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On Beauty

By Zadie Smith

(6)

| Audio CD | 9780141806082

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Book Description

Howard Belsey, a Rembrandt scholar who doesn't like Rembrandt, is an Englishman abroad and a long-suffering Professor at Wellington College. He has been married for thirty years to Kiki, an American woman who no longer resembles the sexy activist she Continue

Howard Belsey, a Rembrandt scholar who doesn't like Rembrandt, is an Englishman abroad and a long-suffering Professor at Wellington College. He has been married for thirty years to Kiki, an American woman who no longer resembles the sexy activist she once was. Their three children passionately pursue their own paths, and faced with the oppressive enthusiasms of his children, Howard feels that the first two acts of his life are over and he has no clear plans for the finale. Then Jerome, Howard's oldest son, falls for Victoria, the stunning daughter of the right-wing icon Monty Kipps. Increasingly, the two families find themselves thrown together in a beautiful corner of America, enacting a cultural and personal war against the background of real wars that they barely register...

99 Reviews

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    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/06/17/della-bel… “Senza che nessuno se ne fosse accorto, Howard aveva fatto il suo ingresso nella stanza. Era completamente vestito, scarpe comprese. Aveva i capelli bagnati e pettinati all’in ...(continue)

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/06/17/della-bel…

    “Senza che nessuno se ne fosse accorto, Howard aveva fatto il suo ingresso nella stanza. Era completamente vestito, scarpe comprese. Aveva i capelli bagnati e pettinati all’indietro. Era forse una settimana che Howard e Kiki non si trovavano nella stessa stanza, quantunque a tre metri di distanza, e ora in pieno contatto visivo, come i ritratti ufficiali a grandezza naturale di due estranei, appesi uno di fronte all’altro. Mentre Howard chiedeva ai ragazzi di uscire dalla stanza, Kiki si concesse il tempo di guardarlo. Ora lo vedeva diversamente; era uno degli effetti collaterali. Difficile dire se questo suo nuovo modo di vederlo fosse più vero di quello precedente. Ma era senza dubbio più crudo, più rivelatore. Adesso scorgeva ogni piega e ogni tremito in una bellezza in declino. Scopriva di poter provare disprezzo anche per le sue caratteristiche più neutre. Le sottili, diafane narici caucasiche. Le orecchie carnose da cui sbucavano peli che Howard si affrettava a rimuovere, ma la cui spettrale esistenza lei continuava a registrare. Le uniche cose che minacciavano di disturbare la sua determinazione erano gli strati temporali di Howard così come le si presentavano dinanzi: Howard a ventidue anni, a trenta, a quarantacinque, a cinquantuno; la difficoltà di mantenere tutti quegli Howard al di fuori della coscienza; l’importanza di non lasciarsi sviare, di rispondere solo all’Howard più recente, quello di cinquantasette anni. Howard il bugiardo, lo spezzacuori, l’impostore.”
    (Zadie Smith, “Della bellezza”, ed. Mondadori)

    Il mio primo incontro con Zadie Smith risale a quando lessi “Brevi interviste con uomini schifosi” di David Foster Wallace. L’introduzione era costituita da un breve ma intenso scritto della Smith, intitolato “Il dono”, nel quale la scrittrice rilevava come, a suo avviso, la parola chiave di quei racconti di Wallace fosse, appunto, “dono”, da intendersi sia come l’incapacità di donarsi, che caratterizzava molti personaggi del libro, sia nel senso del talento narrativo di Wallace. Da quella breve lettura è passato un po’ di tempo, ma finalmente mi sono deciso a leggere un romanzo della Smith, che mi aveva incuriosito. Prendendo in prestito le sue parole, penso di poter dire che anche “Della bellezza” è un dono. Quando mi accade di non riuscire a staccarmi da un romanzo che sto leggendo, e di essere combattuto tra la smania di leggere e la preoccupazione che mi sto avvicinando alla fine del libro, allora posso affermare che quel romanzo, quel racconto, è riuscito a coinvolgermi.
    “Della bellezza” è un romanzo corale, polifonico, a più voci, che ruota attorno a due famiglie, i Belsey e i Kipps, alle dinamiche tra e all’interno delle stesse, che tocca svariati temi e soprattutto che è scritto molto bene. I Belsey vivono a Boston. Howard Belsey, bianco, insegna teoria dell’arte, è cresciuto in Inghilterra, in un quartiere disagiato, sposandosi ha migliorato la propria condizione economica, pur senza assurgere alla ricchezza, è un liberale, prova a scrivere da anni un saggio su Rembrandt e presiede un comitato per le azioni positive, nell’intento di combattere discriminazioni di religiose, sessuali, etniche; Kiki, la moglie, nera, è diventata enorme come stazza e in teoria avrebbe perdonato a Howard un tradimento, salvo poi scoprire, per circostanze che qui non svelo, che non è così; i tre figli di Howard sono molto diversi come indole: Jerome è un ventenne idealista, ancora vergine, molto religioso, che lavorava a Londra per il rivale di Howard, cioè Monty Kipps, e si era innamorato di Victoria Kipps; Zora è un’universitaria indecisa tra la filosofia e la poesia; Levi, il più piccolo dei Belsey, ricerca la sua identità da fratello di strada, con tanto di slang forzato che possa fargli sentire un senso di appartenenza.
    I Kipps, invece, all’inizio del romanzo stazionano a Londra. Monty, nero, aristocratico, reazionario, rinomato, ottiene una cattedra proprio a Boston, dov’è Howard, e vuole dimostrare che le minoranze, specie i neri, non hanno bisogno di tutele particolari. Carlene, sua moglie, diventa molto amica di Kiki; Victoria è una ragazza fatale, che frequenta il corso di Howard e incarna la bellezza che sconvolge anche l’intellettuale più distaccato. Altri personaggi ruotano attorno alle due famiglie, da Carl il poeta-rapper di strada, agli studenti, agli altri accademici, fino alla poetessa Claire, con il suo corso nel quale cerca di spiegare il processo e la bellezza della creazione poetica. La Smith è abile nell’intrecciare le vicende dei protagonisti, evitando che i singoli personaggi restino ingabbiati in cliché. Non siamo di fronte, per intenderci, a una famiglia di buoni contrapposta a una di cattivi e l’interazione tra i personaggi è dinamica, i dialoghi sono avvincenti, divertenti, anche profondi, con tanti riferimenti culturali che a me non dispiacciono mai, quando non sono fini a sé stessi.
    Lascio a chi vorrà leggersi il romanzo la curiosità di scoprire il perché del titolo, anche se qualche indizio nella prima parte dell’articolo c’è, e rilevo altri temi non meno importanti, quali il problema della ricerca di un’identità, che può risolversi in un’auto-ghettizzazione quando si accettano gli stereotipi che altri hanno deciso per noi, il difficile connubio tra la cultura accademica e cultura popolare, le difficoltà di comunicazione tra individui che pure credono di conoscersi perché convivono tra trent’anni, il perdono, il femminismo, i pregiudizi, la libertà di espressione e i suoi eventuali confini. Il tutto tenendo presente che “Della bellezza” è un romanzo, non un saggio filosofico sui suddetti argomenti.

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    Sisifo77 said on Jun 17, 2014 | 4 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Disappunto. Ecco cosa mi ha provocato questo libro, disappunto.
    Fino a 3/4 l'ho trovato un romanzo dolce delicato e divertente, poi il baratro. Ovvietà e banalità che l'autrice poteva risparmiarsi.
    Insomma le tre stelle mediano tra la felicità inizia ...(continue)

    Disappunto. Ecco cosa mi ha provocato questo libro, disappunto.
    Fino a 3/4 l'ho trovato un romanzo dolce delicato e divertente, poi il baratro. Ovvietà e banalità che l'autrice poteva risparmiarsi.
    Insomma le tre stelle mediano tra la felicità iniziale e il disappunto che ne è seguito. Uffa.

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    utti said on May 18, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    È la crisi di un uomo, che si rispecchia in quella della sua famiglia, che si stempera in quella della società progressista americana. E se il legame tra la crisi del protagonista e quella della sua famiglia si snoda attraverso un nesso di causalità ...(continue)

    È la crisi di un uomo, che si rispecchia in quella della sua famiglia, che si stempera in quella della società progressista americana. E se il legame tra la crisi del protagonista e quella della sua famiglia si snoda attraverso un nesso di causalità lineare e comprensibile, non sono riuscita a percepire nelle 500 pagine del libro il motivo che spinge il protagonista per una china senza ritorno: posso immaginare una "crisi di mezza età " ma è una mia supposizione, non emerge dall'analisi psicologica del personaggio. E il deterioramento dei valori progressisti, mi sembra si fondi più su luoghi comuni che non quale esito di un cammino di evoluzione o involuzione, che sia. Non sono riuscita ad appassionarmi alla lettura, ma ho tenuto duro fino alla fine, perchè è comunque scorrevole e frutto di una tecnica sicura e consolidata.

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    charlotte said on Apr 14, 2013 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Questo libro mi è piaciuto molto. Bella la storia, il confronto tra queste due famiglie che sembrano tanto diverse ma hanno anche qualcosa in comune, molto bello il personaggio di Kiki.

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    greeneyes said on Feb 12, 2013 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    What do they say on beauty

    Of course the thick-as-a-brick novel has a lot of sub-themes. The 2nd generation come in and out. Politics among departments of Humanities in a Bostonian academy is another unavoidable backdrop. But to me it's all about the dysfunctional relationship ...(continue)

    Of course the thick-as-a-brick novel has a lot of sub-themes. The 2nd generation come in and out. Politics among departments of Humanities in a Bostonian academy is another unavoidable backdrop. But to me it's all about the dysfunctional relationship between the mid-age couple. The irony is that there is still love in this marriage. Is Zadie trying to reveal that long term matrimony is out of place? No matter how two people care for each other, they can't pull their marriage through the sacred laws such as exclusiveness and frankness? She seems to provide a solution to the woman who walks out of her vow at the end of the book: staying with another woman. It surely is based on real life examples. Like the jcrew creative director: smart woman, social status established, who finds a new form of love after her long-time opposite-sex marriage ended. But this scenario is no more than being indicated in the novel. in the final chapter, our Casanova-like yet academically ill-fated protagonist, Howard, is granted his last chance of tenure evaluation. The Rembrandt specialist is giving a public lecture. from the begining, He already loses control of emotion by playing the slides without giving out a word except for reading out the artwork titles. The last slide is an epic capture of an intimate moment of the artist's lover, called hendrickje bathing. At the moment, Howard sees his divorced wife, his life-time lover Kiki in the audience. He starts to be able to interpret her every single reaction in the glow of love. The many layers of emotion he sees in her melt into a soft descriptional paragraph about the many tonalites and strokes observed off
    the portrait. Hendrickje's half-hidden left hand leaves the untold moments of intimation to the viewers to imagine.
    The title On Beauty is also the title of a sample work by the liberal-minded poety professor in the novel. Given that the majority of the characters are humanities intellects who study ON human's creative heritages, the book title is an ironic question thrown at every humanities thinker as what they study is essentially a study on Beauty (an invented value found by human) and whether/how it affects human life in any historical time.

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    Sienna Huang said on Jan 28, 2013 | Add your feedback

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