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Operette morali

Di

Editore: Mondadori

4.4
(530)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 269 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8804308192 | Isbn-13: 9788804308195 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico , eBook , Copertina morbida e spillati

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Religion & Spirituality

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Descrizione del libro
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  • 5

    li mortacci der MIUR

    Ma io dico, dio bonino, se proprio il concistoro del MIUR deve far ingoiare la pillola del gobbo recanatese ai frigidi studenti perché non punta sul Leopardi di queste operucciole? Dai licei classici ...continua

    Ma io dico, dio bonino, se proprio il concistoro del MIUR deve far ingoiare la pillola del gobbo recanatese ai frigidi studenti perché non punta sul Leopardi di queste operucciole? Dai licei classici per giovani rampanti con già in mano le redini dell'impresa di papà, agli istituti tecnici coi rotti in culo di domani, si sostituisca tutto il programma d'italiano che riguarda Leopardi con la lettura in classe delle operette (im)morali.
    I padroni del mondo non si disturbino a ringraziarmi.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    geniale Ironia

    Credo che molti di coloro che stigmatizzano il genio di Leopardi sotto il banale appellativo di "depresso" dovrebbero leggere questa opera e ricredersi, ma anche subito!
    Questa serie di Operette hanno ...continua

    Credo che molti di coloro che stigmatizzano il genio di Leopardi sotto il banale appellativo di "depresso" dovrebbero leggere questa opera e ricredersi, ma anche subito!
    Questa serie di Operette hanno la capacità di far riflettere su dimensioni presentate quasi per assurdo: un discorso tra gnomi e folletti, un discorso tra uno spirito e Torquato Tasso o ancora l'incontro di un uomo qualunque con delle mummie. Il tutto fa da cornice ad una riflessione sublime, toccante che probabilmente fornisce più domande che risposte e questo anche dopo più di un secolo dalla sua stesura.
    Leggetelo e credo capirete davvero perchè sia un capolavoro della letteratura!

    ha scritto il 

  • 5

    Nulla che io possa dire, se non: con quanta atroce intensità deve aver desiderato, Leopardi, di essere fra quelli che non vedono, che non sanno, che possono donarsi per intero alle larve stupende degl ...continua

    Nulla che io possa dire, se non: con quanta atroce intensità deve aver desiderato, Leopardi, di essere fra quelli che non vedono, che non sanno, che possono donarsi per intero alle larve stupende degli ideali umani. Perché da nessun'altra fonte può provenire il disprezzo, così crudele e assieme così commosso, con cui descrive coloro che credono, se non dalla struggente invidia degli esclusi; e da nessun'altra fonte può provenire, allo stesso modo, la malinconia immensa che gli vibra nelle parole, e che trasforma miracolosamente quell'invidia in tenerezza.

    ha scritto il 

  • 4

    Non può piovere per sempre

    ..ma in ogni caso la gente è abituata a tenere l'ombrello aperto anche quando non piove, rischiando così di non percepire nemmeno il reale calore del Sole. Immortale Leopardi, mai noioso nemmeno nel s ...continua

    ..ma in ogni caso la gente è abituata a tenere l'ombrello aperto anche quando non piove, rischiando così di non percepire nemmeno il reale calore del Sole. Immortale Leopardi, mai noioso nemmeno nel suo eccesso di infelicità, lo si chiami pessimismo cosmico secondo dottrina o "moda" secondo i canoni adolescenziali. Le Operette Morali, spesso prese a compendio di quel male di vivere universalmente e superficialmente riconosciuto come "ozio borghese", sono di lettura scorrevole e tutt'altro che dottrinale. Hanno sì il filo comune della vanità del tutto e della Grande Consolatrice, ma proprio nel non banalizzarne i contenuti risultano perciò tutt'altro che "vane". Tra le più belle, quella del Sole e di Copernico, del Ryuish e le sue mummie; graziosa l'apologia degli uccelli, famose quella della Natura e dell'Islandese e dell'Atlante ed Ercole. Prima di iniziare a leggerle mi son chiesto come avrei dovuto leggerle. Mi sono spogliato delle vesti delle maturità prammatiche, e ho ritrovato a terra ancora vesti di adolescente. In tal guisa denudato dai preconcetti dell'adulto, ho letto con sano interesse (e una mela verde..) di quella infelicità finalmente ritrovata...quella sana e forse non più possibile mareggiata di dolore e di tedio in cui il non poter più naufragare è solo il segno, più amaro, dei tempi difficili che cedono il passo alle lusinghe del "vago imaginar". Finito il libro, mi sono persino vergognato di essere stato "felice" di quelle "infelicità" possibili: di una siepe oltre la quale vedere, di un "pensiero" in cui fingersi "tra gli uomini", di quella fiumana "ove il mar non ha vanto" che oggi rasenta il lusso delle emozioni spalmato su un conto corrente bancario tale da potersene far giaciglio. Non sono io, e non è nella maggioranza delle persone il partecipare di un tale dolore, in fondo proprio come pensava lo stesso autore(ma per motivi diametralmente opposti, ahimè..).

    ha scritto il 

  • 0

    se c'è una cosa bella a fare le scale
    del condominio è sentire i profumi

    degli altri
    appena passati

    e tu hai nella borsa ballate di fine
    millennio e vuoi solo leggerle con comodità ...continua

    se c'è una cosa bella a fare le scale
    del condominio è sentire i profumi

    degli altri
    appena passati

    e tu hai nella borsa ballate di fine
    millennio e vuoi solo leggerle con comodità

    ha scritto il 

  • 5

    Nelle parole di Tristano c'è molto di ognuno di noi.

    "So che, malato o sano, calpesto la vigliaccheria degli uomini, rifiuto ogni consolazione e ogn'inganno puerile, ed ho il coraggio di sostenere la ...continua

    Nelle parole di Tristano c'è molto di ognuno di noi.

    "So che, malato o sano, calpesto la vigliaccheria degli uomini, rifiuto ogni consolazione e ogn'inganno puerile, ed ho il coraggio di sostenere la privazione di ogni speranza, mirare intrepidamente il deserto della vita, non dissimularmi nessuna parte dell'infelicità umana, ed accettare tutte le conseguenze di una filosofia dolorosa, ma vera".

    O dovrebbe esserci...

    ha scritto il 

  • 5

    Chi è interessato a conoscere a fondo il pensiero leopardiano non può non leggere le Operette morali. Titolo semplice per un'opera molto complessa. Leopardi non struttura il suo pensiero in modo siste ...continua

    Chi è interessato a conoscere a fondo il pensiero leopardiano non può non leggere le Operette morali. Titolo semplice per un'opera molto complessa. Leopardi non struttura il suo pensiero in modo sistematico, perciò, a volte, ci si può sentire persi durante la lettura. L'utilizzo dei dialoghi, comunque, aiuta a "digerire" la difficoltà delle sue riflessioni.

    ha scritto il 

  • 5

    L'anno ottocento trentatremila dugento settantacinque del regno di Giove

    Secondo alcuni opera di "pensiero indomito", secondo altri "di forza e magia stilistica", secondo altri ancora sintesi di entrambe. Certo è che le Operette Morali sono una delle cose più stupefacenti ...continua

    Secondo alcuni opera di "pensiero indomito", secondo altri "di forza e magia stilistica", secondo altri ancora sintesi di entrambe. Certo è che le Operette Morali sono una delle cose più stupefacenti mai uscite dalla penna di un uomo. La fantasia sfrenata e il rigore ferreo di Leopardi incarnano, come giustamente ha affermato Cesare Galimberti, le idee "filosofiche" in figure, in soluzioni narrative che restano scolpite nella memoria. Come non ricordare il momento in cui l'Islandese, dopo essere "corso per la maggior parte del mondo" e avere "soggiornato in diversissime terre", incontra la Natura?
    "Vide da lontano un busto grandissimo; che da principio immaginò dovere essere di pietra, e a somiglianza degli ermi colossali veduti da lui, molti anni prima nell'isola di Pasqua. Ma fattosi più vicino, trovò che era una forma smisurata di donna seduta in terra, col busto ritto, appoggiato il dosso e il gomito a una montagna; e non finta, ma viva; di volto mezzo tra bello e terribile; di occhi e di capelli nerissimi; la quale guardavalo fissamente; e stata così un buono spazio senza parlare, all'ultimo gli disse: << [...] Io sono quella che tu fuggi.>>".
    Allo stesso modo, come dimenticare lo stupore, lo sgomento, la sorpresa, la esilarante incapacità di prendere una decisione con cui, attraverso lo spiraglio della porta, Federico Ruysch guarda le mummie di cui è custode, che si sono improvvisamente messe a cantare?
    "Diamine! Chi ha insegnato la musica a questi morti, che cantano di mezza notte come galli? In verità che io sudo freddo, e che per poco non sono più morto di loro. Io non mi pensava perché gli ho preservati dalla corruzione, che mi resuscitassero. Tant'è: con tutta la filosofia, tremo da capo a piedi. Mal abbia quel diavolo che tentò di mettermi questa gente in casa. Non so che mi fare. Se gli lascio qui chiusi, che so che non rompano l'uscio, o non escano pel buco della chiave, e mi vengano a trovare a letto? Chiamare aiuto per paura de' morti non mi sta bene. Via, facciamoci coraggio, e proviamo un poco di far paura a loro."
    D'accordo, le Operette sono "un libro metafisico", in cui "riecheggia la sola pars destruens di meditazioni agostiniane e pascaliane", un libro gnostico, una testimonianza di magnanima accettazione del destino umano (cosa del resto comune a molte poesie leopardiane, basti pensare alla Ginestra). D'accordo. Però io nelle Operette vedo anzitutto un capolavoro di ironia, di leggerezza - sì, di leggerezza - di eleganza, di fantasia, di intelligenza.
    C'è persino una Operetta sul motivo dell'estinzione dell'umanità, il Dialogo di un Folletto e di uno Gnomo: "Voglio inferire che gli uomini sono tutti morti, e la razza è perduta".
    Beh, che dire? Se vi va, leggete pure "Il codice Da Vinci" o "Hunger games", però la vera letteratura è qui, tra le pagine di questo libro irriverente e coltissimo, tra insuperabili perle come il Dialogo d'Ercole e di Atlante o la Proposta di premi fatta dall'Accademia dei Sillografi, tra memorabili incipit come quello del Dialogo di Cristoforo Colombo e Pietro Gutierrez: "Bella notte, amico".
    Buona lettura.

    ha scritto il 

  • 0

    Leopardi e Tao Yuanming: due dialoghi del sé a confronto

    In questo articolo si leggerà di Leopardi, Giacomo. E fin qui non dovrebbero sorgere grossi problemi circa l’identità del personaggio. Altra faccenda è invitare Tao Yuanming (Cina, dinastia dei Jin or ...continua

    In questo articolo si leggerà di Leopardi, Giacomo. E fin qui non dovrebbero sorgere grossi problemi circa l’identità del personaggio. Altra faccenda è invitare Tao Yuanming (Cina, dinastia dei Jin orientali, 365-427 d.C.) a un confronto con il primo, noncuranti della notevole distanza spazio-temporale e culturale. Ebbene, l’impresa diventa possibile e assume toni ben più smorzati nel momento in cui si selezionano specifiche composizioni, rispettivamente Dialogo della Natura e di un’anima, contenuto in Operette Morali, e Xingyingshen (Corpo, Ombra e Spirito).
    Leggi il seguito della recensione su http://www.dubbiometodico.it/index.php?option=com_content&view=article&id=31:sulla-felicita-due-dialoghi-del-se-a-confronto2&catid=8&Itemid=103

    ha scritto il 

  • 5

    Il desiderio puro della felicità

    Ho riletto il "Dialogo di Torquato Tasso e del suo genio familare" in occasione della lettura di "L'attesa" di Ginevra Bompiani.
    "Genio. E da poi che tutti i vostri diletti sono di materia simile ai r ...continua

    Ho riletto il "Dialogo di Torquato Tasso e del suo genio familare" in occasione della lettura di "L'attesa" di Ginevra Bompiani.
    "Genio. E da poi che tutti i vostri diletti sono di materia simile ai ragnateli; tenuissima, radissima e trasparente; perciò come l'aria in questi, così la noia penetra in quelli da ogni parte, e li riempie. Veramente per la noia non credo si debba intendere altro che il desiderio puro della felicità; non soddisfatto dal piacere, e non offeso apertamente dal dispiacere. Il qual desiderio, come dicevamo poco innanzi, non è mai soddisfatto; e il piacere propriamente non si trova. Sicchè la vita umana, per modo di dire, è composta e intessuta, parte di dolore, parte di noia; dall'una delle quali passioni non ha riposo se non cadendo nell'altra. E questo non è tuo destino particolare, ma comune a tutti gli uomini.
    Tasso. Che rimedio potrebbe giovare contro la noia?
    Genio. Il sonno, l'oppio, e il dolore."

    ha scritto il 

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