Olive Kitteridge

Di

Editore: Fazi (Le strade, 158)

3.9
(2680)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 383 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Catalano , Spagnolo , Tedesco , Francese , Ceco , Portoghese

Isbn-10: 886411033X | Isbn-13: 9788864110332 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Silvia Castoldi

Disponibile anche come: eBook

Genere: Fumetti & Graphic Novels , Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
In un angolo del continente nordamericano c'è Crosby, nel Maine: un luogo senza importanza che tuttavia, grazie alla sottile lama dello sguardo della Strout, diviene lo specchio di un mondo più ampio. Perché in questo piccolo villaggio affacciato sull'Oceano Atlantico c'è una donna che regge i fili della storie, e delle vite, di tutti i suoi concittadini. È Olive Kitteridge, un'insegnante in pensione che, con implacabile intelligenza critica, osserva i segni del tempo moltiplicarsi intorno a lei, tanto che poco o nulla le sfugge dell'animo di chi le sta accanto: un vecchio studente che ha smarrito il desiderio di vivere; Christopher, il figlio, tirannizzato dalla sua sensibilità spietata; un marito, Henry, che nella sua stessa fedeltà al matrimonio scopre una benedizione, e una croce. E ancora, le due sorelle Julie e Winnie: la prima abbandonata sull'altare, ma non rassegnata a una vita di rinuncia, sul punto di fuggire ricorderà le parole illuminanti della sua ex-insegnante: Non abbiate paura della vostra fame. Se ne avrete paura, sarete soltanto degli sciocchi qualsiasi».
Con dolore, e con disarmante onestà, in Olive Kitteridge si accampano i vari accenti e declinazioni della condizione umana – e i conflitti necessari per fronteggiarli entrambi. È il fragile, sottile miracolo di un'altissima pagina di storia della letteratura, regalataci da una delle protagoniste della narrativa americana contemporanea, vincitrice, grazie a questo “romanzo in racconti”, del Premio Pulitzer 2009.
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  • 4

    Tutte quelle vite

    “Tutte quelle vite”, disse. “Tutte quelle storie che non sapremo mai”.
    Le storie che ci racconta Elisabeth Strout hanno il sapore dolceamaro della vita vera, sono frammenti di esistenza che fanno male ...continua

    “Tutte quelle vite”, disse. “Tutte quelle storie che non sapremo mai”.
    Le storie che ci racconta Elisabeth Strout hanno il sapore dolceamaro della vita vera, sono frammenti di esistenza che fanno male e confortano.
    Olive Kitteridge è presente in ogni racconto, a volte come protagonista altre come semplice comparsa, ma sempre emana da lei un'energia che la distingue dagli altri, capace com'è di slanci improvvisi di umanità alternati a battute al vetriolo nei confronti del prossimo.
    Un marito buono ed affabile, un grande amore che rimane platonico, un figlio chiuso in se stesso che non le perdonerà la sua condotta di madre e le sue mancanze, come quella di non riuscire a chiedere mai scusa: sta racchiuso in tutto questo il nucleo affettivo di Olive, e la sua fragilità.
    Siamo a Crosby, cittadina del Maine, e conosciamo i suoi abitanti attraverso l'occhio curioso della scrittrice che sbircia sempre più a fondo fino a toccare cervello, nervi e cuore dei suoi personaggi.
    Sappiamo come vivono, ciò che sentono e ciò che hanno vissuto e poi li scopriamo dal di fuori, con l'opinione non sempre lusinghiera che ne hanno amici e conoscenti.
    Ed è proprio in questi momenti che avvertiamo, insieme ad Olive, “la forza disperata” con cui ogni essere umano lotta per ottenere ciò di cui ha bisogno, la sua fatica di stare al mondo:
    “Chi credevo che fosse? (E poi: e io? Chi credevo di essere?)”.
    La prosa della Strout procede gentile e tagliente, senza sbavature sentimentali. Finita una storia, si sente l'esigenza di passare subito ad un'altra per avvertire ancora l'odore di caffè e ciambelle del bar vicino al molo, sbirciare nelle vite degli altri e riconoscersi (talvolta con sgomento) in qualcuno di loro.

    ha scritto il 

  • 5

    In un angolo del continente nordamericano c'è Crosby, nel Maine: un luogo senza importanza che tuttavia, grazie alla sottile lama dello sguardo della Strout, diviene lo specchio di un mondo più ampio. ...continua

    In un angolo del continente nordamericano c'è Crosby, nel Maine: un luogo senza importanza che tuttavia, grazie alla sottile lama dello sguardo della Strout, diviene lo specchio di un mondo più ampio. Perché in questo piccolo villaggio affacciato sull'Oceano Atlantico c'è una donna che regge i fili delle storie, e delle vite, di tutti i suoi concittadini. È Olive Kitteridge, un'insegnante in pensione che, con implacabile intelligenza critica, osserva i segni del tempo moltipllcarsi intorno a lei, tanto che poco o nulla le sfugge dell'animo di chi le sta accanto..

    Scrittura perfetta, lineare , senza sbavature, elegante. Già questo lo rende un libro da quattro stelle.La quinta se la guadagna con l’intensità dei racconti: intimi, introspettivi, duri. Difficili i rapporti con sé stessi a cui bisogna ogni tanto mentire o convincersi di qualcosa di diverso dalla realtà per poter vivere in maniera accettabile, difficili i rapporti interpersonali e sembra che solo Olive veda la realtà con occhi liberi dall’ipocrisia e con disarmante onestà. Olive è la prima a vivere male con sé stessa: è una donna spigolosa, ruvida e scorbutica, ma è anche una donna sola, in un certo senso fragile che soffre proprio per la sua natura austera e critica. E' antipatica Olive, è la persona che ti mette davanti sempre e comunque le debolezze e ti costringe a guardarle negli occhi, al contrario del marito Henry, dolce e adorabile nel senso più odioso del termine, che fa della menzogna e dell'illusione il suo stile di vita.
    Romanzo impregnato di pessimismo e disincanto, ma proprio per questo splendido.
    Pulitzer meritato, senza ombra di dubbio.

    ha scritto il 

  • 5

    A Crosby, nel Maine, scorrono le vite degli abitanti di un angolo di mondo piccolo e senza importanza, sotto gli occhi critici di Olive Kitteridge, insegnante di matematica in pensione, che osserva gl ...continua

    A Crosby, nel Maine, scorrono le vite degli abitanti di un angolo di mondo piccolo e senza importanza, sotto gli occhi critici di Olive Kitteridge, insegnante di matematica in pensione, che osserva gli animi, il tempo che passa e la storia che cambia, senza farsi sfuggire nulla.

    Tanti racconti, tante vite osservate da vicino, come sotto ad una lente di ingrandimento, segreti svelati, anime messe a nudo, destini alla deriva, amori persi e amori trovati, sogni e delusioni, coraggio e disperazione, debolezza, paura e voglia di leggerezza, frammenti e speranze, tutti legati da questa presenza costante, che, nella sua grande solitudine e con la consapevolezza di avere un carattere che non le facilita le cose, tutto osserva e tutto capisce, e tutto torna nella sua vita, scandita e dilatata nel tempo proprio da tutte queste altre vite che contribuiscono a costruire il suo passato, il suo presente e il suo futuro.

    Un libro lento, nell’accezione positiva del termine, da assaporare, delicato e lancinante nello stesso tempo. E’ la capacità, io credo, della Strout di farci vedere le cose talmente da vicino da riuscire a portarci ancora più nel profondo e farci fermare a riflettere sulla condizione umana con onestà e lucidità.

    “…oh, quello che i giovani non sanno. Non sanno che i corpi anziani, rugosi e bitorzoluti sono altrettanto bisognosi dei loro corpi giovani e sodi, che l’amore non va respinto con noncuranza, come un pasticcino posato assieme ad altri su un piatto passato in giro per l’ennesima volta. No, se l’amore era disponibile, lo si sceglieva, o non lo si sceglieva. E se il piatto di Olive era stato pieno della bontà di Henry e lei lo aveva trovato gravoso, limitandosi a mangiucchiare qualche briciola alla volta, era perché non sapeva quello che tutti dovrebbero sapere: che sprechiamo inconsciamente un giorno dopo l’altro.”

    OLIVE KITTERIDGE - ELIZABETH STROUT

    FAZI EDITORE

    PREZZO DI COPERTINA: € 18,50

    ha scritto il 

  • 4

    All'inseguimento del mio progetto di leggere tutti i Pulitzer degli anni passati, mi sono imbattuta in Olive. L'idea è geniale: non è tanto la storia di Olive, quanto il racconto di un intero paese. I ...continua

    All'inseguimento del mio progetto di leggere tutti i Pulitzer degli anni passati, mi sono imbattuta in Olive. L'idea è geniale: non è tanto la storia di Olive, quanto il racconto di un intero paese. Infatti la protagonista può essere presente nel capitolo e quasi assente in quello successivo. Insomma tanti racconti slegati con Olive sullo sfondo o con Olive in prima linea. Il mal di vivere americano è preponderante in quest'opera, che alla fin fine piace ma non convince fino in fondo.

    ha scritto il 

  • 5

    Uno dei libri che più mi ha colpito degli ultimi anni, per diversi, tanti motivi che qui riuscirò a riportare solo in parte. L'idea geniale di costruire un romanzo/non romanzo, composto da un insieme ...continua

    Uno dei libri che più mi ha colpito degli ultimi anni, per diversi, tanti motivi che qui riuscirò a riportare solo in parte. L'idea geniale di costruire un romanzo/non romanzo, composto da un insieme di racconti che all'apparenza hanno in comune solo il luogo in cui si svolgono e Olive, moglie, madre, insegnante che è presente in ciascuno di essi, a volte come protagonista e a volte come semplice comparsa. In realtà i racconti condividono molto di più di quello che appare a prima vista e cioè le vicende umane delle persone qualunque, i dolori che la vita riserva, la malinconia, l'amore, le scelte che ti possono cambiare la vita. Un libro meraviglioso, che ha la forza (ma come fai Elizabeth Strout?), fin dalle prime pagine, di parlare a te in prima persona, singolo lettore, unico e irripetibile, e di trasportarti a Crosby, nel Maine, e lì farti vivere insieme ai protagonisti tutte le vicende narrate nei racconti. Grazie al gruppo "lettori anomali" di Darfo Boario Terme, che mi ha dato la possibilità di leggere questo libro e, come sempre, mi arricchisce con riflessioni che neppure mi ero immaginato. "Non abbiate paura della vostra fame"..

    ha scritto il 

  • 3

    Libro strano che mi ha lasciato interedetto. Sono una serie di racconti slegati tra loro con il solo riferimento, a volte casuale, a Olive Kitteridge. A parte che tutti i racconti descrivono un ambien ...continua

    Libro strano che mi ha lasciato interedetto. Sono una serie di racconti slegati tra loro con il solo riferimento, a volte casuale, a Olive Kitteridge. A parte che tutti i racconti descrivono un ambiente piuttosto buio e malinconico non vi è nulla di straordinario tranne forse un paio di racconti.

    ha scritto il 

  • 4

    Un insieme di racconti uniti da Olive Kitteridge, a volte protagonista, a volte semplice comprimaria, a volte quasi del tutto assente. Molto ben scritto, forse il suo unico limite è l'inevitabile fram ...continua

    Un insieme di racconti uniti da Olive Kitteridge, a volte protagonista, a volte semplice comprimaria, a volte quasi del tutto assente. Molto ben scritto, forse il suo unico limite è l'inevitabile frammentarietà delle storie e dei personaggi.

    ha scritto il 

  • 4

    sia benedetta olive, bizzosa, incarognita e perentoria. sia benedetta la strout, che qui ci regala storie di vite più o meno demmerda (e pertanto molto vicine alle nostre) e con tre parole scritte com ...continua

    sia benedetta olive, bizzosa, incarognita e perentoria. sia benedetta la strout, che qui ci regala storie di vite più o meno demmerda (e pertanto molto vicine alle nostre) e con tre parole scritte come si deve ti descrive un carattere, un sentimento, un mondo.

    ha scritto il 

  • 3

    Life's a piece of shit, when you look at it

    In un fondamentale evento culturale degli anni '80-'90 (il Decalogo di Krystof Kieslowski), vi è un personaggio sempre presenti nei dieci episodi. Io lo chiamavo "l'osservatore", ma è anche noto come ...continua

    In un fondamentale evento culturale degli anni '80-'90 (il Decalogo di Krystof Kieslowski), vi è un personaggio sempre presenti nei dieci episodi. Io lo chiamavo "l'osservatore", ma è anche noto come "Il testimone silenzioso" e la sua valenza simbolica è sempre rimasta dubbia: era Dio? era l'autore? era tutta l'umanità? la cosa certa era il suo distacco e il suo essere "fuori" dalle vicende, almeno sul piano narrativo, se non su quello di partecipazione emotiva.

    Ecco, Olive Kitteridge è tutt'altro in questo libro: è una presenza continua in tutti i racconti, collega le varie vicende, contribuendo ad una atmosfera di "narrazione corale". Però è pesantemente (è il caso di dirlo) e concretamente parte in causa: se può essere un simbolo di qualcosa, credo dobbiamo cercarlo in quanto di meschino, egoista, incattivito, ferito, esaurito, ma ancora pervicacemente resistente sopravvive nella provincia americana (ma chissà in che stato, verrebbe da dire dopo lo shock The Donald).

    Strout costruisce una rete di tragedie famigliari e di vicende minute e strazianti che avvolge tutta la comunità di Crosby - questa cappa pesante e insuperabile affonda le radici nel passato, che ci viene narrato in modo scomposto, inframezzato nelle vicende presenti, come ad indicarci che non possiamo sfuggire a ciò che è stato e siamo condannati a riviverlo giorno dopo giorno qui e ora.

    L'autrice è abilissima a gestire il flusso narrativo, a giocare con noi mescolando i pieni temporali, anche se il meccanismo della suspense e del misterioso evento tragico nascosto nel passato finisce per essere un poco abusato e quasi atteso verso la fine del libro. A proposito della quale, mi dispiace davvero che la Strout sia stata vittima della schiavitù dell' "Happy ending" - molto telefonato ed alquanto deludente chiusa di un percorso a spirale verso qualcosa di diverso (almeno io mi attendevo): una sfasamento, una scissione tra vita reale e vita percepita, tra mondo degli eventi e mondo dei sentimenti - uno iato che frantuma tante vite, come quelle del penultimo racconto "Criminale" (a mio modo di vedere il migliore, sottilmente inquietante e surreale nella sua densità di male di vivere e squilibrio emotivo).

    ha scritto il 

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