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Oblomov

La biblioteca di Repubblica - Ottocento, 41

By Ivan Goncharov

(251)

| Boxset | 9788889145418

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Book Description

E’ tutto in una parola, “oblomovismo”. E’ il male che attanaglia il nostro protagonista e un’intera classe sociale, incapace di fronteggiare l’incalzare della storia. Il nuovo avanza e bussa imperioso alle porte intarsiate e imbottite di velluti dei Continue

E’ tutto in una parola, “oblomovismo”. E’ il male che attanaglia il nostro protagonista e un’intera classe sociale, incapace di fronteggiare l’incalzare della storia. Il nuovo avanza e bussa imperioso alle porte intarsiate e imbottite di velluti dei nobili russi, ma Oblomov si adagia in un dolce oblio del presente e si rifugia nel ricordo di un’età dorata, fatta di servi docili e di ricchezze possedute per diritto di nascita. E in quest’oblio, fuori dal mondo e dalla storia, si addormenterà per sempre, con le sue belle mani bianche, totalmente ignare del lavoro.

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    abbandonato, sì abbandonato, ed i libri abbandonati nella mia vita si contano sulle dita di una mano, ma non ce la facevo più; ho tenuto duro fino a metà ma poi ho pensato che ho troppo poco tempo per leggere per utilizzarlo per finire un'opera tropp ...(continue)

    abbandonato, sì abbandonato, ed i libri abbandonati nella mia vita si contano sulle dita di una mano, ma non ce la facevo più; ho tenuto duro fino a metà ma poi ho pensato che ho troppo poco tempo per leggere per utilizzarlo per finire un'opera troppo lontana dai canoni del mio piacer di leggere. Non ne faccio una questione di epoche o correnti o autori: semplicemente quest'opera non è riuscita a solleticare quell'interesse necessario a farmi superare le difficoltà di lettura. Così lo lascio ad altri più bravi di me.

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    Panz said on Jul 29, 2014 | Add your feedback

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    Non sto a parlare della maestria di Goncarov nello scrivere e nel descrivere i personaggi. Egli è un grande scrittore classico è quindi, tutto ciò, è generalmente sottinteso. Sullo stile di scrittura dico solo che è piacevolmente ironico e scorrevole ...(continue)

    Non sto a parlare della maestria di Goncarov nello scrivere e nel descrivere i personaggi. Egli è un grande scrittore classico è quindi, tutto ciò, è generalmente sottinteso. Sullo stile di scrittura dico solo che è piacevolmente ironico e scorrevole.
    Ciò ce mi preme maggiormente, e che premeva anche l'autore, è ragionare sul personaggio principale: Oblomov.
    Egli è figlio di possidenti terrieri, è stato allevato negli agi, nei vizi e nell'ozio. Ciò ha coltivato, dentro di se una crescente pigrizia, che, accentuandosi con il passare degli anni, gli ha corroso la voglia di vivere e lo ha portato all'estremo dell'inattività totale. Un uomo in grado solo di lasciar che la vita scorra senza sorprese e senza preoccupazioni, spaventato da qualsiasi novità, spaventato dalla vita stessa.
    Chi è l'Oblomov moderno? Certamente son tanti i moderni Oblomov, non pretendo di individuare tutti i suoi vari archetipi, mi limito ad osservare gli Oblomov da me conosciuti.
    Egli sono, generalmente, figli di buona famiglia, come l'originale, allevati negli agi. Persone ha cui la vita ha dato tutto da subito, persone che non son state costrette a guadagnarsi qualcosa. (e questo è l'aspetto peggiore. Le cose che veramente apprezzi son quelle che ti guadagni da te) Esse, dopo gli studi, spesso l'università, pensano che gli sia tutto dovuto, che sia tutto facile, che il "riuscire" nella vita, sia automatico. Ed ecco che arriva un bel muro contro il quale vanno a sbattere: non trovano il lavoro desiderato o trovano difficoltà ad ambientarsi nel lavoro, non vogliono sporcarsi le mani,nè metaforicamente, nè realmente e cercan dunque rifugio nella famiglia che li ha sempre coccolti. La vita non è semplice, l'uomo non è tendenzialmente buono e altruista, bisogna saper guadagnarsi il proprio posto ma, per chi ha sempre avuto tutto pronto, è molto difficile. Questo muro però, per quanto spietato, è l'ultimo richiamo alla realtà, è la lezione che la vita ci insegna senza prima avercela spiegata. (non ricordo a chi ho fregato sta frase.)
    A questo punto si può crescere o si diventa Oblomov: la speranza viene meno, si trovano sterili scuse per i propri insuccessi, si smette di combattere "perché è tutto inutile", per paura della vita ci si spegne a poco a poco, ci si lascia andare.
    Ovviamente Oblomov è una iperbole. Non si diventa Oblomov al cento per cento ma solo in parte. E questo, forse, è ancora più pericoloso siccome non da segni evidenti se non una crescente rassegnazione che tutti però tendono a scusare, vuoi per il periodaccio storico, vuoi per amicizia o solo per evitare critiche ma anche perchè, gli Oblomov, fuggono a chi può aiutarli, per pigrizia o per paura, ma gli fuggono a gambe levate. Spesso si perde l'amico Oblomov se lo si cerca di svegliare.
    Ma un amico non si deve aiutare? A qualsiasi costo? Non saprei, qui siamo sui valori personali e non mi va di continuare, a dire il vero ho già detto troppo e, forse, sono uscito dalle mie conoscenze personali ed ho esagerato di presunzione nel cercare di disegnare un moderno Oblomov. resta il fatto che questo libro, che si sia Oblomov o no, aiuta il lettore nel fare un passo avanti nella comprensione di se e degli altri.

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    Paranoid Android (Meno male che Anobii c'è!) said on Mar 18, 2014 | Add your feedback

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    Un romanzo di formazione che a malapena sfiora il protagonista

    Goncharov ci accompagna col suo sguardo affilato attraverso la vita dei suo personaggi affrontando apatia, oblomovismo e tutti quei meccanismi che muovono il cuore, l'intelligenza e la comprensione umana.

    Un romanzo di formazione che a malape ...(continue)

    Goncharov ci accompagna col suo sguardo affilato attraverso la vita dei suo personaggi affrontando apatia, oblomovismo e tutti quei meccanismi che muovono il cuore, l'intelligenza e la comprensione umana.

    Un romanzo di formazione che a malapena sfiora il protagonista.

    Un capolavoro della letteratura russa.

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    ironicmoka said on Jan 10, 2014 | Add your feedback

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    Ognuno di noi è Oblomov..certo non nella sua forma più estrema!!!

    Cos’è? Cos’è? È oblomovismo…

    Oblomov mi ha commossa, di solito i personaggi pigri e passivi mi annoiano, mi innervosiscono; ma Oblomov mi ha toccata nel profondo, mi ha conquistata. Ho condiviso i suoi sogni, le sue paure, le sue pene; mi sono in ...(continue)

    Cos’è? Cos’è? È oblomovismo…

    Oblomov mi ha commossa, di solito i personaggi pigri e passivi mi annoiano, mi innervosiscono; ma Oblomov mi ha toccata nel profondo, mi ha conquistata. Ho condiviso i suoi sogni, le sue paure, le sue pene; mi sono intristita, e ho girato per casa con il suo pensiero fisso che mi tormentava. Sono nata e appassita insieme a lui e i lillà, ho amato Ol’ga di un amore giovanile, spensierato, appassionato. Ho applaudito quando testardo e per amore si arrampicava su per la collina, e mi sono inginocchiata insieme a lui quando professava il suo amore eterno, la sua rinascita, il suo ritorno alla vita. Mi sono seduta paziente sul suo divano ad attendere che il rumore dei suoi pensieri svanisse, ho atteso che smettesse di ripetere quella cantilena all’infinito: “ Aspetta, aspetta, fammi pensare…” e invece di trovare una soluzione, quell’ Attendi lo richiudeva nella sua tana, il luogo in cui si sentiva al sicuro. Sono stata nel parco, attendendo il suo arrivo, sentendo che il suo cuore batteva a più non posso per un vero amore, e ogni volta condividevo i sogni di Ol’ga: “Ti prego II’ja II’ic vivi”. Infine ho pianto insieme a lui quando Ol’ga, ferita nell’orgoglio, gli sputava in faccia la verità, perché a volte puoi nasconderla, ma resta sempre lì. Ho provato vergogna insieme a Oblomov quando si rendeva conto che tutto il suo essere era morto, ma che farci? Pazienza!!!

    E così come è finita la primavera e l’estate, Oblomov si è appassito insieme ai lillà, più la Neva si ricopriva del suo abituale strato di ghiaccio, e più si affievolivano le intenzioni di Oblomov: Ol’ga, gli elegantoni, Soneckà, il teatro, la zia, il barone, le discussioni; insomma la vita non avevano importanza ai suoi occhi, o forse l’avevano, ma il letto, la tranquillità di una casa che evocava ricordi lontani, era rassicurante. Niente promesse, niente obblighi, niente doveri, niente segreti, solo spontaneità, solo il ripresentarsi infinito di tutto quello che conosceva, che gli dava quiete. Quella donna così silenziosa, che viveva al suo fianco, che si sacrificava per lui, lo tranquillizzava, lo riportava ad anni lontani, che gli offriva la possibilità di essere quello che voleva essere … uno spettatore passivo della vita che scorreva: che compino altri gesti eroici, che si occupino altri della tenuta, degli affari, dell’amore, di Ol’ga, dei soldi; lui aveva quella vita sicura e immobile.
    Ol’ga mi ricorda le innumerevoli donne che come lei hanno cullato e abbracciato l’idea del sogno romantico, ma lei ha fallito, ha provato a smuoverlo, a farlo muoverlo, a mostrargli la vita con tutto quello che c’era dentro … ma ahimè! Purtroppo contro Oblomov, un uomo così dannatamente passivo, eppure dolce, tenero, con un’ anima pura, limpida; lei, Stol’c, l’amico di sempre, il legame vero di Oblomov, il tedesco che l’aveva conquistato tanti anni prima, e il mondo, la società, le convenzioni avevano già perso.

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    ...n@garebosh!... said on Dec 23, 2013 | Add your feedback

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