Ci si chiede se anche i romanzi di Souseki, allora, abbiano ricevuto lo stesso trattamento. Non dubito che la Origlia abbia certamente meditato con cura ogni singola scelta di traduzione e adattamento, né che la traduzione sia inesatta: è il prodotto finito che desta stupore per l’imparità del metodo di lavoro. A cominciare dal titolo: l’originale criptico Out, che aveva un senso non nella trama vera e propria bensì nell’evoluzione psicologica dei personaggi, è stato mutato nel più didascalico Le quattro casalinghe di Tokyo, peraltro molto intrigante e apprezzato da chi scrive, ma decisamente distante dall’originale. Nel testo fioccano innumerevoli errori di ogni tipo che mi limiterò qui a riassumere con singoli esempi: traslitterazioni sbagliate dal giapponese («jukata» invece di “yukata”), tradurre alcune parole e lasciare in originale altre (“bento” tradotto grossolanamente in “colazione”, e poi perché lasciare in giapponese “sayonara”? Alle orecchie italiane suona esotico, ma in originale era una parola del tutto quotidiana), traduzioni a fantasia (queste sono tantissime, in continuazione, tipo «Prendi la spada di legno e l’armatura da kendo» che diventa un inquietante «Prendi l’equipaggiamento da kamikaze»), toni delle conversazioni completamente azzerati (tanto il direttore di banca, che usa una lingua formale, quanto lo yakuza, che usa una lingua volgare, in italiano parlano dando del lei), un florilegio di parolacce talvolta volgari dove in originale c’erano espressioni pacate («Quella persona ha parlato?» che diventa «Quella stupida vacca ha parlato?»), i suffissi a volte rimossi e a volte no (in giapponese lo yobisute, cioè non indicare un suffisso dietro il nome di una persona, è considerato maleducato e infatti in originale c’è sempre un -san -kun o -chan che sia, che in italiano qualche volta c’è e qualche no senza nessun criterio apparente), misteriosi cambi di stato sociale (a metà libro entra un nuovo personaggio che nonostante si presenti esplicitamente come nubile viene sempre indicata come “signora”), tanti piccoli e medi tagli («Kazuo spense il televisore dove stava guardando un programma di calcio e tornò da Masako» che diventa «Kazuo spense il televisore e tornò da Masako»), nomi di aree confusi con nomi di aziende («il negozio della Ginza» come se Ginza fosse il marchio, mentre invece è un quartiere di Tokyo), creazioni poetiche fuori contesto («gradazione rosata» che diventa «una sinfonia di rosa nelle più diverse tonalità»), localismi («che bestia!» per dire «che rabbia!» o il chiamare le donne con l’articolo “la” davanti al nome come si usa nel nord Italia), inserire note per spiegare cose lampanti e superflue e poi tacere di cose sconosciute al pubblico italiano che però sono fondamentali per la trama (tipo quando spiega a piè di pagina cos’è l’onigiri nonostante si deducesse perfettamente dal contesto che era un cibo, però poi non spiega perché sui documenti l’uso del timbro col proprio cognome è così importante e pericoloso), e poi incomprensibili invenzioni della Origlia per accorgersi delle quali non c’è nemmeno bisogno del testo originale, tipo quando un barista prepara un cocktail gin tonic con il limone quando invece si usa notoriamente il lime (come infatti era in originale). Ciliegina sulla torta la rimozione sistematica di tutto il sottobosco culturale giapponese: i numerosi nomi di ristoranti, cantanti e altri riferimenti alla cultura pop sono stati completamente omessi, sostituiti con parafrasi o direttamente tagliati via, il che è scandaloso considerando che buona parte del fascino del romanzo risiede proprio nel forte contrasto generato dall'inserimento di eventi estremamente crudi in un contesto quotidiano e verosimile. Oltre a questi problemi, poi, ci sono quelli del correttore di bozze: refusi, apostrofi, tempi verbali e nomi sbagliati si sprecano, e poi errori di una banalità assoluta tipo McDonald invece di McDonald’s o altri su questo genere. Tutto questo proviene solo da un quarto del libro: chi scrive era talmente subissato di piccoli, medi e grandi errori che dopo un po' ha smesso di confrontare le due versioni per non perdere il piacere della lettura, ma è facile immaginare che l’intero libro pulluli di inesattezze. Mille continui piccoli interventi che non sono nemmeno licenze poetiche: sono chiaramente scelte, sì, ma in contrasto fra loro e senza una logica unitaria. A chiudere il tutto c’è il prezzo non contenuto e la pessima copertina, che nella prima edizione del romanzo mostrava la fotografia del volto di una geisha per nessun motivo logico se non la nazionalità della scrittrice; fortunatamente nella successiva edizione si è optato per una splendida fotografia molto sobria e perfettamente appropriata. È estremamente ingiusto fornire al pubblico un romanzo pluripremiato a livello mondiale in una versione piagata da un adattamento così opinabile, ma dato che in partenza non c’era una comune lingua europea, ma l’astruso giapponese, forse s’è pensato che non se ne sarebbe accorto nessuno. Quasi nessuno.

    said on 

  • 5

    Lady Macbeth e le altre

    Tre amiche casalinghe che lavorano in fabbrica di notte aiutano una quarta collega a far sparire il corpo del marito di lei facendolo a pezzi. Un libro forse troppo grosso per quello che va a racconta ...continue

    Tre amiche casalinghe che lavorano in fabbrica di notte aiutano una quarta collega a far sparire il corpo del marito di lei facendolo a pezzi. Un libro forse troppo grosso per quello che va a raccontare, eppure non mi ha annoiata nemmeno un attimo, tanto è vero che l'ho terminato in un fine settimana.
    Un Giappone e un periodo un po' troppo lontani, dove cellulari e computer non avevano ancora preso il posto delle chiacchierate e dove, evidentemente, si poteva chiamare un'amica a casa e dirle "ho strangolato mio marito, mi aiuti a farlo sparire?" senza che la polizia pensasse di risalire ai tabulati telefonici come si vede nelle serie tv.
    Grande protagonista Masako senza cuore né pietà: il momento di debolezza in cui continua a vedere sulle mani il sangue come Lady Macbeth è stupendo.
    Il finale non mi è piaciuto, quello no. Ma almeno la grassona stupida non può fare altri danni e forse quella vecchia rompipalle è finita arrosto.

    said on 

  • 5

    Da ora in avanti, a ogni passo, dietro ogni angolo, poteva aprirsi una tenebra nera come le ali di un corvo, che non aspettava altro che inghiottirle tutte quante.

    Trovare un genere letterario per "Le quattro casalinghe di Tokyo" non è un'impresa facile. Non esattamente un thriller, non soltanto un romanzo psicologico, forse giungerei ad incasellarlo come "noir" ...continue

    Trovare un genere letterario per "Le quattro casalinghe di Tokyo" non è un'impresa facile. Non esattamente un thriller, non soltanto un romanzo psicologico, forse giungerei ad incasellarlo come "noir". Un noir che mi ha sorpresa e rapita fin dalle prime pagine.
    E' una storia di violenza, d'odio, di colpe, di riscatti e ricatti; è un viaggio tra le abitazioni di Tokyo, tra i suoi clubs, le sue fabbriche, i suoi parchi. E' un'immersione nelle parti più oscure dell'uomo (anzi, soprattutto delle donne), quelle parti che ognuno di noi ha ma che pochi -purtroppo o per fortuna- riescono a tirare fuori.
    La trama è molto semplice: quattro donne si ritrovano legate l'una all'altra a causa di un omicidio che cercano di coprire. Nonostante possa apparire banale, non lo è affatto, perchè nel corso del libro si alternano punti di vista diversi, storie di vita di molti personaggi, in un modo o nell'altro connessi alla vicenda, ed il tutto, ad un certo punto, prende una piega inaspettata.
    Non avevo mai letto nulla di questa autrice, ma ha avuto la capacità di tenermi incollata al romanzo come se fosse un telefilm: pagina dopo pagina (puntata dopo puntata, metaforicamente parlando), sono giunta al finale, che, nonostante mi abbia un po' delusa -Masako, Masako, ma cosa mi combini?- ha comunque messo un punto a questa storia che, alla fin fine, non penso sia neanche poi così lontana da certe realtà.

    Bello, avvincente e scritto benissimo. Mi ha veramente colpita!

    said on 

  • *** This comment contains spoilers! ***

    3

    Beh, era partito proprio bene e alla fine è andato tutto nel verso giusto, almeno per quanto riguarda le simpatie del lettore: tutti (chi nel bene e chi nel male) hanno avuto o si sono presi la propri ...continue

    Beh, era partito proprio bene e alla fine è andato tutto nel verso giusto, almeno per quanto riguarda le simpatie del lettore: tutti (chi nel bene e chi nel male) hanno avuto o si sono presi la propria via di uscita. Uno strano libro forse perché il lettore sta dalla parte delle cattive invece che dalla parte delle vittime. Strano perché non è propriamente un thriller, la polizia compare ma in fondo è solo un complemento necessario alla storia e non si sa nulla o quasi delle indagini. Strano anche perché le situazioni spesso sono raccontate dai punti di vista dei vari soggetti e allora la scena cambia, quello che tu lettore avevi immaginato alla fine si rivela diverso. Altra impressione che ho avuto è che fosse il "romanzo manifesto" della teoria dei sei gradi di separazione (che qui peraltro sono anche meno): una persona conosce un'altra persona che una volta conosceva qualcuno e quel qualcuno conosce quell'altro e alla fine il cerchio si chiude. Solo mi ha lasciata un po’ perplessa il finale. L’attimo di debolezza di Masako mi ha deluso e anche se alla fine si riprende (come sempre) mi lascia un po’ di amaro in bocca. Possibile che quello che cerchiamo noi donne, anche le più forti o ciniche o corazzate, alla fine sia solo l’amore? Anche se poi reagisce e va incontro al futuro sola e sapendo di poter contare solo su sé stessa. Allora preferivo un bel lieto fine, lei che se ne va in Brasile con il ragazzotto e con i soldi, che in fondo questa storia è proprio una favola.

    said on 

  • 5

    Discesa all’inferno senza ritorno. Un plot trappola e protagonisti intrappolati in una teoria di eventi rigorosamente consequenziali, nei quali la volontà umana determina solo il primo punto di svolta ...continue

    Discesa all’inferno senza ritorno. Un plot trappola e protagonisti intrappolati in una teoria di eventi rigorosamente consequenziali, nei quali la volontà umana determina solo il primo punto di svolta, per poi subire le fatali conseguenze della prima scelta. Le quattro “casalinghe” (che tali, peraltro, non sono: brutto titolo italiano) costrette ad una solidarietà, frutto della comune alienazione. Romanzo estremo, nella migliore tradizione orientale, dove l’ordinario tracima inevitabilmente, e naturalmente, nello straordinario. Immagini vivide di ordinario squallore, psicologie dense e portate all’eccesso. Pessimismo, cattiveria e amoralità, in un mondo privo di tenerezza, ove prevale l’ego e ove il personaggio dell’immigrato brasiliano, unico in grado di formulare sentimenti “positivi”, è destinato ad essere relegato all’irrilevanza. Tokio, una città che fagocita i suoi abitanti e ne corrompe l’anima, senza lasciare via di scampo. L’autrice disseziona cadaveri e psicologie diverse, senza pregiudizi etici, indugiando sull’orrore senza risparmiarsi, e risparmiarci, gli abissi imperscrutabili del subconscio. Emerge il tratto caratteristico della letteratura giapponese: la totale assenza di autocensura, il non ritrarsi di fronte all’orrore che si nasconde tra le pieghe dell’animo umano, l’intensa capacità di esprimere la disperazione e l’ineluttabilità fino a quelle estreme conseguenze, alle soglie delle quali, normalmente, gli scrittori “occidentali” tendono, talora pavidamente, a fermarsi. Tragicamente epico.

    said on 

Sorting by