Ogni cosa è illuminata

I grandi romanzi del Duemila, 1

Di

Editore: Biblioteca di Repubblica

4.0
(6031)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 364 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Spagnolo , Francese , Tedesco , Svedese , Olandese , Catalano , Russo

Isbn-10: A000031372 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Viaggi

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Descrizione del libro
Jonathan, un giovane studente ebreo, parte dagli Stati Uniti per l'Ucraina alla ricerca di Augustine, la donna che (forse) ha salvato suo nonno Safran dai nazisti. Unico indizio una vecchia fotografia. Compagni di viaggio sono due Alexander Perchov della locale agenzia "Viaggi Tradizione", nipote e nonno - affetto da una cecità psicosomatica ma sempre al volante della loro auto - con la loro cagnetta pestilenziale chiamata Sammy Davis Junior Junior, in omaggio al cantante preferito del nonno, e designata per l'occasione guida per ciechi. Nel racconto, vicende tragiche e farsesche si alternano risalendo lungo un filo della memoria bizzarro e assieme doloroso. Sulle tracce di Trachimbrod, città fantasma dove viveva Safran, tra presente e passato, fantasia e realtà, nuovi e vecchi legami si confondono:l'usuraio infamato Yankel D che ha adottato Brod, antica antenata di Jonathan, l'amicizia di due ragazzi dei nostri giorni, antichi amanti e famiglie disperse. Un modo tutto nuovo di rileggere il passato per illuminare il nostro presente.
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  • 3

    L’esordio letterario del giovane autore americano di origine ebrea è stato un successo letterario che ha avuto notevole seguito anche nella riduzione cinematografica ma che , ancora oggi, a distanza d ...continua

    L’esordio letterario del giovane autore americano di origine ebrea è stato un successo letterario che ha avuto notevole seguito anche nella riduzione cinematografica ma che , ancora oggi, a distanza di anni divide i lettori. Vi è chi lo acclama come un genio letterario e chi invece abbandona le sue opere fin dai primi capitoli. Ho faticosamente letto il romanzo e sono stata più volte tentata di non concluderlo, eppure un filo tenue, caparbio, allo stesso tempo magnetico mi ha riportato a quelle pagine nelle quali ho potuto apprezzare uno sperimentalismo narrativo che probabilmente è anche il suo pregio maggiore, ai miei occhi. La lettura è ardua fin dalle prime battute perché occorre destreggiarsi fra diversi piani temporali e fra due voci narranti, una delle quali si esprime in un inglese improbabile, essendo appartenente ad un ucraino ( sforzo linguistico tradotto magistralmente a rendere comprensibile il disavanzo tra le due lingue anche a noi italiani). Ad esse si aggiunge uno scambio epistolare fra i due narratori , il quale ha per oggetto, in piena situazione meta- letteraria , il romanzo che stiamo fruendo. A complicare il tutto appunto i due piani temporali, il primo avente per oggetto la ricostruzione storico- favolosa dell’origine dello shtetl ucraino di Trachimbrod e della sua distruzione totale per mano nazista, il secondo teso invece a narrare l’arrivo di Jonathan, l’autore del nostro libro, in Ucraina a cercare, con l’aiuto di Alex e del suo nonno, le tracce della donna che salvò il suo di nonno dall’eccidio che rase al suolo quello sperduto villaggio al quale abbiamo già accennato. Confusi? Abbiate pietà, di più non so. L’ intera trama è forse riassumibile in tal modo : favoloso viaggio in Ucraina alla ricerca della propria identità famigliare ad opera dell’autore medesimo coadiuvato dall’ amico Alex e supportata dalle rivelazioni finali del nonno di costui. Ad ogni modo il quadro di insieme lo avrete solo a lettura ultimata e questa è l’ovvia ragione per cui consiglio di non desistere, altrimenti non ci potrebbe esprimere proprio, né a vantaggio né a svantaggio dell’opera. Tutto sommato la salvo, pur non rientrando nei miei canoni: troppo moderno, troppo innovativo, troppo imprevedibile. La salvo perché mi ha consegnato in maniera originale la memoria di uno shtetl fra i tanti, più di 1200 morti in una sola notte, perché me l’ha consegnata alternando i registri linguistici in un innovativo impianto narrativo, perché a tratti ha spruzzato di magia un’orrida realtà, perché infine si avvale di quadri narrativi che rimangono, per efficacia creativa, impressi nella mente.
    Un carro si inabissa nel fiume Brod, una bimba si salva delle acque, dei genitori nessuna traccia, una festa celebra la ricorrenza dell’evento ogni anno …
    Un giovane arriva in Ucraina e si imbatte in due improbabili accompagnatori, anzi tre: un giovane, il nonno , il cane puzzone …
    Il giovane ucraino, Alex, ha velleità letterarie ma tanto inglese da masticare …
    Trachimbrod è sparito dalla faccia della terra, eppure una donna ci vive e consegna ai nostri la sua e tante altre storie, faticosamente recuperate e gelosamente custodite in una scatola …
    Provateci!

    ha scritto il 

  • 2

    Acerbo e poco digeribile

    Alcuni contemporanei sembrano godere nel contorcere, corrompere, ingarbugliare il filo logico della narrazione.
    Per quale motivo facciano ciò, resta uno dei miei dubbi perpetui.
    Se penso che potrebber ...continua

    Alcuni contemporanei sembrano godere nel contorcere, corrompere, ingarbugliare il filo logico della narrazione.
    Per quale motivo facciano ciò, resta uno dei miei dubbi perpetui.
    Se penso che potrebbero diventare i Classici del domani, ecco mi viene il sospetto che gli Edmond Dantes e i Jean Valjean, i Tom Sawyer e gli Jacopo Ortis dell'altro ieri siano destinati a godere, ancora per molto tempo, di un ottimo stato di salute.
    Se così non fosse, vorrebbe dire che abbiamo perso il senso espositivo del racconto, il tutto a favore del bizzarro e dell'insolito, nonché a danno del buon gusto.
    La qual cosa andrebbe anche bene in presenza di autori geniali e unici, ma questo non è proprio il caso.
    Il tema, non proprio originale, diventa interessante nello sviluppo generale, per mezzo dell'uso degli intrecci, dei prima e del dopo, dei flashback.
    Credo che Foer sia, attualmente, uno dei big internazionali.
    Al tempo di questa sua opera era evidentemente ancora in cerca di qualcosa che lo illuminasse.
    Pagine commoventi ed intense se ne hanno e si fanno leggere volentieri, ma troppo poco per un classico o preteso tale.
    Sufficienza, ma non più in là di così.

    ha scritto il 

  • 4

    Libro, paradossalmente, crudo e leggero allo stesso tempo. Il fascino della scrittura di Foer si dipana attraverso i diversi piani narrativi, arricchiti da un uso sapiente e molto efficace della meta- ...continua

    Libro, paradossalmente, crudo e leggero allo stesso tempo. Il fascino della scrittura di Foer si dipana attraverso i diversi piani narrativi, arricchiti da un uso sapiente e molto efficace della meta-letterarietà. La narrazione si fa poetica in alcuni tratti, feroce in altri, e lo stile di Foer si adatta a tutte le situazioni, governando in maniera propria una storia difficile da raccontare, ma che viene resa in un modo sia efficace che originale. La magia dell'inverosimiglianza si mescola con l'irrealtà ostentata di alcuni tratti stilistici, fondendo molto efficacemente contenuti e linguaggio. Il plot, allo stesso modo, è avvincente e sviluppato come un thriller intrecciato intorno a due-tre misteri da risolvere, fra i quali trova anche posto un sotto-racconto di formazione. Una piccola ,annotazione sull'equilibrio complessivo del racconto: la lettura stranisce alle prime battute, solo con l'andare del testo si coglie la funzionalità di tutte le parti e si ricostruisce l'affresco, bello in conclusione, che si è letto, ma forse solo con una seconda lettura, più consapevole, si può davvero apprezzare tutto.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo libro è illuminante

    Ottimo contributo alla scrittura innovativa, alla conoscenza del popolo e della cultura ebraica e alla introspezione della memoria non solo come esperienza individuale.Tragico e divertente riesce a re ...continua

    Ottimo contributo alla scrittura innovativa, alla conoscenza del popolo e della cultura ebraica e alla introspezione della memoria non solo come esperienza individuale.Tragico e divertente riesce a rendere il dolore veramente intimo e la fantasia un tutt'uno con la realtà.Il vecchio e il nuovo si fondono con una tale forza da fare sentire il significato della storia dei popoli e la delicatezza dei sentimenti umani.Ancora più pregiato se si pensa che l'Autore lo ha scritto alla età di venticinque anni.

    ha scritto il 

  • 3

    È apprezzabile che lo sperimentalismo sia strutturale, non semplicemente un vacuo esercizio di stile, non accessorio (questo romanzo poteva essere narrato solo così, per intenderci), ma spesso risulta ...continua

    È apprezzabile che lo sperimentalismo sia strutturale, non semplicemente un vacuo esercizio di stile, non accessorio (questo romanzo poteva essere narrato solo così, per intenderci), ma spesso risulta ugualmente stucchevole a prescindere dalla bontà della sperimentazione. Sì, il formidabile umorismo ebraico, quel gusto per il magico e folle assolutamente yiddish e una dolcezza diffusa veramente toccante e anch'essa molto ebraica sono incontestabilmente le giustificazioni dei capitoli ambientati nello shtetl e della forma che essi assumono, in questo gioco continuo tra i vari tempi e le varie identità, tra le illuminazione regressive o progressive; eppure anche senza tutti quei capitoli il libro non sarebbe mutato - il che rende gratuita non la sperimentazione, come dicevo, ma la presenza stessa della storia della famiglia Foer, perché in questo romanzo, evidentemente, non è affatto la storia della famiglia Foer il soggetto. Solo l'escamotage. La prova che la (sola) vera anima del romanzo, la sola vera illuminazione sia quella di Saša è la bellezza dei capitoli da lui raccontati, nei quali c'è già tutto, e che da soli sarebbero bastati. Sono già abbastanza luminosi di per sé per poter risaltare maggiormente appaiati alle fantasticherie dello shtetl, che se sicuramente danno una bella idea di cosa doveva essere la vita spirituale in un mondo scomparso per sempre, sono nondimeno per nulla consustanziali al resto della narrazione. La verità ricercata su un nonno porta alla scoperta di quella su un altro, e su di sé e sul proprio retaggio, che è sì quello di ebreo dell'Est dell'autore ma non quello dell'autore-personaggio, bensì quello del narratore. E questo retaggio torna a vivere a prescindere dalla memoria che se ne fa grazie ai capitoli su Trachimbrod. Non sarebbe stato facile tener sotto controllo questo continuo gioco di riflessi neanche limitandosi a un solo tempo narrativo, che di per sé ne presupponeva un altro, e perciò aver voluto strafare aggiungendone pure un terzo è uno smaccato pavoneggiarsi. Probabilmente Foer risponderebbe di no, che anzi ha voluto appositamente triplicare tutto questo già complesso gioco narrativo di identità e memoria, aggiungendo la propria magica storia familiare a una storia che inganna fingendo di raccontarne la ricerca per mascherarne una speculare. Eppure uno specchio in più non credo rifletta di più.
    Ma in fondo non importa: alla fine resta l'importanza della memoria, la povertà della memoria, l'inevitabilità della memoria. E quindi della propria identità. E va bene così.

    (E restano pure un sacco di nomi traslitterati male in italiano, che nervi.)

    ha scritto il 

  • 4

    E’ la prima volta che leggo Foer e devo dire che, soprattutto all’inizio, non è stata una lettura semplice. Mi sono dovuta abituare ai salti temporali, ai racconti yiddish e al linguaggio di Alex, che ...continua

    E’ la prima volta che leggo Foer e devo dire che, soprattutto all’inizio, non è stata una lettura semplice. Mi sono dovuta abituare ai salti temporali, ai racconti yiddish e al linguaggio di Alex, che nonostante sia una trovata geniale non è pur sempre facile capire quello che dice.
    Ma pian piano ci si abitua, ci si affeziona alla storia e ai personaggi, e alcune parti sono pura poesia. I tre livelli narrativi pian piano si amalgamano. Alex, con questo linguaggio da ucraino con tutte le incertezze nel parlare americano, diventa simpatico e pian piano il personaggio si trasforma da semplice traduttore per l’eroe a vero e proprio protagonista della storia. Attraverso di lui ascoltiamo “la storia”, ascoltiamo la memoria resa pesante dai sensi di colpa, ma capiamo anche che se non si affronta il passato non si può guardare avanti.
    E’ un bel libro, a tratti pesante, ma un libro che consiglio, che pian piano travolge e coinvolge, anche e soprattutto nei racconti relativi alla guerra.

    ha scritto il 

  • 3

    E' un libro che si fa sicuramente ricordare, originale e geniale a suo modo. Non mi convincono i troppi esercizi di stile nello svolgimento, è quasi come se l'autora avesse voluto nascondere e confond ...continua

    E' un libro che si fa sicuramente ricordare, originale e geniale a suo modo. Non mi convincono i troppi esercizi di stile nello svolgimento, è quasi come se l'autora avesse voluto nascondere e confondere il messaggio profondo del suo scritto: la memoria come guida e illuminazione (appunto..). Personalmente preferisco stili più minimalisti e sobri... Anche il tipo di ironia non mi ha entusiasmato, definirlo spassoso mi sembra eccessivo. In ogni caso non mi è dispiaciuto per nulla.

    ha scritto il 

  • 0

    Curioso, commovente, a tratti un po' confusionario, di difficile comprensione a meno che non si abbia una conoscenza non dico approfondita ma almeno discreta della cultura ebraica e con un pizzico di ...continua

    Curioso, commovente, a tratti un po' confusionario, di difficile comprensione a meno che non si abbia una conoscenza non dico approfondita ma almeno discreta della cultura ebraica e con un pizzico di divertimento. A fine lettura le sensazioni sono abbastanza contrastanti, ne vale sicuramente la pena, quello che apprezzo, in generale, degli ebrei è proprio questa determinazione di "essere ebrei a tutti i costi". Lo stesso autore ha questa caratteristica, non sembra importargli della religione, ma comunque è ebreo, qualsiasi cosa accada. Una pecca, però, piuttosto rilevante (a mio avviso) sono la scrittura e le trovate eccessivamente estrose, rendono la lettura a volte incomprensibile e anche un po' noiosa.

    ha scritto il 

  • 1

    Dopo le prime 70 pagine ho avuto la sgradevole sensazione di stare leggendo un libro di Geronimo Stilton: maiuscoletti, corsivi, titoli a onda, pagine di puntini, epigrafi, leziosi fregi, interi capit ...continua

    Dopo le prime 70 pagine ho avuto la sgradevole sensazione di stare leggendo un libro di Geronimo Stilton: maiuscoletti, corsivi, titoli a onda, pagine di puntini, epigrafi, leziosi fregi, interi capitoli senza un punto a capo, uso pseudo futurista dell'onomatopea e della composizione grafica delle parole, trama inconsistente e tiratissima.
    insomma, prima di arrivare a urlare un giudizio simile a quello di Fantozzi sulla corazzata Potemkin, l'ho abbandonato.

    1 stellina solo perché 0 stelline non compaiono.

    ha scritto il 

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