Create your own shelf sign up

Together we find better books

[−]
  • Procurar Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

O Vendedor de Passados

Por

Editor: Dom Quixote

3.8
(111)

Language:Português | Number of Páginas: 231 | Format: Softcover and Stapled | Em outros idiomas: (outros idiomas) Italian

Isbn-10: 9722026674 | Isbn-13: 9789722026673 | Data de publicação: 

Também disponível como: Paperback

Category: Fiction & Literature

Do you like O Vendedor de Passados ?
Junte-se ao aNobii para ver se os seus amigos já o leram, e descubra livros semelhantes!

Registe-se gratuitamente
Descrição do livro
Sorting by
  • 0

    Se a pagina 20 scopro che l'io narrante è un geco mi appello al diritto del lettore di abbandonare senza rimpianti né ripensamenti un libro.
    Realismo magico? Scrittura onirica? Caxxata pazzesca per me ...continuar

    Se a pagina 20 scopro che l'io narrante è un geco mi appello al diritto del lettore di abbandonare senza rimpianti né ripensamenti un libro.
    Realismo magico? Scrittura onirica? Caxxata pazzesca per me.

    dito em 

  • 3

    una voce

    Mi immagino Marcel, Jacques, Georges e Simon, quattro ragazzi francesi, 12 settembre 1940, una gita in montagna.
    Me li immagino entrare con le attrezzature vetuste di quegli anni, che a noi, oggi, abi ...continuar

    Mi immagino Marcel, Jacques, Georges e Simon, quattro ragazzi francesi, 12 settembre 1940, una gita in montagna.
    Me li immagino entrare con le attrezzature vetuste di quegli anni, che a noi, oggi, abituali frequentatori di Decathlon e compagnia bella, ci appaiono ridicole e anacronistiche.
    Me li immagino nell’umidità e nel buio di queste grotte, quelle che poi sarebbero passate alla storia, le grotte di Lascaux, con le loro torce elettriche, procedere a tentoni in un buio misterioso, inciampare nelle rocce, appoggiarsi alle pareti, perdere l’equilibrio, parlarsi a mezzavoce nella loro lingua elegante e un po’ fastidiosa, mentre proseguono verso un interno inesplorato.

    E poi mi immagino il silenzio, dentro quel buio, quell’odore di muschio e roccia e acqua.
    Il silenzio immenso che deve aver accompagnato il primo sguardo stupito quando, sulla roccia, hanno intravisto dei colori, delle forme…i primi disegni della storia dell’uomo, la prima opera d’arte del mondo.

    Me lo immagino soltanto. Non riesco a definire esattamente il sentimento che devono aver provato.
    Forse è una di quelle cose che proprio non si possono immaginare con esattezza, ma solo ricordare, dopo averle sperimentate di persona.

    Ma ho letto questo libro.
    Sinceramente, la storia non mi è apparsa all’altezza.
    Ma la voce con cui è scritta, quella…
    Bhè, ha lo stesso sapore, lo stesso odore, lo stesso ruvido suono che devono aver avuto le prime parole che quei quattro ragazzi francesi devono essersi scambiati quando hanno capito di fronte a cosa si trovavano.

    E’ una voce che arriva da lontano, lontanissimo; e ha in sé una potenza, una dolcezza e una profondità che non sapevo immaginare con esattezza, prima di incontrarla.

    Forse la storia non ne vale la pena.
    Ma la voce, quella sì.

    Dev'essere la voce con cui parla la storia, quando si è in grado di ascoltarla.

    dito em 

  • 5

    Eduardo J. Agualusa, scrittore angolano che entra con pieno diritto nel nostro giro del mondo letterario, é un magnifico barman. Uno di quelli che fa volteggiare le bottiglie come se un triplo carpiat ...continuar

    Eduardo J. Agualusa, scrittore angolano che entra con pieno diritto nel nostro giro del mondo letterario, é un magnifico barman. Uno di quelli che fa volteggiare le bottiglie come se un triplo carpiato fosse esattamente il motivo per cui quel liquore era stato concepito.

    Eduardo J. Agualusa prende uno shaker.

    Comincia a versarci due parti di purissima magia: il suo romanzo ha una voce particolarissima, con sfumature di onirico e grandi pennellate di realtà. Racconta di un uomo che tesseva passati finti per uomini desiderosi si rifarsi una identità, di animali che sognano, di un fotografo e una fotografa, di una donna che emana luce e di tramonti infuocati.

    Aggiunge un pizzico di polvere di realtà: la storia dell’ex colonia portoghese si innesta prepotentemente nella trama, in particolare nel sorprendente, magnifico finale. E non mancano i riferimenti alla cultura lusitana e alla letteratura che quel lembo di terra europea e atlantica ha saputo regalare alle nostre vite.

    Soprattutto, Eduardo J. Agualusa serve il suo cocktail in un bicchiere cristallino, lucido come un ricordo, pulito come la nostalgia, con un accompagnamento di riflessioni e aforismi che costringono a continue sottolineature delle pagine.

    “Mi permetta di citare Montaigne, nulla sembra vero che non possa sembrare falso. Esistono decine di professioni in cui saper mentire è una qualità. Penso ai diplomatici, agli statisti, agli avvocati, agli attori, agli scrittori, agli scacchisti.”
    “Tutte le storie sono collegate. Alla fine tutto si collega […] ma solo alcuni matti, molto pochi e molto matti, sono capaci di comprenderlo.”
    “Un fotografo di guerra?” Angela lo ha guardato inorridita: “E cosa c’entra con me? Non so neanche se sono una fotografa. Io colleziono luce.”

    Bello. Bello! BELLO!

    Eduardo J. Agualusa mi ha colpito, stregato, incantato. “Il venditore di tappeti” scala rapidissimamente la classifica delle mie migliori letture del 2015 e si piazza prepotentemente in cima alla lista di libri che mi sento di consigliare e che avrò tutta l’intenzione di e regalare ad ogni possibile occasione. Se ancora non vi sembrasse sufficiente, aggiungo che quella curata da La Nuova Frontiera è una delle migliori opere editoriali che mi sia capitata tra le mani negli ultimi anni. Bravissimi.

    --- http://www.masedomani.com/2015/05/24/recensione-romanzo-il-venditore-di-passati-di-eduardo-j-agualusa/ ---

    dito em 

  • 3

    Originale l’idea da cui il romanzo scaturisce, e foriera di pensieri interessanti su molte tematiche: la percezione del tempo, la sostanza della memoria, la considerazione di sé mediata dalla proiezio ...continuar

    Originale l’idea da cui il romanzo scaturisce, e foriera di pensieri interessanti su molte tematiche: la percezione del tempo, la sostanza della memoria, la considerazione di sé mediata dalla proiezione di ciò che si può dire di sé, dei propri ascendenti, delle proprie azioni e omissioni, la convinzione secondo cui diversi passati avrebbero prodotto individui diversi. Tutte riconducibili all’idea di metamorfosi, ma tra esse solo una di kafkiana memoria: quella che ha prodotto l’attuale (nel tempo del romanzo) voce narrante.
    Le altre metamorfosi, invece, fluttuano sotto lo sguardo talvolta sbigottito dello stesso protagonista, “un uomo che trafficava memorie, che vendeva il passato, di nascosto, come altri contrabbandano cocaina”, che si presenta con un biglietto da visita che recita “Assicuri ai suoi figli un passato migliore”, creatore di personaggi che possono però anche sfuggirgli di mano, come nel caso di José Buchmann: “imprenditori, ministri, proprietari terrieri, trafficanti di diamanti, generali, gente, insomma, col futuro assicurato. Ciò che manca a queste persone è un buon passato”.
    Un tipo davvero interessante questo Felix: dibattuto tra incertezze e aneliti di grandezza (“Ritengo ciò che faccio una forma superiore di letteratura (…) Anch’io creo intrecci, invento personaggi, ma invece di lasciarli chiusi in un libro do loro vita, li getto nella realtà”) che lo portano ad andare oltre il punto in cui l’autore dei sei personaggi pirandelliani si era fermato (!) e pronto a giustificare le apparenti pecche del proprio operato con un battuta che si muove sul filo del paradosso(anche se in fondo tanto paradossale non è …): “solo la realtà sarebbe stata capace di inventare una figura così inverosimile come José Buchmann”.
    Un forte desiderio a posteriori di una vita e di una storia diverse, potrebbe essere tale da convincere se stessi oltre che gli altri della veridicità di trascorsi pregressi costruiti ad hoc ? Per alcuni di questi personaggi sembra di sì (oppure semplicemente fingono, mentendo a se stessi ? Sembra in realtà riduttivo e semplicistico pensarla così, quando si legge che José aveva bisogno che lo stesso Felix credesse alla sua nuova biografia: “Se lui ci avesse creduto, tutti ci avrebbero creduto”).
    Oppure: poter contare, anche se nella finzione che scaturisce da qualcosa di simile a un contratto di compravendita, su un passato diverso, potrebbe davvero cambiare un individuo ? Se sì: in meglio o in peggio ? Se no: rimarrebbe soltanto un imbroglio al quale fa piacere credere, o provocherebbe comunque una metamorfosi nella persona ?
    Si procede nella lettura seguendo il filo di questi pensieri, e ci si ritrova molto velocemente, troppo presto, alla fine.
    Purtroppo però, o almeno, così è sembrato a me, l’atmosfera ovattata, in un certo senso magica e onirica che da sola poteva costituire l’ossatura e la peculiarità del romanzo, finisce precipitosamente per infrangersi in un finale che vuole spiegare, dettagliare, riportare bruscamente alla realtà cruda e crudele di una vendetta e dei fatti che l’hanno generata.
    Lo sgretolarsi improvviso delle sensazioni tipiche di una certa letteratura sudamericana che ho percepito nell’incedere della storia (del tutto immotivatamente, dato che africane sono l’ambientazione del romanzo e la cittadinanza dell’autore) è stato il punto di rottura che mi ha lasciata delusa, perché stavo apprezzando molto il gioco che l’autore aveva costruito fino a quel punto con l’alternarsi di piani narrativi sovrapposti di fronte ai quali, di volta in volta, il lettore è portato a chiedersi se si tratti della realtà (pur se nella finzione del romanzo) oppure di una diversa dimensione (quella dei sogni, dei desideri, della malinconia, del rimorso o del rimpianto).
    Ah quanto mi sarebbe piaciuto di più se avessi potuto trovare in questo libro un ventaglio più ampio di personaggi bisognosi di un nuovo passato, per ognuno dei quali avrei potuto poi decidere se immaginare oppure no una concretizzazione di cui, lo dico sinceramente, non ho sentito alcun bisogno di fronte a quelli presenti nel romanzo così com’è !
    E quando una lettura finisce in pezzi, cosa rimane, oltre all’amaro di quel che avrebbe potuto essere ma non è stato ? Pezzi, appunto, di frasi e di pensieri. Eccone alcuni:
    - “La nostra memoria si nutre, in buona parte, di ciò che gli altri ricordano di noi. Tendiamo a ricordare come nostri i ricordi altrui, compresi quelli fittizi.”
    - “È più importante testimoniare la bellezza o denunciare l’orrore ?”
    - “Sono bugiardo per vocazione (…) Mento con allegria. La letteratura è il mezzo che un autentico bugiardo ha per farsi accettare socialmente.”
    - “Una volta mi portarono a una festa. Un vecchio festeggiava il suo centesimo compleanno. Volevo sapere come si sentiva. Il pover’uomo mi sorrise attonito e mi disse, non saprei, è successo tutto troppo in fretta. Si riferiva ai suoi cent’anni di vita ed era come se stesse parlando di un disastro, qualcosa che si fosse precipitato su di lui pochi minuti prima. A volte sento la stessa cosa. Una fitta nell’anima per colpa di un eccesso di passato e di vuoto. Mi sento come quel vecchio.”

    dito em 

  • 2

    Mi è piaciuta l'idea, ma ho fatto fatica a finirlo. La storia secondo me andava sviluppata meglio. In alcuni punti mi sono persa, la scrittura non mi ha coinvolto più di tanto.

    dito em 

  • 5

    Felix Ventura è un genealogista. Il suo biglietto da visita recita: «Assicura ai tuoi figli un passato migliore». Felix, infatti, vende passati. Anzi, li inventa e li documenta con cura per i suoi cli ...continuar

    Felix Ventura è un genealogista. Il suo biglietto da visita recita: «Assicura ai tuoi figli un passato migliore». Felix, infatti, vende passati. Anzi, li inventa e li documenta con cura per i suoi clienti in cerca di una genealogia diversa o più gloriosa, spesso uomini tenebrosi e discutibili. La vita di Felix, un albino taciturno e solitario, è osservata da un geco che vive in casa sua, in cui si è reincarnata l'anima di un uomo, l'io narrante del romanzo, che racconta la sua storia e quella di Felix. Il geco e i vari personaggi si incontrano nei loro sogni e discutono di quello che avviene nella vita reale a Luanda. Finché la bella e misteriosa Angela Lùcia e un cliente ancora più enigmatico di lei, entrambi fotografi di ritorno a casa, entrano separatamente nella vita di Felix e, con il loro passato, quello vero e brutale, la cambiano per sempre.

    Questo piccolo libro è intenso e struggente, leggero e profondo insieme, sorprendente e metafisico, filosofico e visionario. Ha un umorismo onirico davvero brillante, la scrittura scandisce il tempo ed è poetica nella struttura e nella forma, altre volte concreta ed essenziale. Il libro più bello che io abbia letto da qualche anno a questa parte. Questo scrittore ha un grande talento.

    dito em 

  • 4

    Nuove professioni

    In tempi di crisi economica, il mestiere di costruire i passati a chi deve "garantire un futuro migliore ai propri figli" è una trovata più che geniale. Appassionante. Poi la formula del racconto inca ...continuar

    In tempi di crisi economica, il mestiere di costruire i passati a chi deve "garantire un futuro migliore ai propri figli" è una trovata più che geniale. Appassionante. Poi la formula del racconto incatenato in short-stories certo può anche non soddisfar, perchè si vorrebbe sapere di più di ciascun comprimario. Trovo però che la struttura narrativa e l'invenzione del soggetto narrante (un dialogo tra un geco e il lettore) siano molto originali. Una lettura piacevole e consigliatissima.

    dito em 

  • 2

    Bella l'idea di riflettere sul passato, quanto conta, se esiste per ognuno di noi, se è modificabile (per lo meno nella nostra percezione). Ma lo stile no, il realismo magico e la malinconia onirica n ...continuar

    Bella l'idea di riflettere sul passato, quanto conta, se esiste per ognuno di noi, se è modificabile (per lo meno nella nostra percezione). Ma lo stile no, il realismo magico e la malinconia onirica non sono il mio genere.

    dito em 

  • 4

    Romanzo a metà tra la tradizione africana e quella latino americana, e non poteva essere altrimenti dato che la vita di Agualusa si divide tra Brasile ed Angola. Trama da realismo magico descritta con ...continuar

    Romanzo a metà tra la tradizione africana e quella latino americana, e non poteva essere altrimenti dato che la vita di Agualusa si divide tra Brasile ed Angola. Trama da realismo magico descritta con il lento intercedere della scrittura africana, il tutto accompagnato da sprazzi di dissacrante umorismo.

    dito em 

Sorting by