Odissea

Di

Editore: Garzanti (I grandi libri)

4.5
(3711)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 349 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Catalano , Tedesco , Francese , Galego

Isbn-10: 8811580544 | Isbn-13: 9788811580546 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Giuseppe Tonna ; Curatore: Fausto Codino

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Copertina rigida , Cofanetto , Copertina morbida e spillati , CD audio , Copertina rinforzata scuole e biblioteche , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Viaggi

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Descrizione del libro
Isbn presente dalla X edizione del 1988
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  • 4

    Il secondo grande poema epico, tramandatoci dai nostri antenati, dai padri della cultura occidentale, i greci.
    Durante la lettura mi sono spesso posto il problema della "questione omerica". E' sicuram ...continua

    Il secondo grande poema epico, tramandatoci dai nostri antenati, dai padri della cultura occidentale, i greci.
    Durante la lettura mi sono spesso posto il problema della "questione omerica". E' sicuramente difficile farsi un'idea dalla traduzione... però l'impressione che ne ho ricavato è che Iliade e Odissea siano opera di mani diverse, ma simili.
    Ma non è molto importante ai fini della lettura di piacere, che è stata la mia.
    E di piacere ce n'è stato assai! Sia la storia della guerra di Troia, che la storia di Odisseo si leggono con la medesima facilità delle fiabe.
    Molto interessante, inoltre, l'importanza che viene data alla figura dell'ospite, del naufrago, del mendicante. Credo sia un tema molto attuale e commuove vedere come, per gli antichi(ssimi) greci, gente di mare, gli sfortunati in balia della sorte e dei flutti dovessero essere assolutamente aiutati. Sia i ricchi che i poveri ritenevano vergognoso non aiutare una persona in difficoltà. E i proci sono stati eliminati da Odisseo (e poco compianti dagli altri personaggi) anche per questo, per la loro mancanza di "cuore" nei confronti di chi si trovava in tale condizione.
    Questo, tutt'oggi, dovrebbe insegnarci molto.

    Finisco col dire che ho gradito di più l'Iliade, rispetto all'Odissea, perché l'ho trovata più epica e spontanea. L'Odissea un pochino-ino-ino meno.

    ha scritto il 

  • 5

    L’Odissea è tutta intessuta di menzogne come quella tela che Penelope tesse di giorno e disfa di notte.
    Ulisse racconta di continuo “menzogne simili al vero”, persino al padre, alla moglie, al porcaro ...continua

    L’Odissea è tutta intessuta di menzogne come quella tela che Penelope tesse di giorno e disfa di notte.
    Ulisse racconta di continuo “menzogne simili al vero”, persino al padre, alla moglie, al porcaro Eumeo racconta a volte di essere cretese, a volte di venire da Alibante e s’inventa false peripezie. E allora il lettore potrebbe immaginare che anche le fantastiche avventure narrate alla corte di Alcinoo, re dei Feaci (Ciclopi, sirene, streghe, mandrie divine e discese agli inferi) possano essere invenzioni. E infatti lo stesso Omero pare prenderne le distanze facendole narrare in prima persona da Ulisse, in una notte di veglia, di libagioni e di parole.
    Se la storia narrata è vera, Ulisse provoca la propria rovina quando, in un momento di estrema spacconaggine, per un’unica volta dice la completa verità. E’ a malapena riuscito a fuggire dalla grotta di Polifemo, accecandolo dopo avergli detto di chiamarsi Nessuno (vi ricordate, vero?), ha raggiunto la nave e ha preso il largo e sente il bisogno di urlare al gigante ferito: “Ciclope, se qualcuno ti domanda, tra gli uomini mortali, di questo sconcio accecamento dell’occhio, dirai che ti accecò Odisseo, il distruttore di città: sì, il figlio di Laerte, che ha in Itaca le sue case.” Gli fornisce nome, patronimico e indirizzo per dar modo a Poseidone, padre del ciclope, di vendicarsi sulla persona giusta dell’accecamento del figlio.
    Del resto curiosità e spacconaggine sono i principale difetti di questo ultimo degli eroi mitici, “celebrato per ogni sorta di inganni”.
    Tra i momenti di altissima poesia dell’Odissea cito solamente la discesa agli Inferi, dove inconta la madre morta (“Tre volte mi slanciai, il cuore mi imponeva di abbracciarla: e tre volte mi volò via dalle mani, simile a ombra o a un sogno”) e Achille (“Non volermi consolare della morte, glorioso Odisseo. Preferirei da vivo e sulla terra essere servo di un altro, stare presso un uomo povero e che non avesse molti mezzi, piuttosto che dominare su tutti i defunti.”

    ha scritto il 

  • 5

    Rilettura sorprendente

    Un libro che ho gustato e centellinato per qualche settimana. Rileggerla dopo i tempi della scuola mi ha fatto bene. All'inizio ero scettico, era uno di quei libri che guardi con timore reverenziale, ...continua

    Un libro che ho gustato e centellinato per qualche settimana. Rileggerla dopo i tempi della scuola mi ha fatto bene. All'inizio ero scettico, era uno di quei libri che guardi con timore reverenziale, causa la traduzione odiosa di Pindemonte, che ai tempi delle medie non riuscivo proprio a capire, forse oggi la capirei maggiormente e forse mi piacerebbe anche. Per fortuna però questa è tradotta da Privitera, una prosa epica e poetica molto scorrevole. Un libro che consiglio a tutti.

    ha scritto il 

  • 3

    Ulisse non è il mio eroe.
    La traduzione è molto bella, perché mantiene il tono epico in una prosa scorrevole; anche il commento finale mi è piaciuto.
    Per questo la consiglio sicuramente a chi vuole (r ...continua

    Ulisse non è il mio eroe.
    La traduzione è molto bella, perché mantiene il tono epico in una prosa scorrevole; anche il commento finale mi è piaciuto.
    Per questo la consiglio sicuramente a chi vuole (ri)avvicinarsi a questo fondamento della nostra cultura.

    ha scritto il 

  • 4

    Resto sempre stupito dall'attualità di certi libri antichi. Ho letto l'Odissea senza commenti nè note, da puro lettore e non da esegeta, e mi sono trovato davanti a un uomo inspiegabilmente moderno, c ...continua

    Resto sempre stupito dall'attualità di certi libri antichi. Ho letto l'Odissea senza commenti nè note, da puro lettore e non da esegeta, e mi sono trovato davanti a un uomo inspiegabilmente moderno, che fa affidamento sulle sue forze, soprattutto psicologiche e intellettuali, per superare i momenti duri dell'esistenza. Odisseo è attualissimo, quasi un mio contemporaneo, che lotta quando deve e svicola quando può, che cerca i suoi affetti persi nel mare dell'esistenza con una tenacia indomabile, ma che talvolta cede alla stanchezza di una vita da viaggiatore. Un libro bello e appassionante nonostante le pesantezze del linguaggio antico. Mi rendo conto, è una scemata, ma mi verrebbe da dire "un mito"!

    ha scritto il 

  • 0

    È un capolavoro, ora lo posso dire con cognizione di causa. Mi è piaciuto per l'inventiva, per il "realismo magico" ante litteram, per le belle similitudini in cui non di rado ci s'imbatte, per la psi ...continua

    È un capolavoro, ora lo posso dire con cognizione di causa. Mi è piaciuto per l'inventiva, per il "realismo magico" ante litteram, per le belle similitudini in cui non di rado ci s'imbatte, per la psicologia dei personaggi (pur permanendo fondamentalmente dei tipi, Omero ne rende efficacemente i moti del cuore) e la loro eloquenza, siano essi dèi, re o... porcari (quandoque bonus dormitat Homerus).

    Tematicamente è diviso in due: il nostos e la vendetta. Tutt'e due capaci di appassionarmi, ma il primo, soprattutto, è quello che m'ha spinto alla lettura. Perché come Odisseo soffro di quella detestabile patologia che in inglese si chiama homesickness e che i Brasiliani, forzando l'accezione, definiscono saudade, cioè la nostalgia di casa per antonomasia, quella che fa sentir tristi e a disagio ovunque ci si trovi meno che dove si sono piantate le prime radici, fosse anche un luogo inospitale. Io sto male anche se mi trovo nella stessa città ma in un altro appartamento: veda un po' il pio lettore che razza di iattura sia in tempi di globalizzazione (e in terra di disoccupazione)! Roba d'altre epoche, appunto, come quando i migranti nostrani se n'andavano singhiozzando e non lieti come studentelli in Erasmus! Ma tant'è. Affascina pure che il nostro affronti tutti quei guai, quelle pene, quelle afflizioni, quei patimenti che muovono a sincera compassione, in cui ognuno ritrova il proprio faticoso cammino, materiale o spirituale. Perché nell'Odissea il viaggio è doppio: interiore oltre che esteriore, umano ancor più che marittimo.

    Dentro vi ho trovato molta della letteratura successiva che ho amato. L'orrore di Odisseo nell'antro del ciclope non è forse lo stesso dei protagonisti dei racconti del Poe? Il suo ritorno e la sua vendetta non sono quelli del Conte di Montecristo? E la sua attesa non è quella di Giovanni Drogo de Il deserto dei Tartari? La sua prudenza non è esplicitamente citata a esempio da Gracián? E quando egli, Odisseo, fa strame dei Proci ponendosi oltre la legge giuridica e morale, non anticipa il superuomo nicciano?

    Se decidete di leggerla in prosa affidatevi a Giuseppe Tonna, caro anche a Giorgio Manganelli, e non alla prof.ssa Ciani, che si prende la briga di sopprimere arbitrariamente dei vocaboli e pur ciò facendo non raggiunge una maggiore chiarezza, e più in generale abbassa il tono con delle scelte lessicali volte (credo volutamente) alla semplificazione; ecco, questa edizione lasciatela ai minus habentes, che tanto si affrettano a strombazzarla in giro per internet.

    ha scritto il 

  • 5

    Letto e studiato da giovane, riletto dopo mezzo secolo.. è il libro del genere umano.
    Vi consiglio di leggerlo sempre, ma riscoprirlo da adulti fa un'impressione!
    Tutti siamo Ulisse, ognuno a suo modo ...continua

    Letto e studiato da giovane, riletto dopo mezzo secolo.. è il libro del genere umano.
    Vi consiglio di leggerlo sempre, ma riscoprirlo da adulti fa un'impressione!
    Tutti siamo Ulisse, ognuno a suo modo: si parte per la guerra, a volte ci si perde e prima o poi si torna a casa.
    Non ricordo dove lessi una frase simile: "Non esiste padre che non abbia già commesso tutti gli errori di suo figlio" ...Babbo Omero la sapeva lunga....

    ha scritto il 

  • 5

    Se l'Iliade descrive un mondo dove il modello dell'eroe è il modello di riferimento per la vita piena e in cui, dunque, il destino preferibile è il morire giovani in battaglia, l'Odissea al contrario ...continua

    Se l'Iliade descrive un mondo dove il modello dell'eroe è il modello di riferimento per la vita piena e in cui, dunque, il destino preferibile è il morire giovani in battaglia, l'Odissea al contrario ci presenta il modello di un uomo la cui più grande aspirazione è tornare a casa dalla moglie e dal figlio, un uomo che non risolve mai i suoi problemi con la forza ma sempre con l'ingegno (e quindi, a volte, anche con l'inganno), un uomo che ha sete di conoscenza e che spesso e volentieri paga questa sua sete con grandi sofferenze. Un uomo, dunque, incredibilmente vicino a noi. Come dice giustamente il commento in coda al libro, di fronte a Polifemo Achille non avrebbe potuto fare altro che sguainare la spada e morire gloriosamente insieme a tutti i suoi compagni.

    ha scritto il 

  • 5

    Odissea di Omero

    I classici parlano di noi, è una convinzione che ho sempre nutrito e questo libro ne è la prova. Con l'Odissea siamo davanti ad uno dei capisaldi della letteratura occidentale e qualsiasi recensione s ...continua

    I classici parlano di noi, è una convinzione che ho sempre nutrito e questo libro ne è la prova. Con l'Odissea siamo davanti ad uno dei capisaldi della letteratura occidentale e qualsiasi recensione sarebbe superflua. Basti la poesia di Kavafis, Itaca, per esprimere il senso meno letterale di quello che si ci accinge a leggere tra le pieghe delle avventure di Odisseo.

    Se per Itaca volgi il tuo viaggio,
    fa voti che ti sia lunga la via,
    e colma di vicende e conoscenze.
    Non temere i Lestrígoni e i Ciclopi
    o Posidone incollerito: mai
    troverai tali mostri sulla tua via,
    se resta il pensiero alto, e squisita
    è l’emozione che ti tocca il cuore
    e il corpo. Né Lestrígoni o Ciclopi
    né Posidone asprigno incontrerai,
    se non li rechi dentro, nel tuo cuore,
    se non li drizza il cuore innanzi a te.
    Fa voti che ti sia lunga la via.
    E siano tanti i mattini d’estate
    che ti vedano entrare (e con che gioia
    allegra!) in porti sconosciuti prima.
    Fa scalo negli impori dei Fenici
    per acquistare bella mercanzia,
    madrepore e coralli, ebani e ambre,
    voluttuosi aromi d’ogni sorta,
    quanti piú puoi voluttuosi aromi.
    Rècati in molte città dell’Egitto,
    a imparare imparare dai sapienti.
    Itaca tieni sempre nella mente.
    La tua sorte ti segna quell’approdo.
    Ma non precipitare il tuo viaggio.
    Meglio che duri molti anni, che vecchio
    tu finalmente attracchi all’isoletta,
    ricco di quanto guadagnasti in via,
    senza aspettare che ti dia ricchezze.
    Itaca t’ha donato il bel viaggio.
    Senza di lei non ti mettevi in via.
    Nulla ha da darti piú.
    E se la troverai povera, Itaca non t’ha illuso.
    Reduce così saggio, così esperto,
    avrai capito che vuol dire un’Itaca.

    Credo che ognuno di noi sia portato dal testo stesso a leggervi qualcosa di differente, o meglio, a leggere il testo in maniera differente. Non fatevi spaventare dalla lunghezza, è imprescindibile quest'opera, ne vale veramente la pena!
    Mi raccomando, resistete anche voi alle sirene, attenzione ai lestrigoni, non perdete troppo tempo dietro a quei perdigiorno dei lotofagi, e toglietevi dai piedi chi intorno nutre pretese arroganti :P

    ha scritto il 

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