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Occhio nel cielo

By Philip K. Dick

(131)

| Hardcover | 9788834712580

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Book Description

Un'esplosione in un impianto nucleare scaglia otto persone in un universo impazzito in cui le leggi non sono più quelle conosciute, dove i miracoli esistono e si può volare in Paradiso appesi al manico di un ombrello, oppure si può far scomparire il Continue

Un'esplosione in un impianto nucleare scaglia otto persone in un universo impazzito in cui le leggi non sono più quelle conosciute, dove i miracoli esistono e si può volare in Paradiso appesi al manico di un ombrello, oppure si può far scomparire il mare o il cielo con la forza del pensiero, e dove una casa può trasformarsi in un mostro orrendo pronto a divorare i suoi abitanti. Come in una scatola cinese, i protagonisti attraversano una sorta di inferno dantesco popolato dai peggiori incubi della loro psiche, in un itinerario di scoperta e formazione.
Scritto in sole due settimane agli inizi del 1955, "Occhio nel cielo" è la prima opera di Philip K. Dick che affronta uno dei temi più cari all'autore: cosa è reale e cosa non lo è. Di estrema raffinatezza filosofica, il romanzo attinge a piene mani all'ossessione maccartista, descrivendo il senso di inquietudine dei protagonisti in una società priva di illuminazione, nella quale regnano i sogni illusori conformi alle loro paure e ai loro desideri.

49 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Ogni mondo ha le sue leggi, basta solo scoprire quali sono.

    “Occhio nel cielo” emerge nella produzione di Dick come un capolavoro, per la vastità dei temi affrontati, per la portata umana e antropologica dei contenuti e, anche se sono sempre ...(continue)

    Ogni mondo ha le sue leggi, basta solo scoprire quali sono.

    “Occhio nel cielo” emerge nella produzione di Dick come un capolavoro, per la vastità dei temi affrontati, per la portata umana e antropologica dei contenuti e, anche se sono sempre restio a interpretare in questo modo, per la visione quasi profetica di un testo pubblicato nel 1957.

    1. L’uomo rinuncia a Dio. Ma com’è il mondo dell’uomo in assenza di Dio? Riprendendo concetti già espressi in alcuni racconti, Dick ci presenta un uomo che, avendo la possibilità di essere lui artefice della creazione, disegna un mondo a sua immagine e somiglianza. Basato sulla sua visione, ideologia, perfino sulla sua malattia psichica. Ogni uomo ha una visione del mondo, che va bene per il singolo, anche quando è il risultato di un disagio, anche quando è un mondo da incubo. Ma che non va necessariamente bene per i suoi simili. Se all’uomo viene accordata una libertà assoluta, inevitabilmente cercherà di piegare il mondo alla propria interpretazione. Rinunciare all’idea di un principio superiore alla base della creazione non rende per forza il mondo migliore, come molte correnti di pensiero ritengono, perché la concezione privata finisce per prevalere, ed entra in competizione con ogni altra singola concezione altrui. Insomma, quando l’uomo porta una critica radicale all’idea di Dio, vuole farne a meno e pretende finanche di sostituirla con se stesso, può rivelarsi anche peggiore del Dio a cui rivolgeva la sua critica.

    2. Questo romanzo non concorda di certo con la visione politically correct dei nostri giorni. Perché alla fine Dick non opera una critica della religione, ma di un certo modo di concepire la religione. Nel primo dei mondi possibili visitati prevale un Dio oscuro e vendicatore, l’occhio nel cielo del titolo, che ai suoi fedeli richiede soltanto la sottomissione. Gli adepti si impegnano in quella che, in italiano, è tradotta approssimativamente come crociata ma che Dick, senza troppe remore, definisce nel testo originale un jihad. Questa religione oscura, superstiziosa, basata su una logica di premi e punizioni che spesso arrivano in maniera incomprensibile, è chiamata araba, non occidentale. Questi contenuti faranno sicuramente inorridire i pensatori sedicenti liberal di oggi. Ma, in fin dei conti, esprimono solo l’auspicio a una forma di religione che, verosimilmente necessaria per evitare che l’uomo si ponga lui stesso come Dio, deve comunque conciliarsi con la ragione e con la scienza. Un’incredibile – o forse non più di tanto – convergenza di visione tra un rigoroso teologo tedesco divenuto Papa e uno scrittore lisergico ma capace di avere una profondissima visione dell’uomo.

    3. Come se non bastasse, Dick approfitta della finzione letteraria per portare la sua critica feroce – e ben motivata – al periodo storico in cui viveva. Al razzismo e al segregazionismo ancora in auge nella società americana. Alla paranoia anticomunista. Ma non perché il comunismo rappresentasse una valida alternativa: in Dick l’antisistema non è mai migliore del sistema. Mai come in questo romanzo mi era capitato di leggere invettive così forti. E così coraggiose per l’epoca. Che dimostrano ancora una volta la grandezza di uno scrittore relegato alla definizione di fantascientifico con una sorta di snobismo intellettuale. In pratica un autore lucido e profondo, come molti altri più celebrati maestri, imbevuti di ideologia e per questo osannati, riuscirono a essere solo in alcune circostanze.
    * Tutti uguali, piedipiatti e militari. Anti-intellettuali e anti-negri. Anti-tutto, tranne birra, cani, automobili e armi.
    * Ci provi lei a inchinarsi e a dire ‘Sissignore’ a qualunque fottuto bianco che le passa vicino, magari a un bifolco della Georgià così ignorante da soffiarsi il naso con le mani, così deficiente da non essere capace di trovare il cesso degli uomini se qualcuno non glielo indica. Glielo devo indicare io, e magari gli devo anche far vedere come si tirano giù i pantaloni.
    * L’idea comunista dell’America... città popolate di malviventi, dove regnano il vizio e il crimine. E nelle zone rurali, indiani, linciaggi, esecuzioni sommarie, banditi, massacri e bagni di sangue.
    “Che cosa possiamo fare per la rivoluzione? Chi uccidiamo?”
    “Uno qualsiasi. Il primo che incontri. Chiunque sappia leggere e scrivere.”

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    F.Ramone said on Jul 27, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    La perfezione non è di questo mondo...e di nessuno di quelli possibili

    Dopo un certo numero di anni (quanti? devo controllare) l’Editore Fanucci ha portato a compimento il progetto di pubblicare tutto Dick. Con La ragazza dai capelli scuri si è infatti concluso un ciclo che era iniziato nel 2000 (ho controllato) ...(continue)

    Dopo un certo numero di anni (quanti? devo controllare) l’Editore Fanucci ha portato a compimento il progetto di pubblicare tutto Dick. Con La ragazza dai capelli scuri si è infatti concluso un ciclo che era iniziato nel 2000 (ho controllato) con Ma gli androidi sognano pecore elettriche?, mediante una collana apposita che si chiamava (e si chiama), appunto, “Collezione Immaginario Dick”.
    In realtà, in quella collana (e con quella veste tipografica) mancano due titoli che – sarei curioso di sapere il perché – sono stati ritenuti non meritevoli di entrarvi. Uno è Il paradiso maoista, l’altro è Occhio nel cielo, il libro su cui brevemente mi intratterrò.
    Devo subito ricordare che ove mai l’esclusione dalla collana dedicata al “tutto Dick” fosse causata da qualche giudizio di valore, non ci sarebbe che da inorridire. Vi sono entrate opere, anche di carattere non fantascientifico, che – con buona pace di Dick a cui va, comunque, il nostro amore incondizionato – sono delle vere schifezze.
    Ma bando alle recriminazioni, anche se qualcuno – forse lo stesso Fanucci – dovrebbe spiegare il motivo di questa esclusione che, tra l’altro, ci ha privati della consueta prefazione di Carlo Pagetti.
    Ora, lo dico subito e senza mezzi termini, Occhio nel cielo è sicuramente uno dei più bei romanzi di Dick.
    Un gruppo di persone, investito da un raggio protonico mentre visita un impianto nucleare, si trova a vivere, via via, in mondi immaginari che di volta in volta non sono che il prodotto della mente di uno di loro. Quindi, prima un mondo dominato da una religione folle, dove la divinità di riferimento, in maniera veterotestamentaria, fa piovere cavallette e locuste, invia schiere di angeli vendicatori ed altre piacevolezze del genere.
    Poi, il mondo immaginato da una signorina di mezza età, bigotta e razzista: è facile immaginare la scomparsa della sessualità e di tutto ciò che può turbare il bigottismo della signorina. La schizofrenia di un’altra componente del gruppo renderà la case come degli organismi viventi, pronti a nutrirsi dei suoi occupanti. Ed ancora, una società comunista contrapporrà sporchi capitalisti e classe operaia degradata in una lotta senza esclusione di colpi.
    Naturalmente, alla fine si tornerà al mondo reale. Ma sarà poi davvero così? E poi, tema da sempre caro a Dick, cos’è il reale?
    Insomma, pur essendo stato scritto nella metà degli anni ’50, Occhio nel cielo contiene tutti i temi che saranno costantemente trattati, anche in maniera più compita, da PKD nei suoi successivi romanzi. Urania lo pubblicò nel 1959 e mi chiedo quali abomini furono compiuti in fase di editing e di traduzione per tenere fuori la forte componente erotica e trasgressiva che pure Dick aveva inserito nel suo lavoro. Penso, ad esempio, al punto in cui la ragazza Silky, ormai completamente piatta e asessuata, si chiede come potrebbe comunque dare soddisfazione al protagonista della storia, il pur coniugato – ma non meno voglioso – Hamilton. Ma sono pensieri oziosi.
    05/06/14

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    Ludwig said on Jun 5, 2014 | Add your feedback

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    Finale confuso

    Mi ha ricordato Ubik, anche se Ubik è più bello. Per 190 pagine il romanzo scorre, ricco di trovate anche geniali, alla Dick. In più qui c'è anche una critica al maccartismo e all'America degli anni cinquanta. Il finale invece è confuso e del tutto i ...(continue)

    Mi ha ricordato Ubik, anche se Ubik è più bello. Per 190 pagine il romanzo scorre, ricco di trovate anche geniali, alla Dick. In più qui c'è anche una critica al maccartismo e all'America degli anni cinquanta. Il finale invece è confuso e del tutto incoerente.

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    trcap said on Sep 7, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Nice story. The idea and initial narrative escamotage is good. The plot is simple but some details reveal sparks of geniality by the author, as usual.

    Good fast reading for the summer.

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    Mallo said on Aug 10, 2013 | Add your feedback

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    Divertente

    ...e anche un poco profetico (ancora una volta). A dire il vero il voto sarebbe da tre stelle e mezzo, ma ho preferito arrotondare per eccesso. Il libro si legge velocemente, il solito (breve stavolta) spaesamento iniziale lascia il posto a bizzarre ...(continue)

    ...e anche un poco profetico (ancora una volta). A dire il vero il voto sarebbe da tre stelle e mezzo, ma ho preferito arrotondare per eccesso. Il libro si legge velocemente, il solito (breve stavolta) spaesamento iniziale lascia il posto a bizzarre e strampalate avventure che "degenerano" via via in mondi sempre più pericolosi fino al colpo di scena (quasi) finale che colpisce favorevolmente. Non manca un'idea o intuizione nelle ultimissime pagine che fa pensare davvero al giorno d'oggi. Non una lettura fondamentale, certo, ma un libro molto godibile.

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    Giordano Bruno said on Jul 24, 2013 | Add your feedback

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