Oblomow.

(Dünndruck).

By ,

Verleger: Dtv

4.3
(1638)

Language: Deutsch | Number of Seiten: | Format: Others | In einer anderen Sprache: (Andere Sprachen) English , Italian , Spanish , Dutch , Portuguese , French , Russian , Norwegian

Isbn-10: 3423020768 | Isbn-13: 9783423020763 | Publish date:  | Edition N.-A.

Auch verfügbar als: Hardcover , Audio CD

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Philosophy

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Buchbeschreibung
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  • 5

    Finora ho letto poco i russi, racconti più che altro, sempre storie brevi, per il timore di avvicinarmi ai grandi romanzi. Oblòmov è il primo vero grande romanzo russo che affronto e devo dire che, do ...weiter

    Finora ho letto poco i russi, racconti più che altro, sempre storie brevi, per il timore di avvicinarmi ai grandi romanzi. Oblòmov è il primo vero grande romanzo russo che affronto e devo dire che, dopo aver superato una prima parte un po’ lenta che quasi mi contagiava la sonnolenza del protagonista, poi sono stata catturata da una trama e una scrittura più vivaci (in particolare dal momento in cui si delineavano le due concezioni che della vita hanno Stolz e Oblòmov ho sentito che la storia decollava) e dai sentimenti che inevitabilmente si son formati in me nei confronti di Oblòmov. La pena, la tenerezza e la rabbia si alternavano fra loro in una storia che è tanto profonda, che parla dell’incapacità di Oblòmov di scendere ai compromessi che la vita ci impone, con tutti i suoi impegni, le gioie e i dolori, le sue meschinità...ricordandoci anche però che il tempo scorre inesorabile.
    A me restano tanta bellezza e profondità e la gioia di aver conosciuto nel mio percorso di lettrice l’anima candida del signor Oblòmov.

    gesagt am 

  • 5

    Ci sono libri per i quali non vedi l'ora di tornare a casa, di metterti sotto le coperte e leggere, libri che porti in treno, in autobus, che leggi nelle pause dal lavoro.
    Oblomov non è niente di tutt ...weiter

    Ci sono libri per i quali non vedi l'ora di tornare a casa, di metterti sotto le coperte e leggere, libri che porti in treno, in autobus, che leggi nelle pause dal lavoro.
    Oblomov non è niente di tutto ciò.
    E' impegnativo nel modo in cui solo un romanzo russo sa essere. Scava profondi canyon in luoghi in cui non vorresti mai mettere piede. Per questo lo ho amato come ho amato pochi altri romanzi, e non credo di esagerare dicendo che lo ritengo un capolavoro della letteratura mondiale. Tenero Oblomov, ti amo perché non sai vivere, ma hai capito la vita meglio di ogni eroe classico, moderno, postmoderno. Dov'è l'uomo, Oblomov, in questo brulicare inconcludente di attività sterili, di pettegolezzi, sfoggi dell'ego, inutili sforzi e competizioni? Tu non sei competitivo, anzi, provi sollievo nel soccombere nello scontro. E la capacità di descrivere questa sensazione senza banalizzarla nella solita contrapposizione onore/vigliaccheria è la grandezza di questo autore.

    gesagt am 

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    5

    Come innamorarsi di un personaggio che non fa nulla per farsi amare

    La quarta parte mi ha veramente lasciato a bocca aperta. Oblomov ricade nella pigrizia e nell’accidia , dopo la parentesi amorosa con Olga, mentre tutto intorno a lui cambia con alti e bassi; le perso ...weiter

    La quarta parte mi ha veramente lasciato a bocca aperta. Oblomov ricade nella pigrizia e nell’accidia , dopo la parentesi amorosa con Olga, mentre tutto intorno a lui cambia con alti e bassi; le persone e le situazioni subiscono dei cambiamenti radicali. Tutto si compie e ogni personaggio trova un equilibrio, quasi che il destino lo muova al fine di ritrovare se stesso. Olga e Stolz sono la coppia perfetta, conoscono intimamente l’altro e vivono il loro amore, direi in un modo piuttosto moderno, costruiscono giorno per giorno il loro rapporto senza mai perdere di vista le esigenze e i desideri dell’altro, senza un calo di attenzione, mettendo al primo posto la felicità reciproca. La fiducia ed il rispetto che hanno l’una dell’altro sono esemplari. Non dimenticano Oblomov, lo amano entrambi e tirarlo fuori da quel buco, portarlo a casa con loro diventa la loro missione, come se mancasse questo a coronare la loro felicità. Ma lui ha raggiunto il punto di non ritorno, ha trovato l’amore in quell’Agaf’ia che lo serve, lo ama al di sopra di tutto, persino dei propri figli. La sposa, hanno un figlio, finalmente superano le difficoltà economiche, grazie all’aiuto di Stolz, e quando tutto sembra tranquillo ecco l’inaspettato… Crudele e grande l’autore! Oblomov ci lascia, in punta di piedi, senza un lamento. Grande è il vuoto che lascia intorno a sé, non solo nella sua “famiglia”, ma soprattutto nel lettore! All’inizio del libro si prova antipatia, un po’ di rabbia e a volte vorresti andare là e scuoterlo forte. Vorresti gridargli di svegliarsi, di liberarsi da quei furfanti che lo stanno fregando, di muoversi. Poi, piano piano, cominci a capirlo, ad apprezzare la sua bontà, la sua semplicità e quando viene a mancare, all’improvviso, ci si rende conto di amarlo. Così è successo a me. Vorrei riportare un passaggio che mi ha commosso.

    “Solo quando Stolz arrivava dalla campagna, lei correva a casa sua e divorava con gli occhi Andriusa, per accarezzarlo con timida tenerezza; e poi avrebbe voluto dire qualcosa a Andrei Ivanovic, ringraziarlo, esprimergli tutto ciò che viveva nel segreto del suo cuore: egli avrebbe compreso, ma lei non sapeva dirglielo; allora si precipitava da Olga, premeva le labbra sulle sue mani e gliele bagnava di lacrime così cocenti da muovere anche lei al pianto, e Andrei, commosso, usciva in fretta dalla stanza:”

    gesagt am 

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    5

    "Non avvicinarti, non avvicinarti: mi porti il freddo di fuori!"

    Probabilmente il romanzo voleva essere anche un atto di accusa contro una borghesia conservatrice che fu incapace di dare alla Russia ed alle sue sterminate proprietà fondiarie le riforme di cui aveva ...weiter

    Probabilmente il romanzo voleva essere anche un atto di accusa contro una borghesia conservatrice che fu incapace di dare alla Russia ed alle sue sterminate proprietà fondiarie le riforme di cui aveva bisogno, ma è per l’accorato ritratto del protagonista che Oblomov è diventato un classico senza tempo. Il’ja Il’ic Oblomov suscita dapprima fastidio e quasi disgusto per la sua indolenza, la pavidità, l’inettitudine (impiega tre capitoli per alzarsi dal letto!). E’ un proprietario terriero che non svolge nessuna attività oltre al dormire, mangiare, poltrire. La sua vita è rivolta tutta verso l’interiorità, nei pensieri, nell’immaginazione, nei sogni. E’ attraverso un sogno che scopriamo l’ambiente a dir poco apprensivo ed iperprotettivo, impermeabile ad ogni novità, in cui egli è cresciuto, e che non poteva che fare di lui una persona inadatta ad affrontare la vita. Oblomov prova a lavorare ma è assolutamente privo del carattere e dell’energia adatti a farsi strada nelle istituzioni in cui regnano arrivismo e competitività sfrenata, oltre che dell’ipocrisia e falsità che sono necessarie a farsi accettare nel bel mondo; di Oblomov apprezziamo infatti, procedendo nella lettura, le straordinarie e cristalline doti di mitezza, sincerità ed onesta, descritte da Goncharov con delicatezza, profondità ed empatia tali da suscitare stupore e commozione. Non so cosa rendesse i grandi narratori russi del 19° secolo capaci di tale profondità nel sondare e descrivere l’animo umano, Il’ja Il’ic mi ha ricordato spesso un altro memorabile personaggio: il principe Myskin de “L’idiota” di Dostoevskij.
    Oblomov si trova ad avere a che fare con persone che approfittano della sua ingenuità e bontà, ma anche con amici che riconoscono le sue qualità. Purtroppo né l’affetto del caro amico Stolz, un tedesco iperattivo che rappresenta perfettamente il dinamismo e la necessità di cambiamento, né l’inattesa passione per la dolce Olga riescono a scuoterlo. Olga commette l’errore tipico di molte donne ancora inesperte, pensa di poter cambiare Oblomov, e che questi riesca, grazie all’amore per lei, a “guarire” dal torpore. E’ la tremenda delusione successiva all’infatuazione per Olga che lo spinge, non senza amarezza ma con determinazione, a ritirarsi sempre più dalla vita affidandosi ad una moglie dal carattere semplice che lo accudisce come un bambino.
    Terminata la lettura ci domandiamo se davvero Oblomov avrebbe potuto e saputo scuotersi e cambiare almeno un po’ il proprio destino, ma che la sua vita non sia stata inutile lo dimostra la traccia profonda che egli ha lasciato nella memoria e nel cuore di chi gli è stato vicino, oltre che nella memoria e nel cuore dei lettori. Oblomov provoca in noi tenerezza ma anche rabbia, nella misura in cui ci assomiglia anche un po’, e forse per questo non ci sentiamo di giudicarlo. Oblomov siamo noi quando le ordinarie incombenze quotidiane sembrano sopraffarci, quando rinunciamo a cambiare per la paura di rimetterci in gioco, quando preferiamo adagiarci in una routine poco gratificante ma comoda e familiare.

    gesagt am 

  • 5

    entra subito, per me, nella classifica di quei libri capolavoro - come viaggio al termine della notte
    o cent'anni di solitudine e moby dick - libri che non
    solo sono trama ma respirano di vita, hanno ...weiter

    entra subito, per me, nella classifica di quei libri capolavoro - come viaggio al termine della notte
    o cent'anni di solitudine e moby dick - libri che non
    solo sono trama ma respirano di vita, hanno I tempi della vita. sono indescrivibili e sono tutto. qui la difficoltà di decrivere oblomov
    il protagonista che è immerso nel suo oblomovismo, che non è
    depressione ma una sorta di inettitudine perenne,viene superata in modo
    notevole e il libro dopo averci immerso, nella prima parte nel mondo vuoto di oblomov, diventa poi molto vitale e dinamico perché intorno,
    ovunque intorno, c'è la vita. imperfetta ma viva.

    gesagt am 

  • 1

    Penoso!!!

    L'inetto! Il perfetto inetto! Scritto in modo tanto ridondante da riuscire ad instillarmi rabbia!
    Scrittura appiccicosa, inconcludente! Non sono riuscito ad apprezzare neppure una pagina del 50% di le ...weiter

    L'inetto! Il perfetto inetto! Scritto in modo tanto ridondante da riuscire ad instillarmi rabbia!
    Scrittura appiccicosa, inconcludente! Non sono riuscito ad apprezzare neppure una pagina del 50% di lettura!
    Ho dovuto abbandonare, cosa che ho fatto davvero raramente!

    gesagt am 

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    5

    Perplessitudine

    Questo romanzo mi ha lasciata perplessa, posso con sincerità affermare che non l'ho capito, seppur alcuni passaggi mi siano sembrati splendidi.
    In "Oblomov" ho trovato sia la bellezza delle cose immut ...weiter

    Questo romanzo mi ha lasciata perplessa, posso con sincerità affermare che non l'ho capito, seppur alcuni passaggi mi siano sembrati splendidi.
    In "Oblomov" ho trovato sia la bellezza delle cose immutabili, ovvero quelle che appartengono all'umanità indipendentemente dall'epoca in cui la storia si svolge, e la bellezza incomprensibile dei pensieri legati ad un'epoca ben precisa. Alcuni concetti, preoccupazioni, dialoghi sono vincolati ad una cultura e ad un'epoca ben precisa di cui conosco poco, e ho trovato difficoltà a comprendere certi tormenti derivanti da usanze e convenzioni adesso non più attuali; dopo certe elucubrazioni dei personaggi a me veniva da chiedere: dov'è il problema? Non capivo proprio il perché di certi tormenti. Altri passaggi invece li ho trovati bellissimi, quelli che ho potuto ricondurre all'universalità dei sentimenti, forse perché ho potuto capirli, assorbirli e assimilarli a sensazioni che io stessa provo od ho provato.
    L'inizio del libro è stato sconfortante, di primo acchito Oblomov mi è apparso come un'essere inutile, un uomo che ogni donna deve pregare di non ritrovarsi accanto; per una persona attiva mentalmente come me pensare ad un personaggio che dormicchia giornate intere, privo di stimoli e interessi è devastante, poi per fortuna la storia è cambiata, non che Oblomov sia diventato il re della pienezza della vita ma almeno ha provato a vivere. Ho cominciato a non detestarlo quando il racconto ci ha offerto una spiegazione del perché il suo carattere si sia forgiato con questa quasi assenza di tempra, ed ho provato per lui pietà e immedesimazione quando ho letto che "Gli sterili rimpianti del passato, i cocenti rimproveri della coscienza, lo pungevano come spine." Io stessa per prima non sono stata all'altezza delle mie potenzialità, io pure ho sprecato tempo quando ero giovane ed avevo le energie per poter impostare la mia vita diversamente, io pure sono stata allevata nella bambagia incapace di affrontare sacrifici e dolori... chi sono io per giudicare Oblomov?

    “Si sentì triste e addolorato pensando che lo sviluppo della sua forza morale si era arrestato, che un senso dipesantezza lo impacciava di continuo; Al tempo stesso, egli aveva la dolorosa sensazione che dentro di lui fosse racchiuso, come in una tomba, un principio bello e luminoso, che forse era già morto, oppure era imprigionato come l'oro nelle viscere di una montagna, mentre da un pezzo quell'oro avrebbe dovuto trasformarsi in moneta corrente.
    Ma quel tesoro era sommerso da uno strato spesso e pesante di rifiuti e di detriti. Era come se qualcuno avesse rubato, e sepolto in fondo alla sua anima, tutti i tesori che il mondo e la vita gli avevano donato. Qualcosa gli impediva di lanciarsi nella lizza della vita e di percorrerla spiegando le ali dell'intelligenza e della volontà.” (Passi di: Goncarov. “Oblomov”)

    Andando avanti addirittura mi sono ritrovata a pensare che in fin dei conti il protagonista anelava soltanto a ciò che molti di noi vogliono: una vita tranquilla. Quello che non ho capito è se poi questa tranquillità da lui raggiunta gli abbia portato un po' di felicità oppure se sia rimasto insoddisfatto fino alla fine per il suo primo perduto amore, se si sia accontentato o se realmente abbia goduto della dedizione incondizionata della donna che gli è stata accanto tutta la vita e che gli ha dato anche un figlio.
    Come tutti i grandi romanzi anche qui ci troviamo comunque davanti ad una storia corale, non è Oblomov l'unico protagonista. Goncharov da ampio spazio anche ad Olga ed ai suoi pensieri, alla sua maturazione, al suo rapporto prima con Oblomov e poi con Stolz, e anche a personaggi secondari ma importanti. I dialoghi sono intensi, complessi e citarli e analizzarli tutti richiederebbe una tesi e non un semplice commento, un lavoro che non posso e non ho energie per fare, e comunque in fin dei conti i commenti servono a fissare poche cose importanti, ad invogliare chi li legge a prendere in mano il libro originale e ascoltare ciò che ha da dire, fare un riassunto sarebbe inutile e dannoso. Sicuramente arrivata alla fine il personaggio che ho amato di meno è Stolz, colui che incarna l'uomo aitante e positivo, forse perché fra tutti è quello che appare meno tormentato, colui che con il suo pragmatismo risulta meno sensibile alle torture della vita, colui che mi è meno affine ma che forse risulta l'uomo da avere accanto, perché comunque si tratta di una brava persona.

    Io mi fermo qui, lascio solo una parte delle citazioni di frasi che mi hanno colpito, nella speranza che rendano l'idea minima di cosa sia questo romanzo e che ne stimolino la lettura.

    Per la precisione voglio specificare che le citazioni qui riportate derivano dalla digitalizzazione dell'edizione citata in testa al post, ma che ho anche ascoltato la lettura del podcast di "Ad alta voce" di Radio 3 derivante da una diversa traduzione.

    Citazioni

    "«L'istruzione è dannosa per il contadino: istruiscilo, e lui non vorrà più arare...»."

    "Egli sarebbe fuggito in preda al panico da una donna che ne avesse posato su di lui uno sguardo ardente, o che si fosse abbandonata sulla sua spalla gemendo e con gli occhi chiusi, e poi, una volta tornata in sé, gli avesse cinto il collo con le braccia fino a soffocarlo... Questo è un fuoco d'artificio, è l'esplosione di un barile di polvere; e come ti lascia? Assordato, accecato e con i capelli abbruciacchiati!"

    “«Fare qualcosa! Certo, si può, quando c'è uno scopo. Che scopo ho io? Nessuno».
    «Lo scopo è vivere».
    «Quando non si sa perché si vive, si vive così, come capita, un giorno dopo l'altro; ci si rallegra che sia passata una giornata e sia arrivata la notte, e si affoga nel sonno il tedioso interrogativo: perché si è vissuto oggi, perché si vivrà domani?».”

    "Io so che l'amore è meno esigente dell'amicizia», disse Stolz. «Spesso è anche cieco, e non si cura dei meriti: è sempre così."

    “«Sì, infelice forse perché... sono troppo felice!»” “Vedi come mangio, cammino, dormo, lavoro. All'improvviso mi scende addosso un non so che, una specie di malinconia... è
    come se alla vita... mancasse qualche cosa... No, non ascoltarmi: sono sciocchezze...».
    «Parla, parla!», insisté lui con vivacità. «Dunque, alla vita manca qualche cosa: che altro?».
    «A volte mi sembra di avere paura», proseguì Ol'ga. «Che tutto possa cambiare, finire... non so! Oppure mi tormenta un pensiero stupido: che ci sarà ancora? Cos'è questa felicità... cos'è tutta la vita...», parlava a voce sempre più bassa, vergognandosi delle proprie domande, «tutte queste gioie, i dolori,... la natura...», sussurrò, «tutto mi trascina chissà dove; ”

    "Le ricerche di un'intelligenza viva e fervida varcano talvolta i confini stessi della vita e
    poiché non trovano risposta, come è naturale, ecco che compare la tristezza... una momentanea insoddisfazione... È la tristezza dell'anima che vuole carpire alla vita il suo segreto... Forse è questo che ti succede... Se così fosse, non si tratta di sciocchezze»."

    "quando si è all'apice della felicità, quando non si hanno più rozzi desideri. Essi non assillano una esistenza comune: non entrano dove c'è dolore e bisogno; le masse ignorano questa nebbia di dubbi, questi interrogativi angosciosi... "

    gesagt am 

  • 5

    Oblomov è la quintessenza della pigrizia, conduce la sua vita in totale calma e senza slanci emotivi, portando a malapena a termine quei pochi lavori che gli sono richiesti (indicativo il fatto che ci ...weiter

    Oblomov è la quintessenza della pigrizia, conduce la sua vita in totale calma e senza slanci emotivi, portando a malapena a termine quei pochi lavori che gli sono richiesti (indicativo il fatto che ci metta 3 capitoli solo per alzarsi dal letto). Ogni attività che richieda il minimo sforzo fisico o intellettuale viene inevitabilmente rimandata, e questa sua condizione viene solo momentaneamente scossa dalle esortazioni dell'amico Stolz e dall'amore per Olga. Ma non c'è possibilità di scampo per Oblomov, l'abisso della pigrizia è troppo affascinante e quei rari momenti della sua vita in cui una particolare ispirazione riesce a scuoterlo svaniscono tanto in fretta quanto sono giunti.
    È comunque dotato di quella predisposizione di spirito che lo porta a essere sufficientemente sensibile per apprezzare il canto di Olga, o anche della sufficiente istruzione per cogliere le novità scientifiche contenute nei libri che gli presta Stolz, e sarebbe perfettamente in grado di amministrare la propria tenuta di famiglia, se solo volesse. E invece la distanza da Olga si fa sempre più netta fino a diventare incolmabile, e la tenuta è lasciata completamente a sé stessa.
    Ciò che però veramente colpisce di Oblomov, tanto i suoi amici quanto il lettore stesso, è il suo buon cuore e la sua incrollabile onestà. È semplicemente un uomo vittima di sé stesso, il che può essere letto in chiave storia e sociale in quanto egli è frutto di una generazione di nobili russi istruiti sì ma non pratici, inadatto quindi al mondo del lavoro e alle novità inevitabilmente in arrivo (solo due anni dopo la stesura del romanzo venne abolita la servitù della gleba, ed è superfluo dire quanto ciò abbia cambiato la società russa). Estremizzando un po', non è nemmeno in grado di mettersi da solo le calze.
    Tuttavia credo che sia l'aspetto più umano e universale di Oblomov a renderlo veramente interessante e immortale, a fare di lui un personaggi in cui in moltissimi posso vedere sé stessi in quei momenti in cui lasciamo che la pigrizia abbia la meglio. Ma non solo, anche il continuare a rimuginare su un problema senza arrivare a una soluzione, o pentirci della nostra inattività solo quando questa ci porta via anche quel poco che eravamo riusciti ad ottenere. In questo senso la relazione tra Oblomov e Olga è esemplare e ottimamente gestita, disincantata e ben lontana da un romanticismo che ormai non ha più molto da dire, da un punto di vista letterario.
    Capolavoro della letteratura russa, ma non solo. Finisce subito tra i miei romanzi preferiti di sempre.

    gesagt am 

  • 5

    Anche gli inetti non sono tutti uguali

    Ultimato nel 1859, il più importante romanzo di Gončarov si inserisce pienamente nel filone russo ottocentesco dell’uomo superfluo. Ma gli uomini superflui non sono tutti uguali, e sicuramente, Oblòmo ...weiter

    Ultimato nel 1859, il più importante romanzo di Gončarov si inserisce pienamente nel filone russo ottocentesco dell’uomo superfluo. Ma gli uomini superflui non sono tutti uguali, e sicuramente, Oblòmov è il più particolare di tale categoria. Sin dall’inizio del romanzo infatti, si capisce che il protagonista è pienamente consapevole della propria “condizione”, alla quale però, ostinatamente, non vede nessuna alternativa. Proprio per la sua consapevolezza, non è facile capire cosa ci sia in lui che ci permette di definirlo un uomo superfluo. Certo, la sua inettitudine generale, portata quasi all’estremo, è un tratto che sicuramente lo avvicina alla categoria. Ma se guardiamo indietro, scopriamo che egli non ha mai conosciuto l’alternativa, o perlomeno non l’ha mai vissuta per abbastanza tempo. L’oblomovismo sembra infatti essere una condizione geneticamente trasmissibile. Già da piccolo Oblòmov vive in un mondo a parte, in cui le preoccupazioni e i problemi vengono costantemente rinviati, e l’inazione regna sovrana. A questo mondo si contrappone quello di Stolz, migliore amico di Oblòmov, figlio e membro della borghesia tedesca, e quindi eticamente opposto al protagonista. La conoscenza di Olga, sembra però smuovere l’anima apatica del protagonista. Il suo amore verso Olga è ossessivamente intenso, quasi una forma di devozione religiosa, ma vive esclusivamente in un piano idealistico e illusorio. Non appena si ritorna alla realtà, con un matrimonio da organizzare, conti da riordinare, case da ristrutturare, ecco che l’oblomovismo si ripresenta, a braccetto con l’inettitudine disarmante del protagonista, come se non fosse mai andato via. Oblòmov non è affatto cambiato, né cambierà mai. L’amore per Olga rappresentava quasi un passatempo all’apatia. Uno stato d’animo parallelo, che non è abbastanza forte da sradicare il male originale. Come Stolz intuisce, l’unica cura all’oblomovismo è il suo esatto contrario, il dinamismo più esagerato. Ma in Oblòmov purtroppo manca qualsiasi forma di radicalismo. Ed è proprio il fallimento a concretizzare il suo amore per Olga che gli fornisce un altro tipo di consapevolezza: l’accettazione di sé e del proprio destino. Compiuto quest’ultimo passo, Oblòmov mette definitivamente da parte qualunque idealismo, e senza pretese, con la solita onestà e genuinità che lo ha sempre contraddistinto, lascerà che l’oblomovismo lentamente lo uccida. Certo, in un romanzo del genere ci si può vedere ben di più, a partire dalla critica verso la società russa, sinonimo all’epoca di immobilismo e di un patetico attaccamento a ideali di vita ormai prossimi ad un declino inevitabile. Ma Gončarov scrive un romanzo che, a differenza di altri autori, Dostoevskij in primis, manca totalmente di pretenziosità. L’autore, a mio parere, si esime dal cercare di dare al romanzo un indirizzo politico o sociale, lasciando quest’arduo compito alla realtà dei fatti e alla magistrale costruzione interiore dei suoi personaggi, così meravigliosamente particolari e unici, e allo stesso tempo così frequenti e conosciuti.

    gesagt am 

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