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Oblomov

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Editeur: L'Age d'Homme

4.3
(1564)

Language:Français | Number of pages: 475 | Format: Others | En langues différentes: (langues différentes) English , German , Italian , Spanish , Dutch , Portuguese , Russian , Norwegian

Isbn-10: 2825101486 | Isbn-13: 9782825101483 | Publish date: 

Aussi disponible comme: Mass Market Paperback , Paperback

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Philosophy

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Description du livre
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  • 5

    Bellissimo, attualissimo , ho capito finalmente l'aggettivo "oblomoviano. E quanti ce ne sono di individui così, qualche volta anch'io, forse.....

    dit le 

  • 3

    Pigro, apatico, indolente: per metà del romanzo e forse anche più sono questi gli aggettivi che il protagonista Oblomov richiama più spesso alla mente. Il suo sembra un caso perso, tanto da indurre il ...continuer

    Pigro, apatico, indolente: per metà del romanzo e forse anche più sono questi gli aggettivi che il protagonista Oblomov richiama più spesso alla mente. Il suo sembra un caso perso, tanto da indurre il suo più caro, nonché unico, amico a trasformare il suo nome nella definizione di uno stato fisico e mentale: l’oblomovismo.
    Pian piano però emerge qualcosa di diverso dalla costante ricerca dell’ozio assoluto e dalla teoria del procrastinare ad oltranza qualunque azione, dalla levata mattutina alla scrittura di un’importante lettera d’affari. Ci si chiede ad un tratto se dietro questa totale apatia non ci sia semplice mancanza di interessi, ma paura di desiderare con troppa intensità, perché ”il mugghiare e il rimbombo furioso delle onde non sono carezze per un udito sensibile: esse continuano a ripetere, da quando è nato il mondo, la stessa canzone lugubre e incomprensibile”.
    È la paura di diventare preda dei desideri, solo per fare i conti con l’inarrivabile altezza delle sue aspirazioni più segrete ed inconfessate, a condannare Oblomov all’eterna immobilità. Ed anche quando a tutti gli effetti si muove e trova il tempo per vivere al di fuori dei suoi lunghi sonni ricchi di sogni, lo fa con la più disarmante arrendevolezza, sottomettendosi alla volontà altrui o al peso delle circostanze.
    Forse solo alla fine sono riuscita a cogliere pienamente quel fondo di malinconia su cui è costruito il personaggio, che ha le fattezze di un uomo e l’anima innocente di un bambino: ”Anche se I’li’ja Il’iè diventato adulto ha appreso che non esistono fiumi di miele e di latte, né fate buone, anche se sorride delle favole che gli raccontava la tata, il suo sorriso non è sincero, ed è accompagnato da un sospiro segreto: in lui la favola si è confusa con la vita, e talora, inconsciamente, egli si rammarica che la favola non sia la vita e la vita non sia la favola.”

    dit le 

  • 5

    A proposito di Oblomov, Giorgio Manganelli scriveva: «Fortunatamente, è uno di quei libri che non è lecito recensire; o lo conoscete, e vi ha sedotto, e un recensore non può dirvi nulla; o non lo cono ...continuer

    A proposito di Oblomov, Giorgio Manganelli scriveva: «Fortunatamente, è uno di quei libri che non è lecito recensire; o lo conoscete, e vi ha sedotto, e un recensore non può dirvi nulla; o non lo conoscete, e allora, per favore, non perdete altro tempo con queste fatue righe, ed andate a leggerlo». Sono d’accordo e mi limiterò a citare i grandi che da Oblomov sono stati conquistati.
    Tolstoj – che quando legge il romanzo ha che ha trent’anni, cioè sedici meno di Gocarov - in una lettera al critico Aleksandr Družinin dell’aprile 1859, lo definisce «un successo non fortuito, chiassoso, ma sano», destinato a durare ben oltre «il pubblico dei nostri giorni». Per Tolstoj, l’Oblomov è un’opera «come non se n’erano viste da molto, molto tempo» - ed egli lo sta «rileggendo ancora una volta». Anche come lettore, Tolstoj vede lontano. Oblomov rispecchia sicuramente l’anima russa e diventa lo specchio di quel fatalismo storico di una generazione viziata e apatica, inerte e priva di volontà, che non ha saputo dedicarsi a quelle riforme di cui necessitava la società russa. Ma Oblomov è anche un eroe immortale. Il critico russo Nikolaj Aleksandrovic Dobroljubov diede al termine “oblomovismo” - con cui l’unico e sincero amico di Oblomov Stoltz ne definisce l’ideale di vita - una connotazione che sta ad indicare un temperamento incline alla passività e alla rassegnazione di fronte all’aggressività e inesplicabilità del reale. A lui Oblomov risponde : “E in che consiste l’ideale della vita secondo te? Non è esso l’oblomovismo? […] Che forse lo scopo di tutto il vostro affaccendarvi, delle vostre passioni e guerre, del vostro commercio e della vostra politica non è il raggiungimento della calma, l’aspirazione a questo ideale di paradiso perduto?” e sconfessa quanti tentano di ridurlo alla figura semplicistica del pigrone. Sempre Manganelli scrive che Oblomov «è la coscienza della necessaria imperfezione della creazione […] Dunque egli è non per finzione retorica ma veramente “eroe” del libro; ma un eroe che può solo vivere la propria estraneità agli altri, dimorare nell’ombra, nel sonno, nel sogno, e soprattutto “non fare”, giacchè il “fare” è vivere senza coscienza dell’imperfezione del vivere».
    Io ho amato, provato compassione, pena e tenerezza ma anche profonda rabbia e irritazione. Mi sono ribellata alla sua apatia e ho provato l’istinto irrefrenabile di scuoterlo dal suo infinito torpore esistenziale ma alla fine ho capito. Oblomov è Oblomov e non poteva essere o vivere altrimenti e a tratti ti fa dubitare che non sia la sua la scelta giusta…e l’oblomovismo, inteso non come pigrizia ma come consapevole e motivata scelta di vita c’è ed è tra noi e sempre lo sarà.
    Per chi ama gli scrittori russi e la loro ineguagliabile e ineguagliata capacità di indagare ogni recondita piega dell’animo umano, da leggere.

    dit le 

  • 5

    "Oblòmov" è un romanzo complesso, infinitamente riflessivo e filosofico; un romanzo che dall'analisi del singolo abbraccia l'universale.
    Se si ha la tenacia di superare la prima parte, piuttosto lenta ...continuer

    "Oblòmov" è un romanzo complesso, infinitamente riflessivo e filosofico; un romanzo che dall'analisi del singolo abbraccia l'universale.
    Se si ha la tenacia di superare la prima parte, piuttosto lenta e prolissa, allora si può scoprire ed apprezzare un personaggio che, personalmente, ho molto amato. Riduttivo dire che Oblòmov (il protagonista) è pigro. Oblòmov è molto di più; in qualche modo Oblòmov è tutti noi, l'umanità intera.

    Qui la mia recensione:
    https://ildilemmadelporcospino.wordpress.com/2015/03/22/i-classici-della-domenica-oblomov/

    dit le 

  • 5

    .....

    ...Esistono i romanzi belli e i romanzi bellissimi.
    poi ci sono i romanzi-ariete, quelli che ti sfondano l'anima, che ti guardano fisso, quelli che ti toccano in un punto preciso, facendoti quasi male ...continuer

    ...Esistono i romanzi belli e i romanzi bellissimi.
    poi ci sono i romanzi-ariete, quelli che ti sfondano l'anima, che ti guardano fisso, quelli che ti toccano in un punto preciso, facendoti quasi male...
    quelli che Marquez apostrofava dicendo: "dovremmo leggere solo i libri che ci costringono a rileggerli".
    Ognuno ha i suoi, io ho i miei
    Oblomov è uno di questi.
    Ma al di là delle sensazioni soggettive è indubbio che il pingue, abulico, tenero, comico Oblomov sia un personaggio costruito alla perfezione...e il sentimentalismo a cui il romanzo si abbandona qua e là non inficia la bellezza del tutto.

    dit le 

  • 4

    L'atto stesso di leggere questo libro è, allo stesso tempo, un atto di tradimento e un atto di fedeltà nei confronti del suo simpatico protagonista.
    Un atto di tradimento, perché cosa può spingere ad ...continuer

    L'atto stesso di leggere questo libro è, allo stesso tempo, un atto di tradimento e un atto di fedeltà nei confronti del suo simpatico protagonista.
    Un atto di tradimento, perché cosa può spingere ad avventurarsi lungo 600 pagine in cui si parla di un uomo che dorme, che vuole stare sdraiato, che non ha nulla da dire?
    Un atto di fedeltà per lo stesso motivo: fuori dalla finestra rimane il mondo rumoroso, sudaticcio, subdolamente indaffarato, alieno e alienante. Niente a vedere con le gioie dell'oblomovismo.

    dit le 

  • 4

    Realismo russo tra isolamento, intuizione e genialità: Ivan Goncarov

    Goncarov esordì con il suo primo romanzo”Una storia comune” nel 1847 e salutato, dal critico Belinskij, quasi contemporaneamente al Dostoevskij di “Povera gente”come i nuovi giovani maestri della scuo ...continuer

    Goncarov esordì con il suo primo romanzo”Una storia comune” nel 1847 e salutato, dal critico Belinskij, quasi contemporaneamente al Dostoevskij di “Povera gente”come i nuovi giovani maestri della scuola realista. Di questo celebre romanzo vengono alla mente le parole di Giorgio Manganelli: -Ho lo conoscete e vi ha sedotto, e un recensore non può dirvi nulla, o non lo conoscete e allora, per favore, non perdete altro tempo con queste fatue righe e andate a leggerlo”. Mi associo pienamente tanto da suggerirvi di recuperarlo al più presto ed immergervi nelle righe di quest'opera. L'amore che ho per la letteratura russa e per la sua cultura però, mi spingono testardamente a scrivere ugualmente due impressioni. C'è da dire che per un bel po' di tempo le opinioni sull'autore tendevano a sviare i suoi veri e notevoli pregi o difetti. Sebbene ad esempio la prosa di Goncarov è simile a quella di Turgènev, di quest'ultimo gli manca completamente la capacità della misura, e della pienezza e ricchezza del narrare Da qui, leggendo il corposo romanzo, si può registrare una certa linea in cui i punti deboli sono la piattezza di una inevitabile mediocrità. Quanto invece all'oggettività, Goncarov mancava della capacità quasi perfetta di penetrare la psiche di un personaggio come poteva aver Gògol; egli sapeva registrare ciò che osservava senza però arrivare il più delle volte al fulcro, al nocciolo delle sue riflessioni di fronte alla psiche, al comportamento o al pensiero elaborati dal suo io. Spesso i personaggi perdevano l'ultimo frammento d'analisi perdendo così anche nel romanzo l'atmosfera e il fascino di una lettura psicologica. Il punto più alto di tutto ciò è quindi “Oblomov”, e i suoi limiti interpretativi di un modesto realismo lo arricchiscono di simbolismo arricchendone così la sua forza espressiva. Egli fu subito riconosciuto come una parte del volto dell'anima russa o meglio come l'incarnazione di un tipo di volto russo, quello della nobiltà rurale, con la sua irresponsabilità e passività di fronte a tanta ricchezza e in cui l'ostentazione diviene caratteristica tra le prime in una società in piena trasformazione e così influenzata dalle “leggerezze” dell'occidente: questa si può definire la prima parte, “Il sogno”, in cui così abilmente viene descritto quel quadro esistenziale della nobiltà rurale russa, un substrato fatto di un' agiatezza ereditata dai padri o di un concetto in cui avere è facile come comandare e in cui l'assenza totale di una pur labile gratitudine è il bocciolo che nel tempo diverrà il fiore di Oblomov. Il sogno appunto, prima parte del romanzo in cui il protagonista, tra il lusso e la noia nel suo palazzo di San Pietroburgo, passa le pigre giornate tra il letto, uno sguardo alla finestra, il divano e la sua preziosa vestaglia...l'abilità di Goncarov rende la descrizione di tutto ciò ad un ritmo lento e quasi fastidioso, ricreando nel lettore l'impressione di un ineluttabile prigione psicologica dovuta ad un'immobilità che quasi diviene modo di essere e vivere, uno stile in cui decadentismo veniva concepito nelle più varie e assurde concezioni. E se per uscire dalla camera ad Oblomov gli ci vuole il tempo e la “forza” di un capitolo è la sua vestaglia che domina tutto il racconto, come avesse una valenza particolare, una corporeità che ricorda quei simboli di Ibsen, che in un mondo-atmosfera senza ordini sociali e oserei dire “terreni” si muovono in onde d'intesa dall'aspetto etereo; così funziona il rapporto con Zachàr, servo in completa armonia col suo padrone. Curiosa è poi la sequenza in cui l'energico e concreto Stolz, uomo pratico e gran lavoratore, presentato come mezzo tedesco, efficiente e dedito al concetto del produrre, si rapporta con la nullafacenza di Oblomov...è qui che non si capisce se Goncarov perda una possibilità per ampliare le tematiche del suo romanzo o se, pienamente in sintonia con il protagonista, fa passare i mancati approfondimenti per una sua insufficienza intellettuale e morale( queste furono le accuse dei critici). Ma come una provocazione l'autore fa scemare nel nulla anche una questione d'amore in cui la dama, disgustata dall'estrema pigrizia del suo pretendente, toglie il disturbo. Le ultime parti del romanzo, forse le meno riprodotte, sono anche il risultato migliore raggiunto dallo scrittore: la descrizione in cui il protagonista accetta la simbiosi con il suo “stato paludoso” che lo porterà a punti sempre più lontani di non ritorno. La noia divenuta nevrosi ed insoddisfazione permanente avranno conseguenze tragiche non potranno nulla sia l'amore sincero di Agàfja, la sua affittacamere, sia il tenace e sincero controllo di Stolz...l'inevitabile e lento affossare di un uomo nelle sabbie mobili è forse il periodo costruito con più ispirazione, regalandoci pagine di forte bellezza...l'ingoio di Oblomov da parte del nulla è riportato magnificamente da Goncarov il quale, nonostante le mille storie di perdizione del realismo russo, queste pagine mantengono primati importanti sia stilistici che psicologici. Il romanzo dello scrittore, al pari dei colleghi Turgènev e Aksàkov su tutti, sottolineano l'importanza dell'inclinazione che prende il romanzo: al di là di ogni altra questione, non vi sono avvenimenti o spunti narrativi che possono inclinare il continuo evolversi di un corso di fatti inevitabili. E' questa la tendenza chiamata “imperfettiva” del romanzo russo (una forma verbale che considera l'azione nel “processo” del suo accadimento. Questa tendenza che spesso ignari la troviamo sulle opere russe, dominerà tutta la narrativa russa dopo Lérmontov e con l'eccezione di alcuni minori e dei romanzieri plebei. In “Oblòmov” è onnicomprensiva come non mai, in cui il determinismo evolutivo di questo accadere è in prima analisi la negazione dell'efficacia delle qualità umane su tutte la volontà e in seconda corrisponde perfettamente all'imprevisto, e cioè all'impotente determinismo dell'eroe moderno. In altra analisi Oblimòv incarna perfettamente “l'uomo dalla vestaglia” e cioè quella figura quasi allegorica ma reale fin troppo dell'uomo inutile, oppresso dalla paranoia come dalla depressione. Dal Realismo in poi infatti, è stato notato come l'uomo russo non trovi scopi e stimoli per la propria esistenza...sarà l'unirsi di tutti questi fattori che costituiranno le esistenze per la meraviglia dei romanzi e di questa stupefacente letteratura che riuscirà, in un isolamento parziale(per la prima volta raggiunsero l'occidente) o totale (vedi il periodo siberiano di Dostoevskij) ad anticipare molte o quasi tutte le più importanti tematiche del secolo che verrà.

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    Mi rivolgo a voi, gentili anobiani per dirvi che questo romanzo è un capolavoro. Tra i migliori romanzi russi che mi sia mai capitato di leggere e non a caso è nella lista dei 100 libri. Signori miei, ...continuer

    Mi rivolgo a voi, gentili anobiani per dirvi che questo romanzo è un capolavoro. Tra i migliori romanzi russi che mi sia mai capitato di leggere e non a caso è nella lista dei 100 libri. Signori miei, se siete degli estimatori dei romanzi di qualità e se amate i grandi classici (e i grandi scrittori)...leggete questo libro. Non avrete da pentirvene. Scoprirete che c'è un Oblomov in ognuno di noi.
    Beh, io ho scoperto di essere affetta da "oblovismo" e la cosa non mi ha fatto per niente piacere. Quando e se leggerete questo splendido romanzo, capirete che cosa intendo... ;)

    dit le 

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