Olive Kitteridge

A Novel in Stories

By

Publisher: Pocket Books

3.9
(2483)

Language: English | Number of Pages: 256 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , Catalan , Spanish , German , French , Czech , Portuguese

Isbn-10: 0743467728 | Isbn-13: 9780743467728 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Audio CD , eBook

Category: Comics & Graphic Novels , Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Book Description
Olive Kitteridge might be described by some as a battle axe or as brilliantly pushy, by others as the kindest person they had ever met. Olive herself has always been certain that she is 100% correct about everything - although, lately, her certitude has been shaken. This indomitable character appears at the centre of these narratives that comprise Olive Kitteridge. In each of them, we watch Olive, a retired schoolteacher, as she struggles to make sense of the changes in her life and the lives of those around her - always with brutal honesty, if sometimes painfully. Olive will make you laugh, nod in recognition, as well as wince in pain or shed a tear or two. We meet her stoic husband, bound to her in a marriage both broken and strong, and her own son, tyrannised by Olive's overbearing sensitivities. The reader comes away, amazed by this author's ability to conjure this formidable heroine and her deep humanity that infiltrates every page.
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  • 5

    “Olive Kitteridge” è molto più di quello che sembra. Ad un lettore poco attento può apparire come un libro semplice e di natura incerta, senza un inizio e una fine precisa, un incontro di storie che s ...continue

    “Olive Kitteridge” è molto più di quello che sembra. Ad un lettore poco attento può apparire come un libro semplice e di natura incerta, senza un inizio e una fine precisa, un incontro di storie che si aprono e si chiudono nel giro di poche pagine con alcuni elementi ricorrenti che fanno da amalgama. Ma ad una analisi più apprfondita si capisce perché l'autrice, Elizabeth Strout, è considerata tra le più importanti scrittrici contamporanee, vincitrice nel 2009 del premio Pulitzer proprio con questo romanzo. La sua eccellenza si nota nei tanti particolari che gli conferiscono una struttura narrativa di forte impatto : cerchiamo di capire perché. Lo faccio soprattutto per i suoi detrattori, quelli che hanno visto in “Olive Kitteridge” solo il ritratto di una donna negativa, irritante e spesso deplorevole nel modo in cui si relaziona al prossimo. E' strutturato con una serie di racconti in cui la presenza della donna, a volte ingombrante, a volte marginale, è il filo che tiene unito e imbastisce il contorno narrativo. Olive è un' insegnante in pensione che vive con il marito in una piccola cittadina del Maine affacciata sull'oceano, sferzata costantemente dal vento salmastro che batte sulla costa, con piccole case di legno e un accolgiente porticciolo. Proprio l'ambientazione, così suggestiva, è l'altro elemento comune del romanzo: tutte le vicende si snodano in questo microcosmo che pare uscito fuori dal nulla, slegato da quello che è il mondo circostante: un piccolo nucleo scontroso, introverso, chiuso in se stesso, che accoglie ma al tempo stesso spinge ad allontarsi, come una madre troppo invadente. Anche Olive lo è, una madre troppo invadente. Ma di questo vorrei parlare alla fine, perché la Signora Kitteridge non è l'elemento fondamentale del libro. Come accennavo all'inizio Olive è una presenza costante che ha l'importante compito di collocare in uno spazio - tempo ben definito le vicende che vengono raccontante di volta in volta, in cui protagonisti molto spesso sono completamente scollegati gli uni dagli altri. Se non per il fatto che tutti loro, chi più chi meno, ad un certo punto della propria vita si imbattono nella donna. Per un lungo periodo o per pochi secondi, per un incontro fugace o per un'amicizia di vecchia data, Olive è sempre presente, come se servisse ad ancorare alla realtà le storie inventate dalla Strout. Lo stesso ruolo di “aggancio” è affidato al paesaggio, che è sempre lo stesso: una piccola cittadina dove tutti si conoscono, simbolo della vita di provincia americana. Elizabeth Strout condensa le vite dei protagonisti in brevi racconti, con uno stile essenziale ma molto intenso e ricco di sfumature. Riesce a catturare con poche e sapienti pennellate il mondo interiore e i sentimenti delle persone che popolano questa cittadina, come se fosse il quadro di un impressionista che anziché usare i colori, usa le parole per suscitare emozioni e ricordi. In sottofondo c'è l'inesorabile scorrere del tempo che viene scandito dalla vita di Olive, e da una tristezza che non da tregua. E' struggente e malinconica la cornice che la Strout crea per noi, ed in questo contesto così dolente la vita narrata si muove velocemente, lasciando dietro di sé rimpianti e rimorsi, passioni bruciate troppo in fretta o mai sopite, smania di partire e desiderio di restare, fame d'amore, illusioni, malattia, morte. Non c'è spazio per la leggerezza, per la dolcezza, per la speranza: a volte si intravede, ma è come la luce di un faro che pulsa in lontanza, a spezzare il buio delle notti costiere. Un puntino di luce perso nel nulla.

    Infine c'è lei, Olive Kitteridge. Sono sicura che la Strout ha voluto dipingerla così ordinaria perché doveva essere il più reale possibile, distante anni luce dalle solite protagoniste femminili dei romanzi. Forti, tenaci , indipendenti, affascinanti, colte, intelligenti. No. Olive è sciatta, ha parole sgradevoli per tutti, non le interessa riscattarsi dalla vita arida che conduce ma ci scivola sempre più in fondo. Non è un'eroina patinata, la nostra Olive. E' una perdente. E' antipatica, acida, pensa e fa cose cattive di cui poi non ha nessuna vergogna perché è convinta di essere sempre nel giusto. E' disturbante, invadente, emotivamente incapace di stabilire un rapporto equilibrato con la famiglia, detesta sua nuora perché l'accusa di averle portato via il figlio, strappandolo da quella vita che lei, la sua amorevole madre, aveva confezionato apposta per lui. Gli aveva creato un nido accogliente per quando sarebbe cresciuto, una casa vicino a lei e uno studio in cui avrebbe potuto esercitare la sua professione nella tranquillità domestica. Una vita sicura e protetta, in cui lei sarebbe stata naturalmente presente. Non ha mai capito che quel tipo di amore ha suscitato nel figlio sentimenti opposti, una personalità confusa e un desiderio di fuggire che lo ha fatto aggrappare al primo soffio di libertà. Per Olive sarà un dolore immenso da cui non guarirà mai, che continuerà a logorarla fino alla fine, che non capirà e che non le consentirà mai di perdonare. E' è alta e goffa Olive, è in sovrappeso, non sa vestirsi in modo adeguato, non è attraente e non si cura. Non le importa né di se stessa, né del prossimo. Dentro di lei ci sono tanti sentimenti contrastanti che fanno uscire fuori solo la sua parte peggiore. Quella migliore resta dentro il suo corpo sgraziato, al riparo da chi non potrebbe capire. Anche lei ha amato, e molto. Un tempo molto lontano, aveva arginato il suo brutto carattere per fare spazio a sentimenti sconosciuti e sbagliati. Soltanto suo marito Henri ha intravisto e capito quel che di buono c'era in lei, accettandola per quello che era. Anche se lui non fu mai il destinatario di quell'amore che rese Olive bella e felice, Henri l'amava ugualmente, e scelse sempre lei.
    Olive è così umana, normale, così piena di difetti, così fragile e negativa che ho avuto voglia di prenderla a schiaffi per tutta la durata del romanzo. Eppure, questi sono anche gli stessi motivi per cui mi è piaciuta così tanto. Imperfetta, vera. Olive è la parte più segreta e sbagliata di ogni donna: quella che volutamente ignoriamo per sentirci persone migliori.

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  • 3

    E’ testarda, sgradevole, ottusa, tetragona, noiosa, imperturbabile, stronza, eppure mentre mi attacco alla sua gonna antica e neanche tanto pulita, mentre metto i piedi nelle orme che lascia con delle ...continue

    E’ testarda, sgradevole, ottusa, tetragona, noiosa, imperturbabile, stronza, eppure mentre mi attacco alla sua gonna antica e neanche tanto pulita, mentre metto i piedi nelle orme che lascia con delle scarpacce da uomo contenenti piedi da troll, mentre la ascolto sproloquiare in solitaria con le mani nella terra delle aiuole e mi pervade un certo nonsochè di comprensione ed empatia per questo donnone così estraneo e così familiare. Guardando lei sono gli altri che mi sembrano storti, come se la sua massa piegasse lo spazio e la prospettiva, un buco nero supermassiccio attorno a cui orbitano vite dissipate come la sua in cerca di una via d’uscita. Se dico che mi piace finirò nel girone degli ignavi?

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  • 3

    One evening when Olive returned home, she looked through a drawer of old photographs. Her mother, plump and smiling, but still foreboding. Her father, tall, stoic; his silence in life seemed right the ...continue

    One evening when Olive returned home, she looked through a drawer of old photographs. Her mother, plump and smiling, but still foreboding. Her father, tall, stoic; his silence in life seemed right there in the photo—he was, she thought, the biggest mystery of all. A picture of Henry as a small child. Huge-eyed and curly-haired, he was looking at the photographer (his mother?) with a child’s fear and wonder. Another photo of him in the navy, tall and thin, just a kid, really, waiting for life to begin. You will marry a beast and love her, Olive thought. You will have a son and love him. You will be endlessly kind to townspeople as they come to you for medicine, tall in your white lab coat.
    You will end your days blind and mute in a wheelchair. That will be your life.
    For many years Henry Kitteridge was a pharmacist. Inwardly, he suffered the quiet trepidations of a man who had witnessed twice in childhood the nervous breakdowns of a mother who had otherwise cared for him with stridency.
    When you work in a pharmacy, you learn the secrets of everyone in town and you have to know to keep your mouth shut.
    And this wonderful novel gives us a mirror of the different characters living in a small provincial town, where nothing seems to happen, except for the stream of life itself.
    Olive Kitteridge is the link that connect everybody' s life in the town.
    She remembered the days when she was a math schoolteacher, how Henry would leave the pharmacy sometimes in the autumn to come and watch the soccer games on the field beside the school. Their son Christopher, never physically aggressive, had spent most of the games sitting on the bench in his uniform, but Olive had suspected he didn’t mind.
    There were days—she could remember this—when Henry would hold her hand as they walked home, middle-aged people, in their prime. Had they known at these moments to be quietly joyful? Most likely not. People mostly did not know enough when they were living life that they were living it. But she had that memory now, of something healthy and pure. Maybe it was the purest she had, those moments on the soccer field, because she had other memories that were not pure.
    Then Henry had a stroke! How unbelievable it was! Never, in a hundred years, would Olive tell anyone else, how terrible it was when Christopher came back to visit his father in the nursing home, how terse he was with her, how he went back early—this man who was her dearly loved son.
    A woman could even expect her husband to get old and have a stroke and stay slumped in a chair at a nursing home. But a woman did not expect to raise a son, help him build a lovely house nearby, get started in a steady podiatry business, then have him marry and move across the country and never move home again, even when he found himself deserted by a beast of a wife. No woman, no mother, expected that. But you will not stab a woman twenty-nine times.

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  • 4

    Non sapevo cosa aspettarmi, avevo letto opinioni bellissime a riguardo, per cui sono partita prevenuta, come sempre mi accade quando leggo un libro osannato da tutti.
    Quello che ho trovato è un libro ...continue

    Non sapevo cosa aspettarmi, avevo letto opinioni bellissime a riguardo, per cui sono partita prevenuta, come sempre mi accade quando leggo un libro osannato da tutti.
    Quello che ho trovato è un libro molto bello, sia nello stile di scrittura, sia nei contenuti. Olive è un personaggio notevole, in grado di osservare la vita con un senso critico che forse pochi hanno il coraggio di sfoderare; non è facile guardare in faccia alla realtà e parlare schiettamente, è molto più facile edulcorare i fatti, raccontarsi frottole e raccontarle agli altri per evitare problemi.
    Al di là di questo però, la cosa che più mi ha fatto riflettere in questo libro è questo: una sola parola detta nel momento giusto può cambiare il destino di una persona. I protagonisti dei racconti di questo libro sono i più disparati, ognuno con la propria storia e i propri problemi da risolvere, ma hanno un unico punto in comune, e cioè l'aver riflettuto su una qualche cosa che Olive ha detto loro in un qualche momento della loro vita e di aver preso una decisione di conseguenza. Noi parliamo quotidianamente con un sacco di persone, amici o sconosciuti, e non sappiamo cosa queste persone stiano vivendo quando ci incontrano, e noi, senza averne la minima percezione ovviamente, potremmo dire qualche cosa che per loro è ciò che manca per prendere una decisione, dalla più banale alla più importante. Non so come ci sentiremmo se potessimo conoscere tutte le conseguenze che hanno avuto le parole che abbiamo scambiato in vita nostra. Non credo di volerlo sapere.

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  • 1

    Con certo minimalismo all’americana ormai ci puoi fare le enciclopedie dei vivi indistinguibili dai morti ma non in ordine alfabetico altrimenti si nota subito l’artificiosità seriale; bisogna distrarli con tanta flora carina.

    In due dialoghi.

    Primo dialogo, con una amica fiorentina.

    “Consigliami un libro bellissimo, come Stoner di Williams.”
    “Per me Stoner non è un libro bellissimo.”
    “Consigliami un bel libro dai.”
    “Prova ...continue

    In due dialoghi.

    Primo dialogo, con una amica fiorentina.

    “Consigliami un libro bellissimo, come Stoner di Williams.”
    “Per me Stoner non è un libro bellissimo.”
    “Consigliami un bel libro dai.”
    “Prova con Appartamento a Atene di Wescott.”
    “Ora ti consiglio io un libro: Olive Kitteridge delle Strout.”
    “Uhm. Com’è?”
    “Bellissimo, come Stoner!”

    Secondo dialogo, con un amico avellinese.

    “Non ti si sente dal belpo’. Come ti passi?”
    “Sto cercando di salvare New York da bande di criminali che hanno invaso e reclamato Manhattan, dopo un’epidemia di vaiolo modificato geneticamente. (The division; per Ps4.) ”
    “Se è per questo, io sono una vecchia grossona sopraffiato, ho già avuto un infarto e vivo in una cittadina di merda del Maine. Mio padre si è suicidato, ho un marito a cui vogliono bene tutti intanto che non muore perché è un coglione sentimentale e che mi sta sulla menopausa quasi quanto mi ci stava quella cattolicona di sua madre. Mio figlio, lasciamo perdere: lo adoro, ma è uno stronzone. Insomma tiro avanti tra una storia da depressione altrui e l’altra. (“Olive Kitterdige” di Elizabeth Strout.)”
    “… E ti chiedi pure perché preferisco i videogiochi.”

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  • 5

    La struttura è particolare. Olive Kitteridge è indicata con autorità dal titolo come la protagonista del libro. In realtà, in alcuni capitoli spesso viene appena nominata. La sua vita si ricostruisce ...continue

    La struttura è particolare. Olive Kitteridge è indicata con autorità dal titolo come la protagonista del libro. In realtà, in alcuni capitoli spesso viene appena nominata. La sua vita si ricostruisce a piccoli reperti, come in una ricerca archeologica. Mancano molti pezzi, eppure alla fine il quadro è chiaro. La conosciamo. E conosciamo tanto del mondo che la circonda, finemente descritto, vero protagonista di un umanissimo e raffinatissimo libro.

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  • 4

    Uno di quei libri che bisogna leggere. In ogni pagina si vive la percezione dell'inesorabile passare del tempo, che porta con sé la malattia e la morte. Ma nelle ultime pagine, quasi un raggio di sol ...continue

    Uno di quei libri che bisogna leggere. In ogni pagina si vive la percezione dell'inesorabile passare del tempo, che porta con sé la malattia e la morte. Ma nelle ultime pagine, quasi un raggio di sole ...

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  • 5

    "Olive aveva gli occhi chiusi, e la sua anima stanca era attraversata da ondate di gratitudine, e rimpianto. Immaginò la stanza piena di sole, le pareti accarezzate dai raggi, i cespugli là fuori. Il ...continue

    "Olive aveva gli occhi chiusi, e la sua anima stanca era attraversata da ondate di gratitudine, e rimpianto. Immaginò la stanza piena di sole, le pareti accarezzate dai raggi, i cespugli là fuori. Il mondo la confondeva. Non voleva ancora lasciarlo."

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  • 4

    Bello,
    Un romanzo che si struttura in capitoli e nei quali conosciamo meglio i due protagonisti: una coppia anziana. Tra i due il personaggio che conosciamo in tutte le sue sfaccettature è proprio Oli ...continue

    Bello,
    Un romanzo che si struttura in capitoli e nei quali conosciamo meglio i due protagonisti: una coppia anziana. Tra i due il personaggio che conosciamo in tutte le sue sfaccettature è proprio Olive, da cui prende il titolo il libro.
    I capitoli sono strutturati in racconti che mostrano temi psicologici che appartengono a tutti noi: amore, amicizia, relazioni, distacchi, solitudine, vecchiaia, morte.
    Riconosco all'autrice di aver trattato con leggerezza questi temi ma mai con banalità dando un filo conduttore a tutti.
    Consigliato

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