Ore giapponesi

Di

Editore: Dall'Oglio

4.5
(308)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 523 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8877186380 | Isbn-13: 9788877186386 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Illustratore o Matitista: S. Pannuti , Tadashi Moriya , Yone Makino

Disponibile anche come: Altri

Genere: Arte, Architettura & Fotografia , Storia , Viaggi

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Descrizione del libro
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  • 5

    Di Maraini non avevo mai letto nulla prima, questo primo libro è stata una piacevolissima esperienza. Si vede subito la tempra del grande narratore, del narratore seduttore, abilissimo nel narrare con ...continua

    Di Maraini non avevo mai letto nulla prima, questo primo libro è stata una piacevolissima esperienza. Si vede subito la tempra del grande narratore, del narratore seduttore, abilissimo nel narrare con uno stile elegante, mai trasandato, colto di una delicatezza e di una cultura dell'animo, che trascende il sapere libresco, non si accontenta di scrivere un'opera di viaggio Maraini, ne fa un libro di etnografia, di storia delle religioni, non tralasciando la nota biografica. L'anima del libro è infatti, il suo grande amore per questo paese e questo popolo, che traspare in ogni riga, amore nutrito per mezzo secolo e mai messo in dubbio. Il Giappone come esperienza totale è quello che vien fuori da questo corposo, completo libro, che trovo già difficile da definire. La colonna dorsale dell'opera è costituita dalla narrazione di un ritorno nel paese del Sol Levante, a metà degli anni '50: Maraini torna nel paese dove aveva vissuto sette anni, dove aveva insegnato inglese (la prima volta era giunto qui nel 1938, con una borsa di studio, lui, bilingue perfetto italo-inglese), qui sono nate due delle tre figlie e qui ha vissuto l'esperienza drammatica e indimenticabile della prigionia, cui, insieme alla famiglia e con altri quindici italiani, fu sottoposto dopo il famigerato 8 Settembre 1943, per essersi opposto di aderire alla Repubblica di Salò; gli italiani, da amici alleati, diventarono nemici, inaffidabili, indegni, degni solo di una morte lenta e di una sequela di umiliazioni.

    Il ritorno in questo paese, a guerra ignominiosamente terminata con una disfatta non solo civile ma anche politica (abolizione della divinità dell'imperatore, un vero anno zero), a solo due anni dalla cessazione dell'occupazione americana, è un lungo amarcord. Con quanta passione ripercorre luoghi conosciuti o scopre posti nuovi, guidato da due amici italiani, ex compagni di prigionia: Giorgio, napoletano, uomo d'affari, vedovo di una donna giapponese che con le sue luci ed ombre è l'essenza della nazione e madre del suo unico figlio e Somi (al secolo, Adriano Somigli), fiorentino, ex prete cattolico che andato per convertire, fu conquistato dalla cultura giapponese al punto da buttare la tonaca alle ortiche e diventare un esperto di lingue e religioni orientali, non disdegnando la strada del samsara costellata, di tanto in tanto, da muliebri ebbrezze che lasciano una traccia non troppo invisibile nella sua vita, che pur tanto gelosamente nasconde, anche alla curiosità degli amici. Questo allegro terzetto, cui si aggregano di volta in volta altri amici giapponesi, e una donna americana, costituisce l'escamotage con cui Maraini appoggia la sua narrazione della società giapponese e che gli permette di fare un continuo raffronto tra Oriente e Occidente, con le sue tradizioni, superstizioni, costumi, caratteristiche nazionali.

    A bordo di un'auto scalcagnata i nostri tre amici si avventurano lungo il Tokaido – l'arteria stradale che percorre in lungo gran parte del paese – fermandosi tra templi, città, giardini, campagne, assistendo a Festival, cerimonie religiose e quotidiane, non un aspetto viene tralasciato: economico, storico, etnologico, religioso, culturale, tutto viene trattato con deliziosi particolari biografici e dottissime perorazioni professorali. L'intento, del tutto riuscito, è quello di far penetrare a fondo nell'animo nipponico, così diverso dal nostro, così cerimonioso, piramidale, così ossequioso verso l'ospite. Mai un giapponese si rivolgerà ad un conterraneo incontrato all'estero senza aver prima e ricevuto il biglietto da visita (meishi), che dà modo di sapere esattamente in che casella sociale si trova e permette, solo ora, di usare la formula linguistica adeguata! A questo proposito, ho trovato molto interessante il capitolo sulla lingua giapponese, con i suoi ideogrammi, la sua struttura degli “onorevoli” che prevede numerosissime sfumature di maggiore o minore deferenza verso l'interlocutore, fino a sconfinare in raffinate, complicatissime perifrasi degne di un linguaggio di corte medievale. Questa suddivisione stratiforme della società è retaggio, apprendiamo, del Confucianesimo – una delle tre radici filosofico religiose insieme allo shintoismo e al buddismo – tutto ordine, gerarchia, senso del dovere e dell'onore. Credo sia per questo motivo che tutto ciò che riguarda l'ospite, l'interlocutore, è “onorevole”, così a metà pomeriggio l'ospite giapponese offrirà al suo amico di passaggio prima un onorevole tè, poi un onorevole quotidiano bagno e alla fine gli augurerà – se parte per un'escursione – di “andare e onorevolmente tornare” e non un grezzo e sbrigativo “buon viaggio”!. Da queste piccole, fondamentali sfumature si capisce, e Maraini non si esime dal rimarcare, quanto raffinata, gentile, attenta all'altro (anche se fosse solo formalmente) sia la civiltà giapponese e quanto rozzi, maleducati, spicci, invadenti e indelicati dobbiamo sembrargli noi occidentali (almeno negli anni '50, ancora lontani dall'occidentalizzazione massiccia), con i nostri piedoni, i nostri cibi elaborati, lo sfarzo, l'esagerazione, il nostro peccato originale e il nostro carico di colpe davanti a Dio, mentre loro, il popolo dell'Overstatement of the Understatement sembrano vivere in un metamondo, dove tutti sono onorevoli, tutti hanno il loro posto, tutti si sentono prima che individui, parte di un tutto, come termiti, una nazione dove gli altri sono degni di onore e rispetto e l'uomo è, per natura, fondamentalmente buono (!); loro vivono tra templi e giardini discreti, avvolti in colorati kimono, in leggeri yakuta da casa, dormono su scarni tatami, in case leggere, flessibili come giunchi, di carta e di legno, in mezzo a una natura gentile che si intromette nelle stanze, in un'aurea di semplicità raffinatissima e rilassante, zen buddista shintoista e anche confuciana, come semidei, figli del Sole, delle nubi, protetti da Kami, sudditi di un imperatore kami supremo (non certo Dio, come noi ignoranti occidentali crediamo!). Del Giappone di oggi chissà quanto resta di tutta questa aria di fiaba. Tuttavia, che bella fiaba ci ha narrato!

    ha scritto il 

  • 1

    Mi dispiace, ma per me è stata una lettura terribile. Forse per chi non sa niente del Giappone può essere una lettura più interessante, ma per me è stata noiosissima per l'80%. Suppongo sia molto sogg ...continua

    Mi dispiace, ma per me è stata una lettura terribile. Forse per chi non sa niente del Giappone può essere una lettura più interessante, ma per me è stata noiosissima per l'80%. Suppongo sia molto soggettivo.
    Quello che però non è soggettivo è che Maraini (che comunque era un uomo di grandissima cultura e sapere) non ha capito niente di Buddhismo. Ma,come dire, praticamente nessuno di quelli che scrivono di Buddhismo e Giappone ha capito niente del Buddhismo in generale. Nemmeno la mia professoressa di Cultura Giapponese aveva capito niente.
    Poi devo capire perchè questa fissa di scrivere parole o espressioni in giapponese (con la trascrizione sbagliata, a volte, perchè ricalca la pronuncia per noi italiani: matanè) per poi mettere la traduzione. A che pro? Si mette la traduzione perchè ci si immagina che chi non sa il giapponese voglia capire cosa si è detto, ma allora basta mettere direttamente la traduzione. Invece no, un libro pieno di shikata ga nai nè seguiti dalla traduzione. Boh...
    Infine le riletture. Il loro obiettivo è l'aggiornamento di quanto scritto, ma quell'aggiornamento è degli anni 80 quindi non è più tanto aggiornato. In questo modo si fa passare come aggiornato un libro che non lo è. Non avrebbe più senso lasciare il libro senza riletture e venderlo -giustamente- come la storia di un Giappone d'altri tempi senza che il lettore debba rileggere due volte sullo stesso argomento per poi magari nona vere nemmeno una versione aggiornata della cosa?
    Boh, niente. E' stato proprio terribile per me leggerlo. Mi spiace, ma non lo consiglierò a nessuno.

    ha scritto il 

  • 0

    per chi ama viaggiare, per chi si meraviglia...

    Questo libro ha anticipato, accompagnato e seguito il mio primo viaggio in giappone, un paese che mi ha ammaliato, che mi è entrato dentro per osmosi, come se una parte importante del mio spirito trov ...continua

    Questo libro ha anticipato, accompagnato e seguito il mio primo viaggio in giappone, un paese che mi ha ammaliato, che mi è entrato dentro per osmosi, come se una parte importante del mio spirito trovasse in esso un'affinità straordinaria, una risonanza intima e profonda.
    La stessa credo che mi lega a Fosco Maraini, l'autore del libro, un uomo in cui le mie qualità si riflettono enormemente ampliate, potenziate ed affinate.
    Etnologo, fotografo, scrittore, disegnatore, umanista, viaggiatore, conoscitore d'arte, intellettuale vero col giappone dentro. Attraverso "ore giapponesi" si impara a conoscere l'uomo, la sua sensibilità straordinaria nel leggere i sentimenti e interpretare i comportamenti, le sue eccezionali abilità di osservatore a cui non sfugge nè il dettaglio più nascosto, nè il quadro generale, compreso ciò che va oltre la cornice.
    Che bello sarebbe stato poterlo conoscere, magari incontrarlo in giappone durante un viaggio! Sì lo so, fantasie da bimbo.

    Ad ogni modo questo è un libro che mi ha arricchito come nessuno mai, inutile che tenti di riassumere la quantita di riflessioni che mi ha suscitato, la commozione che ho provato in alcuni passaggi, i viaggi interiori che mi ha regalato. Sono sicuro che fino a quando campo continuerò a leggere, studiare e possibilmente viaggiare per il giappone, anche perché attraverso la cultura e la storia di una nazione così bella e lontana sto conoscendo meglio la mia.

    Quanta gratitudine ho nei tuoi confronti, ciao Fosco.

    ha scritto il 

  • 5

    Regalo atteso da tanti anni, e primo letto tutto dalla nascita di Alice. Valeva la pena aspettare, uno di quei libri che riassumono una vita intera, ma non solo dell'autore: quasi di un popolo, di una ...continua

    Regalo atteso da tanti anni, e primo letto tutto dalla nascita di Alice. Valeva la pena aspettare, uno di quei libri che riassumono una vita intera, ma non solo dell'autore: quasi di un popolo, di una cultura tutta. Ore Giapponesi è un libro per chi ama il Giappone, ma è anche un libro che ti insegna quando profonda possa essere la riflessione di un uomo sulla vita. Fosco Maraini è stato un grande intellettuale, che ha saputo fare profondamente suo un pensiero millenario. Finisci di leggerlo e ti senti un po' piccolo, perso in una navigazione di piccolo cabotaggio. Chissà, magari fra qualche anno, rileggendolo.

    ha scritto il 

  • 5

    libro meraviglioso
    la cultura e l'ampiezza delle conoscenze di Maraini lasciano a bocca aperta
    ma quel che più mi piace è l'amore per l'Uomo e le sue forme di espressione, dalla più alta filosofia all ...continua

    libro meraviglioso
    la cultura e l'ampiezza delle conoscenze di Maraini lasciano a bocca aperta
    ma quel che più mi piace è l'amore per l'Uomo e le sue forme di espressione, dalla più alta filosofia alle tradizioni più popolari
    il Giappone si dimostra altissima civiltà, in ogni campo; Maraini grande scrittore da leggere ancora

    ha scritto il 

  • 5

    E' sempre un'esperienza piacevole e profonda leggere Maraini. Anche questo libro ti permette di conoscere le sue esperienze in un modo particolarmente umano, singolare.
    Libro eccezionale, da non perde ...continua

    E' sempre un'esperienza piacevole e profonda leggere Maraini. Anche questo libro ti permette di conoscere le sue esperienze in un modo particolarmente umano, singolare.
    Libro eccezionale, da non perdere.

    ha scritto il 

  • 5

    Ho amato Fosco fin dal primo incontro: una mostra fotografica a Castelnuovo Garfagnana.
    E questo libro ha confermato che il mio affetto è assolutamente ben riposto.

    ha scritto il 

  • 4

    Fascinoso Giappone

    "Bisogna por mente per un istante ad alcune differenze nei pilastri
    fondamentali degli universi d'Asia e d'occidente. Da noi la bellezza
    ha un non so che d'essenzialmente solare e radioso, per cui cel ...continua

    "Bisogna por mente per un istante ad alcune differenze nei pilastri
    fondamentali degli universi d'Asia e d'occidente. Da noi la bellezza
    ha un non so che d'essenzialmente solare e radioso, per cui celarla
    sarebbe un controsenso; essa s'accompagna quasi necessariamente ad una
    certa esigenza di fulgore....Il bello non solo deve splendere, ma è
    legato da sottili, antiche e profonde vene sotterranee con la verità.
    Tutto il nostro pensiero estetico da Aristotele a Croce, verte sulle
    relazioni del bello col vero. E così le nostre città si proclamano in
    piazze e viali, colonnate e palazzi. La loro bellezza si espande al
    sole, è costruita, organica. Sono figlie dell'ordine sociale e della
    tecnica, ma anche della dialettica e della geometria.
    In Giappone invece la bellezza è iniziatica, la si merita, è il premio
    d'una lunga e talvolta penosa ricerca, è finale intuizione, possesso
    geloso. Il bello ch'è bello subito ha già in sé molto spirito di
    volgarità. Le relazioni storiche di questo concetto, piuttosto che al
    vero e all'intelletto, ci portano all'intuizione-illuminazione
    (satori), al gusto (shumi) ed al cuore (kokoro). [In Giappone] Il
    bello essendo sempre recondito, è necessariamente aristocratico. Le
    città giapponesi sono semplici strumenti di vita e lavoro, enti
    provvisori che servono i loro fini meramente pratici. La bellezza
    naturalmente c'è, ma bisogna prima desiderarla, cercarla, e forse
    finalmente sarà dato scoprirla; poi una volta conquistata, essa ti
    disseta con raffinatezze inimmaginate altrove, tra giardini seclusi e
    templi, o ville, dove si realizza davvero la comunione perfetta
    dell'uomo con quanto lo circonda. E' la bellezza come isola, momento,
    parola sussurrata, attimo; è qualità pura, ebbrezza di cui resterà poi
    sempre eterna nostalgia.”

    ha scritto il 

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