Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Oltre l'avenue D

Un punk a New York. 1972-1982

Di

Editore: Agenzia X

3.7
(16)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 192 | Formato: Paperback

Isbn-10: 889502947X | Isbn-13: 9788895029474 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Musica , Non-fiction

Ti piace Oltre l'avenue D?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
"C’erano sempre degli sfigati in stile disco che venivano al Max’s. Uno di questi era appena entrato quando Babette gli vomitò addosso. Se era venuto per vedere del punk rock, era stato servito."

Venerdì sera a New York: Johnny Thunders, Richard Hell e Dee Dee Ramone entrano al CBGB’s. Sono le star del momento, ma tra loro c’è qualcuno di ancora più cool: Philippe Marcadé. Arrivato diciassettenne dalla Francia, dopo un psicotico viaggio on the road, diventa uno dei protagonisti dello tsunami del punk. Alla sua festa di benvenuto si esibiscono i Ramones nel loro primo concerto in assoluto. È una star: sempre al tavolo giusto, parla con il suo accento esotico e veste stiloso anche se dorme in luridi loft.
Fonderà i Senders, stella oscura della scena newyorkese, band punk-blues con cui suonerà per anni, condividendo il palco con Clash e Blondie.
Oltre l’avenue D è un memoir ricco di valore storico e avventure al limite estremo della sopportazione umana. Philippe attraversa indenne (o quasi...) incidenti lisergici, viene arrestato e scarcerato, aggredito dal gatto eroinomane di Nancy Spungen e da un cane mangiatore di marijuana. Spiega a Sid Vicious il funzionamento di un aspirapolvere, abita accanto alla centrale elettrica durante il blackout del 1977. Rifiuta le avance di Madonna, fuma una canna con Bob Marley e distrugge l’appartamento di una hippie fissata con i Grateful Dead. E nonostante tutto continua a suonare.
Sullo sfondo, un’incredibile galleria di personaggi: Wayne County, Lux Interior, Nan Goldin, Wilko Johnson, Wayne Kramer, Robert Mapplethorpe, Andy Warhol, John Waters...

Prefazione di Legs McNeil e Debbie Harry
Postfazione di Claudio Sorge – “Rumore”

Philippe Marcadé è fondatore e cantante dei Senders.
Ordina per
  • 3

    Scritto (o tradotto?) non benissimo, offre comunque uno spaccato di un periodo culturalmente interessante. Peccato che io sia arrivato a NY quando tutto stava per finire: metà dei fatti narrati si svolgono a pochi isolati da dove abitavo.

    ha scritto il 

  • 4

    Adoro le autobiografie, specialmente quelle distruttive, non so come sia possibile che Philipp Marcadè sia ancora vivo dopo tutto quello che ha passato, ma lo ringrazio per avermi fatto conoscere la sua assurda storia

    ha scritto il 

  • 2

    oh, but people look well in the dark

    Libro prescindibilissimo, superficiale e pessimamente scritto, ma se avete molto amato l'underground newyorchese e un certo tipo di musica che va dai Ramones ai Cramps, beh, frugando fra siringhe usate, bottiglie di vodka rotte e chiazze di vomito riuscirete comunque a sentire l'eco lontana di un ...continua

    Libro prescindibilissimo, superficiale e pessimamente scritto, ma se avete molto amato l'underground newyorchese e un certo tipo di musica che va dai Ramones ai Cramps, beh, frugando fra siringhe usate, bottiglie di vodka rotte e chiazze di vomito riuscirete comunque a sentire l'eco lontana di un'epoca vibrante di energie bruciate, creatività ambiziosa e sperimentazione senza limiti.

    Interessante il confronto con "Just kids", quasi contemporaneo memoir di ben altro spessore umano e letterario: dove quello è centrato come un occhio di bue sul rapporto simbiotico e totalizzante fra due artisti di vaglia, Patti Smith e Robert Mapplethorpe, i veloci sketches e gli aneddoti di Philippe Marcadé, cantante e anima dei Senders, sono invece (si perdoni il paragone quanto mai insultante per un punk-rocker) come una palla da disco con gli specchietti, che rimanda caleidoscopici frammenti di una città fatta di club notturni, concerti sgangherati, boutiques rockabilly, gatti tossici, Madonne wannabe, buttafuori portoricani e naturalmente eroina a fiumi, tantissima, devastante.

    Ed è amaramente ironica l'identica fine, in entrambi i libri, dell'ambizioso e geniale fotografo che non si bucava né sniffava mai e dei punk strafatti che si spingevano ogni giorno ad Alphabet City per la dose quotidiana: falciati comunque dall'Aids, cesura quasi simbolica di un decennio scintillante e autodistruttivo, fine corsa di una generazione che per la prima volta osò urlare "io" sputando su tutto il resto.

    ha scritto il