Odissea

Di

Editore: Garzanti Libri

4.5
(3783)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 350 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Catalano , Tedesco , Francese , Galego

Isbn-10: 8811360544 | Isbn-13: 9788811360544 | Data di pubblicazione:  | Edizione 22

Traduttore: Giuseppe Tonna

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Copertina rigida , Cofanetto , Copertina morbida e spillati , CD audio , Copertina rinforzata scuole e biblioteche , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Viaggi

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Descrizione del libro
Opera tra le più celebri e più lette di ogni tempo, l'"Odissea" è il poemadell'avventura guidata dalla saggezza. Rispetto all'"Iliade", poemadell'eroismo guerriero, ci sono nell'"Odissea" un chiaroscuro psicologico piùdeciso e un ventaglio di sentimenti più ricco di sfumature. Tragedia, lirica,commedia, speculazione, narrativa, oratoria, tutte le forme d'arte vi sonopresenti e concorrono alla rappresentazione completa del mondo.
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  • 5

    Un mondo dove i peggiori vizi dell'uomo ancora non hanno preso il sopravvento, dove gli uomini se miserevoli per animo devono temere gli dei. Peccato per quel tocco di maschilismo che ogni tanto trasp ...continua

    Un mondo dove i peggiori vizi dell'uomo ancora non hanno preso il sopravvento, dove gli uomini se miserevoli per animo devono temere gli dei. Peccato per quel tocco di maschilismo che ogni tanto traspare.

    ha scritto il 

  • 2

    Sarò impopolare

    ...ma a me non è piaciuto. Indubbio il valore intrinseco dell'opera e la sua importanza per il mondo della letteratura, ci mancherebbe.
    Però, dall'idea che mi ero fatta conoscendone lo sviluppo a gran ...continua

    ...ma a me non è piaciuto. Indubbio il valore intrinseco dell'opera e la sua importanza per il mondo della letteratura, ci mancherebbe.
    Però, dall'idea che mi ero fatta conoscendone lo sviluppo a grandi linee, qualcosa non mi ha convinto.

    ha scritto il 

  • 4

    Maledetti Proci!

    I Proci sono gli abusivi che occupano case indebitamente e Odisseo è il proprietario che fra mille avventure burocratiche (l'Odissea appunto) riesce a scacciarli! Questa edizione in prosa racconta la ...continua

    I Proci sono gli abusivi che occupano case indebitamente e Odisseo è il proprietario che fra mille avventure burocratiche (l'Odissea appunto) riesce a scacciarli! Questa edizione in prosa racconta la storia in maniera asciutta mentre sono le vicende, i nomi ed i luoghi a rendere il tutto cosi epico. I personaggi di Alcinoo ed Eurimaco sono fantastici: sempre pronti a sbeffeggiare e ad atteggiarsi da arrogantissimi. Diamo atto ai lotofagi di aver capito tutto della vita! Che storia ragazzi... peccato per l'ultimo libro (capitolo) che è piuttosto trash

    ha scritto il 

  • 5

    La mossa del cavallo.

    Questa storia ce l'ho nel sangue. È qualcosa che trascende la lettura del libro scritto, del resto l'Odissea mi è stata somministrata fin dalla prima infanzia in tante forme diverse, da non sapere nea ...continua

    Questa storia ce l'ho nel sangue. È qualcosa che trascende la lettura del libro scritto, del resto l'Odissea mi è stata somministrata fin dalla prima infanzia in tante forme diverse, da non sapere neanche più quando l'ho sentita per la prima volta. Ho finito per immedesimarmi con Ulisse: non so bene da quando, ma per me l'eroe è colui che vince contro ogni pronostico grazie all'astuzia, non il predestinato che prevale per manifesta superiorità. L'eroe è chi si presenta vestito di cenci, all'apparenza debole, chi subisce paziente ogni insulto aspettando il momento buono per riscattarsi.

    L'Odissea è in me, eppure non l'avevo mai letta per intero. Assurdo, vero?

    La verità è che ho sempre ritenuto le traduzioni inferiori alla storia. Credevo che fosse impossibile superare la barriera linguistica, che trasformare un'opera fatta per la declamazione in pubblico, in qualcosa di forzosamente aulico e artificioso, fosse inevitabile.

    Be', a Mariagrazia Ciani* riesce un miracolo. Per compiere l'impresa, la Ciani attua la mossa del cavallo: fa un passo che la allontana dall'obbiettivo, ma solo apparentemente: rinuncia ai versi. L'esito è naturale, elegante, indubbiamente greco.
    *La Ciani è la persona che ha curato la traduzione dell'Iliade su cui è basato il libro di Baricco. Solo che quest'ultimo suona bariccoso, mentre il testo della Ciani conserva la struttura della frase e il vocabolario. Lo tiene in piedi un equilibrio veramente sottile: si legge con naturalezza e trasuda grecità.

    Mi ha sorpeso la dinamica del racconto. Si parte con Telemaco e Penelope: la situazione della casa invasa dai pretendenti. Telemaco parte per cercare aiuto. Nel frattempo Odisseo è da Calipso, riesce a lasciare l'isola della ninfa e sbarca dai feaci, che gli chiedono di raccontare quello che ha passato: e qui parte il flashback in prima persona. Mi ha sopreso trovare questo stratagemma: è qualcosa che usano gli scrittori contemporanei, eppure è nell'Odissea. L'avevo studiato, me n'ero scordato.
    Finisce il racconto di Odisseo, la narrazione torna in terza persona. Odisseo torna ad Itaca, contemporaneamente a Telemaco. Strage, al ralenty, fine.

    Sono estasiato. Molti punti mi hanno sorpreso per la potenza essenziale. Uno di questi: Penelope va a prendere l'arco. Lo prende in mano e piange. Poi si ricompone, e lo porta nell'atrio. È raccontanto talmente bene, e in modo così essenziale e spontaneo, che davvero, mi chiedo cos'altro si debba chiedere alla letteratura.

    ha scritto il 

  • 5

    Altro pilastro della cultura occidentale letto con deplorevole ritardo con l'aggravante di aver pure frequentato il liceo dove dovrebbe essere scontato farlo;ma qui si aprirebbe una parentesi troppo g ...continua

    Altro pilastro della cultura occidentale letto con deplorevole ritardo con l'aggravante di aver pure frequentato il liceo dove dovrebbe essere scontato farlo;ma qui si aprirebbe una parentesi troppo grande sullo stato già comatoso trent'anni fa della scuola e sul non aver trovato nessun professore capace di accendere la scintilla.
    E pensare che con un'opera simile basterebbe poco,anche con alunni refrattari come potevo essere io.
    Del resto è una storia fondamentalmente di avventura,di viaggio,con episodi memorabili,avvincenti (non ve li sto a ripetere che tanto li conoscete: i Ciclopi,le Sirene,ecc.).Come può non interessare una mente avida di fantasia tutto l'aspetto del mostruoso,le scene quasi orrorifiche?Non è la stessa situazione che i ragazzi cercano nei film horror (fate le dovute proporzioni)?
    E oltre a questo che è l'aspetto più di impatto c'è tutta la questione più profonda sull'etica del tempo che si tramanda fino ai nostri giorni:la lealtà all'amicizia,la fedeltà,il ricordo delle radici.Immenso.

    ha scritto il 

  • 5

    La definirei una meravigliosa esperienza, alla scoperta di quelle che sono le radici della cultura occidentale. Considero in questi termini la mia lettura dell’Odissea, perché ciò che mi ha spinto a r ...continua

    La definirei una meravigliosa esperienza, alla scoperta di quelle che sono le radici della cultura occidentale. Considero in questi termini la mia lettura dell’Odissea, perché ciò che mi ha spinto a riprendere questo classico per eccellenza, è stato proprio lo stimolo teso ad una riflessione più profonda rispetto a quella derivante dalla conoscenza scolastica, o più propriamente associata a varie rappresentazioni, citazioni ed adattamenti.
    Così, il poema omerico si pone ai miei occhi come la storia universale dell’uomo con i suoi limiti naturali e la propria dignità morale, portando la mia attenzione a focalizzarsi sul complesso rapporto tra il genere umano e gli dei immortali che abitano l’Olimpo.
    Nell’immaginario del cieco sognatore, il ritorno ad Itaca rappresenta per Odisseo la realizzazione di un senso di equilibrio e di pace interiore che si compie attraverso il ricongiungimento con la famiglia ed il suo popolo, ma Itaca è anche l’idilliaco amore senza fine della fedele Penelope, la salvezza da quel “funesto destino di morte” che terrorizza chiunque sia nato mortale. Se per un credente il mistero della morte può significare l’inizio di una nuova vita, per un non credente la fine di tutto ed il piombare in un nulla dove non esistono nè piacere nè dolore, ciò che contraddistingue la cultura greca nell’universo omerico, è la visione della morte come esperienza di dolore eterno. Il cessare della vita sembra essere una conseguenza dell’imperfezione umana, la morte prematura una punizione divina per aver commesso atti ingiusti.
    Odisseo conoscerà i segreti della morte durante la visita al regno dell’Ade, dove le ombre di celebri trapassati gli manifesteranno la loro agonia ed un forte, nostalgico, attaccamento alla vita. L’isola della morte non sarà mai approdo per le divinità beate, perfette nella loro bellezza ed immortalità, costoro hanno il potere di influire sul destino degli uomini onorandoli con azioni benigne e compassionevoli o disprezzandoli con tremende punizioni, al fine di ottenere la giusta riverenza.
    Il pianto non risparmia mai gli eroi greci ed i re venerabili, è una manifestazione sensibile della coscienza che hanno del loro dolore, gesto a cui si abbandonano senza alcuna vergogna. Le lacrime non sono segno di debolezza, ma nobile protesta. Odisseo si commuove ascoltando il racconto delle sue sventure cantato dai Feaci di re Alcinoo e della bella Nausicaa, popolo virtuoso che incarna, più di tutti, il concetto greco di ospitalità e solidarietà. Rispettati dagli dei, avversati da Poseidone che condanna la loro capacità di dominare il mare.
    Ma attraverso i viaggi dell’eroe ricco d’ingegno, simile a un dio per forza ed intelligenza, è possibile assistere anche alla celebrazione della bellezza femminile incarnata dalle ninfe, sensuali divinità che abitano boschi e luoghi incontaminati, dotate d’eterna giovinezza e propense all’amore libero. L’amore di Calipso dai bei capelli e della dea Circe, poi quello per il canto delle sirene, che fa dimenticare l’esistenza di ogni altro bisogno, sono esempi che simboleggiano la potenza di Eros.
    Ne “La nascita della tragedia”, Friedrich Nietzsche definì l’arte greca una reazione creativa scaturita dal loro pessimismo e lo stesso Omero fu sempre additato tra i primi fautori di quello “spirito apollineo”, onirico, tanto osteggiato dalla filosofia superomistica e dionisiaca.
    Il mito dell’Odissea, legato indissolubilmente al mistero della questione omerica, resta, appunto, “espressione sognante” di desideri, dolori, aspirazioni e valori universali che sono alla base della cultura umanistica. Una parabola letteraria in cui l’uomo si pone tra la speranza divina riposta nella dea Atena dagli occhi lucenti, ed il disprezzo del bruto Polifemo, incurante di qualunque regola e timore etico, sconfitto dalla ragione.

    ha scritto il 

  • 4

    Il secondo grande poema epico, tramandatoci dai nostri antenati, dai padri della cultura occidentale, i greci.
    Durante la lettura mi sono spesso posto il problema della "questione omerica". E' sicuram ...continua

    Il secondo grande poema epico, tramandatoci dai nostri antenati, dai padri della cultura occidentale, i greci.
    Durante la lettura mi sono spesso posto il problema della "questione omerica". E' sicuramente difficile farsi un'idea dalla traduzione... però l'impressione che ne ho ricavato è che Iliade e Odissea siano opera di mani diverse, ma simili.
    Ma non è molto importante ai fini della lettura di piacere, che è stata la mia.
    E di piacere ce n'è stato assai! Sia la storia della guerra di Troia, che la storia di Odisseo si leggono con la medesima facilità delle fiabe.
    Molto interessante, inoltre, l'importanza che viene data alla figura dell'ospite, del naufrago, del mendicante. Credo sia un tema molto attuale e commuove vedere come, per gli antichi(ssimi) greci, gente di mare, gli sfortunati in balia della sorte e dei flutti dovessero essere assolutamente aiutati. Sia i ricchi che i poveri ritenevano vergognoso non aiutare una persona in difficoltà. E i proci sono stati eliminati da Odisseo (e poco compianti dagli altri personaggi) anche per questo, per la loro mancanza di "cuore" nei confronti di chi si trovava in tale condizione.
    Questo, tutt'oggi, dovrebbe insegnarci molto.

    Finisco col dire che ho gradito di più l'Iliade, rispetto all'Odissea, perché l'ho trovata più epica e spontanea. L'Odissea un pochino-ino-ino meno.

    ha scritto il 

  • 5

    L’Odissea è tutta intessuta di menzogne come quella tela che Penelope tesse di giorno e disfa di notte.
    Ulisse racconta di continuo “menzogne simili al vero”, persino al padre, alla moglie, al porcaro ...continua

    L’Odissea è tutta intessuta di menzogne come quella tela che Penelope tesse di giorno e disfa di notte.
    Ulisse racconta di continuo “menzogne simili al vero”, persino al padre, alla moglie, al porcaro Eumeo racconta a volte di essere cretese, a volte di venire da Alibante e s’inventa false peripezie. E allora il lettore potrebbe immaginare che anche le fantastiche avventure narrate alla corte di Alcinoo, re dei Feaci (Ciclopi, sirene, streghe, mandrie divine e discese agli inferi) possano essere invenzioni. E infatti lo stesso Omero pare prenderne le distanze facendole narrare in prima persona da Ulisse, in una notte di veglia, di libagioni e di parole.
    Se la storia narrata è vera, Ulisse provoca la propria rovina quando, in un momento di estrema spacconaggine, per un’unica volta dice la completa verità. E’ a malapena riuscito a fuggire dalla grotta di Polifemo, accecandolo dopo avergli detto di chiamarsi Nessuno (vi ricordate, vero?), ha raggiunto la nave e ha preso il largo e sente il bisogno di urlare al gigante ferito: “Ciclope, se qualcuno ti domanda, tra gli uomini mortali, di questo sconcio accecamento dell’occhio, dirai che ti accecò Odisseo, il distruttore di città: sì, il figlio di Laerte, che ha in Itaca le sue case.” Gli fornisce nome, patronimico e indirizzo per dar modo a Poseidone, padre del ciclope, di vendicarsi sulla persona giusta dell’accecamento del figlio.
    Del resto curiosità e spacconaggine sono i principale difetti di questo ultimo degli eroi mitici, “celebrato per ogni sorta di inganni”.
    Tra i momenti di altissima poesia dell’Odissea cito solamente la discesa agli Inferi, dove inconta la madre morta (“Tre volte mi slanciai, il cuore mi imponeva di abbracciarla: e tre volte mi volò via dalle mani, simile a ombra o a un sogno”) e Achille (“Non volermi consolare della morte, glorioso Odisseo. Preferirei da vivo e sulla terra essere servo di un altro, stare presso un uomo povero e che non avesse molti mezzi, piuttosto che dominare su tutti i defunti.”

    ha scritto il 

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