Odile

Di

Editore: Feltrinelli (Universale economica, 1024)

3.9
(214)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 139 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo

Isbn-10: 8807810247 | Isbn-13: 9788807810244 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Grazia Cherchi ; Postfazione: Goffredo Fofi

Disponibile anche come: Altri

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
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  • 4

    Odile è la ironica polemica risposts di Queneau ai surrealisti e in particolare al Nadja di Andrè Breton. Lessi i due libri in sequenza e quindi potei godere dei rimandi e dei sottointesi contenuti in ...continua

    Odile è la ironica polemica risposts di Queneau ai surrealisti e in particolare al Nadja di Andrè Breton. Lessi i due libri in sequenza e quindi potei godere dei rimandi e dei sottointesi contenuti in Odile. Direi imprescindibile per chi ama Queneau

    ha scritto il 

  • 0

    Odile” è un romanzo di formazione autobiografico - spiccatamente autobiografico, e non cripticamente autobiografico come La domenica della vita.
    Il protagonista Roland Travy, alias Queneau, al ritor ...continua

    Odile” è un romanzo di formazione autobiografico - spiccatamente autobiografico, e non cripticamente autobiografico come La domenica della vita.
    Il protagonista Roland Travy, alias Queneau, al ritorno della guerra del RIF, si ritrova nella febbricitante Parigi , tra circoli intellettuali simili a sette, medium e veggenti, aspiranti rivoluzionari, imbroglioni praticanti.
    La Parigi degli anni Trenta in cui vivacchia Travy è come la strada che va da Bou Jeloud a Bad Fetouh.
    Bou Jeloud esiste davvero: è la porta Blu, l’ingresso della vecchia medina di Fez.
    Bad Fetouh non c’è. E’ un luogo sospeso, proiettato nel nulla, così come le vite di Travy e di Odile.
    percossi l’uno e l’altra non ci eravamo spostati di un palmo dal luogo della nostra caduta. Restavamo là dove ci aveva sbattuto la tempesta, diversi anche dalle foglie che il vento rimuove.
    “Non mi guardo più attorno,” mi diceva, “né sopra né sotto. Da nessuna parte. Vado dove vado. Da nessuna parte. Come lei.

    La strada che va Bou Jeloud a Bad Fetouh si ripete tre volte nel romanzo.
    E’ segno di un passaggio.
    Dal Marocco a Parigi, da Parigi alla Grecia, dalla Grecia a Parigi.
    Tre movimenti a vuoto.
    Con il ritorno a Parigi la storia “raccontata” finisce, e dopo Roland Travy ricomincia a vivere, riconquistando “quello che credevo perduto: l’amore di una donna.

    Il mio orgoglio di non seguire una vita comune era solo puerile dato che la seguivo, questa via, e amavo. Amavo Odile con tutta semplicità, come un uomo ama una donna, come deve amarla.

    Quanta straordinaria dolcissima banalità.
    Vallo a spiegare ad Anglarès/ Breton, che profetizzava blaterando immagini surreali come Il coccodrillo amorfo dalle labbra di corallo – scende senza fretta lungo la via San Gallo.

    “Le crocodile croque Odile”, diceva Travy, quando ancora non accettava l’evidenza.

    Essere un uomo nel mondo in cui dovevo vivere, era già un compito arduo e difficile, ben più difficile che mordersi i denti o camminare sui capelli.
    Eggià, sì, è proprio così.

    E’ un Queneau insolito, diverso da quello che mi fece sbarellare un tempo: nessun personaggio stralunato, niente sghiribizzi linguistici, frizzi, lazzi e cotillons.

    Certe volte da gggiovani si è molto più pisimi che da adulti.

    ha scritto il 

  • 5

    La bellezza del dubbio.

    Un romanticismo talmente genuino, tenero, naturale, inconsapevole, burbero che difficilmente sembra riproducibile. Un romanticismo tale da far impallidire le altre forme di romanticismo, disegnandole ...continua

    Un romanticismo talmente genuino, tenero, naturale, inconsapevole, burbero che difficilmente sembra riproducibile. Un romanticismo tale da far impallidire le altre forme di romanticismo, disegnandole come artificiose e quasi squallide. Così mi piacerebbe amare ed essere amato.

    Ah, c'è anche la matematica. Si parla del superamento dei paradigmi (tralasciando i singoli argomenti) e vi è una, forse inconsapevole, prova del fatto che la nostra concezione di tale disciplina sia troppo ottimistica e fiduciosa. Ottima la padronanza della teoria galoisiana che cambia il modo di guardare alle equazioni e buona quella del concetto di continuità che risolve i grandi paradossi greci: risultati, però, del secolo trascorso. Ma quando si passa alla battaglia fra l'aristotelicità e la goedelizzazione, quest'ultima viene guardata ancora con sospetto e a nulla valgono le dimostrazioni (qui presunte!) che han fatto già crollare più di un cuore: vige la tendenza a credere i risultati matematici attuali come immodificabili e non passibili di miglioramenti/correzioni, anche da parte di una grande mente qual è quella di Queneau (nonostante la sentimentale voglia di relativismo).

    Infine il ravvedimento, la maturità, che giunge come il crepuscolo: quasi naturalmente, in silenzio e carica di dubbi e mancate certezze. Ancora una volta la risposta più verosimile è quella che viene formulata dal ritorno; non dalla meta, non dal viaggio, ma dal ritorno.

    La fine non è la fine.

    ha scritto il 

  • 3

    Riflessioni sugli artisti

    Penso che gli artisti ( e credo di parlare con congnizione di causa in quanto mi annovero tra loro) siano buoni presi singolarmente.
    Mi spiego meglio, o almeno ci provo. Mettendo insieme gruppi di art ...continua

    Penso che gli artisti ( e credo di parlare con congnizione di causa in quanto mi annovero tra loro) siano buoni presi singolarmente.
    Mi spiego meglio, o almeno ci provo. Mettendo insieme gruppi di artisti facilmente si ottengono i risultati descritti in modo canzonatorio in questo libro da Queneau. Il gruppo di Anglarés si presenta un po' ridicolo nei suoi ritrovi a parlare del nulla, puri esercizi di stile vuoti ed inutili, contrapposti poi all'amore vero e concreto per Odile del protagonista. Odile da il nome a questo libro ma di lei si parla ben poco, una figura evanescente che serve solo a fare da contrapposizione in quanto "vita vera" rispetto ai discorsi che porta via il vento.
    Spesso nei gruppi artistici si parla e si straparla sul niente. Le cose che non hanno valore lo acquistano proprio in virtù del fatto di non averlo e viceversa. Certo viene da dire che se gli artisti non si fossero agglomerati tra loro a discutere sul nulla non si sarebbero formati i movimenti che hanno fatto la storia dell'arte moderna...
    E' altrettanto vero che spesso le idee vere è una persona sola che le ha e gli altri stanno intorno a fare il coro.
    Personalmente mi confronto poco con i colleghi e forse un po' mi manca, anche se le rare volte che mi ritrovo in gruppi artistici mi trovo come un pesce fuori dall'acqua, decisamente non a mio agio.
    Ma torniamo al libro in questione, l'ho trovato ironico in modo elegante, mai tagliente o sarcastico, decisamente francese. Per le atmosfere mi ha ricordato un altro libro che avevo già letto, scritto in epoca molto più recente di questo: Il caffè della gioventù perduta di Modiano. Entrambi non hanno smosso i miei entusiasmi ma si è trattato comunque di una lettura piacevole.

    ha scritto il 

  • 5

    Perché la grazia è sempre così: senza stato in luogo.
    La curiosa forza mercuriale che ci porta dal Marocco alla Grecia è la stessa che, sospirata, presiede alla fusione di poesia ed ars combinatoria. ...continua

    Perché la grazia è sempre così: senza stato in luogo.
    La curiosa forza mercuriale che ci porta dal Marocco alla Grecia è la stessa che, sospirata, presiede alla fusione di poesia ed ars combinatoria. Che fa da specchio all'ordine numerologico ed alle deliranti sottotracce, fibra dell'opera. Un'armonia intensificata dall'universo dei fous littéraires e dalle loro bazzeccole patologiche. Odile, la grazia dell'amore semplice e concreto, al termine di brulicanti ed estenuanti opinioni in collisione di sistemi. Identità di incipit ed explicit.

    ha scritto il 

  • 4

    Un Queneau dimesso, una Parigi fantastica

    Piccolo romanzo quasi autobiografico, narra del distacco del protagonista, nella Parigi degli anni '20, dai vuoti movimenti dell'avanguardia intellettuale e politica (il surrealismo di Breton) e della ...continua

    Piccolo romanzo quasi autobiografico, narra del distacco del protagonista, nella Parigi degli anni '20, dai vuoti movimenti dell'avanguardia intellettuale e politica (il surrealismo di Breton) e della sua tribolata accettazione dell'amore per una donna (Odile), a lungo negato in quanto "banale" e "borghese".
    E' un Queneau un po' dimesso, anche nello stile di scrittura, che tuttavia si legge volentieri immergendosi nell'atmosfera di straordinaria vitalità di quella che era allora la capitale culturale del mondo.

    ha scritto il 

  • 4

    Una garbata e ironica presa in giro del gruppo surrealista riunito intorno a Breton - qui Anglares, capelli lunghi, occhiali a stringinaso, fascino, carisma, non vegetariano, anzi - Il protagonista Tr ...continua

    Una garbata e ironica presa in giro del gruppo surrealista riunito intorno a Breton - qui Anglares, capelli lunghi, occhiali a stringinaso, fascino, carisma, non vegetariano, anzi - Il protagonista Travy/Queneau è un matematico che crede nella teoria del terzo escluso, cioè di una terza possibilità tra il vero e il falso. Odile è l'amore, di lei si sa poco, nessuna idealizzazione, molta autenticità, un lasciarsi vivere che la assimila al protagonista.
    L'attività del gruppo è un susseguirsi di nomi, di ideali, tra i caffè parigini, le cene ad invito nell'alta società, l'adesione al partito comunista, l'occultismo e l'oniromanzia, la competizione con altri gruppi rivali.
    Travy, mai del tutto convinto, preso dal suo desiderio di isolamento e dalla volontà di essere infelice per essere diverso, non banale, capovolge la prospettiva, scoprendo che la banalità sta proprio nelle vuote e infantili rincorse dell'intellettualismo e delle utopie rivoluzionarie, che si riducono a clientelari rapporti di fascinazione, a giochi diplomatici, all'aderenza spesso solo formale agli ideali in perenne cambiamento del gruppo.
    Spietata l'immagine di Breton che se ne ricava, soprattutto per questo vivere senza lavorare, senza fare nulla, molto borghese e pretenzioso.

    ha scritto il