O ano da morte de Ricardo Reis

Por

Editor: Caminho

4.1
(1374)

Language: Português | Number of Páginas: 416 | Format: Paperback | Em outros idiomas: (outros idiomas) English , Italian , Spanish , French , German , Catalan

Isbn-10: 9722102869 | Isbn-13: 9789722102865 | Data de publicação: 

Também disponível como: Others

Category: Fiction & Literature , History , Philosophy

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Descrição do livro
"«Um tempo múltiplo. Labiríntico. As histórias das sociedades humanas. Ricardo Reis chega a Lisboa em finais de Dezembro de 1935. Fica até Setembro de 1936. Uma personagem vinda de uma outra ficção, a da heteronímia de Fernando Pessoa. E um movimento inverso, logo a começar: ""Aqui onde o mar se acaba e a terra principia""; o virar ao contrário o verso de Camões: ""Onde a terra acaba e o mar começa"". Em Camões, o movimento é da terra para o mar; no livro de Saramago temos Ricardo Reis a regressar a Portugal por mar. É substituído o movimento épico da partida. Mais uma vez, a história na escrita de Saramago. E as relações entre a vida e a morte. Ricardo Reis chega a Lisboa em finais de Dezembro e Fernando Pessoa morreu a 30 de Novembro. Ricardo Reis visita-o ao cemitério. Um tempo complexo. O fascismo consolida-se em Portugal.» (Diário de Notícias, 9 de Outubro de 1998)"
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    Il 30 novembre del 1935 morirono, nello stesso giorno, cinque fra i migliori scrittori portoghesi. Con la scomparsa di Fernando Pessoa non venne infatti solo a mancare la sua figura, ma anche quella d ...continuar

    Il 30 novembre del 1935 morirono, nello stesso giorno, cinque fra i migliori scrittori portoghesi. Con la scomparsa di Fernando Pessoa non venne infatti solo a mancare la sua figura, ma anche quella dei suoi quattro "eteronimi", ovvero i quattro nomi d'arte che, in alternativa al suo, Pessoa utilizzò per firmare alcune delle sue principali opere letterarie: Álvaro de Campos, Alberto Caeiro, Bernardo Soares e Ricardo Reis.

    È proprio quest'ultimo che cinquant'anni dopo viene ripreso da José Saramago per "L'anno della morte di Ricardo Reis": lo scrittore portoghese omaggia il letterato più conosciuto del suo Paese rendendo protagonista del romanzo quel suo eteronimo, Ricardo Reis, portoghese emigrato in Brasile e rappresentante il lato più classico della letteratura occidentale. Nella storia di Saramago sarà lui, unico fra gli eteronimi a non avere una data di morte, a tornare a Lisbona all'indomani della scomparsa di Pessoa. In una Europa oramai prossima alla seconda guerra mondiale, lentamente cercherà di riprendere la normalità di una vita che oramai pensava di essersi lasciato alle spalle, percorrendo i suoi ultimi mesi di vita fra incontri con lo spirito di Pessoa e avvenimenti ben più terreni, come l'amore diviso fra una povera cameriera e una giovanissima ragazza malata. A far da contorno è però la guerra, sempre più incalzante, tanto che sarà essa a prendere negli ultimi capitoli la scena, abbandonando al nostro eteronimo uno spazio sempre più marginale.

    Il libro di Saramago è, appunto, un omaggio a Pessoa, e come tale va affrontato. Per chi Pessoa non lo conoscesse, "L'anno della morte di Ricardo Reis" risulterà un libro quasi indigesto e incomprensibile. La lentezza della narrazione e lo stile sembrano anch'essi ricalcare certi libri di Pessoa: "L'anno della morte..." è un libro principalmente "contemplativo", con diverse digressioni filosofico-letterarie, e non la storia avvincente che qualcuno si potrebbe aspettare. Anche il lungo finale, dove protagonisti sono i cambiamenti nella scena europea prossima all'arrivo del nazifascismo, riporta all'opera di Pessoa e a quanto l'autore, scomparendo quattro anni prima dello scoppio della guerra, ha lasciato con le sue opere letterarie. Saramago purtroppo non riesce a sostenere tutto il peso di un omaggio del genere: alcune immagini in questo libro rimangono vivamente impresse nel lettore, ma non è stato facile, almeno per me, leggerlo tutto di seguito, proprio per la pesantezza di alcune parti e per una trama che sembra spesso immobile, incapace di evolversi insieme al personaggio. Sono tre stelle e mezza, ma potrebbero diventare quattro a una lettura più coscienziosa.

    dito em 

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    E' l'anno della morte di Ricardo Reis si ma morte volontaria, abbandono del mondo e quindi riscatto dell'inetto e irritante Reis che decide di andarsene, di morire, di lasciare un mondo, in cui i suo ...continuar

    E' l'anno della morte di Ricardo Reis si ma morte volontaria, abbandono del mondo e quindi riscatto dell'inetto e irritante Reis che decide di andarsene, di morire, di lasciare un mondo, in cui i suoi valori sono sepolti, persi, sbagliati e in cui lui non è in grado di abbracciarne altri.
    Scrittura in punta di fioretto questa di Saramago, mescola con sapienza temi ostici, complessi, respingenti. La paura, l'inadeguatezza verso un mondo che cambia, che forse non abbiamo mai capito, che non ci appartiene. Siamo tutti storpi in fondo.

    dito em 

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    Ho abbandonato “L’anno della morte di Ricardo Reis” a tre quarti.
    Di solito Saramago mi piace molto, ma per questo romanzo ho fatto proprio una gran fatica.
    Il problema, secondo me, è che per un porto ...continuar

    Ho abbandonato “L’anno della morte di Ricardo Reis” a tre quarti.
    Di solito Saramago mi piace molto, ma per questo romanzo ho fatto proprio una gran fatica.
    Il problema, secondo me, è che per un portoghese questo libro è stupendo, o quanto meno per uno che conosca bene tutta l’opera di Pessoa.
    Dato che io non sono portoghese (non sono mai nemmeno andata in Portogallo) e non conosco tanto Pessoa ho capito metà delle cose che ho letto.
    Comunque è un romanzo interessante, che ha in sé tutta la genialità e la filosofia pratica di Saramago.
    Ricardo Reis è uno degli eteronimi di Pessoa.
    Un eteronimo è molto più di uno pseudonimo; è una sfaccettatura della personalità del poeta.
    Pessoa ne utilizzò diversi nella sua carriera letteraria, inventando per ognuno di essi una vita, con data di nascita e di morte, tranne che per Ricardo Reis.
    Medico portoghese emigrato in Brasile, non si sa in quale anno egli morì.
    Saramago se ne appropria e lo fa tornare a Lisbona nel 1936, anno della morte di Pessoa.
    Qui egli vive per un po’ in un albergo, intrecciando delle relazioni sentimentali con una delle cameriere e con un’ospite della struttura, salvo poi trasferirsi in un appartamento suo per riprendere la sua professione.
    La cosa curiosa è il fantasma di Pessoa che se ne va in giro per le strade della città, comparendo ogni tanto a Ricardo. Dico che è curioso perché sono l’uno l’altro, rendendo tutto sommato questo un romanzo che parla di Pessoa più che di Reis, anche se Saramago riesce a dare un involucro perfetto di carne e sentimenti a questo personaggio altrimenti etereo.
    Sullo sfondo c’è il 1936, il che vuol dire la guerra in Libia, l’avvento della dittatura franchista in Spagna, il fascismo in Italia e il nazismo in Germania.
    Un libro da leggere con calma (forse non era il momento giusto per me) con quel pizzico di realismo magico che caratterizza questo autore.

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    Scopro Saramago da poco tempo. è infatti il secondo libro questo dopo il Vangelo secondo Gesù Cristo...letture difficili impegnative ma che appena riesci a immergerti sembra quasi di affogarne. Bellis ...continuar

    Scopro Saramago da poco tempo. è infatti il secondo libro questo dopo il Vangelo secondo Gesù Cristo...letture difficili impegnative ma che appena riesci a immergerti sembra quasi di affogarne. Bellissimo, soprattutto se prima di leggerlo ci si informa un po' più a fondo della straordinaria mente e le involuzioni psico filosofiche di Fernando Pessoa...

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    Noia

    E' il terzo libro di Saramago che leggo; mentre Cicità ed Il Vangelo secondo Gesù mi hanno emozionato sin dall'inzio in questo il sentimento prevalente è stata: noia. L'ho abbandonato senza dopo una 4 ...continuar

    E' il terzo libro di Saramago che leggo; mentre Cicità ed Il Vangelo secondo Gesù mi hanno emozionato sin dall'inzio in questo il sentimento prevalente è stata: noia. L'ho abbandonato senza dopo una 40ina di pagine quindi non esprimo un voto.

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    Certo di non aver esaurito la sua vita Pessoa Morto richiama, per i 9 mesi in cui, secondo la tradizione portoghese, i morti vagano sulla terra, ino dei suoi etronimi, l'esiliato politico monarchico ...continuar

    Certo di non aver esaurito la sua vita Pessoa Morto richiama, per i 9 mesi in cui, secondo la tradizione portoghese, i morti vagano sulla terra, ino dei suoi etronimi, l'esiliato politico monarchico Ricardo Reis.
    Dona quindi carne, anima e passioni , anche solo per 9 mesi a questo fantasma che è il fantasma di un fantasma....
    Eccezionale opera di saamago, scritta con mano "pessoana", con citazioni , giochi di parole, che affascinano ogni amante di Pessoa....
    Vieni con me a sederti, Lidia, in riva al fiume.
    Serenamente osserviamone il corso ed impariamo
    come la vita passa, senza prenderci per mano.
    (Intrecciamo le mani).

    E poi pensiamo, bimbi cresciuti, che la vita
    Passa e non resta, nulla lascia e mai ritorna,
    Corre verso un mare lontanissimo, vicino al Fato,
    più degli dèi remoto.

    Lasciamoci le mani, non vale la pena stancarci,
    che si ricerchi oppure no il diletto, passiamo come il fiume.
    Meglio saper passare silenziosamente
    E senza grandi turbamenti.

    Senza amori, né odio o passioni che ingrossano la voce,
    Né invidia che troppo fa storcere gli occhi,
    Né ambasce, ché non si fermerebbe il fiume se ne avesse,
    E in mare sfocerebbe sempre.

    Amiamoci tranquillamente, pensando che potremmo,
    volendo, scambiarci baci e abbracci e carezze,
    ma che è meglio stare seduti uno accanto all’altra
    A sentire il fiume e a guardarlo andare.

    Cogliamo fiori, prendili tu e cingitene,
    Il collo, e che il profumo loro renda il momento dolce –
    quest’attimo in cui serenamente noi non crediamo a nulla,
    Pagani innocui della decadenza.

    Almeno se ombra sarò per primo, tu mi ricorderai
    Senza che il mio ricordo t’infiammi, ferisca o scuota,
    perché non ci prendemmo mai per mano, né ci baciammo,
    né fummo altro che bambini.

    E se prima di me pagassi l’obolo al barcaiolo mesto,
    Io pensandoti non avrò di che soffrire.
    Sarai dolce al mio ricordo quando ti penserò – in riva al fiume,
    pagana triste e con i fiori in grembo.

    dito em 

  • 5

    Ammaliante

    In assoluto uno dei libri più poetici, originali, suggestivi ed indimenticabili in cui abbia avuto la fortuna di imbattermi. Definisco senza esitazioni Saramago il mio scrittore preferito.

    dito em 

  • 5

    J.Saramago, F.Pessoa e R.Reis: un intreccio letterario/poetico/storico

    « Qui il mare finisce e la terra comincia. Piove sulla città pallida, le acque del fiume scorrono limacciose di fango, la piena raggiunge gli argini. Una nave scura risale il flusso tetro, è la Highla ...continuar

    « Qui il mare finisce e la terra comincia. Piove sulla città pallida, le acque del fiume scorrono limacciose di fango, la piena raggiunge gli argini. Una nave scura risale il flusso tetro, è la Highland Brigade che va ad attraccare al molo di Alcântara. (Incipit, L'anno della morte di Ricardo Reis, José Saramago)»
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    Sempre fascinosi gli incipit con arrivi delle navi, come nel "Il Profeta" di Gibran, nel "Costantinopoli" di De Amicis, nel "America amore" di Arbasino, nel "Il viaggio a Lisbona" di Fielding, chiudono una storia per aprirne un'altra, da un mondo ad un altro, lontano e diverso.
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    Ricardo Reis, uno degli etenomini di F.Pessoa,
    http://it.wikipedia.org/wiki/Eteronimo
    giunge nella triste, piovosa e povera Lisbona del 1936, in quanto F.Pessoa e' morto.
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    Narrazione lenta, lentissima, quasi statica per questo anno di vita di Ricardo Reis, ma magnifico il gioco ad incastro che Saramago costruisce intorno ai protagonisti (veri e surreali), espandendo la vicenda in modo "verticale" invece che "orizzontale", con sfondo la storia gia' tragica di quegli anni, in Portogallo, nella vicina Spagna ed in tutta Europa.
    -
    Lenta la narrazione temporale ma palpitante la vicenda nella prima parte e "storica" nella seconda.
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    Saramago era quattordicenne nel 1936, quindi ricorda quanto poteva capire un adolescente, ma ovviamente ne ha poi fatto un'analisi storica da par suo; non facile, per chi non ha conoscenze del periodo e quelle portoghesi in particolare, capire fino in fondo gli eventi, ma Saramago riesce a far intuire i fatti.
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    Alcune (ma direi tutte) pagine sono di altissimo valore letterario/storico, la parola ai critici se questo sia il miglior Saramago da un punto di vista "tecnico".
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    Questa Lisbona del 1936 letta nella solare, antica e moderna Lisbona del 2015, ripercorrendo i luoghi e le atmosfere descritte.
    -
    Da Feltrinelli:
    In breve

    Tra romanzo storico e racconto fantastico, la vita ipotetica di uno degli eteronimi di Fernando Pessoa, il poeta Ricardo Reis, che torna nella Lisbona salazarista dal Brasile, restandovi fino all'anno della morte, il 1936, quando scoppia la guerra di Spagna e si prepara la seconda guerra mondiale.

    Il libro

    Nel 1936, mentre all'orizzonte si preannuncia la seconda guerra mondiale, scoppia quella di Spagna. Nello stesso anno muore Ricardo Reis, solo un anno dopo la scomparsa del suo inventore, Fernando Pessoa. Reis è infatti uno dei tanti eteronimi di Pessoa, che ne aveva immaginato l'ideale biografia (nato a Porto nel 1887, educato dai gesuiti, medico, espatriato per ragioni politiche in Brasile nel 1919) e gli aveva attribuito come poeta classicistiche odi oraziane, ma non gli aveva dato carne e sentimenti. Cosa che invece gli dà Saramago, che lo fa tornare in patria in occasione della morte del suo creatore, gli fa aprire uno studio medico a Lisbona, gli fa vivere una vera vita, sociale, sessuale e affettiva. E prima di morire – nel fatidico anno che è il vero protagonista del romanzo – lo fa essere testimone di eventi tragici, filtro attraverso cui rileggere la storia del Portogallo salazarista, allineato a fascisti, nazisti e falangisti in tutt'Europa.

    -
    http://it.wikipedia.org/wiki/Jos%C3%A9_Saramago

    dito em 

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    “ Sinto-me multiplo. “ Mi sento multiplo.
    Sou como um quarto sono come una stanza
    Com inumeros espelhos fantasticos co ...continuar

    “ Sinto-me multiplo. “ Mi sento multiplo.
    Sou como um quarto sono come una stanza
    Com inumeros espelhos fantasticos con innumerevoli specchi fantastici
    Que torcem para reflexoes falsas che deformano in riflessi falsi
    Uma unica anterior realidade una unica anteriore realtà
    Que nao està em nenhuma che non è in nessuna
    E està em todas.” ed è tutte.”

    Fernando Pessoa

    Nella stanza degli specchi fantastici c’è anche Ricardo Reis, oltre agli altri eteronimi. Occhi per sentire ed eccoli rispecchiati gli uni negli altri in un miscuglio alchemico. Credo ci siano diversi livelli stratificati di lettura, li puoi osservare nella loro globalità o indugiare nei particolari. Puoi privilegiare l’immagine di Lisboa, l’amore, la vita, la morte, il tornare e il ripartire. Puoi spostarti ed entrare nell’atmosfera del controllo e sentirlo nella pancia.” Antonio de Oliveira Salazar. Tre nomi in sequenza regolare. Antonio è Antonio. Oliveira è un albero. Salazar è solo un cognome. Fin qui va bene. Ciò che non ha senso è il senso che tutto questo ha.” (Pessoa.cit.). Camicie verdi e nere, falangisti, fascisti, nazisti, santa chiesa, santa fatima dei miracoli che potresti sanare l’isteria dell’arto fantasma, forse. Ricardo, nei tuoi ultimi colpi di coda rincorri affannoso, su corriere strapiene e strade polverose, un amore immaginato, baci rubati, lettere e poesie scritte e ricevute. Immagini l’amore, teneramente adolescente, nella rincorsa di dar vita a una mano che vita non ha. Un tentativo impacciato a volte, ma non per questo meno toccante. Altro colpo di coda, l’amore di odori, lenzuola sfatte, piatti da lavare, casa da pulire, Signor dottore. Non sai bene chi vuoi, quale vuoi, dov’è l’amore? Si riflette negli innumerevoli specchi fantastici che deformano i pensieri, che non è nessuna e tutte le realtà?
    Lisboa fascinosa nelle sue atmosfere cupe e crepuscolari, sferzata da venti e pioggie atlantiche. Lisboa dei vivi e dei morti, nel carnevale anche la morte rincorri affannato, Ricardo. Solo tu puoi vederlo Fernando e pochissimi altri sensibili all’invisibile e non in coppia, ma come se fosse un miscuglio di tratti nello stesso disegno. Fernando è venuto a trovarti, capita all’improvviso, ti sta prendendo per mano. Anche la morte ha il suo tempo. Nove mesi per nascere, altri nove per morire. “Qui il mare finisce e la terra comincia”. Ricongiungersi per chiudere gli occhi di questo mondo e aprirli sull’altro.
    “ Qui, dove il mare è finito e la terra attende.”

    dito em 

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