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Oi Paz

Diario di un oitariano dal pianeta Terra

By Edward P. Thompson

(50)

| Paperback | 9788835934509

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8 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Me lo ricordo

    ...non benissimo questo libro,che però ho ancora e me lo rileggerò un giorno che ho voglia di svagare un po' la mente.
    Mentre cercavo un po' di posto per un grosso volume me lo son trovato in mano,quanto mi sento ancora più aliena di allora.
    cmq ci s ...(continue)

    ...non benissimo questo libro,che però ho ancora e me lo rileggerò un giorno che ho voglia di svagare un po' la mente.
    Mentre cercavo un po' di posto per un grosso volume me lo son trovato in mano,quanto mi sento ancora più aliena di allora.
    cmq ci sono i gatti e le donne e una visione un po' infantile (?) di quanto idioti siamo ,noi,speriamo non loro--->gli alieni!

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    cristina said on May 5, 2012 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Una riproposizione di Micromégas, ma in chiave contemporanea.

    A voler essere pignoli questo non è un romanzo di fantascienza (e ciò risponde alla domanda sul perché sia ingiustamente sconosciuto agli appassionati del genere SF -- assieme al fatto di essere ormai quasi introvabile anche sul mercato dell'usato). ...(continue)

    A voler essere pignoli questo non è un romanzo di fantascienza (e ciò risponde alla domanda sul perché sia ingiustamente sconosciuto agli appassionati del genere SF -- assieme al fatto di essere ormai quasi introvabile anche sul mercato dell'usato).

    L'interesse per la "scienza" da parte dell'autore non è decisamente prorompente, tanto che la "spiegazione" del viaggio dell'alieno Oi Paz verso la Terra è un minestrone di concetti pasticciati e incoerenti.

    Il romanzo è semmai più vicino all'invenzione narrativa del Micromega di Voltaire http://www.anobii.com/search?s=1&productType=0&keyword=… : un "racconto filosofico" in cui la critica alla nostra società è espressa, con umorismo molto inglese, attraverso gli occhi stralunati d'un essere d'un altro mondo, che vede e giudica "dall'esterno" gli umani la loro demenziale società e i loro incomprensibili gesti. Di solito fraintendendoli.

    A tratti questo scritto ricorda pure l'esilarante descrizione etnografica della società europea studiata da un antropologo della Papuasia, che diversi decenni fa Umberto Eco incluse del suo Diario minimo http://www.anobii.com/search?s=1&keyword=Diario+minimo+…
    E la descrizione della società da cui proviene il viaggiatore alieno ricorda molto da vicino quella di Laputa e dei suoi scienziati matti nei Viaggi di Gulliver.

    Oi Paz non è però il saggio filosofo proveniente da Sirio che Voltaire aveva immaginato. È più vicino agli occidentali nel loro approccio al resto del mondo durante il periodo coloniale. Presuntuoso, convinto di possedere la sola civiltà dell'universo, Oi Paz era alla ricerca d'un nuovo pianeta per trasferirvi la popolazione del morente e sempre più gelido pianeta natio.
    Non nutre il minimo dubbio sul fatto che la popolazione indigena della Terra (che chiama "i mortali", dato che la definizione di "esseri umani" la riserva esclusivamente alla propria razza) andrà sterminata per far spazio, conservandone al massimo qualche esemplare in qualche riserva. O come servitore ammaestrato.
    Né, oltre tutto, questa certezza se la tiene per sé: gli pare una cosa tanto logica che ne parla apertamente coi diretti interessati.
    Il problema per Oi Paz è che viene scambiato per un uomo di spettacolo, e mandato in tv, dove le sue farneticazioni e minacce e profezie di sterminio vengono scambiate per un riuscitissimo show alla Vittorio Sgarbi. Di cui tutti lodano la convinzione che ci mette l'attore.
    Fino al giorno in cui l'esercito ritrova la navetta con cui Oi Paz è atterrato, e abbatte la seconda navetta con cui i suoi compagni erano venuti a cercarlo.

    Da quel momento tutto cambia. Oi Paz è rinchiuso in un centro di ricerche militari, e diventa una cavia sotto costante osservazione.

    Finalmente qualcuno gli crede, e finalmente ora lo si ascolta. Però a questo punto...

    Thompson non è un romanziere abilissimo (in effetti, è uno storico marxista). Le descrizioni della società aliena da cui Oi Paz proviene sembrano relazioni accademiche -- e in effetti sono esattamente presentate come tali anche nel romanzo.
    Inizialmente divertenti per il loro tono stralunato, a causa della loro eccessiva frequenza e lunghezza finiscono per diventare cesure troppo lunghe e dettagliate, che tolgono ritmo e fluidità alla narrazione.
    Un taglio di cento pagine avrebbe decisamente giovato a questo mattone di oltre mezzo migliaio di facciate.

    Grazie alle proprie capacità affabulatorie Jonathan Swift riuscì a rendere la sua satira politico-filosofica attraente anche per il grande pubblico, tanto da farla sopravvivere fino ad oggi, sia pure come fabula per bambini.
    A Thompson questa capacità manca, o per meglio dire, pur possedendola, la mortifica lasciandosi andare troppo al frigido gioco intellettuale d'immaginare in tutti i dettagli la "società perfetta" (nel senso che proclama d'essere tale), che altro non è se non un incubo totalitario alla Brave new world http://it.wikipedia.org/wiki/Il_mondo_nuovo (un'altra delle probabili fonti d'ispirazione di questo romanzo) guidata da ottuse Intelligenze Artificiali.
    Così come la progressiva estinzione (per eccesso di manipolazioni eugenetiche) della razza degli alieni di Oitar, anche il fallimento della missione colonizzatrice sulla Terra nasce dalla quantità masochistica di blocchi e censure imposto a tutto quanto non fosse razionale e ordinato.
    Viceversa, quanto manda in rovina gli umani è la loro visceralità isterica, capace di offuscare la razionalità. Massimamente in coloro che sono al potere (politici e militari, descritti in termini sarcastici, e stereotipati), e che sono disposti a distruggere tutto pur di non mettere in discussione i loro dogmi politici e i loro fanatismi.

    Questo pessimismo di fondo è un ultimo aspetto che distanzia Thompson dal filone principale della tradizione fantascientifica.
    Alla fine di questo romanzo rimarrà solo un seme di speranza e rinascita, un ibrido delle due razze, ma della sua sorte il lettore non potrà essere certo, perché il finale di Thompson è deliberatamente ambiguo e confuso così da non permettere una cognizione chiara degli esiti successivi.

    P.S. L'inglese billion si traduce con "miliardo", non "bilione".
    Choirboy è un "chierichetto", non un "ragazzo del coro" (p. 216).
    Se si viene diminished da qualcuno, ci si sente "sminuiti", non "diminuiti" (p. 220).
    Si si arriva at the edge di qualcosa, si è "al limite" e non "sull'orlo di qualcosa" (p. 221).
    Un contractor dell'esercito è un "appaltatore", non un "contraente" (p. 226).
    Un non-starter è "un candidato privo di speranze di vittoria", un "caso disperato" o magari un "vicolo cieco", mai però un "non-partente", termine inesistente in italiano (p. 360).
    Un progetto pending è "sospeso", non certo "in pendenza" (p. 444).
    Se i lavoratori-schiavi sono assumed al punto che nessuno si cura di loro, essi sono semplicemente "dati per scontati", non certo "assunti" (p. 460).
    Una cellula non è in italiano una "piccola cella", che è semmai una "celletta" (p. 462).
    Devo proseguire?
    La traduzione a volte è talmente (e comicamente) assurda da obbligare a ritradurre in inglese il testo per capire cosa cavolo voglia dire: certe frasi sono talmente sballate da essere semplicemente incomprensibili.
    Non si possono strangolare i traduttori dando loro troppi pochi soldi e troppo poco tempo, senza poi trovarsi di fronte a risultati di questo tipo...

    [Le mie recensioni di fantascienza sono qui: http://www.giovannidallorto.com/sfindex.html ]

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    Giovanni Dall'Orto said on Feb 12, 2011 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Ritengo pressochè stupefacente che questo libro sia talmente poco letto e conosciuto specie dai cultori di fantascienza.
    Un alieno cade sulla Terra e viene studiato in uno specialissimo centro inglese, ma la narrazione è più centrata sullo studio c ...(continue)

    Ritengo pressochè stupefacente che questo libro sia talmente poco letto e conosciuto specie dai cultori di fantascienza.
    Un alieno cade sulla Terra e viene studiato in uno specialissimo centro inglese, ma la narrazione è più centrata sullo studio che l'alieno (gentile, sensibile ed apparentemente naif) conduce sui terrestri. Un interessante specchio della nostra civiltà.
    Un po' poetico, un po' buffo, un po' triste. Indimenticabile.

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    Claire Zachanassian said on May 4, 2010 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    bello

    L'autore, E. P. Thompson, è stato uno dei massimi storici inglesi del secolo scorso -vedere The making of the english working class, pubblicato in Italia dal Saggiatore. E' stato anche un appassionato militante della sinistra marxista libertaria ingl ...(continue)

    L'autore, E. P. Thompson, è stato uno dei massimi storici inglesi del secolo scorso -vedere The making of the english working class, pubblicato in Italia dal Saggiatore. E' stato anche un appassionato militante della sinistra marxista libertaria inglese, e del movimento pacifista, soprattutto negli anni Ottanta (il movimento contro i cosiddetti "euromissili", Cruise e Pershing che Reagan voleva installare in vari paesi europei, fra cui l'Italia); vedere per questo Opzione zero, Einaudi. Con tutto questo, Thompson ha trovato il tempo di scrivere un romanzo di fantascienza, piuttosto ponderoso fra l'altro. La storia ha al centro le vicende del primo extraterrestre (il titolo del romanzo è il suo nome) entrato in contatto con noialtri bipedi umani sublunari. La notizia del contatto e la "gestione" del personaggio in questione vengono precocemente sequestrate dai governi delle principali potenze mondiali, e da questi affidate ad una piccola comunità scientifico-militare internazionale, la cui vita costituisce poi la materia fondamentale del romanzo: protagonisti, comprimari, intreccio, dialoghi, insomma tutto, più o meno.
    Il libro è ben scritto: a chi ama il genere e a chi ama l'autore (per una solo o per entrambe le altre sue due vesti pubbliche) è consigliato).

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    Gualtierov2000 said on Apr 6, 2010 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Un romanzo inglese di ufologia marxista ante litteram. Se eravate membri dei MIR (Man In Red) o degli Astronauti Autonomi potreste trarre godimento dalla lettura di questo testo di antropologia culturale dallo spazio. L'autore negli anni sessanta scr ...(continue)

    Un romanzo inglese di ufologia marxista ante litteram. Se eravate membri dei MIR (Man In Red) o degli Astronauti Autonomi potreste trarre godimento dalla lettura di questo testo di antropologia culturale dallo spazio. L'autore negli anni sessanta scriveva cose come "Rivoluzione industriale e classe operaia in Inghilterra". Ricorderete anche una omonima rubrica su Il Manifesto in cui Marco D'Eramo e altri davano uno sguardo alla società. Insomma motivi per leggerlo ce ne sono, se questi agganci risuonano corde empatiche.

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    Itonii said on Jan 6, 2010 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Prestato tanti anni fa, non riesco a trovarlo per rileggermelo. A parte alcune similitudini con il K-PAX di Spacey (e relativi libri da cui è tratto) mi ricordo di questo libro molte riflessioni proprio sulla natura umana. Mi piacque. già.

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    Klaatu, Barada, Nikto! (Claudio) said on Apr 14, 2009 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (50)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
    • 1 star
  • Paperback 504 Pages
  • ISBN-10: 8835934508
  • ISBN-13: 9788835934509
  • Publisher: Editori Riuniti
  • Publish date: 1991-05-01
  • In other languages: other languages English Books
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