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Opinioni di un clown

Collana '900 capolavori della narrativa contemporanea

Di

Editore: Mondadori - De Agostini

4.2
(5816)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 307 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Portoghese , Francese

Isbn-10: A000018346 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Amina Pandolfi

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Religion & Spirituality

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Descrizione del libro
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  • 5

    Parlare di questo romanzo non è facile, si rischia di essere superficiali. Perché il protagonista Hans Schnier non è semplicemente un clown triste, ateo e in guerra col mondo. Hans è sì un clown rassegnato, ma offre una prospettiva lucida sulla società tedesca del Dopoguerra, con tutte le sue ipo ...continua

    Parlare di questo romanzo non è facile, si rischia di essere superficiali. Perché il protagonista Hans Schnier non è semplicemente un clown triste, ateo e in guerra col mondo. Hans è sì un clown rassegnato, ma offre una prospettiva lucida sulla società tedesca del Dopoguerra, con tutte le sue ipocrisie e i falsi buonismi. A cominciare dalla Chiesa cattolica col suo falso moralismo che condanna due persone innamorate che convivono. E anche nel caso del matrimonio in chiesa, occorre dichiarare che i figli riceveranno un'educazione cattolica. Ed ecco che la Chiesa ruba ad Hans anche quella che era l'unica sua ragione di vita: Marie lascia Hans solo con le sue invettive e i suoi lamenti, per un prominente cattolico della città.
    Per tutto il romanzo, Hans scaglia la sua rabbia, spesso impotente e rassegnata, contro tutto. Innanzitutto contro la religione cattolica, contro Marie, la "First Lady del Cattolicesimo", contro l'ipocrisia della società, coloro che acclamano il rappacificamento dei popoli, mentre fino a qualche decennio prima inneggiavano a Hitler e alla politica nazista.
    Hans è un personaggio scomodo, per tutti, anche per quelli che dovrebbero essere gli amici più stretti e la famiglia, persino per il lettore. Nel romanzo le immagini strazianti di un clown distrutto nel suo piccolo appartamento di Bonn si alternano ai ricordi, anche quelli più intimi, tanto che alla fine del libro ho avuto quasi la sensazione di averlo abbandonato anche io.
    Vale la pena sicuramente leggerlo, per l'umanità di questo personaggio e perché il libro rappresenta in maniera superba il dopoguerra in Germania.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Sotto il nome di felicità non riesco a immaginare niente che possa durare più di uno, forse due o tre secondi.

    Letterariamente parlando ho un debole per i perdenti, lo ammetto.
    Difficilmente il personaggio figo, bello e bravo, farà breccia nel mio cuore di incorreggibile crocerossina, mentre Hans Schnier, questo malridotto clown in rovina, si è rivelato il compagno perfetto dei miei riti notturni. ...continua

    Letterariamente parlando ho un debole per i perdenti, lo ammetto.
    Difficilmente il personaggio figo, bello e bravo, farà breccia nel mio cuore di incorreggibile crocerossina, mentre Hans Schnier, questo malridotto clown in rovina, si è rivelato il compagno perfetto dei miei riti notturni.

    La carriera di Hans è in declino da quando Maria l'ha lasciato. Maria, la donna con cui condivideva un'unione sancita soltanto dai sentimenti, secondo le migliori tradizioni bohèmien, si converte al cattolicesimo e sposa un tipo che è l'opposto di Hans, un signore perbene, di sani principi e con una vita solidamente organizzata, secondo i migliori principi borghesi!

    Potevo non farmi coinvolgere da questa storia tristissima? Di quest'uomo un po' coglione – diciamolo – ma pur sempre di un uomo, anzi direi di un sognatore, uno come me: un soggetto strano che fatica a distinguere la realtà dalla fantasia e che vede in Maria l'unica persona in cui valga la pena di specchiarsi. Dovrebbe odiarla Maria, colei che l'ha abbandonato, ma lui la rivuole, la cerca incessantemente, ma non la troverà mai, perché il suo destino è la solitudine, quella schiacciante, dettata dalle convenzioni e dalla giustizia imposta dagli uomini che contano.

    Di certo il romanzo ha implicazioni storiche e sociali, ma non starò qui a parlarvene, perché quello che più mi ha colpito è stato il modo con cui Hans ammette di ritrovarsi negli occhi di Maria, di riconoscere finalmente il suo volto, i suoi occhi, dopo ore di esercizi allo specchio. Maria è il suo contatto con la realtà, l'ultima tappa prima della follia, lo specchio della sua anima.

    “Dimenticavo semplicemente che ero io quella faccia che vedevo nello specchio, voltavo lo specchio e quando avevo finito gli esercizi, o quando più tardi, nel corso della giornata mi vedevo per caso allo specchio passando, mi spaventavo: c'era un estraneo nella mia stanza da bagno, al gabinetto; un tizio che non sapevo se fosse serio o buffo, un fantasma pallido con il naso lungo; e allora correvo più in freta che potevo da Maria, per vedermi nel suo viso. Da quando lei non c'è più non riesco più a fare i miei esercizi: ho paura di diventare pazzo. Quando avevo finito il mio lavoro andavo da lei, il più vicino possibile, fin quando riuscivo a vedermi nelle sue pupille: un'immagine minuscola, confusa, ma riconoscibile.”
    […]
    “Ero morto e imprigionato nel mio viso per un tempo senza fine, nessuna possibilità di salvarmi negli occhi di Maria.”

    Non potevo restare indifferente a un tale sentimento e a un legame così forte, anche se univoco.
    Nella realtà lo definirei un “rapporto malato” o un “amore morboso”, quello di Hans con e per Maria, ma nella finzione mi piace pensare che a volte le anime possano incastrarsi e salvarsi l'un l'altra per davvero.

    Un applauso e una moneta per il clown!

    ha scritto il 

  • 5

    È un libro che mi ha suscitato le emozioni più disparate. Il cliché del clown malinconico qui perde tutto il suo stereotipo in quanto è una malinconia permeata di rabbia politica e anti clericale, contro il perbenismo dei famigliari e dei conoscenti ma è anche permata da una struggente storia d'a ...continua

    È un libro che mi ha suscitato le emozioni più disparate. Il cliché del clown malinconico qui perde tutto il suo stereotipo in quanto è una malinconia permeata di rabbia politica e anti clericale, contro il perbenismo dei famigliari e dei conoscenti ma è anche permata da una struggente storia d'amore. Reputo questo libro un assoluto capolavoro.

    ha scritto il 

  • 5

    Un grande affresco del dopoguerra tedesco

    Non tutti i libri di Boell sono convincenti; a volte la tristezza che li pervade (peraltro inevitabile, già che l'ambientazione è quella della Germania del dopoguerra) è insostenibile.
    Non in questo caso: il libro è un piccolo gioiello: poeico e delicato, ma anche fortemente critico verso i ...continua

    Non tutti i libri di Boell sono convincenti; a volte la tristezza che li pervade (peraltro inevitabile, già che l'ambientazione è quella della Germania del dopoguerra) è insostenibile.
    Non in questo caso: il libro è un piccolo gioiello: poeico e delicato, ma anche fortemente critico verso il capitalismo rampante e verso le persone troppo "regolari".

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Solo il giullare ha la capacità e il privilegio di smascherare e ridicolizzare l'ipocrisia della corte. 

    All'inizio non provavo empatia con questo clown che mi sembrava arrogante nel suo giudicare le vite altrui. I compromessi, la falsità, il moralismo, niente di apprezzabile certo, ma mi chiedevo: chi si crede di essere questo ragazzo con questo suo orgoglio cocciuto fino all' arroganza? 
    Mi ...continua

    All'inizio non provavo empatia con questo clown che mi sembrava arrogante nel suo giudicare le vite altrui. I compromessi, la falsità, il moralismo, niente di apprezzabile certo, ma mi chiedevo: chi si crede di essere questo ragazzo con questo suo orgoglio cocciuto fino all' arroganza? 
    Mi ci è voluto parecchio per capire la nota stonata. Era tutta quella frustrazione, non il dolore per il perduto amore, ma esattamente frustrazione. Accusa il mondo intero di avergli strappato l'amata, come fosse un oggetto che può essere rubato. Lui è nel profondo il clown, il pagliaccio, il saltimbanco, il matto del mazzo di carte, l'unico che può dirsi libero davvero dalle convenzioni sociali, dai doveri e dal rispetto per l'autorità, l'unico fuori dalle regole. L'unico che indossando la maschera può dire tutta la verità, mentre i comuni mortali a viso scoperto devono sempre mentire. Eppure questo clown ha perso la sua libertà,  ed  è diventato schiavo dell'amore prima e dell'ossessione poi. A causa dell'amore per una donna che si dice credente, che preferisce l'ipocrisia di una unione socialmente accettabile all'amore vero, il protagonista perde il suo status di libero clown e diventa semplicemente un mendicante. 

    ha scritto il 

  • 5

    La purezza di una devozione amorosa

    Tutti i protagonisti dei libri di Böll che ho letto sono degli Innocenti. Vivono il mondo nella purezza, la stessa purezza che leggiamo nella vita dei bambini. Sono dei Puri. E per questo Autentici.


    "Opinioni di un clown" è un libro sulla malinconia. Il malinconico Hans Schnier ripercorre ...continua

    Tutti i protagonisti dei libri di Böll che ho letto sono degli Innocenti. Vivono il mondo nella purezza, la stessa purezza che leggiamo nella vita dei bambini. Sono dei Puri. E per questo Autentici.

    "Opinioni di un clown" è un libro sulla malinconia. Il malinconico Hans Schnier ripercorre la storia del suo amore con Maria, per la quale prova una devozione più pura e concreta, sensibile di qualsiasi devozione religiosa possano mostrare cristiani o protestanti.

    L'amore nella sua forma più essenziale e commovente. Stupendo.

    ha scritto il 

  • 5

    -Ma cerca di capirmi- supplicò lui.
    -Maledizione- esclamai -ti capisco. Ti capisco anche troppo bene.-
    -Ma che tipo di uomo sei, in conclusione?- domandò Leo.
    -Sono un clown- risposi -e faccio collezione di attimi. Ciao.- e riattaccai.

    Ambientato a Bonn nei primi a ...continua

    -Ma cerca di capirmi- supplicò lui.
    -Maledizione- esclamai -ti capisco. Ti capisco anche troppo bene.-
    -Ma che tipo di uomo sei, in conclusione?- domandò Leo.
    -Sono un clown- risposi -e faccio collezione di attimi. Ciao.- e riattaccai.

    Ambientato a Bonn nei primi anni sessanta, il canto tragico, arrabbiato e malinconico di un teatrante ateo che dichiara guerra al mondo. All'establishment cattolico ipocrita, alla ricca borghesia industriale conformista, agli intellettuali miopi, ai borghesi autoindulgenti, alla Germania che ha rimosso troppo in fretta le cupe ombre del nazismo e, in fondo, anche alla sua coerenza, che lo sprofonda nella solitudine e nella miseria, appena riscaldato dalla maschera austera di una dignità ormai svalutata.
    Universale requisitoria contro le ipocrisie dell'uomo.

    ha scritto il 

  • 2

    Opinioni è una parola grossa... diciamo pure lamenti che sanno di autocommiserazione e che hanno l'abitudine di non portare a niente. Mi è quasi giunta l'eco di un giovane, disperato Werther...
    Insomma, che i clown non mi facessero ridere era già cosa assodata; ora so che non mi fanno neppu ...continua

    Opinioni è una parola grossa... diciamo pure lamenti che sanno di autocommiserazione e che hanno l'abitudine di non portare a niente. Mi è quasi giunta l'eco di un giovane, disperato Werther...
    Insomma, che i clown non mi facessero ridere era già cosa assodata; ora so che non mi fanno neppure piangere.

    ha scritto il 

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