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On the Road

(Penguin Twentieth Century Classics)

By

Publisher: Rebound by Sagebrush

3.7
(12724)

Language:English | Number of Pages: 307 | Format: Library Binding | In other languages: (other languages) Spanish , Chi traditional , Chi simplified , French , German , Italian , Swedish , Portuguese , Catalan , Dutch , Polish , Czech , Japanese

Isbn-10: 0785796320 | Isbn-13: 9780785796329 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Paperback , Audio CD , Audio Cassette , Unbound , Mass Market Paperback , Others , eBook

Category: Biography , Fiction & Literature , Travel

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Book Description
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  • 5

    E' innegabile che la leggenda che avvolge questo libro crea aspettative molto alte nel lettore; e nel mio caso almeno nelle prime pagine sono state un po' deluse. Tuttavia alla fine, voltata l'ultima ...continue

    E' innegabile che la leggenda che avvolge questo libro crea aspettative molto alte nel lettore; e nel mio caso almeno nelle prime pagine sono state un po' deluse. Tuttavia alla fine, voltata l'ultima pagina, mi è quasi sembrato che tutta quella strada col vecchio Sal l'avevo fatta anche io. La vicenda prende il lettore piano piano e lo porta in giro per le strade d'America in lungo e in largo dipingendo un paese e un epoca in modo graffiante ma vero.

    said on 

  • 1

    Scritto in poco più di due settimane, vero è che secondo alcuni bastò la metà per creare il mondo, ma in ben più tempo non sono riuscito a superare pagina 50.
    Confuso, sgraziato, indigesto. ...continue

    Scritto in poco più di due settimane, vero è che secondo alcuni bastò la metà per creare il mondo, ma in ben più tempo non sono riuscito a superare pagina 50.
    Confuso, sgraziato, indigesto.

    said on 

  • 3

    Jack Kerouac, Sulla strada

    Romanzo autobiografico dello statunitense Kerouac scritto nel 1951 (in poche settimane) e pubblicato, per la prima volta nel 1957. E' considerato il simbolo della Beat Generation.
    Ambientato alla fine ...continue

    Romanzo autobiografico dello statunitense Kerouac scritto nel 1951 (in poche settimane) e pubblicato, per la prima volta nel 1957. E' considerato il simbolo della Beat Generation.
    Ambientato alla fine degli anni Quaranta, narra una serie di viaggi in autostop o con mezzi di fortuna, compiuti dal protagonista solo o in compagnia di amici. I viaggi lo portano a percorrere gli Stati Uniti in lungo e in largo.
    E' una continua ricerca, un continuo confronto/scontro con se stesso, con la società, ma anche con tutti i cambiamenti del periodo. La musica vi domina sovrana.
    Lettura interessante, anche se non mi ha entusiasmato.

    said on 

  • 0

    “Se lasciate cadere una rosa nella misteriosa sorgente dello Hudson pensate a tutti i posti che toccherà nel suo cammino prima di perdersi per sempre nel mare”.

    Un periplo nelle autostrade degli States, dove ogni cunetta, rialzo o rettilineo suscitano ingannevoli desideri, dattiloscritto in tempi record in romanzo. I protagonisti di “On the road” sono giovani ...continue

    Un periplo nelle autostrade degli States, dove ogni cunetta, rialzo o rettilineo suscitano ingannevoli desideri, dattiloscritto in tempi record in romanzo. I protagonisti di “On the road” sono giovani, ubriachi, squattrinati, arruffati, avidi di pane, sesso e amore che si spingono oltre la muraglia di emozioni anchilosate. Se l’asfalto ribolle di aspirazioni praticabili e fatue speranze, un solo imperativo categorico conta: andare e ricercare l’intangibile, un nulla che può diventare opportunità conoscitiva, mistica e forse mai realmente fuga. Irrilevante che il plot sia sfilacciato e la stesura sgangherata, è prosa spontanea, epidermica e non potrebbe essere altrimenti. Anni fa, al primo incontro persi l’occasione, stavolta non ne potei fare a meno.

    “E così in America quando il sole tramonta e me ne sto seduto sul vecchio molo diroccato del fiume a guardare i lunghi lunghi cieli sopra il New Jersey e sento tutta quella terra nuda che si srotola in un'unica incredibile enorme massa fino alla costa occidentale, e a tutta quella strada che corre, e a tutta quella gente che sogna nella sua immensità…penso a Dean Moriarty”

    (https://www.youtube.com/watch?v=thSfGPZGmnQ)

    said on 

  • 2

    Forse è la distanza da quel mondo descritto.
    Oppure solo le enormi aspettative che avevo su questo libro profondamente disattese.
    Ma più di due stelle non le posso dare.

    said on 

  • 4

    "A me piacciono troppe cose e io mi ritrovo sempre confuso e impegolato a correre da una stella cadente all'altra finché non precipito. Questa è la notte e quel che ti combina. Non avevo niente da offrire a nessuno eccetto la mia stessa confusione."

    Affascinante, folle, rivelatore. I tre viaggi descritti nel romanzo di Kerouac sono stati veramente compiuti dall'autore e tutti i personaggi che vi compaiono sono realmente esistiti (ad esempio Dean ...continue

    Affascinante, folle, rivelatore. I tre viaggi descritti nel romanzo di Kerouac sono stati veramente compiuti dall'autore e tutti i personaggi che vi compaiono sono realmente esistiti (ad esempio Dean Moriarty è Neal Cassady).
    Un viaggio, oltre che per l'immenso continente americano, anche nella beat generation: l'insaziabile senso di libertà che si accompagna ad una sorta di senso di insoddisfazione perpetua, l'incoscienza, gli eccessi, il richiamo della strada, la ricerca di una spiritualità e di un senso di armonia con il mondo e la natura... L' indimenticabile affresco di una moltitudine di realtà che lo scrittore ha sperimentato durante i suoi vagabondaggi.

    said on 

  • 5

    - Dobbiamo andare - Dove, amico? - Non lo so, ma dobbiamo andare

    Recensione pubblicata anche qui: http://sfogliandolibri.blogspot.it/2015/04/dobbiamo-andare-sal-dove-amico-non-lo.html

    Leggendo “Sulla strada” si intuisce che essere “on the road” è per molti ragazzi ...continue

    Recensione pubblicata anche qui: http://sfogliandolibri.blogspot.it/2015/04/dobbiamo-andare-sal-dove-amico-non-lo.html

    Leggendo “Sulla strada” si intuisce che essere “on the road” è per molti ragazzi sinonimo di massima, anzi assoluta, felicità. Dean, infatti, dice ricorrentemente “siamo tutti insieme” e “noi sentiamo il tempo” e “dobbiamo andare”. Già, strada è sinonimo di felicità, la quale a sua volta trova accordo e sinonimo con il cognome di Sal: Paradise – paradiso. Il mondo reale non coincide con alcun eden, è estraneo, è fasullo e ingiusto, e allora bisogna rimediare, bisogna andare, prendere la sacca e camminare sulla strada. La fuga naturalmente è un che di illusorio, è solo una scorciatoia per credere che la bellezza esiste, e i ragazzi in fondo lo sanno. Sal in particolar modo.

    In questo romanzo pieno di colori, che simboleggiano prevalentemente la gioia, ci sono anche tantissime ombre che delineano in maniera pressoché perfetta la nostalgia, che è tipica della giovane età. Tuttavia non muore mai, nel romanzo, il bisogno di cercare “qualcosa”, un po’ come non muore mai la speranza; Dean spesso ripete: “dobbiamo trovare QUELLA COSA”. Che, poi, “trovare quella cosa” significa cercare il significato nascosto nei verbi “vivere”, “diventare”, “morire” e “scoprire”.

    Insomma, è un romanzo caotico, prima calmo poi agitato per arrivare ad appiattirsi in un mare pacifico e tornare a essere talmente alto da possedere tutto ma tutto non è sufficiente. E allora, forse, basta conoscere il “tempo”, sentirlo, tenerlo tra le mani e viverlo, correre dietro il ticchettio irrequieto della vita che separa gli attimi di romantica follia da quelli di cupa disperazione, un tempo che semina e, poi, chi raccoglie il frutto non può sceglierne la quantità né, ancor peggio, la qualità. È il tempo che decreta.

    Jack, caro mio Jack, scrivi bene (continuo a parlare al presente, ripeto: non riesco a parlare di lui al passato, neanche volendolo), sfrutti al meglio la riflessione e la punteggiatura è qualcosa che mette freschezza e non toglie il fiato – come capita con altri autori. Le descrizioni scorrono limpidamente formando un flusso colorato di emozioni, un fluido di ossigeno rigenerante, una massa di parole piacevoli da divorare.

    “Sulla strada”, per me, è stato e continua a essere un punto di riferimento grazie al quale posso navigare meglio nelle acque della letteratura americana; ho come l’impressione che leggendo Kerouac è possibile leggere, al contempo, tantissimi altri scrittori. Probabilmente perché Jack è stato un’icona che ha dato speranza, bellezza e, ovviamente, ispirazione a quella parte del mondo che l’ha ascoltato (e letto).

    In conclusione, nel romanzo non succede niente di particolarmente avvincente o memorabile, tuttavia credo che questo non sia uno svantaggio. Credo, piuttosto, che col passare degli anni, con i costanti cambiamenti che avvengono all’interno della società, questo romanzo abbia perso la brillante patina originaria che le conferiva il potere e il fascino adatti; probabilmente è anche dovuto al fatto che la beat generation, oggi, non è più un movimento socio-culturale ma qualcosa di altri tempi.

    Chi, oggigiorno, rinnega la borghesia (di cui TUTTI, chi più chi meno, ne facciamo parte), la dimora fissa, il lavoro decente?

    said on 

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