Opus nigrum

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Publisher: El País

4.0
(2816)

Language: Español | Number of Pages: 350 | Format: Others | In other languages: (other languages) French , English , Italian , German

Isbn-10: 8498152496 | Isbn-13: 9788498152494 | Publish date: 

Also available as: Paperback

Category: Fiction & Literature , History , Philosophy

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Book Description
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  • 4

    Un testo di storia, di costume, di grande letteratura, redatto saccheggiando le cronache del tempo, unendole con competenza e acume creativo.
    Non è stata una lettura scorrevole; non riuscivo però a no ...continue

    Un testo di storia, di costume, di grande letteratura, redatto saccheggiando le cronache del tempo, unendole con competenza e acume creativo.
    Non è stata una lettura scorrevole; non riuscivo però a non riprenderlo in mano per andare avanti di un altro paragrafo - che poi diventavano spesso due.
    Piu' di una volta ho messo mano al dizionario, molte volte non ho capito cosa stessi leggendo, ma sono rimasto affascinato e sono rimasto li', abbacinato dalla ricostruzione storica pervasiva e potente dell'autrice e dalla descrizione di quei tempi stupidi e crudeli.

    said on 

  • 4

    Una traduzione eccellente per un tuffo letterario in un quadro di Bosh.
    Le tormentate vicende di Zenone ci riportano nel cuore dell'Europa rinascimentale, dove le oscure manipolazioni dei potenti, le ...continue

    Una traduzione eccellente per un tuffo letterario in un quadro di Bosh.
    Le tormentate vicende di Zenone ci riportano nel cuore dell'Europa rinascimentale, dove le oscure manipolazioni dei potenti, le lotte sanguinose per la supremazia e il continuo miscuglio di potere temporale e spirituale, convivono con il progresso scientifico, aritistico e filosofico, in una scintillante e caleidoscopica scena pittorica.
    La penna di una grande scrittrice, con la sua capacità descrittiva e insolite doti introspettive, dipingono un angolo - fondamentale - di un quadro, il cuo senso dovremmo oggi tutti recuperare: quello dello spirito europeo, della nostra storia (meravigliosa e terribile), delle nostre radici comuni. Dell'Europa di Zenone, del pensiero libero e razionale, oltre ogni pregiudizio scientifico o religioso.

    said on 

  • 2

    Un libro che non mi ha coinvolto, e anche dal punto di vista storico non mi sono mai piaciute le contrapposizioni tra i “buoni” che anticipano i tempi e i “cattivi” schiavi dell’ignoranza e delle supe ...continue

    Un libro che non mi ha coinvolto, e anche dal punto di vista storico non mi sono mai piaciute le contrapposizioni tra i “buoni” che anticipano i tempi e i “cattivi” schiavi dell’ignoranza e delle superstizioni del passato: a sei secoli di distanza possiamo dire in che direzione è andata la Storia, ma resta il fatto che Galileo e Serveto erano figli del loro tempo tanto quanto i loro persecutori.

    said on 

  • 5

    In alchimia, l'Opera al nero è la prima delle tre fasi di cui si compone il Magnum Opus della trasmutazione universale: perché il sapiente possa ricreare l'armonia degli elementi e ottenerne il domini ...continue

    In alchimia, l'Opera al nero è la prima delle tre fasi di cui si compone il Magnum Opus della trasmutazione universale: perché il sapiente possa ricreare l'armonia degli elementi e ottenerne il dominio, il soffio vitale va liberato dal carcere della sostanza, sciogliendo la trama che tiene assieme le cose del mondo finché queste non siano che pezzi nudi e insensati, accatastati l'uno a fianco all'altro nello spazio terreno. La seconda fase - l'Albedo, la chiarezza purissima della materia divenuta spirito - e la terza, l'Opera al rosso, che riconcilia morte e vita quando riporta l'Anima a sposarsi col Corpo, Zenone non le vedrà mai, così come non le ha mai viste la quieta strega del Nord che gli ha dato la luce cucendo assieme i lineamenti di Tycho Brahe, di Erasmo, di Campanella e Paracelso. Condannato a osservare la realtà da anatomista e non da amante, il medico-filosofo resta inchiodato alla Nigredo, alla notte filosofale della Separazione: tanto la fede del suo tempo, per cui in tanti quasi con dolcezza si lasciavano bruciare, quanto la sete che sospinge il corpo continuamente sulle rive di altri corpi gli paiono nient'altro che sussulti della macchina umana, tentativi inutili di ricomporre una materia che la natura ha voluto smembrare, e che soltanto nell'incoscienza della morte potrà recuperare una forma di comunanza, mischiarsi a una terra finalmente indivisa. Se quest'ascesi somiglia all'ascesi di quel Marco Aurelio a cui Adriano morente aveva rivolto le sue memorie e che s'imponeva di descrivere senza passione quanto lo turbava (questa porpora imperiale è pelo di pecora bagnato col sangue di una conchiglia; l'unione dei sessi è lo sfregamento del ventre...), nella convinzione che dire a se stessi di ogni oggetto il nome che gli è proprio bastasse a scrollarsi di dosso il desiderio, va detto che a Zenone, così come alla sua levatrice, l'esperimento non sempre riesce. Nella carne bianca degli adolescenti che si amano nei sotterranei facendosi corone di margherite, divorandosi come mele selvatiche, convinti - come tutti quelli che si amano - di essere Adamo ed Eva, Zenone vede una luce che non può fare a meno di voler salvare, e che né la vecchiaia né l'anatomia riescono a soffocare; la stessa luce che la Yourcenar ha dipinto, pochi capitoli prima e a dispetto della sua impassibilità di pellegrina stoica, sui volti affamati dei ribelli di Münster, che una morte da bestie ha trasfigurato in angeli. Ma anche questo fallimento, a guardar bene, potrebbe spiegarlo l'alchimia, perché a presiedere l'Opera al nero è Saturno, astro della Melanconia: della disgregazione di una materia che sa di non essere amata da nessun Dio, della consolazione che la sua bellezza quotidianamente promette e delude, nel gioco disperato di una nostalgia che è forse l'unica forma di redenzione, e a cui alcuni usano dare il nome di scrittura.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    Add lightness.

    L'autrice ha mostrato svariati interessi, ma uno specifico ha attraversato la sua vita: i bivi della storia e gli attori principali.

    Come "Memorie di Adriano" pure questo colto romanzo, storico filoso ...continue

    L'autrice ha mostrato svariati interessi, ma uno specifico ha attraversato la sua vita: i bivi della storia e gli attori principali.

    Come "Memorie di Adriano" pure questo colto romanzo, storico filosofico umanista e autobiografico mostra il grande fermento del rinascimento europeo colla vicenda di Zenone, ancora molto alchimista, già col germe della scienza, ottimo medico e quando ci si riferisce a lui, più esattamente definito come "filosofo".

    Zenone (di Giove, consacrato a Giove, mandato da Giove o che vive per Giove) adotta anche lo pseudonimo di Sebastiano (Venerabile) Theus (devo dirvelo?) vive in tempi di ferro. Quando la vita era così grama e delicata che qualsiasi minaccia alle impalcature religiose che la rendevano sopportabile era una questione di Stato, di religione e di popolo contemporaneamente.

    Lo sviluppo del libro ha evidenti ascendenze cristologiche. Millecinquecento anni dopo la Yourcenar ricrea il suo personale Vangelo, largamente autobiografico nelle opinioni - ogni tanto sembra di sentir parlare lei, più che Zenone, tripartito nella vita giovanile (che corrisponderebbe a Gesù bambino, ma posposta che per un sapiente l'infanzia non è cosa) detta "Vita Errante" seguita dalla "Vita Immobile" (la predicazione, parabole e miracoli) ed infine "La Prigione" (passione e morte); tanto da esservi un sinedrio e pure un caifa e un pilato.

    Il parallelo, incredibile pensarne la casualità, è per rimarcare le differenze portate da quindici secoli.
    Non molto nella storia dell'umanità, e ancor meno in quella della Yourcenar che qui pare avere 7000 anni, l'età della cultura.

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    Come di consueto, la vita dell'epoca è ricreata con acribia e perfezione, anche tra molto tempo potrà essere considerato un ottimo campione per farsi un'idea del'500 Europeo.
    Ma non solo le abitudini ed i costumi, pure gli scontri e le lotte, le guerre e gli assedi, i puntigli e le speranze insomma, un secolo vivo: dove, dall'assedio agli anabattisti di Münster (e delle coeve "guerre dei contadini", Frankenhausen, la scena di "Q" dei Wu Ming che pur dovendogli molto come indicazione d'interesse, si differenzia quasi totalmente e casomai è Eco ad avere sentito profumo di buoni libri), si stava preparando la germanica tempesta perfetta che sarebbe scoppiata colla Guerra dei Trent'Anni, circa un secolo dopo: la vera prima guerra mondiale.

    Tempi di ferro si diceva. Dove i disgraziati fanno brutte fini e pure i buoni e bravi soldati muoiono, del resto è il loro mestiere, si sa. La Yourcenar ha pochissima attenzione per molti sfridi, sfrangiature e danni collaterali, non è insensibilità. 2+2=4 è un fatto, non una colpevole trascuratezza, non è molto interessante dilungarsi negli eventi necessari. Anche i comprimari dottori filatori frati mercanti consorti principi e ostesse però sono vere persone, la Yourcenar in questo è come Salinger o Fitzgerald.

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    L'aggettivo "filosofico" poi non spaventi, meglio saperne, ma in ogni caso l'autrice gioca leale, se un'istanza, problema, questione, eresia o credenza è citata è quella (al termine del romanzo c'è pure la spiega e le fonti) per cui può essere anche un buon terreno culturale per saperne di più, e rendersi conto di quanto già allora cedeva e di quanto, molto, moltissimo, ancora oggi con poche trasposizioni di parole è carne viva della lotta. Zenone è uno degli ultimi umani a potersi illudere di conoscerne lo scibile o almeno di provarci.

    È il secolo dove la filosofia, da sapere totale inizia a sfrangiarsi per diventare medicina, ingegneria, teologia, fisica, biologia, metafisica, chimica, matematica, architettura, psicologia eccetera e poi ancora dopo a specializzarsi ulteriormente.

    Zenone con grande probabilità oggi sarebbe al CERN, o nella Silicon Valley. Un po' invecchiato, ma sostanzialmente lo stesso uomo, quello moderno che nasce allora.

    Un po' perso nel sé, al limite della sindrome di Asperger, Zenone ha un controllo quasi assoluto della manopola della sensibilità, controllo che raggela alquanto il romanzo, ma la ricchezza dei temi, la fluidità colla quale la scrittura si fa dimenticare, memorabili frasi, concetti acutissimi e apparenti "senno di poi" (quando l'autrice mostra in nota che erano invece frasi e concetti originali dell'epoca) rendono grande il tentativo.

    _______________________________________________________________________________
    Menzione speciale per il grande dialogo terminale tra il canonico Bartolomeo Campanus e Zenone. Saggio mirabile di diritto, sagacia, filosofia e rispetto: nei pochi paragrafi sulla questione della ritrattazione c'è tutta la dodecaedrica saggezza cinese de "Il supplizio del legno di sandalo" di Mo Yan.

    Facile dar vita al campione di una weltanschauung, molto meno ad un uomo che ha in sé i tormenti, le speranze, la sapienza, i dubbi e i timori e i cambiamenti di un intero mondo.

    Andrebbe letto in tre volte, una parte dopo l'altra senza diluirlo troppo, così non vi appare slegato, che la prima e seconda parte sono distanziate assai, come nella vita di Cristo, stante che in un film, come in un libro il montaggio serve anche ad eliminare i tempi che potete facilmente dedurre in ogni caso dalla vicenda stessa.

    Peccato Y. non sia ancora viva, qualcosa morì all'alba del moderno, forse per sempre, ma altri temi di quei tempi tornano ora. Superstizione, idiozia, pusillanimità, pulsioni ondivaghe, populismi e massacri mostrano quanto era sottile allora la vernice della civiltà, oggi più spessa sempre ancora vernice.
    Specie pensando che gli imbecilli votano, una grande fiammata basterebbe ancora a scrostarla.

    Si divertirebbe Y. e noi con lei, e pure Zenone, incarnante la Libertè, irridente l'Egalitè, che non è mai esistita e mai esisterà, e assai cauto colla Fraternitè.
    ***

    Sì, lo so. Ogni tanto la mena, ma quando l'azzecca la stellina in meno gliela restituisci sempre volentieri, eppoi forse è colpa mia che ho diluito troppo la lettura.

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  • 4

    “Il racconto di poco fa mi dispone a riesaminare la mia esistenza. Non mi lamento, ma è tutto diverso da quel che mi ero immaginato […]. Ho percorso almeno una parte del globo nel quale ci troviamo: h ...continue

    “Il racconto di poco fa mi dispone a riesaminare la mia esistenza. Non mi lamento, ma è tutto diverso da quel che mi ero immaginato […]. Ho percorso almeno una parte del globo nel quale ci troviamo: ho studiato il punto di fusione dei metalli e la generazione delle piante; ho osservato gli astri ed esaminato l’interno dei corpi. Invidio coloro che sapranno di più, ma so che anch’essi, come me, avranno da misurare, pesare, dedurre e diffidare delle deduzioni ottenute, stabilire nell’errore qual è la parte del vero e tener conto nel vero dell’eterna presenza del falso. Non mi sono mai ostinato su un’idea per timore dello smarrimento in cui cadrei senza di essa. Né ho mai condito di menzogne un fatto vero per rendermene la digestione più facile. Ho avuto anch’io i miei sogni, e non gli attribuisco valore d’altro che di sogni. Mi sono guardato bene dal fare della verità un idolo; ho preferito lasciarle il nome più umile di esattezza. I miei trionfi e i miei pericoli non sono quelli che la gente s’immagina; ci sono altre glorie oltre la gloria e altri roghi oltre il rogo. Son quasi riuscito a diffidare delle parole. Morirò un po’ meno sciocco di come son nato” .

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  • 4

    Viva le donne - 21 feb 16

    Non meravigliatevi della lunga lettura. Non è solo per la difficoltà intrinseca del libro, ma anche perché non l’ho portato nei Paesi Baltici, riprendendo la lettura iniziata nell’estate agostana, e t ...continue

    Non meravigliatevi della lunga lettura. Non è solo per la difficoltà intrinseca del libro, ma anche perché non l’ho portato nei Paesi Baltici, riprendendo la lettura iniziata nell’estate agostana, e terminata solo dopo altri giorni d’intensa applicazione. Anche perché la Yourcenar è comunque un osso duro, tanto che di lei lessi molti ma molti anni fa le “Memorie” e poi non riuscii a leggerne più. Ora, spinto dalle solite libropeute ad allargare confini, ecco che si ritorna alla solida scrittrice ed al suo Zenone. Che non è, come io speravo, quello di Achille, ma è un libero pensatore la cui vita scorre nella tumultuosa Europa del 1500. Nel mio percorso di lettura, dopo il romanzo leggo la quarta e poi, se presenti, prefazioni e postfazioni. Così, leggendo la quarta mi stupivo della ricchezza di dotti particolari sulle connessioni di Zenone con altri pensatori del suo tempo (ed invero anch’io avevo pensato a Campanella e Bruno). Poi la postfazione dell’autrice ha spiegato tutto. Chi ha scritto la quarta ha solo letto (e male) le note di Margherita, rimasticandole per far apparire appetibile il romanzo. Ed invece le suddette note, una volta tanto, spiegano, e bene, la genesi del tormentato scritto. E la genesi della sua scrittura. Che il romanzo comincia a formarsi sin dalla fine degli anni Venti, con dei primi abbozzi di vita fiamminga, poi confluiti nella prima parte del romanzo (dal sottotitolo “La vita errante”). Su quelle pagine la nostra torna e spesso, per poi andare di getto sulla seconda (“La vita immobile”) e sulla terza parte (“La Prigione”). Leggendone, si nota questa genesi, dove la prima parte è un bellissimo e duro affresco della vita del tempo, che non a caso potrebbe essere, come un tempo aveva sottolineato la stessa autrice, un commento ai pittori del tempo, da Dürer a Bosch. Vediamo il crescere, nella Bruges dei primi anni del secolo, la famiglia Ligre, il cui capostipite spande figli a destra e sinistra, con il primogenito che ne seguirà le orme di banchiere efficace e prosperoso, ed il secondo che, senza arte né parte, si avvierà alla carriera militare. Mentre il fratellastro Zenone, dopo alcuni tentativi in vesti ecclesiali, prenderà anche lui la vita errabonda, ma con maggior successo. Scrive libri da “libero pensatore” che ne fanno bersaglio da parte della chiesa ufficiale (Campanella e Bruno dixit). Segue alchimisti vari e studia e professa medicina (Paracelso e Miguel Servet dixit). Ma è presente in tutte le arti liberali, con ragionamenti e disegni (Copernico e Leonardo dixit). Ma su di lui si ritorna, perché nel frattempo ne seguiamo la madre, Hildezonde, sposa ad un buon cristiano, divenuto poi anabattista, e con lei trasferitosi a Munster, dove si svolse la famosa guerra con i “Fratelli in Cristo” nel 1535. La seconda, sulla scia di un invecchiato Zenone (non direi anziano, visto che la seconda parte comincia ai suoi 53 anni) tornato a Bruges, come per chiudere un cerchio della sua vita. Lì, sotto mentite spoglie, esercita la professione medica, filosofeggia con il priore, si trova ai margini di vicende quasi eretiche, ed alla fine, non riuscendo neanche a fuggire, dopo sei anni di vita immobile, viene arrestato. A causa dei suoi scritti giovanili, processato, riconosciuto colpevole di eresia, e condannato a morte. In tutta la parte sulla prigionia, si fa più alto il ragionamento di Zenone, che racchiudendo in sé le molte anime dell’uomo Rinascimentale, testimonia il duro passaggio, anche mentale, dal Medioevo all’Età moderna. Non entro nello specifico delle diatribe che percorrono ed innervano il romanzo di linfe felici, che per mia incapacità non credo aver seguito e capito fino in fondo. Anche se non sfugge l’intolleranza, il piegare la Chiesa ai servigi di stati e potentati. Un lungo percorso, quello esemplificato da Zenone, che allora, appunto, non poteva che finire con la morte del nostro eroe. Ma che mi ha fatto riflettere su intolleranze ed irrispettosità ben presenti nel mondo attuale. Ho sempre pensato (e non credo di essere il solo) che il mondo arabo fosse troppo legato ai dettami della parola coranica, senza riuscire a fare un vero sforzo di “ammodernamento” ed adattamento del pensiero, così come riuscì a farlo la Chiesa, nelle sue varie forme, anche se con un precorso lungo ed in parte non ancora finito. Nella fase cruenta di transizione (quest'epoca così ben dipinta con Zenone), forti furono le iconoclastie, le uccisioni, i martiri di cui oggi ci si vergogna. È con una piccola speranza nel cuore che guardo allora all’Isis-Torquemada. Si riuscirà ad arrivare ad un rinascimento arabo? Che bella speranza sarebbe. Queste le personali riflessioni che alla fine mi suscita questo libro, che come detto, è bello e difficile, ma che deve essere letto e meditato. Forse proprio ora.
    “A poco a poco … cessava d’esser per loro una persona, un volto, un’anima, un uomo che vive in qualche luogo su un punto della circonferenza del mondo; diventava un nome, meno di un nome, un’etichetta sbiadita sopra un barattolo nel quale lentamente imputridivano alcuni ricordi del loro passato, incompleti e morti. Ne parlavano ancora. In realtà, lo dimenticavano.” (54)
    “Il racconto di poco fa mi dispone a riesaminare la mia esistenza. Non mi lamento, ma è tutto diverso da quello che mi ero immaginato.” (102)
    “Morirò un po’ meno sciocco di come sono nato.” (104)
    “Si sopporta meno facilmente per gli altri ciò che si accetta abbastanza agevolmente per sé.” (190)

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  • 4

    La scelta di questo libro è stata molto ponderata: conoscevo di nome l’autrice ma non avevo mai letto niente di suo, il titolo e la copertina erano accattivanti, l’e-book in offerta e aggiungiamo anch ...continue

    La scelta di questo libro è stata molto ponderata: conoscevo di nome l’autrice ma non avevo mai letto niente di suo, il titolo e la copertina erano accattivanti, l’e-book in offerta e aggiungiamo anche che ultimamente avevo letto solo scrittori maschi. Alla fine si è rivelata un’ottima scelta, un libro che mi è piaciuto molto e che valeva la pena leggere anche se ho incontrato qualche scoglio che stava per farmi desistere.
    Significative e purtroppo sempre attuali sono alcune riflessioni che Zenone compie sull’inutilità delle guerre in generale e sull’assurdità in particolare di quelle combattute in nome della religione. Una simile lettura in questo periodo mi ha fatto pensare che gli uomini hanno la memoria corta e non imparano mai nulla dalla storia, visto che perseverano ripetendo gli stessi errori.
    La recensione completa http://thequeenofmira.blogspot.it/2015/12/bozza-libro-lopera-al-nero-marguerite.html

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