Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Opinioni di un clown

Di

Editore: Mondadori (Oscar 1085)

4.2
(5890)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 304 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Portoghese , Francese

Isbn-10: A000006886 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Religion & Spirituality

Ti piace Opinioni di un clown?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Dibattiti e polemiche tra critici e letterati accompagnarono in ermania l'apparizione di questo libro-parabola. La voce del narratore (il romanzo è in prima persona) è quella di Hans Schnier, discendenete di casata industriale fattosi clown per irrisione del mondo che l'ha cresciuto e lo circonda. Cosa cerca tornando, in piena crisi artistica e psicologica, nell'alveo paterno della casa di Bonn? Un obolo o molto di più, una mano tesa? Lo aspettano vanità, perbenismo ottuso, pietismo ipocrita. L'amante lo lascia per ritrovare in seno alla regola l' "ariua cattolica", la rispettabilità. Partita chiusa, ormai, le désert de l’âme per lo scettico, ma anche ostinatamente monogamo e innamorato Hans. Implicito in precedenti opere di Böll, l'attacco al neocapitalismo e alla farisaica società borghese della Germania Federale è, questa volta, scoperto fino ai limiti della crudeltà. Ma Böll, cattolico dissidente - diremmo anarchico - non è dominato da alcuna ideologia, né ammette il sussiego dell'intonazione didascalica, e saggiamente scansa le spire del romanzo impegnato. Enuncia e non predica, schivo della tesi ad oltranza e fiducioso piuttosto nella superiore eloquenza delle sue maschere disperate e grottesche.
Ordina per
  • 5

    «Non capivano che il segreto dell’orrore sta nel particolare. È molto facile, un gioco da bambini, pentirsi di gravi colpe: errori politici, adulterio, assassinio, antisemitismo. Ma chi perdona un particolare, chi comprende i dettagli?»

    Hans Schiner è un giovane clown di discreto successo quando tutto incomincia ad andare a rotoli. L’amata Maria, cattolica figlia di un comunista, lo lascia per sposarsi con un tizio distinto, ammirato ...continua

    Hans Schiner è un giovane clown di discreto successo quando tutto incomincia ad andare a rotoli. L’amata Maria, cattolica figlia di un comunista, lo lascia per sposarsi con un tizio distinto, ammirato e impeccabile, lui incomincia a bere e quando agli effetti dell’alcol si aggiunge un infortunio al ginocchio, le sue performance diventano talmente patetiche che le scritture vanno ben presto a farsi benedire. Hans decide di tornare a Bonn, dov’è nato in una famiglia ricca e con le mani in pasta un po’ dappertutto ma infinitamente spilorcia (anche sentimentalmente), nella speranza di trovare sollievo dalla sua situazione. Ed è proprio nel suo appartamento che il nostro clown, alla disperata ricerca di qualche marco per tirare avanti e di qualcuno che sappia aiutarlo con Maria per continuare a vivere, che si svolge l’intera vicenda.

    “Opinioni di un clown” si muove attraverso le telefonate che il protagonista prospetta di fare e/o fa ai vecchi “amici” spinto dal suo duplice bisogno, e sfrutta quei dialoghi (spesso assurdi) per rivelare il pensiero, le opinioni del nostro. E di opinioni ne ha davvero tante: sulla religione, sulla sua famiglia, sui cosiddetti benpensanti, sulla Germania tornata a prosperare senza aver veramente espiato (o addirittura capito) le azioni compiute pochi anni prima sotto la guida del leader con baffetto.

    Buffone e pagliaccio sono i primi due sinonimi di clown che mi vengono in mente, ma Hans è tutto tranne che questo. In un mondo popolato da arrivisti ipocriti maestri nell’arte del doppiopesismo e attenti più alla forma che alla sostanza, Hans, il clown, il bizzarro ragazzo, l’artista (un modo educato per dire stravagante, bislacco, strano) sembra l’unico (o l’ultimo) ad aver ancora un briciolo di umanità sotto la maschera, anche perché lui la maschera se la dipinge mentre gli altri ce l’hanno di serie.

    Con una narrazione candida, pura, Böll ci mostra l’assurdità di un uomo del tutto privo di ipocrisia, il quale crede nell’amore libero dai condizionamenti imposti tanto dalla religione quanto dalla società civile e non crede nel voltagabbanismo imperante in quella Germania anni ’60 protesa verso il futuro senza aver prima metabolizzato, elaborato il proprio recente passato. «Ci sono delle strane, misconosciute forme di prostituzione, al cui confronto la prostituzione vera e propria è un’onesta professione: lì almeno in cambio di denaro viene offerta qualche cosa.»

    “Opinioni di un clown” è un coltellino dalle sembianze inoffensive ma in grado di ferirti se solo ti lasci sfiorare dalla sua lama tanto piccola quanto affilata; è un romanzo che andrebbe bandito perché fa troppo riflettere sulle tonnellate di ipocrisia che ingurgitiamo quotidianamente fra un tweet e l’altro … #lavoltabuona

    ha scritto il 

  • 5

    “...i due mali da cui sono afflitto per natura: malinconia e mal di testa. Da quando Maria è passata ai cattolici (sebbene Maria sia lei stessa cattolica, questa definizione mi pare appropriata), la v ...continua

    “...i due mali da cui sono afflitto per natura: malinconia e mal di testa. Da quando Maria è passata ai cattolici (sebbene Maria sia lei stessa cattolica, questa definizione mi pare appropriata), la violenza di questi due mali è aumentata....C'è una medicina di effetto momentaneo: l'alcol. Ci sarebbe una guarigione duratura: Maria. Maria mi ha lasciato. Un clown che comincia a bere perde quota rapidamente, precipita più in fretta di un operaio ubriaco che cade da un tetto”. C'è in queste poche righe tutta la tristezza di Hans Schnier, del clown Hans Schnier. Una tristezza dolorosa ma anche arrabbiata perché quella tristezza è prodotta da una ferita che ha in sé un'ingiustizia. E l'ingiustizia è che se Hans Schnier è a quel punto lo è solo per il fatto di essere Hans Schnier, di essere come è, di essere come vuole essere. E pensare che Hans Schnier ha una grande ricchezza interiore, è dotato, talentuoso, intelligente, di un'intelligenza emotiva, prima che intellettuale. Insomma sa andare al cuore delle cose e sa anche leggerle col cuore, un cuore sensibile ma anche lucido, capace come egli è di togliere le maschere alle cose, ma di toglierle pure alle persone se occorre, e questo dà fastidio, può dare molto fastidio. Ma Hans Schnier è un clown e di maschere se ne intende e, in quanto clown, è un artista e “un artista ha la morte sempre con sé, come un bravo prete il suo breviario”, anche questo per natura, come quelle sue afflizioni: “mal di testa e malinconia mi sono familiari come il pensiero della morte”. E non perchè egli sia un nichilista, anzi “per quanto strano possa sembrare, io voglio bene alla specie a cui io stesso appartengo: agli esseri umani” è che quella sua irriducibile autenticità lo porta così dentro alle cose che non riesce a nascondersele, né a trascenderle in qualcos'altro che non sia terreno, men che meno in una qualsiasi dottrina, religiosa o non che essa sia. Di dirci tutto questo Hans non ha alcun pudore, come non ha pudori con gli altri, si mette a nudo e mette a nudo, con quella sua autenticità inavvertita come quella dei bambini, con i quali per altro si trova molto bene, spudoratamente e cocciutamente sincero come solo un bambino sa esserlo: “un bambino non ha mai una pausa di riposo dall'essere bambino”. Ma egli non può fare nulla di diverso da quello che fa, né essere nulla di diverso da quello che è: “un artista non può far altro che fare quello che fa: dipingere quadri, girare da una città all'altra recitando come un clown, cantare canzoni...Un artista è come una donna, non può fare altro che amare...” E quel sentimento, il sentimento dell'amore Hans Schnier lo ha vissuto intensamente con Maria, l'unica e sola donna della sua vita, tanto da renderlo un perfetto monogamo. E sebbene Maria l'ha lasciato lui la ama ancora, la desidera e la rivorrebbe a tutti costi con sé. Ma Maria “è passata ai cattolici”, da quando quei cattolici l'hanno convinta che era meglio che lei si occupasse della sua anima che di quella di Hans Schnier. Solo che per quei cattolici occuparsi dell'anima significava stare prima di tutto nei principi, nei “principi dell'ordine” e Hans Schnier non stava nei principi, al massimo poteva stare nelle regole, per fare contenta Maria, ma quelli volevano che stesse anche nei principi e anche Maria, la cattolicissima Maria, ormai lo voleva. Stare solo nelle regole, ormai non le bastava. Quella Maria che “era quasi arrivata a capirmi” e che ha tradito proprio quella comprensione che era stata, all'inizio di quel loro amore, condivisa, lasciando ora nella vita di Hans il vuoto e il nulla, forse lo stesso vuoto e nulla che lei si portava dietro e in cui ora anche lei è finita: “Maria si portava sempre attorno molta letteratura mistica e ricordo che in quelle pagine si trovavano spesso le parole “vuoto” e “nulla””. Ma nonostante l'impotenza nei confronti di quell'abbandono che lo trascina in una caduta la quale, passando per l'ubriachezza, lo ha condotto al fallimento professionale, Hans Schnier non ci sta ed esprimerà con le sue “opinioni” - le uniche e sole armi che gli sono rimaste - tutto il suo rifiuto verso l'immoralità di quella morale che omologa tutto e a cui lui non può e non vuole omologarsi. La sua diventa la rivolta contro la norma, contro la vocazione alla violenza di una società e di una morale repressiva, dissimulata sotto l'ipocrisia di un conformismo strumentale. Vi è in Hans Schnier l'affermazione di un principio e di un bisogno di libertà che passa dal suo essere artista in quanto portatore di un principio creativo che nel disvelare le assurdità quotidiane disvela l'assurdità di quella realtà, ma c'è anche la libertà che gli deriva dall'affermazione di quella sua via dell'interiorità, con la rottura di ogni convenzione sia con il puritanesimo religioso, di cui quello cattolico è la sua manifestazione più stagnante, sia con le logiche affluenti, travestite da ordine civile, della rinascente borghesia tedesca uscita dalla guerra ma ancora profondamente intrisa della stessa cultura che durante la guerra si era respirato. Il procedere di Hans Schnier è un procedere antipredicativo, laddove la schiera di coloro a cui si rivolge, sperando vanamente in una loro mano tesa, gli propinano solo prediche sulla sua diversità. Accollandosi in tutto e per tutto le conseguenze delle sue scelte, Hans Schnier lotta per difendersi dall'annichilimento dei suoi valori, che sono poi i valori umani fondamentali. In Hans Schnier c'è una materialità senza materialismo, una altezza morale senza moralismo, un senso innato della fedeltà senza il vincolo della fedeltà, una purezza senza purismo, un senso della pietà senza pietismo. Egli ha una istintiva consapevolezza che solo stando in quella sua prospettiva utopica, nella quale alla consapevolezza della morte egli oppone l'innocenza del giovane che vive libero senza violentare e senza lasciarsi violentare, può trovare un argine il pensiero della morte. Se c'è nichilismo in “Opinioni di un clown” è nel mondo che circonda Hans Schnier, portatore di individualismo e di egoismo sociale, laddove è proprio nell'anarchico anticarrierismo e nella libertà interiore di Hans Schnier la prova della vera umanità. Le anime belle che gli dicono cosa deve fare sono solo anime presuntuose intente a preservarsi e così facendo a preservare il mondo così com'è, invece di correggerlo in virtù della vera misericordia. Attraverso quella seduta di autocoscienza narrativa che è “Opinioni” Boll raggiunge uno dei suoi vertici artistici e concettuali: la creazione assolutamente eretica di uno spazio profondamente sacro. Uno spazio che si realizza attraverso una sospensione del tempo e simultaneamente rivolto al qui e ora, all'umanissimo bisogno di fare toccare terra al dolore perchè se ne liberi e diffonda tutta la sua carica e tutta la sua rabbia. Non riducibile e non relegabile al personaggio del perdente, dell' outsider, dell'asociale o dell'ingenuo sognatore Hans Schnier è un antieroe modernissimo, un antagonista, consapevole che solo nel rifiuto di venire a patti col mondo così com'è vi è una qualche residua possibilità di salvezza da difendere a tutti i costi, anche a prezzo della più assoluta marginalità e solitudine, come unica condizione per affermare di fronte a sé e di fronte al mondo il rispetto di sé come persona e come essere umano. E in un mondo di maschere l'unico costretto ma anche capace a togliersi la maschera sarà alla fine proprio Hans Schnier l'unico che con la sua maschera elevava la finzione a verità. Quella maschera con cui raccontava la vita e che era la sua vita. E quel sacrificio, in sé atroce e disperato, sarà l'unico modo per non diventare il clown di se stesso trasformando la sua arte in follia, per poter restare nel profondo della sua anima sempre e solo un clown, il clown Hans Schnier.

    ha scritto il 

  • 3

    Romanzo morale di un clown

    La partecipazione a questo breve periodo di vita di Hans, sotto tutti gli aspetti morali, sentimentali e lavorativi (ma fare il clown non è cosa comune!) è una storia coinvolgente e a tratti appassion ...continua

    La partecipazione a questo breve periodo di vita di Hans, sotto tutti gli aspetti morali, sentimentali e lavorativi (ma fare il clown non è cosa comune!) è una storia coinvolgente e a tratti appassionante. Sono forti ed importanti i riferimenti allo status del tempo, nel confronto cristiano-ateo, sullo sfondo della Germania post guerra. Ma anche una storia di amore - triste - perché la sua donna l'ha abbandonato. E in un momento in cui la sua carriera arriva al punto più basso. Personalmente ho apprezzato molto il dialogo con il Padre che senza avviso lo va a trovare a casa per aiutarlo .... ma l'aiuto è rifiutato.

    ha scritto il 

  • 5

    colpo di fulmine

    uno dei miei libri preferiti in assoluto. potrei considerarlo il MIO romanzo di formazione. salace, schietto; l'ho letto alle superiori, e mi ha fulminata.

    ha scritto il 

  • 4

    Quello che più mi ha colpito di questo romanzo è la sua straordinaria somiglianza con Il giovane Holden. Non importa che Holden Caulfield ce l’abbia con i wasp americani e Hans Schnier con i cattolici ...continua

    Quello che più mi ha colpito di questo romanzo è la sua straordinaria somiglianza con Il giovane Holden. Non importa che Holden Caulfield ce l’abbia con i wasp americani e Hans Schnier con i cattolici tedeschi, non importa se il primo ha sedici anni e il secondo ventisette. Le somiglianze e le affinità sono innumerevoli, il romanzo è costruito in modo addirittura identico; le opinioni, le idiosincrasie, le riflessioni, la visione del mondo, perfino i ricordi d’infanzia e i rapporti familiari del clown sono gli stessi dello studente. E non importa se nessun altro lettore o critico sembra aver notato questa somiglianza. Per me Holden e Hans sono addirittura lo stesso personaggio.
    Pensateci.
    E' un idealista, un puro di cuore, sensibile e ipersensibile, irriverente e intransigente come molti giovani; ma anche pieno di fissazioni e manie.
    Hanno in comune l’amore per i bambini.
    L’insofferenza per ogni ipocrisia, ogni conformismo, ogni perbenismo, ogni atteggiamento convenzionale.
    Il rifiuto di inserirsi nella società che li circonda come gli altri si aspettano e pretendono: entrambi sono dei disadattati.
    L’odio per la guerra e il nazismo.
    Il rimpianto per il fratello/la sorella morti (entrambi hanno una reazione violenta alla notizia della morte).
    Il disgusto per la ricchezza dei genitori.
    La monogamia, il culto dell’amore fedele ed eterno.
    Hans si mette con la donna sbagliata, proprio come Holden esce con la ragazza sbagliata, e inutilmente tentano di farle ragionare.
    Entrambi affermano che, piuttosto che aderire al sistema e diventare come amici e parenti li vogliono, diventeranno outsider (l’uno metterà benzina nelle loro stupide macchine, l’altro suonerà sul marciapiede col cappello per l’elemosina).
    Non che io voglia insinuare che Heinrich Böll si sia ispirato a Salinger, o peggio (Il giovane Holden è del 51, il Clown del 63.) Semplicemente, i due autori dovevano avere una mentalità, una sensibilità molto affine.
    Quattro stelle perché, come ho già scritto altrove, di Holden ce n'è uno solo.

    ha scritto il 

  • 0

    Era da tempo che ne rinviavo la lettura e sinceramente credo che avrei fatto bene a evitarmelo in questo periodo. Si tratta di un libro molto cervellotico, pieno di riflessioni teologiche e metafisich ...continua

    Era da tempo che ne rinviavo la lettura e sinceramente credo che avrei fatto bene a evitarmelo in questo periodo. Si tratta di un libro molto cervellotico, pieno di riflessioni teologiche e metafisiche che ho fatto fatica a seguire. Tutto il libro si svolge praticamente nello spazio di poche ore e non succede praticamente nulla. Ho apprezzato particolarmente alcune parti: le scene vissute durante il nazismo, l'amore per Maria, la sofferenza per le gravidanze andate male. Proverò a rileggerlo con più calma

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Quando capita che credere in ideale porti ad allontanare le gioie della vita. Una specie di ultima tentazione cui si resiste per poi non avere nulla se non il fatto di aver resistito. Non amo la coere ...continua

    Quando capita che credere in ideale porti ad allontanare le gioie della vita. Una specie di ultima tentazione cui si resiste per poi non avere nulla se non il fatto di aver resistito. Non amo la coerenza, proprio perché al mondo ho visto troppe persone coerenti perdere tutto in nome della coerenza stessa.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Hans Schnier è un giovane clown, un clown che un tempo aveva davanti a sé una lunga carriera e soprattutto era accompagnato dalla donna da lui amata, Maria. Da quando Maria se n'è andata Hans non è pi ...continua

    Hans Schnier è un giovane clown, un clown che un tempo aveva davanti a sé una lunga carriera e soprattutto era accompagnato dalla donna da lui amata, Maria. Da quando Maria se n'è andata Hans non è più lo stesso, beve e colleziona una serie di fallimenti: i suoi spettacoli sono sempre più penosi, dato che il clown si presenta ubriaco sul palcoscenico, e nel suo ultimo spettacolo, a Bochum, scivola davanti ad un pubblico di giovani e non riesce più ad alzarsi. Il romanzo infatti inizia con il fallimento di Hans che, senza più un soldo e con una gamba dolorante, è stato costretto a ritirarsi dalla scena ed è tornato nella sua città natale, Bonn ("Era già buio quando arrivai a Bonn. Feci uno sforzo per non dare al mio arrivo quel ritmo di automaticità che si è venuto a creare in cinque anni di continuo viaggiare: scendere il marciapiede della stazione, salire il marciapiede della stazione, deporre la borsa da viaggio, levare il biglietto dalla tasca del soprabito [...], far cenno a un taxi", incipit). La narrazione occupa un arco temporale di poche ore, nelle quali Hans, tornato nella sua casa dove tutto è color ruggine, stilerà un elenco delle persone che potrebbe chiamare per ricevere un aiuto economico; nelle sue telefonate il clown esprimerà le sue "opinioni" e quindi le sue critiche verso quella società borghese che nega ogni autenticità di rapporto (infatti Hans è stato lasciato da Maria proprio perché non le aveva dato ciò che voleva, cioè un matrimonio, una relazione stabile e borghese, cosa che Züpfner, un cattolico odiato da Hans, le ha potuto offrire). Hans non si può ribellare a questa società borghese in cui vive e tutto ciò che può fare è isolarsi, accettare la solitudine rifiutando ogni compromesso.

    ha scritto il 

Ordina per
Ordina per