Le poesie di Valeria Massari tendono a rappresentare la reciproca compenetrazione tra mondo umano e naturale. E lo fanno con una misura talmente precisa che la penetrazione (nel fondo oscuro, nelle sedimentazioni dell'animo e nel labirinto della mente) avviene attraverso la mappatura delle superficiContinue
Le poesie di Valeria Massari tendono a rappresentare la reciproca compenetrazione tra mondo umano e naturale. E lo fanno con una misura talmente precisa che la penetrazione (nel fondo oscuro, nelle sedimentazioni dell'animo e nel labirinto della mente) avviene attraverso la mappatura delle superfici dei luoghi (attraversati di giorno o di notte, col sole o la pioggia, sotto la neve....), secondo un passo e secondo moduli che possiamo definire della messa a fuoco più nitida. Così che temi di vasta portata, e di costante implicazione esistenziale, si fissano in componimenti brevi pieni di luci e di colori. I versi netti e rigorosi ci immettono, ogni volta di incanto, in una dimensione autoriflessiva che quasi inavvertitamente si interroga sul mistero delle cose e sul significato della vita mentre ne subisce il fascino, per la legge dell'inversamento proporzionale. E avviene esemplarmente in quest'ultima raccolta, One del tempo, libro della maturità umana ed espressiva: il taccuino degli appunti e delle annotazioni è, insieme, l'album della memoria critica, l'almanacco della propria condizione e il diario delle pagine privilegiate trascelte a comporre (e a verificare, a interrogare, a mettere sotto processo) il senso di una vicenda e di una vita. Tema centrale è, a ben guardare e oltre l'apparente silenzio (che è, poi, la voce del segreto e del mistero: “ il silenzio mi è compagno ”), l'ignoto oltre l'orizzonte, e in fondo la morte (“ Lontane le ombre dei cari / che ho avuto ”): termine ineludibile con cui confina il visibile, enigma esistenziale, l'altra faccia della medaglia, vuoto di assenza verso cui tutto precipita ( “ il viaggio senza ritorno ”) ma in cui sembra sciogliersi anche il doppio senso della vita, se - come suggerisce l'autrice - non si fa “ finta di morire ”. Perché l'orizzonte resta comunque aperto nella continuità, in una dimensione misteriosa che proprio l'improvvisa illuminazione poetica ci fa scoprire a un tratto con inattesa evidenza come ulteriore percorso possibile.
Dalla prefazione di Paolo Ruffilli