Operazione Massacro

Di

Editore: La Nuova Frontiera

4.3
(168)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 253 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo

Isbn-10: 8883731948 | Isbn-13: 9788883731945 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: eBook

Genere: Storia , Non-narrativa , Politica

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Descrizione del libro
Otto anni prima di A sangue freddo di Truman Capote, con Operazione Massacro, Rodolfo Walsh inventa una nuova forma di giornalismo, a metà strada tra il romanzo e la cronaca, che solo un decennio dopo verrà conosciuta universalmente come New Journalism. Pubblicato nel 1957, il libro racconta l'uccisione di un gruppo di civili innocenti perpetrata dalla prima giunta militare golpista, un efferato episodio di violenza che sarebbe passato sotto silenzio se Walsh non vi si fosse imbattuto casualmente. Rodolfo Walsh segue la pista come un segugio, indaga, ricostruisce dettagliatamente i fatti, scopre la cospirazione e scrive un libro di denuncia che, pur restando un'insuperata lezione di giornalismo d'inchiesta, si legge come un romanzo.
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  • 4

    Sono venuta a conoscenza di Rodolfo Walsh grazie alla rubrica di Baricco su Vanity Fair: ed è stata una bella scoperta. Al di là dello stile, non particolarmente accattivante e strutturato, è il valor ...continua

    Sono venuta a conoscenza di Rodolfo Walsh grazie alla rubrica di Baricco su Vanity Fair: ed è stata una bella scoperta. Al di là dello stile, non particolarmente accattivante e strutturato, è il valore della sua opera il vero nodo centrale; Walsh in questo libro denuncia uno degli infiniti episodi di repressioni sommarie e immotivate portate avanti dalla giunta militare golpista argentina. E Walsh, come molti altri prima e dopo di lui, ha pagato la vita con la verità, la necessità di capire e denunciare quanto accadde in quel frangente. Walsh è diventato uno dei trentamila desaparecidos di Argentina, per aver raccontato la verità.

    ha scritto il 

  • 5

    Operazione massacro..

    Degno erede, o più corretto dire predecessore di A sangue freddo di Truman Capote..
    Secco,asciutto, diretto..ennesimo capitolo delle terribili dittature del genere umano.
    Rodolfo Walsh giornalista e s ...continua

    Degno erede, o più corretto dire predecessore di A sangue freddo di Truman Capote..
    Secco,asciutto, diretto..ennesimo capitolo delle terribili dittature del genere umano.
    Rodolfo Walsh giornalista e scrittore ne racconta la storia e ne subirà le conseguenze andandosi ad aggiungere alle migliaia di desaparecidos argentini.

    ha scritto il 

  • 4

    Hero (not)for one day

    Mantenere l'equilibrio di fronte alla fatalità
    Sopportare con grazia le condizioni avverse
    è più di una semplice costanza:
    È un atto di aggressione, un vero trionfo.
    T. Mann ...continua

    Mantenere l'equilibrio di fronte alla fatalità
    Sopportare con grazia le condizioni avverse
    è più di una semplice costanza:
    È un atto di aggressione, un vero trionfo.
    T. Mann

    ha scritto il 

  • 5

    Ci vuole coraggio per amare la verità più di se stessi

    Rodolfo Walsh era uno scrittore di racconti polizieschi prima che, nel 1957, durante una conversazione qualcuno pronunciasse questa frase: “C’è un fucilato ancora vivo”.
    La frase è riferita a un barba ...continua

    Rodolfo Walsh era uno scrittore di racconti polizieschi prima che, nel 1957, durante una conversazione qualcuno pronunciasse questa frase: “C’è un fucilato ancora vivo”.
    La frase è riferita a un barbaro episodio avvenuto sei mesi prima: la giunta militare golpista represse con esecuzioni sommarie i tentativi di resistenza peronista senza andare troppo per il sottile. Infatti, anche un gruppo di civili innocenti che si erano ritrovati per ascoltare la radiocronaca di un incontro di boxe vengono arrestati, trascinati via e fucilati in una discarica alla periferia di Buenos Aires. L’episodio viene fatto passare sotto silenzio. Ma ci sono dei superstiti. “C’è un fucilato ancora vivo”…

    Scrive Walsh:
    ”Non so cosa sia ad attrarmi in questa storia vaga, lontana, irta di improbabilità. Non so perché chiedo di parlare con quell’uomo, perché sto parlando con Juan Carlos Livraga.
    Ma poi lo scopro. Guardo quella faccia, il buco nella guancia, il buco più grande nella gola, la bocca spaccata e gli occhi opachi in cui fluttua ancora un’ombra di morte. Mi sento insultato, così come, senza saperlo, mi sono sentito insultato quando ho udito quel grido straziante dietro la persiana.
    Livraga mi racconta la sua storia incredibile; gli credo subito”.

    Da quel momento Walsh dirà addio alle “soavi stagioni tranquille” e si dedicherà anima e corpo a far luce sulla vicenda:
    Così nasce quell’indagine, questo libro. La lunga notte del 9 giugno torna su di me, per la seconda volta mi strappa dalle “soavi stagioni tranquille”. Adesso, per quasi un anno non penserò ad altro, abbandonerò la casa e il mio lavoro, mi chiamerò Francisco Freyre, avrò una carta d’identità falsa con questo nome, un amico mi presterà una casa nella zona del Tigre, per due mesi vivrò in una gelida baracca dalle parti di Merlo, porterò sempre con me una pistola, e in ogni momento le figure di quel dramma torneranno ossessivamente”.
    Walsh segue la pista come un segugio, indaga, ricostruisce i fatti (alla fine i superstiti risulteranno addirittura sette) e scrive “Operazione massacro”, un libro di denuncia, un grande esempio di giornalismo d’inchiesta, che si legge come un romanzo (pubblicato nel 1957, ben nove anni prima di “A sangue freddo”, considerato il capostipite del genere, ma che è solo del 1966).

    In Appendice al libro è riportata la “Lettera aperta di uno scrittore alla Giunta militare”, che Walsh scrisse il 24 marzo 1977 e che gli costò la vita. Questa:
    http://www.hortusmusicus.com/pdf/592.pdf
    Confesso di averla letta in lacrime, un pianto torrenziale che non riuscivo in alcun modo a fermare, o almeno a contenere. E così ho scoperto che quello che mi commuove più di ogni altra cosa non è l’amore, il sentimento, la bontà, ma il coraggio. Questo tipo di coraggio.

    Rodolfo Walsh è uno dei 30.000 desaparecidos. Il suo corpo non fu mai ritrovato, anche se alcuni superstiti raccontano che i militari lo portarono all’ESMA (il campo di concentramento), era già morto, crivellato di colpi, ed esposero il suo corpo come un trofeo.

    ha scritto il 

  • 0

    "Operazione Massacro" di Rodolfo Walsh

    Operazione Massacro è un libro che non dovrebbe mai finire fuori catalogo. Sempre sia lodata dunque la casa editrice indipendente La Nuova Frontiera di Roma, non solo per il preziosissimo costante lav ...continua

    Operazione Massacro è un libro che non dovrebbe mai finire fuori catalogo. Sempre sia lodata dunque la casa editrice indipendente La Nuova Frontiera di Roma, non solo per il preziosissimo costante lavoro di diffusione della letteratura sudamericana in Italia, di cui è – insieme a SUR – uno dei maggiori baluardi, ma anche per aver riproposto a dieci anni dalla prima edizione italiana, uscita per Sellerio nel 2002, il capolavoro di Walsh.

    Operazione Massacro non è infatti un libro qualsiasi. Da un punto di vista letterario Walsh nel 1957 anticipa di quasi un decennio quel A sangue freddo di Truman Capote che viene pressoché universalmente considerato il capostipite della letteratura non-fiction ma, quel che più conta, è che quella di Walsh va inserita nel novero delle più alte testimonianze del secondo Novecento di resistenza dell’umanesimo a ogni barbarie e a ogni incarnazione del Male nella Storia.

    Il libro racconta la storia di un massacro misconosciuto commesso nel 1956 dalle forze della “Rivoluzione Liberatrice” antiperonista in Argentina.

    La sera del 9 giugno 1956 un gruppo di civili, senza alcuna colpa salvo quella di essersi riuniti per seguire insieme un incontro di pugilato alla radio in contemporanea con una sollevazione popolare peronista in altri luoghi del paese, viene prelevato dalla polizia, sequestrato per alcune ore e infine sottoposto a un’esecuzione sommaria per fucilazione. Alcuni di loro riescono a sfuggire anche al colpo di grazia ed è a partire dalle loro testimonianze raccolte in segreto, nonché ad un alacre e pericolosissimo lavoro di ricerca delle prove, che Walsh riesce a ricostruire l’accaduto minuto per minuto, inchiodando alle loro responsabilità gli uomini del regime del generale Aramburo e il generale stesso.

    La narrazione, preceduta da un Prologo in cui Walsh racconta come si trovò precipitato nel cuore degli eventi, è scandita in tre parti (Le persone, I fatti, Le prove) come in un vero dossier investigativo, e procede di traccia in traccia mescidando gli strumenti dell’indagine giornalistica e giudiziaria con quelli della narrazione poliziesca – di cui Walsh era già un riconosciuto maestro.

    L’indagine di Walsh, naturalmente, non ebbe esiti giudiziari. L’indagine fu insabbiata e i colpevoli restarono impuniti dalla giustizia ordinaria. Quel massacro resterà uno dei tanti sanguinosi episodi impuniti che costellano la storia delle dittature argentina del secondo Novecento. Segnò invece l’esistenza di Walsh, che da pacifico giocatore di scacchi e scrittore di racconti polizieschi, investito dalla Storia, non seppe tenere sotto controllo il suo spirito di dignità e giustizia, come invece si esigeva in quegli anni in America Latina da un cittadino che volesse vivere a lungo. E infatti il giornalista e scrittore, all’epoca del massacro poco più che trentenne, non visse a lungo. Dopo un periodo di militanza a vario titolo, giornalismo, scritture e semiclandestinità, il 24 marzo 1977 inviò alla redazioni dei giornali argentini e ai corrispondenti stranieri una “Lettera aperta di uno scrittore alla Giunta Militare”, in cui si denunciavano le nefandezze e le violenze del regime militare istituito l’anno prima dal generale Videla. La Lettera è pubblicata in Appendice a Operazione Massacro. Il giorno dopo averla inviata, Rodolfo Walsh fu sequestrato in un’imboscata mentre diffondeva la sua lettera, e da allora compare nella lista dei Desaparecidos, le persone che furono arrestate per motivi politici, o anche semplicemente accusate di avere compiuto attività "anti governative" e delle quali si persero per sempre le tracce. Tra il 1976 e il 1983 si ritiene che furono 30.000. Secondo altre testimonianze, Walsh sarebbe arrivato al campo di concentramento già morto e il suo cadavere sarebbe stato esposto dai militari come trofeo. Bisognerà attendere molti anni per veder pubblicata la sua lettera, che in Italia è stata tradotta per la prima volta nel 2004 e compare in questo caso per la prima volta in volume.

    Martino (bibliotecario, Biblioteca San Giorgio)

    Operazione Massacro non è infatti un libro qualsiasi. Da un punto di vista letterario Walsh nel 1957 anticipa di quasi un decennio quel A sangue freddo di Truman Capote che viene pressoché universalmente considerato il capostipite della letteratura non-fiction ma, quel che più conta, è che quella di Walsh va inserita nel novero delle più alte testimonianze del secondo Novecento di resistenza dell’umanesimo a ogni barbarie e a ogni incarnazione del Male nella Storia.

    Il libro racconta la storia di un massacro misconosciuto commesso nel 1956 dalle forze della “Rivoluzione Liberatrice” antiperonista in Argentina.

    La sera del 9 giugno 1956 un gruppo di civili, senza alcuna colpa salvo quella di essersi riuniti per seguire insieme un incontro di pugilato alla radio in contemporanea con una sollevazione popolare peronista in altri luoghi del paese, viene prelevato dalla polizia, sequestrato per alcune ore e infine sottoposto a un’esecuzione sommaria per fucilazione. Alcuni di loro riescono a sfuggire anche al colpo di grazia ed è a partire dalle loro testimonianze raccolte in segreto, nonché ad un alacre e pericolosissimo lavoro di ricerca delle prove dell’accaduto, che Walsh riesce a ricostruire l’accaduto minuto per minuto, inchiodando alle loro responsabilità gli uomini del regime del generale Aramburo e il generale stesso.

    La narrazione, preceduta da un Prologo in cui Walsh racconta come si trovò precipitato nel cuore degli eventi, è scandita in tre parti (Le persone, I fatti, Le prove) come in un vero dossier investigativo, ma la narrazione è condotta mescidando gli strumenti dell’indagine giornalistica e giudiziaria con quelli della narrazione poliziesca – di cui Walsh era già un riconosciuto maestro.

    L’indagine di Walsh, naturalmente, non ebbe esiti giudiziari. L’indagine fu insabbiata e i colpevoli restarono impuniti dalla giustizia ordinaria. Quel massacro resterà uno dei tanti sanguinosi episodi impuniti che costellano la storia delle dittature argentina del secondo Novecento. Segnò invece l’esistenza di Walsh, che da pacifico giocatore di scacchi e scrittore di racconti polizieschi, investito dalla Storia, non seppe tenere sotto controllo il suo spirito di dignità e giustizia, come invece si esigeva in quegli anni in America Latina da un cittadino che volesse vivere a lungo. E infatti il giornalista e scrittore, all’epoca del massacro poco più che trentenne, non visse a lungo. Dopo un periodo di militanza a vario titolo, giornalismo, scritture e semiclandestinità, il 24 marzo 1977 inviò alla redazioni dei giornali argentini e ai corrispondenti stranieri una “Lettera aperta di uno scrittore alla Giunta Militare”, in cui si denunciavano le nefandezze e le violenze del regime militare istituito l’anno prima dal generale Videla. La Lettera è pubblicata in Appendice a Operazione Massacro. Il giorno dopo averla inviata, Rodolfo Walsh fu sequestrato in un’imboscata mentre diffondeva la sua lettera, e da allora compare nella lista dei Desaparecidos, le persone che furono arrestate per motivi politici, o anche semplicemente accusate di avere compiuto attività "anti governative" e delle quali si persero per sempre le tracce. Tra il 1976 e il 1983 si ritiene che furono 30.000. Secondo altre testimonianze, Walsh sarebbe arrivato al campo di concentramento già morto e il suo cadavere sarebbe stato esposto dai militari come trofeo. Bisognerà attendere molti anni per veder pubblicata la sua lettera, che in Italia è stata tradotta per la prima volta nel 2004 e compare in questo caso per la prima volta in volume.

    Martino (bibliotecario, Biblioteca San Giorgio)

    ha scritto il 

  • 4

    Un'altra pagina tragica della tormentata storia argentina raccontata con uno stile che ha fatto scuola:unire la precisione del reportage giornalistico alla forma romanzo (per quanto di romanzato mi se ...continua

    Un'altra pagina tragica della tormentata storia argentina raccontata con uno stile che ha fatto scuola:unire la precisione del reportage giornalistico alla forma romanzo (per quanto di romanzato mi sembra di poter dire che ci sia poco).
    Per la cronaca,vi si descrive l'esecuzione di cinque innocenti nelle ore successive al tentativo di colpo di stato del 1956, con la sequela di depistaggi,insabbiamenti,ecc. e, per una volta,il tentativo riuscito di far emergere la verità.

    ha scritto il 

  • 3

    In Argentina quest’opera è un classico e Walsh un autore molto famoso, giornalista e scrittore ucciso nel 1977 dal regime dei colonnelli dopo una lettera aperta al generale Vileda nella quale denuncia ...continua

    In Argentina quest’opera è un classico e Walsh un autore molto famoso, giornalista e scrittore ucciso nel 1977 dal regime dei colonnelli dopo una lettera aperta al generale Vileda nella quale denunciava i crimini della dittatura.
    Anche Operazione Massacro è una denuncia. La denuncia dell’uccisione di un gruppo di civili riuniti in una casa per seguire un’incontro di boxe da parte della polizia golpista. Massacro che altrimenti sarebbe rimasto senza nome.
    A metà strada tra il romanzo ed il reportage l’opera mi sembra particolarmente riuscita soprattutto nella prima parte dove Walsh tratteggia uno per uno i protagonisti di questo dramma, le loro storie, le loro vite, i loro ideali. Dedicando poche pagine ad ognuno vengono fuori dei ritratti delicati e coinvolgenti.
    La seconda parte, dove racconta le indagini che gli hanno permesso di scoprire il massacro, arrancano un po’; faticano a reggere il passo con la prima parte, sono meno coinvolgenti e più lente
    Resta comunque un’ottimo libro, scritto da un grande giornalista. Necessario leggerlo

    ha scritto il 

  • 4

    Un classico del giornalismo d'inchiesta dello scrittore argentino Rodolfo Walsh, la denuncia delle repressioni da parte del governo golpista in carica contro il tentato controgolpe peronista del giugn ...continua

    Un classico del giornalismo d'inchiesta dello scrittore argentino Rodolfo Walsh, la denuncia delle repressioni da parte del governo golpista in carica contro il tentato controgolpe peronista del giugno 1956 che tentava di riportare al governo Domingo Peron dopo la sua defenestrazione dell'anno precedente. Circa un'ora prima della promulgazione della legge marziale, un gruppo di sospetti, del tutto innocenti, viene arrestato e poco dopo fucilato in una discarica a pochi chilometri da Buenos Aires. Cinque uomini restano a terra, gli altri sei (o sette, non si riesce ad appurarlo con certezza), riescono a fuggire. Con la dettagliata inchiesta che raccoglie tutte le testimonianze dei sopravvissuti rintracciati, Walsh contribuisce a intentare un processo contro i colpevoli e denunciare i soprusi all'opinione pubblica (per un certo periodo è costretto anche a nascondersi e a girare armato). Libro appassionato che unisce l'efficacia del miglior giornalismo di inchiesta al ritmo serrato del thriller (Walsh iniziò la carriera letteraria scrivendo polizieschi): impressionante la descrizione di tutte le fasi della fucilazione dei poveretti. La sua militanza in difesa della libertà continua negli anni seguenti:
    collaborerà con la Cuba di Castro e Che Guevara, riuscendo a decrittare un messaggio in codice della sezione guatemalteca della CIA che stava organizzando lo sbarco alla Baia dei Porci e avvertendo in tempo il governo cubano; lotterà per il ritorno di Peron in Argentina ma, profondamente deluso dopo il reinsediamento del presidente quasi ottantenne, aderirà al fronte dei Montoneros nelle file dei quali la figlia ventiseienne troverà la morte nel 1976, in uno scontro a fuoco, dopo l'insediamento della dittatura della Junta di Videla; denuncerà senza requie la giunta militare, i soprusi e la tragedia dei desaparecidos, fino alla coraggiosa Carta abierta de un escritor a la Junta militar che lo porterà a subire l'agguato fatale da parte della polizia: l'intenzione è prenderlo vivo e poi torturarlo. Walsh se lo aspetta da mesi ed è preparato: resiste a colpi di pistola e riesce perfino a fare secco uno sbirro; viene crivellato di colpi e il suo corpo viene fatto sparire. Restano le sue parole, scritte il giorno prima: "Il Terrore si basa sulla mancanza di comunicazione. Infranga l'isolamento. Provi ancora la soddisfazione di compiere un gesto libero. Sconfigga il terrore. Faccia circolare quest'informazione...".

    ha scritto il 

  • 4

    Giornalista di razza

    Questo è il vademecum di come essere un giornalista di razza in uno dei paesi in cui è stato più difficile esserlo.
    Walsh scrive questo lunghissimo "articolo" come se fosse un romanzo, un saggio, una ...continua

    Questo è il vademecum di come essere un giornalista di razza in uno dei paesi in cui è stato più difficile esserlo.
    Walsh scrive questo lunghissimo "articolo" come se fosse un romanzo, un saggio, una cronaca e tante altre cose insieme. Il risultato è un affresco dell'Argentina degli anni 60-70 e di come la verità possa essere difesa anche in tempi bui. Walsh pagherà con la vita la sua passione ma probabilmente non ha mai voluto fare quello che ha fatto in maniera diversa.

    ha scritto il 

  • 0

    ✰✰✰✰✰ eccellente

    ""giornalismo"". Insieme delle attività e delle tecniche relative alla compilazione, redazione, pubblicazione e diffusione di notizie tramite giornali quotidiani o periodici. Il g. indica anche la pro ...continua

    ""giornalismo"". Insieme delle attività e delle tecniche relative alla compilazione, redazione, pubblicazione e diffusione di notizie tramite giornali quotidiani o periodici. Il g. indica anche la professione del giornalista.

    Questa è la definizione della Treccani. Tecnicamente precisa e valida per la maggioranza dei giornalisti.

    Ma Walsh appartiene ad un’altra specie. Quella di coloro per i quali la ricerca della verità e della giustizia sociale o processuale sono principi che non si fermano sulla bocca, ma entrano nel cervello, nel sangue, nella pancia. Una ragione di vita. Fare del giornalismo è lo strumento.

    Walsh scoprì casualmente la storia e lo colpì così tanto da doverne scrivere.
    Alcuni uomini seguono la radiocronaca di un incontro di boxe, fanno irruzione quelli della Giunta golpista (antiperonista, anticomunista, sponsorizzata massicciamente dalle Forze Armate, dalla Chiesa e dalla CIA), vengono trascinati in una discarica e fucilati. Ma gli assassini sono inefficienti. Ben sette uomini su dodici sopravvivono anche ai colpi di grazia.

    Eppure non è altro che una della tante storie di omicidi ingiustificati, coperti dalla politica per ragioni vergognose.
    Ma ciò che Walsh scrisse fu qualcosa di assolutamente nuovo: un reportage, un romanzo, una denuncia. Tutto insieme.

    L’argomento può non interessare, lo stile può non piacere, ma la storia è vita vera e il narratore è un uomo vero.
    Anche se pochi, decisamente in minoranza, sono gli uomini così, che mantengono viva la voglia di credere in idee così importanti da sacrificare loro anche la vita. Come aveva già fatto la figlia Vicky.

    2011

    ha scritto il 

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