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Oggi ho salvato il mondo

Canzoni di protesta 1990-2005

Di ,

Editore: Arcana

3.9
(11)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 291 | Formato: Altri

Isbn-10: 8879664093 | Isbn-13: 9788879664097 | Data di pubblicazione: 

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Descrizione del libro
Che fine ha fatto la canzone politica, la protesta in musica? Per alcuniaspetti, oggi viviamo giorni difficili e drammatici proprio come quelli delpassato. La tensione politica nei testi musicali ha lentamente attraversato igeneri, cambiando pelle, reinventandosi, partendo dal folk-rock e dal pop, perarrivare al rap e all'hip hop. La canzone di protesta esiste ancora, ma ècambiata: ha trovato nuovi protagonisti e scelto nuove parole, nuovi ritmi.Questo volume raccoglie per la prima volta i testi tradotti e commentati diartisti italiani e internazionali assieme alle loro preziose testimonianze, iricordi e soprattutto le analisi delle loro canzoni più rappresentative.
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  • 3

    Effettivamente il titolo del libro è un po’ troppo pretenzioso. Addirittura salvare il mondo, questa palla di fango che ospita abitanti che non ci pensano minimamente a salvaguardare il posto in cui vivono. Canzoni di protesta è il sottotitolo, e unito all’immagine di copertina, dello street arti ...continua

    Effettivamente il titolo del libro è un po’ troppo pretenzioso. Addirittura salvare il mondo, questa palla di fango che ospita abitanti che non ci pensano minimamente a salvaguardare il posto in cui vivono. Canzoni di protesta è il sottotitolo, e unito all’immagine di copertina, dello street artist Banksy (maestro della “guerrilla art” che con i suoi stencil allieta, con sarcasmo e ironia, le strade inglesi di Bristol e Londra) mi ha incuriosito moltissimo, tanto da acquistarlo (naturalmente usato a metà prezzo). Si tratta di una manciata di canzoni tradotte e commentate dai due autori, ed il libro è sostanzialmente articolato in due parti, prima e dopo l’11 settembre 2001. Infatti questa data è un vero e proprio “spartiacque” storico, forse più della “caduta del muro di Berlino” o della fine della seconda guerra mondiale. Nelle canzoni citate e commentate prima dell’11 settembre, “si protesta” su vari argomenti, c’è l’ambigua “One” degli U2 (riferita alla divisione dell’Irlanda, o a quella di Berlino?), c’è “Clandestino” di Manu Chao, “Zombie” dei Cramberries, “Guerrilla Radio” degli, impegnatissimi, Rage Against The Machine, “B.O.B., bombs over Baghdad” degli Outkast. Insomma, si mette in musica quello che erano i drammi mondiali, guerre e disperazioni varie. Poi la musica cambia (gioco di parole), e tutti si concentrano su quello che è l’11 settembre e su quello che avverrà dopo. E qui, forse, diventa monotematico, perché non è altro che l’accusa ai potenti del mondo del tempo (Bush Jr, aiutato dai colleghi europei) e la “solfa” è sempre questa (dai Public Enemy ai Rolling Stones, da Tom Waits ai Green Day, da George Michael ai R.E.M.). La cosa interessante (e alquanto curiosa) è come i grandi nomi citati abbiano dovuto fare del grande “equilibrismo dialettico” per evitare di essere cassati. E già, la censura statunitense, in caso di guerra è ferocissima, basti pensare che tutti gli album dei RATM vennero considerati non radiofonici, facendo cadere un telo nero di silenzio proprio su chi urlava “Guerrilla Radio”. L’ultima sezione, minuscola, è dedicata alla musica di protesta italiana. Beh, qua si poteva fare molto meglio. Passo e chiudo.

    ha scritto il 

  • 4

    WM1 su Oggi ho salvato il mondo

    Persino Giovanna Marini, che certo di "canzoni di protesta" se ne intende, confessa di non ascoltare mai le parole: "E' una cosa che mi accade sempre: le parole non le sento, dopo molto incomincio a ripensarle, e solo in quell'istante escono dalla loro dimensione sonora per acquisire finalmente u ...continua

    Persino Giovanna Marini, che certo di "canzoni di protesta" se ne intende, confessa di non ascoltare mai le parole: "E' una cosa che mi accade sempre: le parole non le sento, dopo molto incomincio a ripensarle, e solo in quell'istante escono dalla loro dimensione sonora per acquisire finalmente un significato preciso e non esclusivamente fonetico." Le migliori canzoni di protesta in ambito "rock" e "pop" (nelle accezioni più vaste possibili, campi semantici che nessuno è mai riuscito a delimitare) rimangono politiche anche prescindendo dal testo. Noi italiani lo capiamo benissimo coi testi in inglese: di solito, nemmeno chi capisce e parla quella lingua ex-germanica ascolta subito il testo. Arrivano prima l'armonia, la melodia, la timbrica, l'atmosfera del pezzo, la grana della voce, l'attitudine di chi suona, canta, si presenta sul palco o sullo schermo. Il testo è puro suono, di primo acchito: fa parte di un fumigante calderone da sabba. E questo capita anche coi testi in italiano. Non sapremmo spiegare come, ma spesso capiamo che un pezzo è "di protesta" ben prima di ascoltarne e capirne le parole. E' una questione del mezzo che è già il messaggio, e del contesto che è il vero testo. [La recensione continua qui: http://www.carmillaonline.com/archives/2006/05/001769.html ]

    ha scritto il