Opinioni di un clown

La biblioteca di Repubblica - Novecento, 13

Di

Editore: Gruppo Editoriale l'Espresso

4.1
(6217)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 254 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Portoghese , Francese

Isbn-10: 8481304689 | Isbn-13: 9788481304688 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Amina Pandolfi

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Religione & Spiritualità

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Descrizione del libro
Nella Germania del neocapitalismo rampante, il giovane borghese Hans Schnier decide di fare il clown di professione, per assicurarsi una sorta di zona di sicurezza ideologica, compromessa il meno possibile con poteri forti e piccoli che paiono ormai non avere più limiti. E' una scelta difficile e rischiosa, che gli fa perdere l'amatissima compagna Maria, troppo "regolare" e timorata per stargli accanto, e che lo riduce infine in una sorta di sottosuolo spirituale, da lui praticato nella disperazione immedicabile di una solitudine assoluta. Scritto nel 1963, Opinioni di un clown è forse il romanzo più cupo e più "impegnato" che Heinrich Böll abbia mai scritto. La disumanità di una popolazione che nella rincorsa affannosa del profitto ha trovato il miglior narcotico per tacitare i forti, quasi insostenibili, sensi di colpa che la storia recente avrebbe dovuto ispirarle, risalta, a fronte del miserando destino di Hans, in tutto il suo terribile rilievo. Nella società tedesca dei primi anni Sessanta non c'è rimorso perché non c'è memoria, né cultura. E lo stile asciutto di Böll, del tutto privo del benché minimo compiacimento lirico o effusivo, ci colpisce col ritmo martellante di un atto d'accusa inappellabile, dal quale non possiamo non sentirci toccati un po' tutti: all'Orrore della prima metà del secolo, sembra dire lo scrittore, subentra nella seconda l'Indifferenza, altrettanto ottusa, altrettanto micidiale; e il povero clown inutilmente ribelle può ben assurgere a rappresentante di una serie infinita - e sommersa - di vittime innocenti.
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  • 3

    Heinrich Böll iniziò a dedicarsi alla produzione letteraria nel 1946 dopo l’esperienza del richiamo alle armi con conseguente interruzione degli studi universitari e dopo aver subito non solo il front ...continua

    Heinrich Böll iniziò a dedicarsi alla produzione letteraria nel 1946 dopo l’esperienza del richiamo alle armi con conseguente interruzione degli studi universitari e dopo aver subito non solo il fronte ma anche il campo di prigionia, avendo egli disertato. Il suo lavoro di intellettuale è stato sempre all’insegna dell’impegno sociale e civile e tutta la sua produzione è attraversata dalla critica al quadro sociale della Germania postbellica caratterizzata da conformismo, ipocrisia, opulenza.
    “Opinioni di un clown” edito nel 1963 rappresenta in modo significativo le posizioni dell’uomo e dell’intellettuale, inscindibili.
    Hans Schnier , giovane clown proveniente da facoltosa famiglia borghese, si perde a Bonn nell’appartamento messogli a disposizione dalla famiglia ma che non può né vendere né affittare. Vi arriva defraudato del suo amore per Maria che lo ha abbandonato , è inoltre in piena crisi artistica: i suoi ultimi spettacoli sono stati fallimentari.
    Entra nell’appartamento,apre contatti telefonici con alcune persone, si prepara un bagno, riceve pure la visita del padre. Ricorda, trama, farfuglia, lucidamente analizza se stesso e gli altri: mi pare non salvi nessuno. Al bando l’ipocrisia di facciata, lui ha però bisogno di una maschera. Ipocriti i cattolici, altrettanto le forme rinascenti di borghesia, a partire dalla sua famiglia. Al bando il denaro, la miseria, la guerra, la pace.
    La sua è una negazione continua: “io non sono sedentario”, “non sono ubriacone”, è ricco di famiglia ma gli è sempre stato negato l’accesso al denaro e perfino ad un vitto sostanziale, ha una madre ma è anaffettiva, non ha più Maria, non ha più la sorella sacrificata alla patria, il padre e il fratello sono altre due entità eteree. Lui senza Maria è niente. Nessuno lo capisce: non è protestante, non è cattolico. Lui è solo un clown, coglie l’essenza, gli pare dannatamente comica e la rimanda al mittente. Lui è solo come chi non si allinea, chi sfugge alle regole, chi ha le sue modeste opinioni e ha il coraggio di enunciarle anche quando non fanno comodo a nessuno, primamente a se stessi.
    La narrazione asciutta, martellante, intervallata da ricordi accompagna il lettore oltre la maschera, oltre il cerone in una perfetta adesione dell’ideale al reale. Fortemente malinconico, da conoscere e da apprezzare.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Gli attimi bisognerebbe lasciarli così come si sono vissuti, mai tentare di ripeterli, di riviverli...

    Sono sempre più convinta che ogni libro ha il suo tempo. E il suo stato d'animo. Questo libro ne è la prova.
    Aleggia per tutto il romanzo una vena nostalgica e malinconica, che è difficile non immedes ...continua

    Sono sempre più convinta che ogni libro ha il suo tempo. E il suo stato d'animo. Questo libro ne è la prova.
    Aleggia per tutto il romanzo una vena nostalgica e malinconica, che è difficile non immedesimarsi e, allo stesso tempo, è difficile farlo con il protagonista. Hans è un uomo disilluso, che ha trovato l'amore ma che, forte dei suoi ideali e delle sue scelte, se lo lascia scappare. E questo non gli dà pace, insegue incessantemente un amore che non esiste più ( o che forse non è mai esistito), facendosi del male, riducendosi sul lastrico, riducendosi a recitare una parte che non è più sua. I restanti personaggi del libro sono tutti più o meno personaggi che non si fanno amare: in generale è un romanzo che permette di adottare un punto di vista oggettivo, in quanto qualsiasi personaggio, compreso e soprattutto Hans, si fa odiare. Io personalmente sono passata da attimi di tenerezza per il protagonista, soprattutto quando ricorda il suo amore ormai finito, a attimi di disprezzo, come quando tratta veramente male il padre, o il fratello, o qualunque persona che potrebbe dargli del denaro.
    E' un libro particolare, bello, altamente emotivo: in alcuni passaggi è come se le emozioni provate dal protagonista trasudassero dalle pagine, te le senti quasi addosso, è stato per me impossibile trattenere le lacrime in certi passaggi. Un libro veramente bello e sentito.

    ha scritto il 

  • 3

    "Sono un clown" risposi "e faccio raccolta di attimi. Ciao."

    Una grande tenerezza, per questo clown, un Pierrot contemporaneo. Nostalgico e triste, squattrinato ma con una bottiglia di whisky sempre a ...continua

    "Sono un clown" risposi "e faccio raccolta di attimi. Ciao."

    Una grande tenerezza, per questo clown, un Pierrot contemporaneo. Nostalgico e triste, squattrinato ma con una bottiglia di whisky sempre a portata di mano.
    Un anticonformista nella Germania post nazismo, anticlericale, ma sempre coerente con se stesso.
    La sua stessa coerenza, arma a doppio taglio, causa la perdita dell'unica donna che abbia mai amato, il cui ricordo diventa coprotagonista del romanzo. Ma è nella disperazione più completa che il pierrot riuscirà a fare un bilancio della propria vita.

    ha scritto il 

  • 1

    Ho faticato molto per terminare la lettura, trascinata per settimane e settimane. Noioso, antipatico e per niente stimolante; forse cercavo di leggere nel modo sbagliato, di cercare altro da quello ch ...continua

    Ho faticato molto per terminare la lettura, trascinata per settimane e settimane. Noioso, antipatico e per niente stimolante; forse cercavo di leggere nel modo sbagliato, di cercare altro da quello che in realtà offriva il testo.
    Comunque, del personaggio, l'unica cosa apprezzabile è la coerenza verso la sua scelta di vita in tutto, ma cavolo... Che noia il suo piangersi addosso!

    ha scritto il 

  • 4

    Chissà, forse in un pianeta dove gli abitanti (gli umani) continuano imperterriti e convinti la loro grottesca rappresentazione, l'unica possibilità per chi non riesce a partecipare è quella di fare i ...continua

    Chissà, forse in un pianeta dove gli abitanti (gli umani) continuano imperterriti e convinti la loro grottesca rappresentazione, l'unica possibilità per chi non riesce a partecipare è quella di fare il clown, una sorta di specchio deformante che distorce mettendo in risalto le assurdità degli elementi portanti di questo mondo magnifico: potere, denaro, religione.

    L'altro aspetto centrale del romanzo è il rapporto del protagonista, un clown, con la compagna che a un tratto l'abbandona. La conseguenza è un equilibrio già precario che si spezza, è solitudine, emarginazione.

    ha scritto il 

  • 5

    Böll ci mette accanto a Hans, un giovane uomo d'estrazione alto borghese che invece di pensare a porre per sè le basi di un solido futuro, si tiene distante da ogni progetto, da ogni illusione, da ogn ...continua

    Böll ci mette accanto a Hans, un giovane uomo d'estrazione alto borghese che invece di pensare a porre per sè le basi di un solido futuro, si tiene distante da ogni progetto, da ogni illusione, da ogni idea preconcetta e, da clown, rappresenta la grande buffoneria che è l'esistenza, tanto più falsa, quanto più pretende di essere autentica. Il romanzo si risolve nel lungo colloquio che Hans intrattiene col lettore il quale non può, alla fine, che arrendersi alla triste evidenza dell'ipocrisia individuale e collettiva.

    "La gente ricca riceve molti più regali di quella povera; e quello che deve proprio comprare, lo ha sempre molto più a buon prezzo."

    ha scritto il 

  • 4

    un sig.K. Fantozziano

    Potrei contare sulle dita di una mano, da lettore forte (certo non un fortissimo) le volte in cui ho incontrato in vicende letterarie o vissute personaggi tanto "potenti" quanto questo Hans di mestier ...continua

    Potrei contare sulle dita di una mano, da lettore forte (certo non un fortissimo) le volte in cui ho incontrato in vicende letterarie o vissute personaggi tanto "potenti" quanto questo Hans di mestiere clown, di Böll. Con Hans si entra in immediata empatia non per chi sa quali straordinarie sue qualità, non perché si incontri una comune percezione delle cose della vita, ma per motivi diametralmente opposti. Le sue umane debolezze, l'attrito in parte cercato con il suo destino, la sua educata rabbiosa schiettezza, il suo feroce sarcasmo e la sua particolare visione delle cose:essenziale, disinteressata e scevra da influenze materialistiche, può farlo sembrare un personaggio insicuro ma quanto mai convinto e convincente delle proprie verità, egli non può non suscitare simpatie, se non vero amore. Accompagnando Hans nelle sue congetture riguardanti il costume della società tedesca post- bellica, non potevo esimermi dal pensare a un qualsiasi signor K. di Kafka, all'incallito fumatore Cosini di Trieste, e al tragicomico Ragionier Fantozzi, e credo comunque che le opere siano strettamente imparentate: figlio del primo, cugino del secondo, e padre involontario del terzo. Comunque, lasciando perdere genesi e proli, lettura piacevolissima, brillante e nutriente, una delle rare volte in cui si conclude che forse un Nobel non poteva essere più meritato.

    ha scritto il 

  • 4

    A questo mondo ciascuno “sta fuori” rispetto agli altri.

    Per capire il significato di un volume così straordinariamente complesso è importante mettere a fuoco il contesto storico. Siamo nel secondo dopoguerra, in poche parole nel pieno della Germania post n ...continua

    Per capire il significato di un volume così straordinariamente complesso è importante mettere a fuoco il contesto storico. Siamo nel secondo dopoguerra, in poche parole nel pieno della Germania post nazista. Böll crebbe nell’epoca della Repubblica di Weimar e scrivendo “Opinioni di un clown” volle esprimere aspre critiche verso la società di allora, colma di difetti e verso la quale l’autore nutriva forte risentimento. Il romanzo diventò, perciò, uno strumento d’accusa contro lo Stato, la chiesa e la famiglia intesa come concetto.
    Hans Schnier, protagonista e unico personaggio fisicamente costantemente presente, è tormentato dal ricordo della sua amata Maria, perduta fra le braccia di un altro uomo a causa della fede cattolica e del rifiuto verso un matrimonio che avrebbe implicato il battesimo religioso per i figli. Il buio presente nella sua interiorità lo porta ad un crollo morale e al declino artistico, mettendolo in una incessante condizione di sofferenza e abbandono. La ricerca di denaro, lo spregio totale per sé stesso, il cognac come amico… lo rendono avverso al materialismo e alla sfarzosità della società in cui vive, costringendolo a rinchiudersi fisicamente e metaforicamente. Fra bicchieri, sigarette, telefonate ed opinioni si delinea il profilo di un uomo perduto, domato dal supplizio per la perdita dell’amore. Un clown monogamo, senza speranze e sogni se non la sua amata Maria. Costretto ad una sorte disperata e infausta, specchio di una forza che non c’è.

    Indubbiamente trattasi di un volume contorto, importante, che conserva l’odore della fama letteraria. Si legge prendendosi molto tempo, ma soprattutto parecchia concentrazione.
    Personalmente l’ho trovato interessante soprattutto dal punto di vista del “tormento”. Macchie di cuore di un autore segnato dalla guerra e dalla clandestinità, come dall’amore e dai desideri. Il marasma che porta con sé non può lasciare indifferenti. Lo strazio di ogni battito rivolto all’amata compagna è percepibile quanto il pensiero rivolto alle vittime di un’ingiusta e squallida guerra. La sensazione di irrealtà che avvolge Hans squarcia la riflessione come un cucchiaino sul guscio di un uovo.

    Un volume per approfondire la visione storica del nazismo e del dopoguerra, e per navigare nel tormento umano con una nave decisamente valida e realistica.

    ha scritto il 

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