Opinioni di un clown

La biblioteca di Repubblica - Novecento, 13

Di

Editore: Gruppo Editoriale l'Espresso

4.2
(6093)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 254 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Portoghese , Francese

Isbn-10: 8481304689 | Isbn-13: 9788481304688 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Amina Pandolfi

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Religione & Spiritualità

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Descrizione del libro
Nella Germania del neocapitalismo rampante, il giovane borghese Hans Schnier decide di fare il clown di professione, per assicurarsi una sorta di zona di sicurezza ideologica, compromessa il meno possibile con poteri forti e piccoli che paiono ormai non avere più limiti. E' una scelta difficile e rischiosa, che gli fa perdere l'amatissima compagna Maria, troppo "regolare" e timorata per stargli accanto, e che lo riduce infine in una sorta di sottosuolo spirituale, da lui praticato nella disperazione immedicabile di una solitudine assoluta. Scritto nel 1963, Opinioni di un clown è forse il romanzo più cupo e più "impegnato" che Heinrich Böll abbia mai scritto. La disumanità di una popolazione che nella rincorsa affannosa del profitto ha trovato il miglior narcotico per tacitare i forti, quasi insostenibili, sensi di colpa che la storia recente avrebbe dovuto ispirarle, risalta, a fronte del miserando destino di Hans, in tutto il suo terribile rilievo. Nella società tedesca dei primi anni Sessanta non c'è rimorso perché non c'è memoria, né cultura. E lo stile asciutto di Böll, del tutto privo del benché minimo compiacimento lirico o effusivo, ci colpisce col ritmo martellante di un atto d'accusa inappellabile, dal quale non possiamo non sentirci toccati un po' tutti: all'Orrore della prima metà del secolo, sembra dire lo scrittore, subentra nella seconda l'Indifferenza, altrettanto ottusa, altrettanto micidiale; e il povero clown inutilmente ribelle può ben assurgere a rappresentante di una serie infinita - e sommersa - di vittime innocenti.
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  • 2

    Ho trovato questo libro piuttosto noioso e pesante, particolarmente i continui riferimenti a cattolicesimo e protestantesimo. Se la storia ha un significato non l'ho decisamente afferrato.

    ha scritto il 

  • 5

    amo amo amo amo boll. questo è stato il suo primo libro che ho letto, poi ne ho letti altri cercando di comprare tutte le edizioni italiane che erano in commercio. questo libro l'ho letto credo almeno ...continua

    amo amo amo amo boll. questo è stato il suo primo libro che ho letto, poi ne ho letti altri cercando di comprare tutte le edizioni italiane che erano in commercio. questo libro l'ho letto credo almeno 3 volte, l'ho amato, l'ho vissuto. ho provato la sofferenza di hans quando maria se n'è andata, la disperazione quando si trova sui gradini della stazione. ho avvertito forse l'anima del protagonista quasi come un legame invisibile che me l'ha fatto amare. crudo ed essenziale come solo boll riesce e sullo sfondo le critiche nei confronti della religione in una germania ormai lontana dalla guerra ma con dei ricordi ancora vividi nella memoria

    ha scritto il 

  • 4

    Payaso ácido y ateo

    Novela redactada en primera persona, que por medio de opiniones, recuerdos y charlas telefónicas, el personaje principal (un artista de profesión payaso y ateo), nos muestra a una Alemania ruda y crue ...continua

    Novela redactada en primera persona, que por medio de opiniones, recuerdos y charlas telefónicas, el personaje principal (un artista de profesión payaso y ateo), nos muestra a una Alemania ruda y cruenta, que todavía no puede reponerse del todo, luego del holocausto nazi y la segunda guerra mundial. Una Alemania que a pesar de haber sufrido, todavía debe convivir con pensamientos de extrema y con una iglesia opulenta y de mente cerrada.
    El personaje realiza su relato siempre con una gran carga de humor ácido y sarcástico, remarcando lo mejor y peor de su pasado, pero siempre escondiendo en sus líneas una gran melancolía.
    Dura crítica a la religión y a la Alemania conservadora.

    ha scritto il 

  • 5

    La solitudine, l'amarezza, il rancore caustico, l'insensatezza della "civiltà" industriale, lo squallore delle camere d'albergo, lo squallore morale dei cattolici, l'ironia feroce. A volte ho faticato ...continua

    La solitudine, l'amarezza, il rancore caustico, l'insensatezza della "civiltà" industriale, lo squallore delle camere d'albergo, lo squallore morale dei cattolici, l'ironia feroce. A volte ho faticato a seguire il filo. Atroce e straziante. Dovrei smetterla di leggere questi libri. Ma come si fa?

    ha scritto il 

  • 3

    Questa storia è il resoconto della vita di un uomo, un piccolo compendio dei risvolti più tragici e passionali di quella che oggi verrebbe definita un'esistenza "borderline". Il titolo si fa già garan ...continua

    Questa storia è il resoconto della vita di un uomo, un piccolo compendio dei risvolti più tragici e passionali di quella che oggi verrebbe definita un'esistenza "borderline". Il titolo si fa già garante del tesoro che le pagine schiudono: non vi è una precisa direzione narrativa, né tantomeno una morale da svelare. Il clown che parla a se stesso - e di se stesso - ripete incessantemente il gesto di confrontarsi con uno specchio che, per il lettore, è soprattutto metaforico. Egli continua ad analizzare il suo profilo di uomo squattrinato e solitario, riservato e stravagante, e nonostante questo non fa che proseguire la disperata ricerca delle ragioni per le quali l'amore della sua vita, Maria, lo abbia abbandonato. Hans Schnier non chiede nulla alla vita, se non di riavere indietro l'unico motivo per il quale le sue giornate continuano ad essere strazianti: sua moglie.

    I ritmi della narrazione si alternano senza mai stravolgere il quadro complessivo, arrivando persino a un grado di lentezza quasi asfissiante; tuttavia è proprio questa - a mio parere - l'intenzione di Böll: richiamando gli scheletri del passato storico tedesco, si racconta il flusso incessante di pensieri di un clown. Ma non un clown qualsiasi: qui a parlare è un emarginato per scelta, un refrattario dell'agiatezza e di quel lusso che il suo cognome avrebbe potuto garantirgli. Tutto sommato un libro profondamente emotivo e di una spietata sincerità.

    ha scritto il 

  • 4

    "Tutti sanno, cioè, che un clown dev'essere malinconico per essere un buon clown, ma che per lui la malinconia sia una faccenda seria da morire, fin lì non arrivano."

    ha scritto il 

  • 5

    Ambientato nella Germania del ’62 e precisamente a Bonn, Hans Schnier, clown di professione, non riesce a farsi una ragione che Maria, il suo grande amore lo abbia lasciato. Questo si ripercuote sui s ...continua

    Ambientato nella Germania del ’62 e precisamente a Bonn, Hans Schnier, clown di professione, non riesce a farsi una ragione che Maria, il suo grande amore lo abbia lasciato. Questo si ripercuote sui suoi disastrosi spettacoli e sulla sua vita sociale, Hans depresso e incapace di adattarsi, vede attorno a sé solo ipocrisie e falsità. Disperato cade nel baratro sostenendo sempre senza sosta le sue convinzioni.
    Heinrich Böll rivela il clawn dietro la maschera, scava a fondo nell’anima dell’artista e ci mostra un uomo infelice, che non nasconde la sua solitudine e il suo abbandono.
    In attesa di essere letto da anni questo libro amaro, il libro di un clown che ha perso il sorriso.

    ha scritto il 

  • 5

    Niente filtri, nessuna voce fuori campo, Boll non ha nessuna intenzione di indorarci la pillola. Ci dà solo un clown che ci offre la sua realtà, la sua verità, che non ci racconta tutta la storia; un ...continua

    Niente filtri, nessuna voce fuori campo, Boll non ha nessuna intenzione di indorarci la pillola. Ci dà solo un clown che ci offre la sua realtà, la sua verità, che non ci racconta tutta la storia; un perdente fra i vincenti, un vincente tra i perdenti. Di loro ci racconta la falsità, la prostituzione, l'avidità, l'ingenuità, la purezza; un mondo di cui il suo occhio limpido non sopporta la vista: è insofferente, è schietto, vede troppo, ama troppo. Il clown Boll si rivolge direttamente all'ipocrita borghesia del post dopoguerra e le urla in faccia: non vi lascerò dimenticare quello che è successo, non vi perdonerò quello che avete fatto, vi spoglierò del cappotto di ipocrisia di cui vi siete vestiti. L'anima brucia e continuerà a bruciare. Dio se ho amato questo libro!

    ha scritto il 

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