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Odio

By David Moody

(30)

| Paperback | 9788445077429

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Book Description

Podría sucederte a ti. Un día, como siempre, vuelves de trabajar, juegas con tus hijos, das a tu mujer el beso de buenas noches... y al día siguiente te despiertas convertido en un asesino. Danny McCoyne es un hombre normal, un joven padre de familia Continue

Podría sucederte a ti. Un día, como siempre, vuelves de trabajar, juegas con tus hijos, das a tu mujer el beso de buenas noches... y al día siguiente te despiertas convertido en un asesino. Danny McCoyne es un hombre normal, un joven padre de familia que pasa sus días entre su anodino trabajo como administrativo y su familia. Danny no es la clase de persona que resuelve sus asuntos de forma violenta. Por eso no comprende la ola de violencia que está sacudiendo la ciudad. Danny se pregunta si se trata de algo más que unos pocos casos aislados hasta que los noticiarios se llenan de historias que tienen como protagonistas a los hostiles: personas normales que han comenzado a protagonizar ataques salvajes cuyo objetivo son amigos, familiares y desconocidos. En la tradición de H. G. Wells, Anthony Burgess y Richard Matheson, Odio es la historia de un hombre y de su papel en un mundo desquiciado, un mundo infectado por el miedo, la violencia y el odio. Odio es una novela impactante, que combina escenas espeluznantes con toques de humor negro. El autor dosifica la información para alimentar la paranoia y perplejidad del lector, manteniéndolo en vilo hasta la última página.

21 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Bien...

    Me gustó, pero sin exagerar, el tema está bien, pero no terminó de engancharme de aquella manera de la que no quieres dejar de leer. De todas maneras, como ya he dicho, me gustó.

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    Paks said on May 20, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Pessimo

    Mentre lo leggevo ho pensato che fosse il libro più brutto che avessi mai letto. Il finale lo riscatta leggeremente, cosicché adesso lo promuovo a "uno dei libri più brutti" che abbia mai letto.
    Noioso fino allo sbadiglio, non fa altro che reiterare ...(continue)

    Mentre lo leggevo ho pensato che fosse il libro più brutto che avessi mai letto. Il finale lo riscatta leggeremente, cosicché adesso lo promuovo a "uno dei libri più brutti" che abbia mai letto.
    Noioso fino allo sbadiglio, non fa altro che reiterare lo stesso schema durante tutto lo svolgimento della "trama". Il personaggio principale è un giovane fallito che non fa altro che lamentarsi: della famiglia, del lavoro, della sfortuna - che naturalmente a suo dire lo perseguita. Una lagna continua che non consente nessuna identificazione, nonostante la narrazione in prima persona presente. Per movimentare un po', l'autore introduce una scena di sesso che risulterebbe poco credibile anche per una barzelletta sconcia. L'unico spunto possibile in grado di rianimare una storia a dir poco scontata, ossia una riflessione sulla violenza - esplicita ed implicita - dei rapporti cosiddetti "civili" nella società contemporanea, si affaccia con la velocità di un treno ultraveloce, e altrettanto rapidamente se ne va, lasciando l'ignaro autore sulla banchina della stazione in attesa del trenino dei pendolari.
    Una parentesi per la qualità della scrittura: pessima come tutto il romanzo e ulteriormente umiliata da una traduzione oscena: come dire... se traduci così fottutamente male, il libro sembra ancor più fottutamente brutto, gesù cristo.
    Come anticipato, il finale piuttosto inaspettato e cupo - e anche scritto un po' meglio - regala alla storia un paio di punti, che tuttavia sono largamente insufficienti per raggiungere anche solo una risicata sufficienza.

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    Cibreo said on Apr 18, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    una strana malattia di origine imprecisata si diffonde rapidamente tra la popolazione, portando alcuni individui ad attaccare improvvisamente gli altri ed ucciderli. ben presto il fenomeno si espande e diventa un'emergenza nazionale, e il governo (o ...(continue)

    una strana malattia di origine imprecisata si diffonde rapidamente tra la popolazione, portando alcuni individui ad attaccare improvvisamente gli altri ed ucciderli. ben presto il fenomeno si espande e diventa un'emergenza nazionale, e il governo (o quello che ne rimane) è costretto a prendere provvedimenti.

    la premessa è forse un po' semplicistica ma di grande effetto, perché le casuali esplosioni di violenza omicida risultano parecchio inquietanti (come nel caso della bambina che aggredisce la madre). la storia si sviluppa poi in un "noi contro loro" con gli hateri che fanno fronte comune per annientare i "normali". il tutto è raccontato in prima persona da un tizio qualunque, che si ritrova prima testimone e poi protegonista della violenza. il finale è forse un po' anticlimatico, perché la vicenda resta aperta e non si hanno indizi su come si risolverà.

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    Piscu said on Jul 15, 2012 | Add your feedback

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    Non si capisce cosa ci sia di così fantascientifico in questo romanzo o perché sia stato pubblicato nella collana Urania, ma tant'è. La trama non brilla per originalità, ma è in puro stile British e riesce comunque ad accattivare. Si poteva fare megl ...(continue)

    Non si capisce cosa ci sia di così fantascientifico in questo romanzo o perché sia stato pubblicato nella collana Urania, ma tant'è. La trama non brilla per originalità, ma è in puro stile British e riesce comunque ad accattivare. Si poteva fare meglio, ma non è nemmeno da disprezzare.

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    Shiny Doll said on May 4, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Zombie o evoluzione?

    Premetto che non apprezzo molto i romanzi scritti in prima persona al presente perciò ero portatore di una diffidenza di base piuttosto marcata verso ‘Il seme dell’odio’. Non so perchè ma hanno sempre sferrato un colpo piuttosto definitivo alla mia s ...(continue)

    Premetto che non apprezzo molto i romanzi scritti in prima persona al presente perciò ero portatore di una diffidenza di base piuttosto marcata verso ‘Il seme dell’odio’. Non so perchè ma hanno sempre sferrato un colpo piuttosto definitivo alla mia sospensione di incredulità: faccio fatica a calarmi nel romanzo quando chi racconta la storia mi parla come se fossimo al bar. Sensazione che si è molto acuita, complice una stile che non condivido per niente, procedendo nella lettura.
    Andiamo con ordine. La storia, di per sé, non è originalissima: quella che sembra essere un’inspiegabile epidemia trasforma alcune persone in ‘hater’, odiatori, e oltre a potenziarne aggressività e riflessi, li spinge a uccidere i non trasformati con una furia al limite dell’umano (il confronto con il riuscito ‘28 giorni dopo’ è inevitabile, anche per ambientazione inglese). La narrazione perciò si divide in un primo blocco nel quale il protagonista, insieme alla sua famiglia e alla classica e abusata reticenza del governo, si trova ad affrontare la crescente intensità dell’epidemia. Il secondo e più breve blocco è più dinamico e denso di azione.
    Da un certo punto di vista è proprio in questa seconda parte che si concentrano i pregi (e i difetti) del romanzo. L’autore infatti pare dimenticarsi di alcuni assiomi a cui ci aveva abituato nei primi capitoli e gli ‘hater’ dimostrano un’insolita capacità logica. La cosa, in sé, racchiude idee interessanti ma appare un salto concettuale un po’ troppo rapido e robusto rispetto a come ci era stato descritto tutto nelle pagine precedenti.
    Il fatto che il libro sia il primo di una trilogia, da un certo punto di vista, tranquillizza un po’ rispetto all’evoluzione di ciò che Moody ha iniziato a tratteggiare nel finale del romanzo ma il fatto che abbia cambiato le carte in tavola in corso d’opera, mette a rischio la coerenza del tutto.
    Una cosa che invece ho trovato poco digeribile dall’inizio alla fine è lo stile: l’eccessiva volgarità e il modo molto yankee e americano di esprimersi di tutti i personaggi trasforma ogni dialogo e ogni riflessione in uno stereotipo poco convincente. Nessuno parla o pensa in quel modo se non in una versione hard boiled di seconda mano.
    Insomma, prima di consigliarvelo aspetto di leggere come Moody chiuderà l’arco narrativo e come si distaccherà da quello che poteva sembrare un ’semplice’ survival horror a base di zombie intelligenti.
    Nota interessante a margine: pare che Guillermo Del Toro abbia opzionato il romanzo per farne un film. La stima che ho per Del Toro fa sì che il progetto risulti molto molto atteso.

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    maico.morellini said on Apr 10, 2012 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    È dei nostri?

    “È dei nostri?”: questa la domanda che una persona mi ha fatto un giorno, chiedendomi del nuovo inquilino. Restai perplesso, non capivo cosa intendeva dire. Di che “nostri” parlava costei? Davanti alla mia espressione basita specificò, come se fosse ...(continue)

    “È dei nostri?”: questa la domanda che una persona mi ha fatto un giorno, chiedendomi del nuovo inquilino. Restai perplesso, non capivo cosa intendeva dire. Di che “nostri” parlava costei? Davanti alla mia espressione basita specificò, come se fosse ovvio: “Italiano o straniero?”. Non me l’aspettavo. Col tempo la stessa domanda mi venne ripetuta in altre situazioni, e mi sono abituato. “È dei nostri”, lo dice in questo romanzo anche uno dei personaggi, indicando il protagonista.
    L’odio è generato dalla paura. Evidenza banalissima che faremmo bene a ricordare più spesso. Fa bene l’autore a sottolinearlo, perché certe verità sono spesso così enormi che smettiamo di vederle. Nel romanzo di Moody, il “virus dell’odio” scatta con l’elementare sequenza paura-aggressione. Come nella vita reale: e qui è la mostruosità.
    Il romanzo è scritto bene, anche se a volte ripetitivo e prolisso nella prima parte, dove i personaggi (non tutti credibili) dimostrano un’incapacità di capire gli avvenimenti che sconcerta - se ciò è voluto, suona male. Non mi piace poi che si usi il solito vecchio trito sotterfugio di coinvolgere una famiglia media con pargoli per indurre la pietistica identificazione emotiva nel lettore. Ma tutto sommato non è grave.
    Noto che la televisione è l’unico media citato: giornali, radio, persino internet (!) non esistono nel mondo in cui è ambientato un romanzo del 2006: potrebbe essere stato scritto negli anni Cinquanta. Strano.
    Malgrado la scelta della narrazione in soggettiva, nel finale gli eventi altamente drammatici sono raccontati con un distacco eccessivo. Infine, che il genere non sia perfettamente centrato nella tradizione della fs è un peccato decisamente veniale.

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    Italo Bonera said on Mar 26, 2012 | Add your feedback

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