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Oblomov

Di

Editore: Einaudi

4.3
(1601)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 487 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Olandese , Portoghese , Francese , Russo , Norvegese

Isbn-10: 880615592X | Isbn-13: 9788806155926 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Ettore Lo Gatto ; Prefazione: Giorgio Manganelli , Ettore Lo Gatto

Disponibile anche come: Paperback , Cofanetto , Altri , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Philosophy

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Descrizione del libro
Un provinciale idealista vive a Pietroburgo della rendita di una tenutadimenticata, nella più assoluta inerzia fisica e psichica. In una cameracoperta di ragnatele e di libri ingialliti giace su un divano, dormendo esognando, stanco e insensibile ai rumori della vita. Oblomov è statoconsiderato dalla critica l'eroe immortale della pigrizia, prodotto di unagenerazione viziata e apatica, inerte e priva di volontà, che non ha saputodedicarsi a quelle riforme di cui necessitava la società russa. Con unoscritto di Giorgio Manganelli.
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  • 5

    Anche gli inetti non sono tutti uguali

    Ultimato nel 1859, il più importante romanzo di Gončarov si inserisce pienamente nel filone russo ottocentesco dell’uomo superfluo. Ma gli uomini superflui non sono tutti uguali, e sicuramente, Oblòmo ...continua

    Ultimato nel 1859, il più importante romanzo di Gončarov si inserisce pienamente nel filone russo ottocentesco dell’uomo superfluo. Ma gli uomini superflui non sono tutti uguali, e sicuramente, Oblòmov è il più particolare di tale categoria. Sin dall’inizio del romanzo infatti, si capisce che il protagonista è pienamente consapevole della propria “condizione”, alla quale però, ostinatamente, non vede nessuna alternativa. Proprio per la sua consapevolezza, non è facile capire cosa ci sia in lui che ci permette di definirlo un uomo superfluo. Certo, la sua inettitudine generale, portata quasi all’estremo, è un tratto che sicuramente lo avvicina alla categoria. Ma se guardiamo indietro, scopriamo che egli non ha mai conosciuto l’alternativa, o perlomeno non l’ha mai vissuta per abbastanza tempo. L’oblomovismo sembra infatti essere una condizione geneticamente trasmissibile. Già da piccolo Oblòmov vive in un mondo a parte, in cui le preoccupazioni e i problemi vengono costantemente rinviati, e l’inazione regna sovrana. A questo mondo si contrappone quello di Stolz, migliore amico di Oblòmov, figlio e membro della borghesia tedesca, e quindi eticamente opposto al protagonista. La conoscenza di Olga, sembra però smuovere l’anima apatica del protagonista. Il suo amore verso Olga è ossessivamente intenso, quasi una forma di devozione religiosa, ma vive esclusivamente in un piano idealistico e illusorio. Non appena si ritorna alla realtà, con un matrimonio da organizzare, conti da riordinare, case da ristrutturare, ecco che l’oblomovismo si ripresenta, a braccetto con l’inettitudine disarmante del protagonista, come se non fosse mai andato via. Oblòmov non è affatto cambiato, né cambierà mai. L’amore per Olga rappresentava quasi un passatempo all’apatia. Uno stato d’animo parallelo, che non è abbastanza forte da sradicare il male originale. Come Stolz intuisce, l’unica cura all’oblomovismo è il suo esatto contrario, il dinamismo più esagerato. Ma in Oblòmov purtroppo manca qualsiasi forma di radicalismo. Ed è proprio il fallimento a concretizzare il suo amore per Olga che gli fornisce un altro tipo di consapevolezza: l’accettazione di sé e del proprio destino. Compiuto quest’ultimo passo, Oblòmov mette definitivamente da parte qualunque idealismo, e senza pretese, con la solita onestà e genuinità che lo ha sempre contraddistinto, lascerà che l’oblomovismo lentamente lo uccida. Certo, in un romanzo del genere ci si può vedere ben di più, a partire dalla critica verso la società russa, sinonimo all’epoca di immobilismo e di un patetico attaccamento a ideali di vita ormai prossimi ad un declino inevitabile. Ma Gončarov scrive un romanzo che, a differenza di altri autori, Dostoevskij in primis, manca totalmente di pretenziosità. L’autore, a mio parere, si esime dal cercare di dare al romanzo un indirizzo politico o sociale, lasciando quest’arduo compito alla realtà dei fatti e alla magistrale costruzione interiore dei suoi personaggi, così meravigliosamente particolari e unici, e allo stesso tempo così frequenti e conosciuti.

    ha scritto il 

  • 5

    Il più grande mistero di "Oblomov" per me, è come non facevo a non conoscerlo. Questo romanzo è letteralmente indispensabile, uno dei pochi libri da leggere. Lo è perché crea un personaggio che è allo ...continua

    Il più grande mistero di "Oblomov" per me, è come non facevo a non conoscerlo. Questo romanzo è letteralmente indispensabile, uno dei pochi libri da leggere. Lo è perché crea un personaggio che è allo stesso tempo un tipo umano (l'oblomovismo); Dio sa quanti Oblomov ci è capitato di vedere solo più sfortunati di lui perché gli sono mancati amici come St'olc o donne amorevoli (che trovi del resto solo nei romanzi) come sua moglie.
    Incredibile è l'incipit, da teatro, bellissima la trattazione delle varie copie speculari a partire da Oblomov e il suo servo Zachar (che ricorda copie celebri come Don Chisciotte e Sanchio Panza), finissima la descrizione dell'innamoramento.
    Colpisce sopratutto una mancanza di pretenziosità, tipica dei romanzi a tesi di Tolstoj e Dostoevskij: Goncarov ci ha regalato un romanzo indefinibile e perciò preziosissimo.
    Sono contento di averlo letto ora; non so come avrei reagito da adolescente. Mi avrebbe influenzato negativamente? Non so. I grandi romanzi sono sempre casa seria, serissima.

    ha scritto il 

  • 5

    Oblomov entra di diritto nella cerchia dei libri più belli che ho letto, un libro stupendo, piacevole alla lettura, personaggi fantastici ognuno con le proprie caratteristiche contrapposte fra loro.
    G ...continua

    Oblomov entra di diritto nella cerchia dei libri più belli che ho letto, un libro stupendo, piacevole alla lettura, personaggi fantastici ognuno con le proprie caratteristiche contrapposte fra loro.
    Gli spunti di riflessione che propone questo libro sono molteplici, tanto per citarne uno.... si può vivere sdraiati sulla schiena per non precipitare "nell'abisso" e far consistere la propria felicità nella sola tranquillità.... oppure "vivere" correndo anche il rischio di sbagliare, ma vivere.
    E' uno di quei libri che quando si arriva alla fine....... si sente la mancanza.

    ha scritto il 

  • 5

    Oblomòv è un personaggio verso il quale ho provato leggendo una simpatia, una tenerezza ed un sentimento al tempo stesso di affinità come anche di repulsione, come mai credo di aver provato per il per ...continua

    Oblomòv è un personaggio verso il quale ho provato leggendo una simpatia, una tenerezza ed un sentimento al tempo stesso di affinità come anche di repulsione, come mai credo di aver provato per il personaggio di un romanzo; il libro si divora in pochi giorni (se uno ha, come ho avuto io in questo periodo, il tempo da dedicargli) e quando si finisce si rimane smarriti, ci si immalinconisce di averlo terminato e di non poter più leggere cosa fa, cosa pensa, come vive Oblomòv. Mano a mano che ci si immerge nella lettura si penetra nelle pieghe dell'anima, della fantasia, del cuore del protagonista, di Olga, di Stolz..
    Qualche accenno sulla struttura del romanzo: i personaggi sono molto realistici e ben fatti, soprattutto quelli già citati, oltre alla fondamentale figura del servo Zachàr, alter ego del protagonista per il quale è una sorta di Sancho Panza in cui però Oblomòv vede rispecchiate le sue attitudini esistenziali, la tendenza al lasciarsi vivere. Il candore di Oblomòv e la sua quasi totale mancanza di forza di volontà e di capacità di sostenere la lotta per la vita lo rendono secondo me molto simile al protagonista di un altro grande romanzo russo dell'epoca, "L'idiota" di Dostoevskij, ma rispetto a quest'ultimo Oblomòv è più riuscito, più compiuto come personaggio. Si può magari "rimproverare" a Gonçarov una certa tendenza al lirismo in certi punti, che tuttavia a me non è dispiaciuto affatto, anzi rende possibile entrare meglio nella sensibilità dell'epoca e nell'anima dei personaggi, e se chi legge avrà la pazienza di attraversare certi passaggi (ad esempio quello del sogno di Oblomòv nella prima parte) verrà ricompensato/a abbondantemente.
    Credo che il segreto di Oblomòv, della sua potenza narrativa e dell'affezione che suscita in chi legge stia nel fatto che fondamentalmente sia un personaggio estremamente lucido e consapevole di sè e del mondo che ha intorno, che non riuscendo a trovare una ragione per vivere pienamente, che ricompensi della fatica di vivere e della lotta che questa ci richiede a tutti si lascia andare e decide di ritirarsi mano a mano dalla vita; e in questo senso c'è un po' o molto Oblomòv, secondo me, un po' in tutti noi (in me parecchio, sicuramente!) Come dice Manganelli, la sua vita è la conseguenza della consapevolezza dell'imperfezione della vita stessa,che non può mai realizzarsi nella sua pienezza; e difronte alla perdita del paradiso perduto della sua infanzia, Oblomòv si ritira dal mondo perché non riesce ad accettarlo, un po' come Don Chisciotte.
    EDIZIONE ITALIANA: io ho letto quella Mondadori con traduzione di E. Guercetti, molto bella (e molto bello anche il libro con copertina rigida)

    ha scritto il 

  • 5

    Rileggere Oblomov periodicamente consente di rimettere all'ordine del giorno un romanzo sorprendente, che sembra uscire da qualunque categoria, tante è la forza del personaggio chiave : la trama e i p ...continua

    Rileggere Oblomov periodicamente consente di rimettere all'ordine del giorno un romanzo sorprendente, che sembra uscire da qualunque categoria, tante è la forza del personaggio chiave : la trama e i personaggi di contorno spariscono (pardon : Zachar il servo è un Sancho Panza che resta nella memoria) e si accampa in primo piano una sorta di profeta suo malgrado che incarna il rifiuto assoluto di vivere senza teorizzarlo. Il sogno di una vita fatta di abbandono fiducioso al nulla dell'esistere. Un modello di assoluto di non aggresssività, senza pretese, in un cupio dissolvi ostinato e bonario, in cui non si teorizza nulla e i libri non servono.

    ha scritto il 

  • 3

    Pigro, apatico, indolente: per metà del romanzo e forse anche più sono questi gli aggettivi che il protagonista Oblomov richiama più spesso alla mente. Il suo sembra un caso perso, tanto da indurre il ...continua

    Pigro, apatico, indolente: per metà del romanzo e forse anche più sono questi gli aggettivi che il protagonista Oblomov richiama più spesso alla mente. Il suo sembra un caso perso, tanto da indurre il suo più caro, nonché unico, amico a trasformare il suo nome nella definizione di uno stato fisico e mentale: l’oblomovismo.
    Pian piano però emerge qualcosa di diverso dalla costante ricerca dell’ozio assoluto e dalla teoria del procrastinare ad oltranza qualunque azione, dalla levata mattutina alla scrittura di un’importante lettera d’affari. Ci si chiede ad un tratto se dietro questa totale apatia non ci sia semplice mancanza di interessi, ma paura di desiderare con troppa intensità, perché ”il mugghiare e il rimbombo furioso delle onde non sono carezze per un udito sensibile: esse continuano a ripetere, da quando è nato il mondo, la stessa canzone lugubre e incomprensibile”.
    È la paura di diventare preda dei desideri, solo per fare i conti con l’inarrivabile altezza delle sue aspirazioni più segrete ed inconfessate, a condannare Oblomov all’eterna immobilità. Ed anche quando a tutti gli effetti si muove e trova il tempo per vivere al di fuori dei suoi lunghi sonni ricchi di sogni, lo fa con la più disarmante arrendevolezza, sottomettendosi alla volontà altrui o al peso delle circostanze.
    Forse solo alla fine sono riuscita a cogliere pienamente quel fondo di malinconia su cui è costruito il personaggio, che ha le fattezze di un uomo e l’anima innocente di un bambino: ”Anche se I’li’ja Il’iè diventato adulto ha appreso che non esistono fiumi di miele e di latte, né fate buone, anche se sorride delle favole che gli raccontava la tata, il suo sorriso non è sincero, ed è accompagnato da un sospiro segreto: in lui la favola si è confusa con la vita, e talora, inconsciamente, egli si rammarica che la favola non sia la vita e la vita non sia la favola.”

    ha scritto il 

  • 5

    A proposito di Oblomov, Giorgio Manganelli scriveva: «Fortunatamente, è uno di quei libri che non è lecito recensire; o lo conoscete, e vi ha sedotto, e un recensore non può dirvi nulla; o non lo cono ...continua

    A proposito di Oblomov, Giorgio Manganelli scriveva: «Fortunatamente, è uno di quei libri che non è lecito recensire; o lo conoscete, e vi ha sedotto, e un recensore non può dirvi nulla; o non lo conoscete, e allora, per favore, non perdete altro tempo con queste fatue righe, ed andate a leggerlo». Sono d’accordo e mi limiterò a citare i grandi che da Oblomov sono stati conquistati.
    Tolstoj – che quando legge il romanzo ha che ha trent’anni, cioè sedici meno di Gocarov - in una lettera al critico Aleksandr Družinin dell’aprile 1859, lo definisce «un successo non fortuito, chiassoso, ma sano», destinato a durare ben oltre «il pubblico dei nostri giorni». Per Tolstoj, l’Oblomov è un’opera «come non se n’erano viste da molto, molto tempo» - ed egli lo sta «rileggendo ancora una volta». Anche come lettore, Tolstoj vede lontano. Oblomov rispecchia sicuramente l’anima russa e diventa lo specchio di quel fatalismo storico di una generazione viziata e apatica, inerte e priva di volontà, che non ha saputo dedicarsi a quelle riforme di cui necessitava la società russa. Ma Oblomov è anche un eroe immortale. Il critico russo Nikolaj Aleksandrovic Dobroljubov diede al termine “oblomovismo” - con cui l’unico e sincero amico di Oblomov Stoltz ne definisce l’ideale di vita - una connotazione che sta ad indicare un temperamento incline alla passività e alla rassegnazione di fronte all’aggressività e inesplicabilità del reale. A lui Oblomov risponde : “E in che consiste l’ideale della vita secondo te? Non è esso l’oblomovismo? […] Che forse lo scopo di tutto il vostro affaccendarvi, delle vostre passioni e guerre, del vostro commercio e della vostra politica non è il raggiungimento della calma, l’aspirazione a questo ideale di paradiso perduto?” e sconfessa quanti tentano di ridurlo alla figura semplicistica del pigrone. Sempre Manganelli scrive che Oblomov «è la coscienza della necessaria imperfezione della creazione […] Dunque egli è non per finzione retorica ma veramente “eroe” del libro; ma un eroe che può solo vivere la propria estraneità agli altri, dimorare nell’ombra, nel sonno, nel sogno, e soprattutto “non fare”, giacchè il “fare” è vivere senza coscienza dell’imperfezione del vivere».
    Io ho amato, provato compassione, pena e tenerezza ma anche profonda rabbia e irritazione. Mi sono ribellata alla sua apatia e ho provato l’istinto irrefrenabile di scuoterlo dal suo infinito torpore esistenziale ma alla fine ho capito. Oblomov è Oblomov e non poteva essere o vivere altrimenti e a tratti ti fa dubitare che non sia la sua la scelta giusta…e l’oblomovismo, inteso non come pigrizia ma come consapevole e motivata scelta di vita c’è ed è tra noi e sempre lo sarà.
    Per chi ama gli scrittori russi e la loro ineguagliabile e ineguagliata capacità di indagare ogni recondita piega dell’animo umano, da leggere.

    ha scritto il 

  • 5

    "Oblòmov" è un romanzo complesso, infinitamente riflessivo e filosofico; un romanzo che dall'analisi del singolo abbraccia l'universale.
    Se si ha la tenacia di superare la prima parte, piuttosto lenta ...continua

    "Oblòmov" è un romanzo complesso, infinitamente riflessivo e filosofico; un romanzo che dall'analisi del singolo abbraccia l'universale.
    Se si ha la tenacia di superare la prima parte, piuttosto lenta e prolissa, allora si può scoprire ed apprezzare un personaggio che, personalmente, ho molto amato. Riduttivo dire che Oblòmov (il protagonista) è pigro. Oblòmov è molto di più; in qualche modo Oblòmov è tutti noi, l'umanità intera.

    Qui la mia recensione:
    https://ildilemmadelporcospino.wordpress.com/2015/03/22/i-classici-della-domenica-oblomov/

    ha scritto il 

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