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O Vermelho e o Negro

Por

Editor: Cosac Naify

4.0
(5550)

Language:Português | Number of Páginas: 636 | Format: Hardcover | Em outros idiomas: (outros idiomas) French , Spanish , English , Chi traditional , German , Italian , Dutch , Catalan , Chi simplified

Isbn-10: 8575032321 | Isbn-13: 9788575032329 | Data de publicação:  | Edition 1

Também disponível como: Paperback , Mass Market Paperback

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descrição do livro
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  • 4

    Denso.

    Trovo che la letteratura sia da considerarsi più di un piacevole svago per riempire il tempo libero o una comoda distrazione dalle noie personali. Tuttavia scelgo troppo spesso libri che mi soddisfano ...continuar

    Trovo che la letteratura sia da considerarsi più di un piacevole svago per riempire il tempo libero o una comoda distrazione dalle noie personali. Tuttavia scelgo troppo spesso libri che mi soddisfano innanzitutto sul piano ludico: un po' mi conosco, un po' ho un buon fiuto, fatto sta che, anche quando mi introduco a un autore sconosciuto o a un genere inesplorato, finisco spesso su titoli di facile godibilità - in relazione ai miei gusti, ça va sans dire. In virtù di tale fiuto ho sempre guardato da una circospetta distanza i romanzi di Stendhal: sapevo che avrei dovuto uscire dalla mia confort zone per apprezzare un volume del calibro de Il rosso e il nero e, quando è stato sorteggiato come lettura collettiva dal gruppo di discussione di cui faccio parte, ho fatto un respiro profondo. Non mi sbagliavo.

    La scrittura, lo stile si sono rivelati più snelli di quanto temessi. I commenti ironici e irriverenti di Stendhal mi hanno offerto un fresco divertimento. Il contesto storico e sociale, quello della Restaurazione francese post napoleonica, è inscenato con sostanziosa credibilità: come dire, questo classicissimo di 180 anni e più è invecchiato bene.
    Il però sta nei personaggi: sono, ad uno ad uno, resi brillantemente, dipinti con convincente particolarità, ma io non ne stimo nessuno in particolare, né ne sono affascinata e questo lascia quel margine alla mia soddisfazione globale, che è tanta, ma non assoluta. In termini goodreadsiani, la mia affezione personale ai personaggi manca insieme alla quinta stella. Troppo spesso ho tollerato con pazienza i dettagliati alti e bassi amorosi del protagonista e delle sue belle. Capitoli interi di corteggiamenti, palpitazioni, ansie, transiti vertiginosi da stati di gioia sublime a stati di plumbea mortificazione, sacrifici da eroine della più solida tradizione romantica, tradimenti e gelosie antiche come l'uomo. In funzione di tutto questo, un'ampia corte di personaggi quasi tutti detestabili o molto noiosi. Ho dovuto concentrarmi per guardare al di là del mio tedio. Stendhal ha reso protagonisti personaggi che conoscevano solo il loro mondo particolare, li ha presentati senza mistificazioni, senza sconti sui lati poco aggraziati o stimolanti delle loro personalità. Il figlio di un umile operaio, avaro di cuore e di denaro, è il protagonista Julien; Louise è una ricca ereditiera, bellezza di paese, buona e dolce e stimata madre di famiglia in provincia; Mathilde, la più ammirata parigina per condizione nobiliare, ricchezza e bellezza, un'eterna annoiata che si rivela una testa matta, che in provincia costituisce il peggior anatema (pag. 552), bisognosa di trame da poemi cavallereschi perché si interessi - forse - a uomini e vicende. Clericali dalle intenzioni fosche e scure come l'abito nero che indossano; provinciali arricchiti, vili e meschini; nobili da salotto noiosi e instupiditi dall'esagerata mollezza della loro vita. Un compendio umano di individui che perseguono la convenienza sociale. Pochi personaggi gradevoli e marginali. Mi sembra che Stendhal abbia diretto con mirabile consapevolezza questo apparato complesso e confuso, anche nei leziosi affari di cuore, noiosi, ma non banali nella loro esposizione. Del resto, il sarcasmo di Stendhal emerge anche -soprattutto - in queste descrizioni, senza risparmiarsi sulle debolezze dei suoi stessi protagonisti né sulla particolare ipocrisia di quegli anni:

    Ma i salotti di questo genere si possono frequentare solo quando si ha qualcosa da ottenere. Tutta la noia di una vita priva di interesse, com'era quella che conduceva Julien, è certo condivisa dal lettore. Sono queste le lande del nostro viaggio. (pag. 486)

    Qualche parola sul protagonista. Julien: giovanissimo e già di una feroce ambizione, focosamente risoluto a rifuggire il suo basso stato sociale, consapevole dei suoi meriti - fascino, intelligenza, buonissima istruzione - frustrati spesso sotto il peso dei desolanti natali che lui detesta. Di un orgoglio cieco, conta solo su stesso e pensa prima, quando non esclusivamente, al perseguimento delle sue ambizioni. Alla luce di ciò e della sua intelligenza, agisce come un freddo calcolatore rivolgendosi con inquietante premeditazione alle persone del cui favore lui necessita, anche se spesso li disprezza o li invidia con mortificante soggezione. Sembra sul viale del successo, i suoi passi sono lenti, ma costanti e indubbi verso il favore sociale e l'agio economico che ricerca da sempre.
    Potrebbe sembrare che si sia tradito a causa delle donne che ha amato con impetuosa confusione, della passione che ci tiene tutti in ostaggio, prima o poi, e con invincibile potere quando si è così giovani. Credo invece che a Julien sia successo dell'altro: è esploso il suo rifiuto per il mondo che non gli sarebbe mai appartenuto e che non l'avrebbe mai accettato se lui non avesse deposto il vero se stesso. Un liberale nostalgico di un tempo che non gli è mai appartenuto - quello delle rivolte giacobine e delle gloriose campagne napoleoniche - stava ottenendo, pedina dopo pedina, il benessere, il consenso di qualcosa che disprezzava: ha avuto una reazione autoimmune. Ha visto bene dove stava andando e, con parole molto molto povere, deve avergli fatto schifo.

    Un romanzo apparentemente di facile portata, in realtà è insidiosamente complesso. Io l'ho terminato affaticata. Non annoiata come poteva sembrarmi inizialmente, proprio affaticata.

    dito em 

  • 5

    Più che bello, appassionante!
    Storia semplice, in apparenza; personaggi complessi ben descritti nei loro pensieri e atteggiamenti.
    Un crescendo di passione coinvolgente.
    Da rileggere e godere. ...continuar

    Più che bello, appassionante!
    Storia semplice, in apparenza; personaggi complessi ben descritti nei loro pensieri e atteggiamenti.
    Un crescendo di passione coinvolgente.
    Da rileggere e godere.

    dito em 

  • 5

    Il romanzo francese

    "Il rosso e il nero" è innanzitutto un romanzo di psicologia amorosa. Al contempo, però, ha tratti sia del romanzo di formazione (soprattutto nei primi capitoli) sia del romanzo storico (non a caso, i ...continuar

    "Il rosso e il nero" è innanzitutto un romanzo di psicologia amorosa. Al contempo, però, ha tratti sia del romanzo di formazione (soprattutto nei primi capitoli) sia del romanzo storico (non a caso, il sottotitolo voluto da Stendhal era "Cronaca del 1830").
    Personalmente, ho amato il libro a partire dall'arrivo di Julien al seminario in poi; la prima parte non mi aveva appassionato allo stesso modo. Resta comunque estremamente interessante analizzare le differenze tra l'amore di Julien con Madame de Renal (un amore sentimentale) e quello di Julien con Mathilde (un amore cerebrale). Ho trovato la seconda parte più interessante perché Julien e Mathilde sono due personalità estremamente forti: arroganti, talvolta, e sempre in perenne arrovellamento su cosa dire, cosa fare, cosa provare. Ecco che, allora, lo scontro-incontro tra due personalità così simili e così, vorrei quasi dire, violente non può che dar vita a situazioni arroventate.
    Imperdibile la parte finale, di un lirismo superiore.

    dito em 

  • 0

    Giuro che l'ho letto in qualche decennio del secolo scorso e prometto che mi sottoporrò a ipnosi per ricordare di cosa parla e se mi era piaciuto.

    dito em 

  • 3

    prova recensione post 18-11-2014 Edit. apparentemente recensisco senza averlo letto.

    Libro molto interessante, ma un po' noioso, a volte incomprensibile e forzato.
    Però rende benissimo il sentire di certi ambienti del 1830 ... o almeno, spero sia aderente alle realtà dell'epoca! Ora c ...continuar

    Libro molto interessante, ma un po' noioso, a volte incomprensibile e forzato.
    Però rende benissimo il sentire di certi ambienti del 1830 ... o almeno, spero sia aderente alle realtà dell'epoca! Ora che ci penso può essere benissimo una costruzione dell'autore. In tutti i casi è molto interessante proprio questa parte. Inoltre l'ambizione e la determinazione del protagonista, i suoi continui riferimenti a Napoleone e alla guerra, mi fa capire movimenti di inizio '900.

    Avvertenza: nella mia edizione del '94, nell'introduzione di Alberto Cappi c'è tutto lo spoilerone della trama!

    dito em 

  • 4

    Julien Sorel è senza dubbio uno dei miei personaggi letterari preferiti. Determinato, ambizioso, indomito, colto e deciso a farsi strada nel mondo, una figura affascinante e ricca di chiaroscuri. Ecco ...continuar

    Julien Sorel è senza dubbio uno dei miei personaggi letterari preferiti. Determinato, ambizioso, indomito, colto e deciso a farsi strada nel mondo, una figura affascinante e ricca di chiaroscuri. Ecco come ce ne parla Stendhal, in poche righe significative:
    "Che compassione ispirerà il nostro provinciale ai giovani studenti di liceo parigini che a quindici anni sanno già entrare in un caffè con aria distinta? Ma quei ragazzi, che hanno tanto stile a quindici anni, a diciotto diventano comuni. La timidezza disperata che s’incontra in provincia sa vincersi qualche volta, e allora insegna a volere."

    dito em 

  • 3

    Le cose bisogna leggerle all'età giusta e, pur non sapendo con esattezza quale sia l'età giusta per Stendhal, penso che si situi più sul limitare inferiore dei venti che su quello superiore dei quaran ...continuar

    Le cose bisogna leggerle all'età giusta e, pur non sapendo con esattezza quale sia l'età giusta per Stendhal, penso che si situi più sul limitare inferiore dei venti che su quello superiore dei quaranta.

    O forse è semplicemente che La certosa di Parma mi era più congeniale. Ma mi guarderò bene dal rileggerlo adesso a riprova.

    dito em 

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