Oblomov

Di

Editore: Einaudi

4.3
(1661)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 487 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Olandese , Portoghese , Francese , Russo , Norvegese

Isbn-10: 880615592X | Isbn-13: 9788806155926 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Ettore Lo Gatto ; Prefazione: Giorgio Manganelli , Ettore Lo Gatto

Disponibile anche come: Paperback , Cofanetto , Altri , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
Un provinciale idealista vive a Pietroburgo della rendita di una tenutadimenticata, nella più assoluta inerzia fisica e psichica. In una cameracoperta di ragnatele e di libri ingialliti giace su un divano, dormendo esognando, stanco e insensibile ai rumori della vita. Oblomov è statoconsiderato dalla critica l'eroe immortale della pigrizia, prodotto di unagenerazione viziata e apatica, inerte e priva di volontà, che non ha saputodedicarsi a quelle riforme di cui necessitava la società russa. Con unoscritto di Giorgio Manganelli.
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  • 4

    "L'oblomovismo! ...Che roba è? ...Adesso ti racconto...."

    Che sia Oblomov il primo inetto della storia della letteratura mondiale? Probabilmente sì. Il primo in senso letterario e filosofico. L'antieroe mite, definito puro di cuore, la cui anima cristallina ...continua

    Che sia Oblomov il primo inetto della storia della letteratura mondiale? Probabilmente sì. Il primo in senso letterario e filosofico. L'antieroe mite, definito puro di cuore, la cui anima cristallina non può sopportare di immischiarsi, intorbidarsi e mescolarsi alla ribollente vita. La vita che è lavoro, viaggio e cammino, passione e tumulto, errore e amore...
    Gettato nell'esistenza suo malgrado, Oblomov ne rifugge il senso, ne rifiuta le premesse; il suo muto appello all'immobilità perfetta è essenzialmente anelito alla morte, protesta radicale verso la vita. Chissà se è anche una ribellione profonda. Non sembrerebbe, perché Oblomov non è Oblomov per scelta. Il no dell'inetto non è esercizio di libero arbitrio, non è un atto volontario. È invece un no che viene dall'inconscio, da quel luogo conteso tra pulsione di morte e pulsione d'amore, come Freud disse.
    Trovo che sia difficile parteggiare per il protagonista. Lui non è in grado di amare e nemmeno io sono in grado di amarlo. La sua passività giganteggia e ammorba l'aria intorno.
    Sono invece affascinata dall'intelligenza accorta e sensibile di Ol'ga, la cui acutezza è a dir poco abbagliante. Un personaggio femminile a cui forse non è stata accordata la dovuta attenzione.

    ha scritto il 

  • 5

    Finora ho letto poco i russi, racconti più che altro, sempre storie brevi, per il timore di avvicinarmi ai grandi romanzi. Oblòmov è il primo vero grande romanzo russo che affronto e devo dire che, do ...continua

    Finora ho letto poco i russi, racconti più che altro, sempre storie brevi, per il timore di avvicinarmi ai grandi romanzi. Oblòmov è il primo vero grande romanzo russo che affronto e devo dire che, dopo aver superato una prima parte un po’ lenta che quasi mi contagiava la sonnolenza del protagonista, poi sono stata catturata da una trama e una scrittura più vivaci (in particolare dal momento in cui si delineavano le due concezioni che della vita hanno Stolz e Oblòmov ho sentito che la storia decollava) e dai sentimenti che inevitabilmente si son formati in me nei confronti di Oblòmov. La pena, la tenerezza e la rabbia si alternavano fra loro in una storia che è tanto profonda, che parla dell’incapacità di Oblòmov di scendere ai compromessi che la vita ci impone, con tutti i suoi impegni, le gioie e i dolori, le sue meschinità...ricordandoci anche però che il tempo scorre inesorabile.
    A me restano tanta bellezza e profondità e la gioia di aver conosciuto nel mio percorso di lettrice l’anima candida del signor Oblòmov.

    ha scritto il 

  • 5

    Ci sono libri per i quali non vedi l'ora di tornare a casa, di metterti sotto le coperte e leggere, libri che porti in treno, in autobus, che leggi nelle pause dal lavoro.
    Oblomov non è niente di tutt ...continua

    Ci sono libri per i quali non vedi l'ora di tornare a casa, di metterti sotto le coperte e leggere, libri che porti in treno, in autobus, che leggi nelle pause dal lavoro.
    Oblomov non è niente di tutto ciò.
    E' impegnativo nel modo in cui solo un romanzo russo sa essere. Scava profondi canyon in luoghi in cui non vorresti mai mettere piede. Per questo lo ho amato come ho amato pochi altri romanzi, e non credo di esagerare dicendo che lo ritengo un capolavoro della letteratura mondiale. Tenero Oblomov, ti amo perché non sai vivere, ma hai capito la vita meglio di ogni eroe classico, moderno, postmoderno. Dov'è l'uomo, Oblomov, in questo brulicare inconcludente di attività sterili, di pettegolezzi, sfoggi dell'ego, inutili sforzi e competizioni? Tu non sei competitivo, anzi, provi sollievo nel soccombere nello scontro. E la capacità di descrivere questa sensazione senza banalizzarla nella solita contrapposizione onore/vigliaccheria è la grandezza di questo autore.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Come innamorarsi di un personaggio che non fa nulla per farsi amare

    La quarta parte mi ha veramente lasciato a bocca aperta. Oblomov ricade nella pigrizia e nell’accidia , dopo la parentesi amorosa con Olga, mentre tutto intorno a lui cambia con alti e bassi; le perso ...continua

    La quarta parte mi ha veramente lasciato a bocca aperta. Oblomov ricade nella pigrizia e nell’accidia , dopo la parentesi amorosa con Olga, mentre tutto intorno a lui cambia con alti e bassi; le persone e le situazioni subiscono dei cambiamenti radicali. Tutto si compie e ogni personaggio trova un equilibrio, quasi che il destino lo muova al fine di ritrovare se stesso. Olga e Stolz sono la coppia perfetta, conoscono intimamente l’altro e vivono il loro amore, direi in un modo piuttosto moderno, costruiscono giorno per giorno il loro rapporto senza mai perdere di vista le esigenze e i desideri dell’altro, senza un calo di attenzione, mettendo al primo posto la felicità reciproca. La fiducia ed il rispetto che hanno l’una dell’altro sono esemplari. Non dimenticano Oblomov, lo amano entrambi e tirarlo fuori da quel buco, portarlo a casa con loro diventa la loro missione, come se mancasse questo a coronare la loro felicità. Ma lui ha raggiunto il punto di non ritorno, ha trovato l’amore in quell’Agaf’ia che lo serve, lo ama al di sopra di tutto, persino dei propri figli. La sposa, hanno un figlio, finalmente superano le difficoltà economiche, grazie all’aiuto di Stolz, e quando tutto sembra tranquillo ecco l’inaspettato… Crudele e grande l’autore! Oblomov ci lascia, in punta di piedi, senza un lamento. Grande è il vuoto che lascia intorno a sé, non solo nella sua “famiglia”, ma soprattutto nel lettore! All’inizio del libro si prova antipatia, un po’ di rabbia e a volte vorresti andare là e scuoterlo forte. Vorresti gridargli di svegliarsi, di liberarsi da quei furfanti che lo stanno fregando, di muoversi. Poi, piano piano, cominci a capirlo, ad apprezzare la sua bontà, la sua semplicità e quando viene a mancare, all’improvviso, ci si rende conto di amarlo. Così è successo a me. Vorrei riportare un passaggio che mi ha commosso.

    “Solo quando Stolz arrivava dalla campagna, lei correva a casa sua e divorava con gli occhi Andriusa, per accarezzarlo con timida tenerezza; e poi avrebbe voluto dire qualcosa a Andrei Ivanovic, ringraziarlo, esprimergli tutto ciò che viveva nel segreto del suo cuore: egli avrebbe compreso, ma lei non sapeva dirglielo; allora si precipitava da Olga, premeva le labbra sulle sue mani e gliele bagnava di lacrime così cocenti da muovere anche lei al pianto, e Andrei, commosso, usciva in fretta dalla stanza:”

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    "Non avvicinarti, non avvicinarti: mi porti il freddo di fuori!"

    Probabilmente il romanzo voleva essere anche un atto di accusa contro una borghesia conservatrice che fu incapace di dare alla Russia ed alle sue sterminate proprietà fondiarie le riforme di cui aveva ...continua

    Probabilmente il romanzo voleva essere anche un atto di accusa contro una borghesia conservatrice che fu incapace di dare alla Russia ed alle sue sterminate proprietà fondiarie le riforme di cui aveva bisogno, ma è per l’accorato ritratto del protagonista che Oblomov è diventato un classico senza tempo. Il’ja Il’ic Oblomov suscita dapprima fastidio e quasi disgusto per la sua indolenza, la pavidità, l’inettitudine (impiega tre capitoli per alzarsi dal letto!). E’ un proprietario terriero che non svolge nessuna attività oltre al dormire, mangiare, poltrire. La sua vita è rivolta tutta verso l’interiorità, nei pensieri, nell’immaginazione, nei sogni. E’ attraverso un sogno che scopriamo l’ambiente a dir poco apprensivo ed iperprotettivo, impermeabile ad ogni novità, in cui egli è cresciuto, e che non poteva che fare di lui una persona inadatta ad affrontare la vita. Oblomov prova a lavorare ma è assolutamente privo del carattere e dell’energia adatti a farsi strada nelle istituzioni in cui regnano arrivismo e competitività sfrenata, oltre che dell’ipocrisia e falsità che sono necessarie a farsi accettare nel bel mondo; di Oblomov apprezziamo infatti, procedendo nella lettura, le straordinarie e cristalline doti di mitezza, sincerità ed onesta, descritte da Goncharov con delicatezza, profondità ed empatia tali da suscitare stupore e commozione. Non so cosa rendesse i grandi narratori russi del 19° secolo capaci di tale profondità nel sondare e descrivere l’animo umano, Il’ja Il’ic mi ha ricordato spesso un altro memorabile personaggio: il principe Myskin de “L’idiota” di Dostoevskij.
    Oblomov si trova ad avere a che fare con persone che approfittano della sua ingenuità e bontà, ma anche con amici che riconoscono le sue qualità. Purtroppo né l’affetto del caro amico Stolz, un tedesco iperattivo che rappresenta perfettamente il dinamismo e la necessità di cambiamento, né l’inattesa passione per la dolce Olga riescono a scuoterlo. Olga commette l’errore tipico di molte donne ancora inesperte, pensa di poter cambiare Oblomov, e che questi riesca, grazie all’amore per lei, a “guarire” dal torpore. E’ la tremenda delusione successiva all’infatuazione per Olga che lo spinge, non senza amarezza ma con determinazione, a ritirarsi sempre più dalla vita affidandosi ad una moglie dal carattere semplice che lo accudisce come un bambino.
    Terminata la lettura ci domandiamo se davvero Oblomov avrebbe potuto e saputo scuotersi e cambiare almeno un po’ il proprio destino, ma che la sua vita non sia stata inutile lo dimostra la traccia profonda che egli ha lasciato nella memoria e nel cuore di chi gli è stato vicino, oltre che nella memoria e nel cuore dei lettori. Oblomov provoca in noi tenerezza ma anche rabbia, nella misura in cui ci assomiglia anche un po’, e forse per questo non ci sentiamo di giudicarlo. Oblomov siamo noi quando le ordinarie incombenze quotidiane sembrano sopraffarci, quando rinunciamo a cambiare per la paura di rimetterci in gioco, quando preferiamo adagiarci in una routine poco gratificante ma comoda e familiare.

    ha scritto il 

  • 5

    entra subito, per me, nella classifica di quei libri capolavoro - come viaggio al termine della notte
    o cent'anni di solitudine e moby dick - libri che non
    solo sono trama ma respirano di vita, hanno ...continua

    entra subito, per me, nella classifica di quei libri capolavoro - come viaggio al termine della notte
    o cent'anni di solitudine e moby dick - libri che non
    solo sono trama ma respirano di vita, hanno I tempi della vita. sono indescrivibili e sono tutto. qui la difficoltà di decrivere oblomov
    il protagonista che è immerso nel suo oblomovismo, che non è
    depressione ma una sorta di inettitudine perenne,viene superata in modo
    notevole e il libro dopo averci immerso, nella prima parte nel mondo vuoto di oblomov, diventa poi molto vitale e dinamico perché intorno,
    ovunque intorno, c'è la vita. imperfetta ma viva.

    ha scritto il 

  • 1

    Penoso!!!

    L'inetto! Il perfetto inetto! Scritto in modo tanto ridondante da riuscire ad instillarmi rabbia!
    Scrittura appiccicosa, inconcludente! Non sono riuscito ad apprezzare neppure una pagina del 50% di le ...continua

    L'inetto! Il perfetto inetto! Scritto in modo tanto ridondante da riuscire ad instillarmi rabbia!
    Scrittura appiccicosa, inconcludente! Non sono riuscito ad apprezzare neppure una pagina del 50% di lettura!
    Ho dovuto abbandonare, cosa che ho fatto davvero raramente!

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Perplessitudine

    Questo romanzo mi ha lasciata perplessa, posso con sincerità affermare che non l'ho capito, seppur alcuni passaggi mi siano sembrati splendidi.
    In "Oblomov" ho trovato sia la bellezza delle cose immut ...continua

    Questo romanzo mi ha lasciata perplessa, posso con sincerità affermare che non l'ho capito, seppur alcuni passaggi mi siano sembrati splendidi.
    In "Oblomov" ho trovato sia la bellezza delle cose immutabili, ovvero quelle che appartengono all'umanità indipendentemente dall'epoca in cui la storia si svolge, e la bellezza incomprensibile dei pensieri legati ad un'epoca ben precisa. Alcuni concetti, preoccupazioni, dialoghi sono vincolati ad una cultura e ad un'epoca ben precisa di cui conosco poco, e ho trovato difficoltà a comprendere certi tormenti derivanti da usanze e convenzioni adesso non più attuali; dopo certe elucubrazioni dei personaggi a me veniva da chiedere: dov'è il problema? Non capivo proprio il perché di certi tormenti. Altri passaggi invece li ho trovati bellissimi, quelli che ho potuto ricondurre all'universalità dei sentimenti, forse perché ho potuto capirli, assorbirli e assimilarli a sensazioni che io stessa provo od ho provato.
    L'inizio del libro è stato sconfortante, di primo acchito Oblomov mi è apparso come un'essere inutile, un uomo che ogni donna deve pregare di non ritrovarsi accanto; per una persona attiva mentalmente come me pensare ad un personaggio che dormicchia giornate intere, privo di stimoli e interessi è devastante, poi per fortuna la storia è cambiata, non che Oblomov sia diventato il re della pienezza della vita ma almeno ha provato a vivere. Ho cominciato a non detestarlo quando il racconto ci ha offerto una spiegazione del perché il suo carattere si sia forgiato con questa quasi assenza di tempra, ed ho provato per lui pietà e immedesimazione quando ho letto che "Gli sterili rimpianti del passato, i cocenti rimproveri della coscienza, lo pungevano come spine." Io stessa per prima non sono stata all'altezza delle mie potenzialità, io pure ho sprecato tempo quando ero giovane ed avevo le energie per poter impostare la mia vita diversamente, io pure sono stata allevata nella bambagia incapace di affrontare sacrifici e dolori... chi sono io per giudicare Oblomov?

    “Si sentì triste e addolorato pensando che lo sviluppo della sua forza morale si era arrestato, che un senso dipesantezza lo impacciava di continuo; Al tempo stesso, egli aveva la dolorosa sensazione che dentro di lui fosse racchiuso, come in una tomba, un principio bello e luminoso, che forse era già morto, oppure era imprigionato come l'oro nelle viscere di una montagna, mentre da un pezzo quell'oro avrebbe dovuto trasformarsi in moneta corrente.
    Ma quel tesoro era sommerso da uno strato spesso e pesante di rifiuti e di detriti. Era come se qualcuno avesse rubato, e sepolto in fondo alla sua anima, tutti i tesori che il mondo e la vita gli avevano donato. Qualcosa gli impediva di lanciarsi nella lizza della vita e di percorrerla spiegando le ali dell'intelligenza e della volontà.” (Passi di: Goncarov. “Oblomov”)

    Andando avanti addirittura mi sono ritrovata a pensare che in fin dei conti il protagonista anelava soltanto a ciò che molti di noi vogliono: una vita tranquilla. Quello che non ho capito è se poi questa tranquillità da lui raggiunta gli abbia portato un po' di felicità oppure se sia rimasto insoddisfatto fino alla fine per il suo primo perduto amore, se si sia accontentato o se realmente abbia goduto della dedizione incondizionata della donna che gli è stata accanto tutta la vita e che gli ha dato anche un figlio.
    Come tutti i grandi romanzi anche qui ci troviamo comunque davanti ad una storia corale, non è Oblomov l'unico protagonista. Goncharov da ampio spazio anche ad Olga ed ai suoi pensieri, alla sua maturazione, al suo rapporto prima con Oblomov e poi con Stolz, e anche a personaggi secondari ma importanti. I dialoghi sono intensi, complessi e citarli e analizzarli tutti richiederebbe una tesi e non un semplice commento, un lavoro che non posso e non ho energie per fare, e comunque in fin dei conti i commenti servono a fissare poche cose importanti, ad invogliare chi li legge a prendere in mano il libro originale e ascoltare ciò che ha da dire, fare un riassunto sarebbe inutile e dannoso. Sicuramente arrivata alla fine il personaggio che ho amato di meno è Stolz, colui che incarna l'uomo aitante e positivo, forse perché fra tutti è quello che appare meno tormentato, colui che con il suo pragmatismo risulta meno sensibile alle torture della vita, colui che mi è meno affine ma che forse risulta l'uomo da avere accanto, perché comunque si tratta di una brava persona.

    Io mi fermo qui, lascio solo una parte delle citazioni di frasi che mi hanno colpito, nella speranza che rendano l'idea minima di cosa sia questo romanzo e che ne stimolino la lettura.

    Per la precisione voglio specificare che le citazioni qui riportate derivano dalla digitalizzazione dell'edizione citata in testa al post, ma che ho anche ascoltato la lettura del podcast di "Ad alta voce" di Radio 3 derivante da una diversa traduzione.

    Citazioni

    "«L'istruzione è dannosa per il contadino: istruiscilo, e lui non vorrà più arare...»."

    "Egli sarebbe fuggito in preda al panico da una donna che ne avesse posato su di lui uno sguardo ardente, o che si fosse abbandonata sulla sua spalla gemendo e con gli occhi chiusi, e poi, una volta tornata in sé, gli avesse cinto il collo con le braccia fino a soffocarlo... Questo è un fuoco d'artificio, è l'esplosione di un barile di polvere; e come ti lascia? Assordato, accecato e con i capelli abbruciacchiati!"

    “«Fare qualcosa! Certo, si può, quando c'è uno scopo. Che scopo ho io? Nessuno».
    «Lo scopo è vivere».
    «Quando non si sa perché si vive, si vive così, come capita, un giorno dopo l'altro; ci si rallegra che sia passata una giornata e sia arrivata la notte, e si affoga nel sonno il tedioso interrogativo: perché si è vissuto oggi, perché si vivrà domani?».”

    "Io so che l'amore è meno esigente dell'amicizia», disse Stolz. «Spesso è anche cieco, e non si cura dei meriti: è sempre così."

    “«Sì, infelice forse perché... sono troppo felice!»” “Vedi come mangio, cammino, dormo, lavoro. All'improvviso mi scende addosso un non so che, una specie di malinconia... è
    come se alla vita... mancasse qualche cosa... No, non ascoltarmi: sono sciocchezze...».
    «Parla, parla!», insisté lui con vivacità. «Dunque, alla vita manca qualche cosa: che altro?».
    «A volte mi sembra di avere paura», proseguì Ol'ga. «Che tutto possa cambiare, finire... non so! Oppure mi tormenta un pensiero stupido: che ci sarà ancora? Cos'è questa felicità... cos'è tutta la vita...», parlava a voce sempre più bassa, vergognandosi delle proprie domande, «tutte queste gioie, i dolori,... la natura...», sussurrò, «tutto mi trascina chissà dove; ”

    "Le ricerche di un'intelligenza viva e fervida varcano talvolta i confini stessi della vita e
    poiché non trovano risposta, come è naturale, ecco che compare la tristezza... una momentanea insoddisfazione... È la tristezza dell'anima che vuole carpire alla vita il suo segreto... Forse è questo che ti succede... Se così fosse, non si tratta di sciocchezze»."

    "quando si è all'apice della felicità, quando non si hanno più rozzi desideri. Essi non assillano una esistenza comune: non entrano dove c'è dolore e bisogno; le masse ignorano questa nebbia di dubbi, questi interrogativi angosciosi... "

    ha scritto il 

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