Create your own shelf sign up

Together we find better books

[−]
  • Procurar Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

O Assassino Cego

Por

Editor: Rocco

4.1
(102)

Language:Português | Number of Páginas: | Format: Paperback | Em outros idiomas: (outros idiomas) English , Chi traditional , German , Italian , French , Spanish , Catalan , Czech

Isbn-10: 8532513271 | Isbn-13: 9788532513274 | Data de publicação:  | Edition 1

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

Do you like O Assassino Cego ?
Junte-se ao aNobii para ver se os seus amigos já o leram, e descubra livros semelhantes!

Registe-se gratuitamente
Descrição do livro
Assombrada, aos nove anos, pela imagem da mãe, que no leito de morte lhe pede que tome conta da irmã menor, aos dezoito anos Iris Chase Griffen é literalmente vendida a um industrial. Já idosa, Iris divaga a respeito desses eventos e dos momentos que sucederam o suicídio da irmã. Precisa em sua crítica social, a autora expõe nesse romance a maneira pela qual as mulheres são usadas pelos homens e como o poder concedido pela riqueza pode ser utilizado como arma mortal.
Sorting by
  • 0

    L'ho finito solo perché son scema :-/
    Convinta fosse il consiglio di lettura di una cara amica, ho voluto portarlo avanti nonostante già verso la centesima pagina mi stessi chiedendo se fosse tutto co ...continuar

    L'ho finito solo perché son scema :-/
    Convinta fosse il consiglio di lettura di una cara amica, ho voluto portarlo avanti nonostante già verso la centesima pagina mi stessi chiedendo se fosse tutto così. Essendo stato consigliato da Eleonora - io credevo - sarebbe certamente migliorato... non era un consiglio di Eleonora, e non è migliorato.

    dito em 

  • 5

    Tante storie racchiuse in una e diversi piani di lettura per raccontare il contesto storico e familiare nel quale si dipana la vita di Iris, prima bambina, poi ragazza e donna ed infine anziana, e d ...continuar

    Tante storie racchiuse in una e diversi piani di lettura per raccontare il contesto storico e familiare nel quale si dipana la vita di Iris, prima bambina, poi ragazza e donna ed infine anziana, e di sua sorella Laura. In Iris ho visto dei parallelismi con Stoner, l'uomo senza qualità descritto nell'omonimo romanzo di Williams: nel suo lasciarsi vivere, nel suo permettere che le scelte di altri incidono sulla sua vita, nella sua incapacità si intervenire sul dolore delle persone amate.
    Un libro magistralmente scritto, l'unica pecca a mio parere è che poteva essere scritto in meno pagine. Il contesto storico che fa da sfondo alla storia di Iris e Laura non viene particolarmente approfondito, ma alcune pennellate rendono bene l'idea della guerra, della distanza tra le diverse classi sociali, del desiderio di rivalsa delle classi meno abbienti, delle lotte operaie.

    dito em 

  • 5

    un capolavoro. i diversi stili narrativi non mi hanno permesso di staccarmi dal libro fino all'ultima pagina. E una volta finito vorrei ricominciarlo daccapo

    dito em 

  • 2

    Ho cominciato a leggere L’assassino cieco erroneamente convinta che si trattasse di un romanzo di fantascienza. Magari non proprio hard sci-fi, ma pur sempre qualcosa che andasse al di là dei confini ...continuar

    Ho cominciato a leggere L’assassino cieco erroneamente convinta che si trattasse di un romanzo di fantascienza. Magari non proprio hard sci-fi, ma pur sempre qualcosa che andasse al di là dei confini del normale.

    In realtà L’assassino cieco è un romanzo storico con una vena di mystery. Racconta la storia di una famiglia canadese, dagli anni Trenta alla fine del millennio, narrata attraverso i ricordi dell’anziana Iris Chase, che della famiglia è ormai l’unica superstite.

    La storia di Iris si apre con il resoconto – distaccato, come una cronaca – del suicidio di sua sorella Laura, gettatasi giù da un ponte con l’automobile. Un suicidio che Richard Griffen, il ricco e potente marito di Iris, ci tiene a far passare per incidente, per non mutilare sul nascere la sua carriera politica.

    Dalla morte di Laura si aprono due strade, interconnesse eppure marcatamente divise. La prima, narrata in prima persona da Iris, è la storia della famiglia Chase, dall’infanzia ad Avilion, la magione di famiglia, alla crisi economica degli anni Trenta, fino alla seconda guerra mondiale. La seconda, invece, è composta di brani tratti dal romanzo postumo di Laura Chase, intitolato appunto L’assassino cieco, che narra degli incontri clandestini di due amanti anonimi, una donna sposata di buona famiglia e uno scrittore di racconti pulp. Lo scrittore intrattiene l’amante raccontandole una storia fantascientifica ambientata sul pianeta Zycron che vede a sua volta protagonista un giovane assassino cieco e una vestale muta che avrebbe dovuto essere la sua vittima.

    Mentre le due storie proseguono in parallelo, come nei più classici dei romanzi gialli, si scoprirà alla fine che il racconto di Iris e il romanzo di Laura hanno più in comune di quanto non sembri a prima vista.

    Che cosa ne penso

    Per valutare un romanzo – qualsiasi cosa, in realtà, ma in questo caso un romanzo – bisogna prima tentare di capire dove vuole andare a parare l’autore.

    La struttura di L’assassino cieco è molto simile a un mystery: c’è un mistero, Laura Chase e il metaromanzo L’assassino cieco, che viene presentato agli occhi del lettore in tutte le sue sfaccettature e poi risolto alla fine del libro. E tuttavia ciò non basta per fare del romanzo un giallo. L’assassino cieco è più una saga famigliare che non un mystery. Inoltre, se dovessi giudicarlo in quanto mystery, non sarebbe granché: la Atwood pone troppa enfasi sulla rivelazione finale – che, per altro, è facilmente intuibile – e, quando alla fine ci si arriva, le aspettative del lettore non possono che essere disattese, una volta che ci si è riflettuto un po’ su. Ah, è andata così? pensa il lettore. Embè?

    Quindi è un romanzo storico? Sulla carta lo sembra. Però c’è un problema: è noioso. E non noioso perché, che palle, non succede niente, fate entrare in scena i robottoni che combattono contro le lucertole antropomorfe giganti nel centro di Tokyo. No. Banalmente, perché nell’universo di personaggi che la Atwood utilizzato per mettere in scena il suo dramma, non ce n’è uno che risulti almeno un po’ simpatico. Iris Chase è una donna debole e patetica, Laura e il signor Chase sono troppo distanti, dei protagonisti di L’assassino cieco (il metaromanzo) lui è arrogante all’inverosimile e lei è una snob, su Richard e sua sorella, che dovrebbero essere gli antagonisti, stendiamo un velo. Manca qualcuno alle cui avventure appassionarsi. E questo è ancora peggio di un mystery che fa acqua da tutte le parti.

    Però forse è voluto. Non come esperimento narrativo, ma perché, in realtà, L’assassino cieco è un romanzo che analizza come la condizione di endemica subordinazione della donna nella società patriarcale sia ereditata dalle generazioni precedenti e, pertanto, inevitabile.

    Esatto, L’assassino cieco di presta più che bene a una interpretazione in chiave critico-femminista. Del resto la Atwood, pur rifiutando l’etichetta di scrittrice femminista, ha sempre mostrato interesse per le tematiche che afferiscono al femminismo. E devo dire, pur da misogino convinto, che l’analisi della Atwood è ben costruita, e lascia il segno senza essere soffocante.

    Avete presente quando ostio dietro agli scrittori (generalmente quelli italiani) che credono di fare gli impegnati e in realtà non fanno altro che martellare le palle dei loro poveri lettori con messaggi che vorrebbero essere di critica sociale e che invece hanno lo spessore culturale e intellettuale dei temini delle elementari o del blog di Beppe Grillo? Ecco, la Atwood scrive per diffondere un messaggio di critica sociale, ma lo fa con garbo e grazia, avendo cura nel contempo di non soffocare il lettore con paternali infinite.

    In conclusione

    A dispetto della capacità di Margaret Atwood di costruire una critica alla società patriarcale efficace e discreta, assolutamente non petulante, resta il fatto che L’assassino cieco è pur sempre un romanzo il cui unico punto di forza è la critica sociale. E per me è un big no-no-no.

    Il livello di scrittura è più che eccellente, come è lecito aspettarsi da una scrittrice più volte candidata al premio Nobel per la letteratura, ma la storia in quanto unità narrativa ha dei problemi. Se si tratta di un mystery, non è abbastanza solido, mentre se si tratta di un’epopea famigliare, è costruita con un insieme di personaggi tra i quali è difficile trovare simpatia o per lo meno gradevolezza.

    A me L’assassino cieco non è piaciuto. Non mi sento di dire che sia brutto o di sconsigliarlo, tutto dipende dal vostro palato. Ovviamente non era il romanzo che mi aspettavo di leggere, né il genere di romanzo che leggo di solito. Se invece a voi piacciono le incursioni nella literary fiction, dateci un occhio.

    dito em 

  • *** Este comentário contém <i>spoilers</i>! ***

    3

    Vita di una donna senza qualità

    Libro difficile da recensire. La Atwood scrive benissimo, e intreccia i vari piani della sua storia (la vita di Iris attuale, la vita di Iris nel passato, la storia dei due amanti, quella che i due am ...continuar

    Libro difficile da recensire. La Atwood scrive benissimo, e intreccia i vari piani della sua storia (la vita di Iris attuale, la vita di Iris nel passato, la storia dei due amanti, quella che i due amanti si raccontano) magistralmente. Alla fine di questo complesso ritratto della vita di una donna senza qualità tutto torna, anche se con parecchio non detto e molto non chiarito.
    Il libro è raccontato in prima persona. Una Iris anziana racconta la sua vita, inframezzando la storia della sua famiglia con la sua vita quotidiana. Alla narrazione principale si intreccia la storia di due amanti clandestini, e si aggiunge la storia fantascientifica/fantasy/trash che l'uomo racconta alla sua amante.Nel mezzo, ogni tanto, articoli di giornale che in qualche maniera servono a contestualizzare temporalmente il racconto che si dipana.
    La Atwood le redini delle sue storie non le perde mai, ma ci sono troppe parti inutili e lente, tanto che nonostante la indubbia capacità dell'autrice spesso ho desiderato mollare. Alla fine l'ho finito, ma se avesse avuto un 200 pagine in meno sarebbe stato meglio (quelle dei vari istitutori sono una noia infinita).
    Lascia l'amaro in bocca quella scena finale tra Iris e Laura, in cui Iris, di fatto, da alla sorella l'ultima spinta verso il suicidio, è lì, più che nell'infelice matrimonio e nella resistenza passiva dimostrata tutta la vita, che si palesa la vera, totale disperante mancanza di qualità di questa donna.

    dito em 

  • 2

    Finalmente

    Ci sono libri che quando hai terminato di leggerli ti lasciano un senso di vuoto in quanto eri talmente dentro una storia avvincente che eri diventato tu stesso una specie di protagonista, ci sono alt ...continuar

    Ci sono libri che quando hai terminato di leggerli ti lasciano un senso di vuoto in quanto eri talmente dentro una storia avvincente che eri diventato tu stesso una specie di protagonista, ci sono altri libri che non vedi l'ora di terminare per quanto non ti catturano mai. Questo fa parte della seconda categoria. Una storia che si protrae per almeno 4/5 del libro in maniera lenta e poco affascinante, quasi insulsa che ti spinge a non arrivare alla fine del libro. Poi nell'ultimo quinti del libro salda fuori una vicenda familiare contorta che tutto il resto del libro non aveva fatto minimamente immaginare. Alla fine sono soddisfatto di non averlo abbandonato e di averlo portato a termine ma fra due giorni al massimo non resterà niente di questo libro.

    dito em 

  • 4

    Da ieri sono alla ricerca di parole non banali per recensire questo libro. Ma il vero problema non sono le parole, ma è la sensazione di non averlo capito. Provo quindi a mettere in fila sensazioni sp ...continuar

    Da ieri sono alla ricerca di parole non banali per recensire questo libro. Ma il vero problema non sono le parole, ma è la sensazione di non averlo capito. Provo quindi a mettere in fila sensazioni sparse…
    Scrittura magistrale, se anziché 628 le pagine fossero state duemila avrei continuato a leggere con piacere. Iris, anziana voce narrante nei capitoli in prima persona, risalta con uno spessore non comune, è viva, è pulsante, trasmette l’indomita energia di una donna che al culmine della propria vita vuole fare i conti con il proprio passato, con se stessa, e vuole lasciare i conti in ordine con una nipote che non abbiamo nemmeno idea se abbia mai conosciuta. Iris vede il mondo con gli occhi di chi ha già vissuto ma vive con attesa le stagioni, vede le cose cambiare, si permette di osservare ciò che accade con il distacco delle persone anziane. Sono forse i momenti più belli e delicati del libro, quando per esempio descrive la preparazione del vecchio tavolo su cui vorrà scrivere i suoi ricordi.
    Poi c’è tutto il resto. Che sarebbe la storia, e la storia nella storia, e la storia raccontata dai personaggi nella storia. Tutto questo non mi ha convinto. Troppo non detto, troppo lasciato all’immaginazione, troppi misteri rimasti aperti, troppe storie non chiarite. Forse, semplicemente, troppa verità: perché nella vita reale non sappiamo mai veramente cosa accadde a chi ci sta vicino; intuiamo, conosciamo alcuni dettagli, ricostruiamo, ma i veri contorni del dramma non sono mai conosciuti. Forse nella vita reale accade questo, ma in un romanzo vogliamo sapere, vogliamo capire, vogliamo godere dei nostri privilegi di lettore, vogliamo stare fuori e vedere tutto. Qui non accade. Anche quando tutto sembra spiegato, in realtà conosciamo poco, ci manca il quadro d’insieme, abbiamo solo la foto di un momento, e questa foto è abbagliante e non ci permette veramente di comprendere.
    Sintesi: spiazzante, controverso, non convenzionale e difficile da digerire; al contempo molto denso, caldo, vero, come l’abbraccio di una persona rude ma che sicuramente ti ama.

    dito em 

  • 5

    Iris Chase è una donna canadese ormai ottantenne. Attraverso i suoi ricordi ci conduce per mano per tutto il ‘900 e ci racconta la complessa e ricca storia di tutta la sua famiglia.

    Molti sono, pertan ...continuar

    Iris Chase è una donna canadese ormai ottantenne. Attraverso i suoi ricordi ci conduce per mano per tutto il ‘900 e ci racconta la complessa e ricca storia di tutta la sua famiglia.

    Molti sono, pertanto, i personaggi che popolano questo romanzo: si parla dell’elegante nonna, del nonno che ha creato la fabbrica di bottoni e reso benestante la famiglia, del papà di Iris distrutto dall’esperienza della guerra e non in grado di raccogliere l’eredità “lavorativa” del genitore, della mamma morta a causa di un’infezione dopo un aborto, ma soprattutto si parla di Laura, Richard e Winifred.

    Laura è la sorella minore di Iris, morta dopo essersi lanciata da un ponte dentro un’auto in corsa e diventata famosa dopo la sua morte grazie ad una pubblicazione di un romanzo postumo.

    Richard è il marito di Iris che lei ha sposato per salvare la fabbrica, ma che ha sempre odiato.

    E infine Winifred è l’odiosa, altezzosa e presuntuosa cognata che dirige la vita di Iris, Richard e anche quella di Laura.

    Soltanto al termine della storia, si conosceranno tutti i segreti di questa famiglia, che non sono affatto pochi!
    Questo libro non mi ha conquistata da subito. All’inizio non si capisce granchè, si parla della morte di Laura, per poi leggere di due amanti che parlano di vicende ambientati in mondi paralleli. Il tutto misto ad articoli di giornale che narrano di vicende di personaggi ancora nemmeno nominati dal romanzo!

    Ad un certo punto vien da chiedersi “Ma cos’è?”

    Poi pian piano si entra nella storia, si capisce che oltre alla saga familiare, c’è la narrazione della vita dell’ormai anziana Iris e, in parallelo, stralci del romanzo postumo di Laura da cui, forse, c’è da attendersi qualche sorpresa.

    Insomma la Atwood, di cui non avevo mai letto niente, è dotata di una estrema abilità narrativa, poichè riesce a portare avanti contemporaneamente storie diverse che si incrociano tra loro e che si ricongiungono alla fine del romanzo per districare tutti i nodi che sono disseminati in questo filo che lega il primo e l’ultimo capitolo.

    dito em 

  • 5

    Cla-mo-ro-so.
    Seguite il labiale: cla-mo-ro-so. E’ ormai qualche mese che mi sto domandando come abbia fatto a sfuggirmi la Atwood in anni di frequentazione (almeno) settimanale di libri, quotidiana d ...continuar

    Cla-mo-ro-so.
    Seguite il labiale: cla-mo-ro-so. E’ ormai qualche mese che mi sto domandando come abbia fatto a sfuggirmi la Atwood in anni di frequentazione (almeno) settimanale di libri, quotidiana di siti specializzati, praticamente oraria di mail e newsletter. Ci sono – infine – arrivato con la celeberrima lista dei 1001 libri da leggere, un elenco che avrà un gran numero di lacune ma a cui, fosse solo anche per questo, mi tocca essere riconoscente.
    Curiosamente, “L’assassino cieco”, romanzo che ho trovato il più completo e narrativamente interessante fra quelli letti finora, non è nella lista. Mi è venuta in soccorso Dannyella, che ha una delle librerie più interessanti di Anobii. Ecco, grazie.

    “Dieci giorni dopo la fine della guerra mia sorella Laura precipitò con l’auto giù da un ponte”.

    Non male come incipit, vero? Diciassette parole che definiscono tre elementi essenziali del romanzo: la voce narrante è quella di Iris, anziana ultima esponente di famiglia di industriali canadesi che ha ormai perso ogni prestigio sociale e ogni ricchezza. Nella solitudine della sua vecchiaia Iris racconta la sua vita in una sorta di memoriale che ha un destinatario preciso: Sabrina, la giovane nipote, dalla quale è stata allontanata e alla quale è stata raccontata una versione lontana dalla verità.

    Ma nelle diciassette parole che danno il via al romanzo c’è anche tutta la vita di Laura, sorella di Iris, personaggio memorabile di quelli che ti prendono il cuore fra le dita e lo stringono forte: scrittrice che ha lasciato il segno con un romanzo (“L’assassino cieco”, appunto) che narra le vicende di una coppia di amanti (con tanto di ulteriore metaromanzo all’interno), Laura emerge prepotentemente. E’ prima bambina e poi ragazza complessa, sempre in attesa di “qualcosa che si avvicinava senza far rumore, come un treno fatto di vento”, una figura che componi un pezzettino alla volta come in un puzzle di cui non possiedi il disegno originale.

    Intraprendi una lunga e disperata discesa verso il finale – bellissimo – e chiudi l’ultima pagina, senza che i diversi piani narrativi abbiano creato un minimo dislivello nel lettore. Quasi un miracolo.

    Semplicemente, da non perdere. Da leggere. Oh, subito!

    --- da http://www.masedomani.com/2015/03/16/recensione-romanzo-lassassino-cieco-di-margaret-atwood ---

    dito em