Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Opinioni di un clown

La biblioteca di Repubblica - Novecento, 13

Di

Editore: Gruppo Editoriale l'Espresso

4.2
(5855)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 254 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Portoghese , Francese

Isbn-10: 8481304689 | Isbn-13: 9788481304688 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Amina Pandolfi

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Religion & Spirituality

Ti piace Opinioni di un clown?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Nella Germania del neocapitalismo rampante, il giovane borghese Hans Schnier decide di fare il clown di professione, per assicurarsi una sorta di zona di sicurezza ideologica, compromessa il meno possibile con poteri forti e piccoli che paiono ormai non avere più limiti. E' una scelta difficile e rischiosa, che gli fa perdere l'amatissima compagna Maria, troppo "regolare" e timorata per stargli accanto, e che lo riduce infine in una sorta di sottosuolo spirituale, da lui praticato nella disperazione immedicabile di una solitudine assoluta. Scritto nel 1963, Opinioni di un clown è forse il romanzo più cupo e più "impegnato" che Heinrich Böll abbia mai scritto. La disumanità di una popolazione che nella rincorsa affannosa del profitto ha trovato il miglior narcotico per tacitare i forti, quasi insostenibili, sensi di colpa che la storia recente avrebbe dovuto ispirarle, risalta, a fronte del miserando destino di Hans, in tutto il suo terribile rilievo. Nella società tedesca dei primi anni Sessanta non c'è rimorso perché non c'è memoria, né cultura. E lo stile asciutto di Böll, del tutto privo del benché minimo compiacimento lirico o effusivo, ci colpisce col ritmo martellante di un atto d'accusa inappellabile, dal quale non possiamo non sentirci toccati un po' tutti: all'Orrore della prima metà del secolo, sembra dire lo scrittore, subentra nella seconda l'Indifferenza, altrettanto ottusa, altrettanto micidiale; e il povero clown inutilmente ribelle può ben assurgere a rappresentante di una serie infinita - e sommersa - di vittime innocenti.
Ordina per
  • 0

    Era da tempo che ne rinviavo la lettura e sinceramente credo che avrei fatto bene a evitarmelo in questo periodo. Si tratta di un libro molto cervellotico, pieno di riflessioni teologiche e metafisich ...continua

    Era da tempo che ne rinviavo la lettura e sinceramente credo che avrei fatto bene a evitarmelo in questo periodo. Si tratta di un libro molto cervellotico, pieno di riflessioni teologiche e metafisiche che ho fatto fatica a seguire. Tutto il libro si svolge praticamente nello spazio di poche ore e non succede praticamente nulla. Ho apprezzato particolarmente alcune parti: le scene vissute durante il nazismo, l'amore per Maria, la sofferenza per le gravidanze andate male. Proverò a rileggerlo con più calma

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Quando capita che credere in ideale porti ad allontanare le gioie della vita. Una specie di ultima tentazione cui si resiste per poi non avere nulla se non il fatto di aver resistito. Non amo la coere ...continua

    Quando capita che credere in ideale porti ad allontanare le gioie della vita. Una specie di ultima tentazione cui si resiste per poi non avere nulla se non il fatto di aver resistito. Non amo la coerenza, proprio perché al mondo ho visto troppe persone coerenti perdere tutto in nome della coerenza stessa.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Hans Schnier è un giovane clown, un clown che un tempo aveva davanti a sé una lunga carriera e soprattutto era accompagnato dalla donna da lui amata, Maria. Da quando Maria se n'è andata Hans non è pi ...continua

    Hans Schnier è un giovane clown, un clown che un tempo aveva davanti a sé una lunga carriera e soprattutto era accompagnato dalla donna da lui amata, Maria. Da quando Maria se n'è andata Hans non è più lo stesso, beve e colleziona una serie di fallimenti: i suoi spettacoli sono sempre più penosi, dato che il clown si presenta ubriaco sul palcoscenico, e nel suo ultimo spettacolo, a Bochum, scivola davanti ad un pubblico di giovani e non riesce più ad alzarsi. Il romanzo infatti inizia con il fallimento di Hans che, senza più un soldo e con una gamba dolorante, è stato costretto a ritirarsi dalla scena ed è tornato nella sua città natale, Bonn ("Era già buio quando arrivai a Bonn. Feci uno sforzo per non dare al mio arrivo quel ritmo di automaticità che si è venuto a creare in cinque anni di continuo viaggiare: scendere il marciapiede della stazione, salire il marciapiede della stazione, deporre la borsa da viaggio, levare il biglietto dalla tasca del soprabito [...], far cenno a un taxi", incipit). La narrazione occupa un arco temporale di poche ore, nelle quali Hans, tornato nella sua casa dove tutto è color ruggine, stilerà un elenco delle persone che potrebbe chiamare per ricevere un aiuto economico; nelle sue telefonate il clown esprimerà le sue "opinioni" e quindi le sue critiche verso quella società borghese che nega ogni autenticità di rapporto (infatti Hans è stato lasciato da Maria proprio perché non le aveva dato ciò che voleva, cioè un matrimonio, una relazione stabile e borghese, cosa che Züpfner, un cattolico odiato da Hans, le ha potuto offrire). Hans non si può ribellare a questa società borghese in cui vive e tutto ciò che può fare è isolarsi, accettare la solitudine rifiutando ogni compromesso.

    ha scritto il 

  • 4

    SCOMODE OPINIONI CON UN CUORE TROPPO GIOVANE

    Hans, questo estremo ed insopportabile giovane uomo che decide per se stesso, contro tutto e tutti. Il contro è la parola che lo guida, il cercare di essere ciò che non sono gli altri, in particolare ...continua

    Hans, questo estremo ed insopportabile giovane uomo che decide per se stesso, contro tutto e tutti. Il contro è la parola che lo guida, il cercare di essere ciò che non sono gli altri, in particolare la sua famiglia, il cercare un luogo, un essere e un amore che gli si addica. Acerbo e innamorato dell'idea dell'amore e di conquista, concetti che forse, mi piace pensare che potrà vivere a lungo, imparerà solo nella sua vecchiaia ma intanto protesta, urla ma senza voce, con la sua gestualità e il suo estremo modo di percepire gli altri, dimostrazione sono le descrizioni delle sue sensazioni nelle varie telefonate che farà nel corso della narrazione. A tratti diviene insostenibile, hai voglia di gridargli:Hans smettila tanto non cambierai nulla! ma alla fine comprendi che se non ci fossero gli Hans e i clown come lui la voce stenterebbe a sentirsi. Ricco di immagine e sensazione oltre che di estrema presa di posizione.
    Un capolavoro della letteratura.
    Da far leggere nelle scuole.

    ha scritto il 

  • 5

    Parlare di questo romanzo non è facile, si rischia di essere superficiali. Perché il protagonista Hans Schnier non è semplicemente un clown triste, ateo e in guerra col mondo. Hans è sì un clown rasse ...continua

    Parlare di questo romanzo non è facile, si rischia di essere superficiali. Perché il protagonista Hans Schnier non è semplicemente un clown triste, ateo e in guerra col mondo. Hans è sì un clown rassegnato, ma offre una prospettiva lucida sulla società tedesca del Dopoguerra, con tutte le sue ipocrisie e i falsi buonismi. A cominciare dalla Chiesa cattolica col suo falso moralismo che condanna due persone innamorate che convivono. E anche nel caso del matrimonio in chiesa, occorre dichiarare che i figli riceveranno un'educazione cattolica. Ed ecco che la Chiesa ruba ad Hans anche quella che era l'unica sua ragione di vita: Marie lascia Hans solo con le sue invettive e i suoi lamenti, per un prominente cattolico della città.
    Per tutto il romanzo, Hans scaglia la sua rabbia, spesso impotente e rassegnata, contro tutto. Innanzitutto contro la religione cattolica, contro Marie, la "First Lady del Cattolicesimo", contro l'ipocrisia della società, coloro che acclamano il rappacificamento dei popoli, mentre fino a qualche decennio prima inneggiavano a Hitler e alla politica nazista.
    Hans è un personaggio scomodo, per tutti, anche per quelli che dovrebbero essere gli amici più stretti e la famiglia, persino per il lettore. Nel romanzo le immagini strazianti di un clown distrutto nel suo piccolo appartamento di Bonn si alternano ai ricordi, anche quelli più intimi, tanto che alla fine del libro ho avuto quasi la sensazione di averlo abbandonato anche io.
    Vale la pena sicuramente leggerlo, per l'umanità di questo personaggio e perché il libro rappresenta in maniera superba il dopoguerra in Germania.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Sotto il nome di felicità non riesco a immaginare niente che possa durare più di uno, forse due o tre secondi.

    Letterariamente parlando ho un debole per i perdenti, lo ammetto.
    Difficilmente il personaggio figo, bello e bravo, farà breccia nel mio cuore di incorreggibile crocerossina, mentre Hans Schnier, ques ...continua

    Letterariamente parlando ho un debole per i perdenti, lo ammetto.
    Difficilmente il personaggio figo, bello e bravo, farà breccia nel mio cuore di incorreggibile crocerossina, mentre Hans Schnier, questo malridotto clown in rovina, si è rivelato il compagno perfetto dei miei riti notturni.

    La carriera di Hans è in declino da quando Maria l'ha lasciato. Maria, la donna con cui condivideva un'unione sancita soltanto dai sentimenti, secondo le migliori tradizioni bohèmien, si converte al cattolicesimo e sposa un tipo che è l'opposto di Hans, un signore perbene, di sani principi e con una vita solidamente organizzata, secondo i migliori principi borghesi!

    Potevo non farmi coinvolgere da questa storia tristissima? Di quest'uomo un po' coglione – diciamolo – ma pur sempre di un uomo, anzi direi di un sognatore, uno come me: un soggetto strano che fatica a distinguere la realtà dalla fantasia e che vede in Maria l'unica persona in cui valga la pena di specchiarsi. Dovrebbe odiarla Maria, colei che l'ha abbandonato, ma lui la rivuole, la cerca incessantemente, ma non la troverà mai, perché il suo destino è la solitudine, quella schiacciante, dettata dalle convenzioni e dalla giustizia imposta dagli uomini che contano.

    Di certo il romanzo ha implicazioni storiche e sociali, ma non starò qui a parlarvene, perché quello che più mi ha colpito è stato il modo con cui Hans ammette di ritrovarsi negli occhi di Maria, di riconoscere finalmente il suo volto, i suoi occhi, dopo ore di esercizi allo specchio. Maria è il suo contatto con la realtà, l'ultima tappa prima della follia, lo specchio della sua anima.

    “Dimenticavo semplicemente che ero io quella faccia che vedevo nello specchio, voltavo lo specchio e quando avevo finito gli esercizi, o quando più tardi, nel corso della giornata mi vedevo per caso allo specchio passando, mi spaventavo: c'era un estraneo nella mia stanza da bagno, al gabinetto; un tizio che non sapevo se fosse serio o buffo, un fantasma pallido con il naso lungo; e allora correvo più in freta che potevo da Maria, per vedermi nel suo viso. Da quando lei non c'è più non riesco più a fare i miei esercizi: ho paura di diventare pazzo. Quando avevo finito il mio lavoro andavo da lei, il più vicino possibile, fin quando riuscivo a vedermi nelle sue pupille: un'immagine minuscola, confusa, ma riconoscibile.”
    […]
    “Ero morto e imprigionato nel mio viso per un tempo senza fine, nessuna possibilità di salvarmi negli occhi di Maria.”

    Non potevo restare indifferente a un tale sentimento e a un legame così forte, anche se univoco.
    Nella realtà lo definirei un “rapporto malato” o un “amore morboso”, quello di Hans con e per Maria, ma nella finzione mi piace pensare che a volte le anime possano incastrarsi e salvarsi l'un l'altra per davvero.

    Un applauso e una moneta per il clown!

    ha scritto il 

  • 5

    È un libro che mi ha suscitato le emozioni più disparate. Il cliché del clown malinconico qui perde tutto il suo stereotipo in quanto è una malinconia permeata di rabbia politica e anti clericale, con ...continua

    È un libro che mi ha suscitato le emozioni più disparate. Il cliché del clown malinconico qui perde tutto il suo stereotipo in quanto è una malinconia permeata di rabbia politica e anti clericale, contro il perbenismo dei famigliari e dei conoscenti ma è anche permata da una struggente storia d'amore. Reputo questo libro un assoluto capolavoro.

    ha scritto il 

Ordina per
Ordina per