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Ojo en el cielo

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Publisher: Ediciones Orbis, S.A.

4.1
(124)

Language:Español | Number of Pages: 192 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , Italian , Dutch , French

Isbn-10: 8476342632 | Isbn-13: 9788476342633 | Publish date: 

Also available as: Hardcover

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
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  • 0

    Ogni mondo ha le sue leggi, basta solo scoprire quali sono.


    “Occhio nel cielo” emerge nella produzione di Dick come un capolavoro, per la vastità dei temi affrontati, per la portata umana e antropologica dei contenuti e, anche se sono sempre restio a interpretare in questo modo, per ...continue

    Ogni mondo ha le sue leggi, basta solo scoprire quali sono.

    “Occhio nel cielo” emerge nella produzione di Dick come un capolavoro, per la vastità dei temi affrontati, per la portata umana e antropologica dei contenuti e, anche se sono sempre restio a interpretare in questo modo, per la visione quasi profetica di un testo pubblicato nel 1957.

    1. L’uomo rinuncia a Dio. Ma com’è il mondo dell’uomo in assenza di Dio? Riprendendo concetti già espressi in alcuni racconti, Dick ci presenta un uomo che, avendo la possibilità di essere lui artefice della creazione, disegna un mondo a sua immagine e somiglianza. Basato sulla sua visione, ideologia, perfino sulla sua malattia psichica. Ogni uomo ha una visione del mondo, che va bene per il singolo, anche quando è il risultato di un disagio, anche quando è un mondo da incubo. Ma che non va necessariamente bene per i suoi simili. Se all’uomo viene accordata una libertà assoluta, inevitabilmente cercherà di piegare il mondo alla propria interpretazione. Rinunciare all’idea di un principio superiore alla base della creazione non rende per forza il mondo migliore, come molte correnti di pensiero ritengono, perché la concezione privata finisce per prevalere, ed entra in competizione con ogni altra singola concezione altrui. Insomma, quando l’uomo porta una critica radicale all’idea di Dio, vuole farne a meno e pretende finanche di sostituirla con se stesso, può rivelarsi anche peggiore del Dio a cui rivolgeva la sua critica.

    2. Questo romanzo non concorda di certo con la visione politically correct dei nostri giorni. Perché alla fine Dick non opera una critica della religione, ma di un certo modo di concepire la religione. Nel primo dei mondi possibili visitati prevale un Dio oscuro e vendicatore, l’occhio nel cielo del titolo, che ai suoi fedeli richiede soltanto la sottomissione. Gli adepti si impegnano in quella che, in italiano, è tradotta approssimativamente come crociata ma che Dick, senza troppe remore, definisce nel testo originale un jihad. Questa religione oscura, superstiziosa, basata su una logica di premi e punizioni che spesso arrivano in maniera incomprensibile, è chiamata araba, non occidentale. Questi contenuti faranno sicuramente inorridire i pensatori sedicenti liberal di oggi. Ma, in fin dei conti, esprimono solo l’auspicio a una forma di religione che, verosimilmente necessaria per evitare che l’uomo si ponga lui stesso come Dio, deve comunque conciliarsi con la ragione e con la scienza. Un’incredibile – o forse non più di tanto – convergenza di visione tra un rigoroso teologo tedesco divenuto Papa e uno scrittore lisergico ma capace di avere una profondissima visione dell’uomo.

    3. Come se non bastasse, Dick approfitta della finzione letteraria per portare la sua critica feroce – e ben motivata – al periodo storico in cui viveva. Al razzismo e al segregazionismo ancora in auge nella società americana. Alla paranoia anticomunista. Ma non perché il comunismo rappresentasse una valida alternativa: in Dick l’antisistema non è mai migliore del sistema. Mai come in questo romanzo mi era capitato di leggere invettive così forti. E così coraggiose per l’epoca. Che dimostrano ancora una volta la grandezza di uno scrittore relegato alla definizione di fantascientifico con una sorta di snobismo intellettuale. In pratica un autore lucido e profondo, come molti altri più celebrati maestri, imbevuti di ideologia e per questo osannati, riuscirono a essere solo in alcune circostanze.
    * Tutti uguali, piedipiatti e militari. Anti-intellettuali e anti-negri. Anti-tutto, tranne birra, cani, automobili e armi.
    * Ci provi lei a inchinarsi e a dire ‘Sissignore’ a qualunque fottuto bianco che le passa vicino, magari a un bifolco della Georgià così ignorante da soffiarsi il naso con le mani, così deficiente da non essere capace di trovare il cesso degli uomini se qualcuno non glielo indica. Glielo devo indicare io, e magari gli devo anche far vedere come si tirano giù i pantaloni.
    * L’idea comunista dell’America... città popolate di malviventi, dove regnano il vizio e il crimine. E nelle zone rurali, indiani, linciaggi, esecuzioni sommarie, banditi, massacri e bagni di sangue.
    “Che cosa possiamo fare per la rivoluzione? Chi uccidiamo?”
    “Uno qualsiasi. Il primo che incontri. Chiunque sappia leggere e scrivere.”

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    La perfezione non è di questo mondo...e di nessuno di quelli possibili

    Dopo un certo numero di anni (quanti? devo controllare) l’Editore Fanucci ha portato a compimento il progetto di pubblicare tutto Dick. Con La ragazza dai capelli scuri si è infatti concluso un ciclo che era iniziato nel 2000 (ho controllato) con Ma gli androidi sognano pecore elettrich ...continue

    Dopo un certo numero di anni (quanti? devo controllare) l’Editore Fanucci ha portato a compimento il progetto di pubblicare tutto Dick. Con La ragazza dai capelli scuri si è infatti concluso un ciclo che era iniziato nel 2000 (ho controllato) con Ma gli androidi sognano pecore elettriche?, mediante una collana apposita che si chiamava (e si chiama), appunto, “Collezione Immaginario Dick”.
    In realtà, in quella collana (e con quella veste tipografica) mancano due titoli che – sarei curioso di sapere il perché – sono stati ritenuti non meritevoli di entrarvi. Uno è Il paradiso maoista, l’altro è Occhio nel cielo, il libro su cui brevemente mi intratterrò.
    Devo subito ricordare che ove mai l’esclusione dalla collana dedicata al “tutto Dick” fosse causata da qualche giudizio di valore, non ci sarebbe che da inorridire. Vi sono entrate opere, anche di carattere non fantascientifico, che – con buona pace di Dick a cui va, comunque, il nostro amore incondizionato – sono delle vere schifezze.
    Ma bando alle recriminazioni, anche se qualcuno – forse lo stesso Fanucci – dovrebbe spiegare il motivo di questa esclusione che, tra l’altro, ci ha privati della consueta prefazione di Carlo Pagetti.
    Ora, lo dico subito e senza mezzi termini, Occhio nel cielo è sicuramente uno dei più bei romanzi di Dick.
    Un gruppo di persone, investito da un raggio protonico mentre visita un impianto nucleare, si trova a vivere, via via, in mondi immaginari che di volta in volta non sono che il prodotto della mente di uno di loro. Quindi, prima un mondo dominato da una religione folle, dove la divinità di riferimento, in maniera veterotestamentaria, fa piovere cavallette e locuste, invia schiere di angeli vendicatori ed altre piacevolezze del genere.
    Poi, il mondo immaginato da una signorina di mezza età, bigotta e razzista: è facile immaginare la scomparsa della sessualità e di tutto ciò che può turbare il bigottismo della signorina. La schizofrenia di un’altra componente del gruppo renderà la case come degli organismi viventi, pronti a nutrirsi dei suoi occupanti. Ed ancora, una società comunista contrapporrà sporchi capitalisti e classe operaia degradata in una lotta senza esclusione di colpi.
    Naturalmente, alla fine si tornerà al mondo reale. Ma sarà poi davvero così? E poi, tema da sempre caro a Dick, cos’è il reale?
    Insomma, pur essendo stato scritto nella metà degli anni ’50, Occhio nel cielo contiene tutti i temi che saranno costantemente trattati, anche in maniera più compita, da PKD nei suoi successivi romanzi. Urania lo pubblicò nel 1959 e mi chiedo quali abomini furono compiuti in fase di editing e di traduzione per tenere fuori la forte componente erotica e trasgressiva che pure Dick aveva inserito nel suo lavoro. Penso, ad esempio, al punto in cui la ragazza Silky, ormai completamente piatta e asessuata, si chiede come potrebbe comunque dare soddisfazione al protagonista della storia, il pur coniugato – ma non meno voglioso – Hamilton. Ma sono pensieri oziosi.
    05/06/14

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  • 3

    Finale confuso

    Mi ha ricordato Ubik, anche se Ubik è più bello. Per 190 pagine il romanzo scorre, ricco di trovate anche geniali, alla Dick. In più c'è una critica al maccartismo e all'America degli anni cinquanta. Il finale invece è confuso e incoerente.

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  • 4

    Divertente

    ...e anche un poco profetico (ancora una volta). A dire il vero il voto sarebbe da tre stelle e mezzo, ma ho preferito arrotondare per eccesso. Il libro si legge velocemente, il solito (breve stavolta) spaesamento iniziale lascia il posto a bizzarre e strampalate avventure che "degenerano" via vi ...continue

    ...e anche un poco profetico (ancora una volta). A dire il vero il voto sarebbe da tre stelle e mezzo, ma ho preferito arrotondare per eccesso. Il libro si legge velocemente, il solito (breve stavolta) spaesamento iniziale lascia il posto a bizzarre e strampalate avventure che "degenerano" via via in mondi sempre più pericolosi fino al colpo di scena (quasi) finale che colpisce favorevolmente. Non manca un'idea o intuizione nelle ultimissime pagine che fa pensare davvero al giorno d'oggi. Non una lettura fondamentale, certo, ma un libro molto godibile.

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  • 4

    Occhio nel cielo

    <Occhio nel cielo>
    di Philip K. Dick (1957)

    Molti personaggi di Dick possono risultare antipatici al lettore che tenta di immedesimarsi in essi. Jack Hamilton è uno di quelli: un uomo molto pragmatico, spinto da una logica razionale che gli consente di mettere in dubbio ogni co ...continue

    <Occhio nel cielo>
    di Philip K. Dick (1957)

    Molti personaggi di Dick possono risultare antipatici al lettore che tenta di immedesimarsi in essi. Jack Hamilton è uno di quelli: un uomo molto pragmatico, spinto da una logica razionale che gli consente di mettere in dubbio ogni cosa; ma anche un egoista, un individuo che non esiterebbe a tradire la moglie, se gli si presentasse l’opportunità di farlo; una persona che non ci penserebbe due volte a uccidere una persona in modo brutale, se quest’ultima si rivelasse una minaccia per la propria incolumità. Tuttavia, la bellezza di questo romanzo risiede proprio nell’imprevedibilità che si cela dietro questo personaggio: egli, come tutta l’atmosfera in cui è ambientata la vicenda, non è mai ciò che appare. Hamilton cambia col cambiare delle dimensioni in cui viene gettato, come se fosse un prodotto del suo ambiente (e non viceversa). Per cui, è difficile biasimarlo. Come ci comporteremmo noi se fossimo messi al posto suo? Agiremmo come lui? O come gli altri sette personaggi che accompagnano Hamilton nel suo allucinato e sventurato ‘trip’? Probabilmente è proprio questa la domanda che traspare da questo romanzo, la cui risposta è scontata sia per i ‘buonisti’ che per gli scettici. Ma per un individuo che non si schiera, che non accetta ne l’una ne l’altra parte, libero nella scelta e nell’azione, quale potrebbe essere la risposta?
    Fondamentalismo religioso, bigottismo borghese, comunismo, nazismo, conservatorismo, etc… Come si comporterebbe l’individuo libero innanzi a tutti questi ‘ismi’, a tutte queste totalizzazioni ideologiche? Ma più di tutto, come si comporterebbe innanzi alla realizzazione totale (e totalitaria) del solipsismo individuale?
    Dick non pretende di dare una risposta concreta a tutte queste domande, non è nel suo intento fare il moralista. Spetta al lettore giudicare le azioni dei personaggi, schierarsi, criticare, opporsi. Lui ti dice: “Il mio personaggio, Jack Hamilton, si comporta così e cosà a seconda della situazione. Tu come agiresti? Accetteresti di rimanere incatenato all’interno della Caverna, o faresti di tutto pur di uscire a vedere la luce?”.

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  • 4

    Considerare Dick uno scrittore di fantascienza in senso stretto mi sembra sempre più limitante. Come già in altri suoi libri, la contestualizzazione tecnologica (peraltro neanche troppo futurista in questo caso) è solo la scusa che permette a Dick di sovvertire alcune barriere della realtà. Non è ...continue

    Considerare Dick uno scrittore di fantascienza in senso stretto mi sembra sempre più limitante. Come già in altri suoi libri, la contestualizzazione tecnologica (peraltro neanche troppo futurista in questo caso) è solo la scusa che permette a Dick di sovvertire alcune barriere della realtà. Non è che un mezzo che utilizza per porre domande, per cambiare i punti di vista e, allo stesso tempo, per indicare alcuni aspetti dell'umanità.

    In Occhio nel Cielo ci si trova proiettati in mondi (mentali) diversi, alimentati da strutture mentali sinistre e schizofreniche di soggetti apparentemente ben inseriti nella società. E la società è quella americana degli anni '50, gli stessi in cui si scatenò il furore gretto e inquisitorio del MacCarthysmo, la più chiara fonte di ispirazione del volume che rende evidenti limiti, contraddizioni, paure e elementi primitivi di una nazione che aveva appena preso in mano le redini di una buona parte di mondo.

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  • 3

    Impressioni | Occhio nel cielo, di Philip K. Dick

    Recensione tratta dal mio blog. Link diretto: http://www.federico-russo.blogspot.it/2012/07/impressio…

    ===

    Tapiro mi ha convinto a leggere Dick, e per anticonformismo ho scelto un libro che lui non ha mai nominato. Credo.
    Eye in the sky è un ro ...continue

    Recensione tratta dal mio blog. Link diretto: http://www.federico-russo.blogspot.it/2012/07/impressioni-occhio-nel-cielo-di-philip.html

    ===

    Tapiro mi ha convinto a leggere Dick, e per anticonformismo ho scelto un libro che lui non ha mai nominato. Credo.
    Eye in the sky è un romanzo di fantascienza e psicologico in cui, a dirla tutta, il fattore fantascientifico è debole e costituisce essenzialmente un pretesto per il resto della storia.
    Jack Hamilton è un ingegnere che lavora presso un'industria missilistica in collaborazione col governo. Siamo negli anni '50, in piena Guerra Fredda. La paranoia per spie sovietiche spinge il responsabile della sicurezza a insinuare che la moglie di Hamilton, Marsha, sia comunista, quindi insieme a lui un pericolo per lo stato, sicché la carriera di Hamilton è compromessa.
    Nello stesso giorno, i due coniugi assistono al funzionamento del Bevatrone insieme ad altri turisti. Ma qualcosa va storto e la pedana su cui si trovano viene distrutta: gli spettatori cadono per terra, colpiti dalle radiazioni del macchinario, e perdono conoscenza. O quasi.
    Si risvegliano infatti in quello che scoprono essere non il loro mondo, ma un altro: la psiche di uno di loro.
    Il resto del romanzo è un viaggio nell'universo psichico di ogni personaggio.

    Non avevo mai letto nulla di Dick.
    Eye in the sky da un punto di vista stilistico pone premesse pessime: all'inizio, Dick ci rifila infodump e persino un paio di As you know, Bob. Per il resto del romanzo, gli infodump si riducono al minimo trasformandosi in POV a inquadratura più larga (per esempio, il narratore ci dice cosa sta succedendo in un'area fuori dalla visuale del POV protagonista, inducendo quest'ultimo a fare inferenze a dir poco paranormali).
    Aggettivi superflui ma soprattutto avverbi pompati di steroidi come se non ci fosse un domani. Avverbi che non passano inosservati, per quanto sono inusuali - persino per il canovaccio narrativo.

    Parliamo della storia.
    Non conosco le proprietà degli acceleratori di particelle, quindi non capisco se il malfunzionamento del Bevatrone sia un pretesto per il viaggio psichico perchéssì o se si basa su qualche ragione di Fisica (onestamente, ne dubito). Ad ogni modo, l'idea è bella e ricorda tanto - a noi del futuro - qualcosa come Inception.
    Il mondo di ogni personaggio rispecchia le proprie credenze. [Accenni di spoiler]: nel mondo di Arthur, vige il Delirio Mistico, in quello della signora Pritchet la censura (come meccanismo di difesa psicodinamico), nella signorina Reiss il Delirio persecutorio, ecc. [Fine dello spoiler.]
    Mi ha perplesso la struttura della realtà psichica di ogni personaggio. Sebbene sia il frutto dell'elaborazione del singolo personaggio, che ha il potere di modificarla, non capisco: la signora Pritchet, nel suo mondo, chiede quale zona sia quella che stanno percorrendo in macchina. Mi chiedo: se non la conosce, non dovrebbe nemmeno esistere. E se fosse un prodotto onirico qualsiasi, non avrebbe dovuto essere riconosciuto dagli altri come effettiva copia della realtà oggettiva. Infine se fosse un prodotto collettivo, cioè delle menti degli altri personaggi, ciò contraddirebbe il "metodo" sfruttato da Dick (secondo il quale la mente di un personaggio crea e pone le regole del mondo, a cui gli altri si devono adeguare, e non permette dunque di essere modificato da costoro).
    Insomma, mi è sembrato che ci fossero delle piccole lacune, e che Dick abbia seguito un principio estetico più che uno coerente/funzionale).

    Lo spessore psicologico dei personaggi è... sottile? A parte il protagonista e sua moglie, i tratti degli altri personaggi prendono forma solo quando la storia sta già carburando (e si volge alla risoluzione). A mio avviso, uno Stephen King avrebbe potuto ideare una storia simile, ma rendendo più complessi i personaggi, dal primo all'ultimo - a costo di qualche pagina in più, d'accordo. E probabilmente avrebbe reso più terribili quegli aspetti che il narratore di Dick si limita a definire "terribili" senza renderli effettivamente tali (senza mostrarli, in pratica, come la casa vivente).

    La verità.
    Dopo le prime pagine zeppe di avverbi e tell generici, stavo pensando di abbandonare la lettura.
    Poi ho immaginato un Tapiro in lacrime e mi son detto no, devo continuare. A convincermi davvero a non mollare sono state le idee, la piega che prendevano gli eventi e la narrazione che, nonostante le "menomazioni", risultava piuttosto movimentata, e le scene condensate in un numero giusto di pagine, senza sciacqui inutili. Per quanto possa averlo dipinto come un orrore, in realtà (questo) Dick è godibile più di molti altri autori, e non escludo che leggerò qualcos'altro, di suo. Sicuramente però non si pone al di sopra della sufficienza.
    Gli darei un 6 e mezzo, voto che immagino condividerebbe il lettore medio-esigente. Non escludo che il lettore occasionale troverebbe invece la storia molto stimolante e darebbe al romanzo un voto più alto.

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  • 5

    Una delle tematiche predilette di Dick è certamente la definizione della realtà, la contrapposizione tra la realtà individuale e quella collettiva: il pensiero corre subito all'arcinoto Ubik, che con i suoi violenti strappi al tessuto della realtà si è imposto come uno dei campioni della fantasci ...continue

    Una delle tematiche predilette di Dick è certamente la definizione della realtà, la contrapposizione tra la realtà individuale e quella collettiva: il pensiero corre subito all'arcinoto Ubik, che con i suoi violenti strappi al tessuto della realtà si è imposto come uno dei campioni della fantascienza contemporanea. Eppure, a cercare bene, si riesce a trovare di meglio: lo è senz'altro Occhio nel cielo, fortunato romanzo che coniuga le necessità economiche di Dick con il desiderio di scrivere molto più che semplice fantascienza.
    Dick stesso lo considerò un romanzo svolta, e non è difficile capire perché. Scritto a metà degli anni Cinquanta, presenta scelte coraggiosissime sotto vari profili, e il materiale narrativo impiegato è tale da farlo apparire come quattro, cinque romanzi contenuti in uno solo.
    Immediato si rivela l'impulso che portò Dick a scrivere: la polemica contro il maccartismo. Nel pieno degli anni Cinquanta, gli Stati Uniti erano stritolati da violente ondate di progressismo che si opponevano al feroce conservatismo perbenista e paranoico che vide la sua apoteosi nella figura del senatore McCarthy. Un argomento di grande interesse per l'autore, al quale toccò la stessa sorte del suo protagonista: ritrovarsi l'FBI alle calcagna per le presunte posizioni filosovietiche della moglie.

    Continua su
    http://www.lastambergadeilettori.com/2012/07/occhio-nel-cielo-philip-k-dick.html

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