QUARTA DI COPERTINA
« Mi piaceva quella stanza. Mi piaceva la vista sulla campagna che si godeva dalla finestra... Mi piaceva leggere là. Accostavo la pallida poltrona alla finestra in modo che la luce mi cadesse dalle spalle sulla pagina... » e dopo un po' lo sguardo corre dal libro alla finestra, Continue
QUARTA DI COPERTINA
« Mi piaceva quella stanza. Mi piaceva la vista sulla campagna che si godeva dalla finestra... Mi piaceva leggere là. Accostavo la pallida poltrona alla finestra in modo che la luce mi cadesse dalle spalle sulla pagina... » e dopo un po' lo sguardo corre dal libro alla finestra, al giardiniere che taglia l'erba, ai giocatori di tennis, alle farfalle, ai fiori, alle lumache, e intanto il paesaggio diventa estensione della lettura, e il libro a sua volta un prodotto degli alberi e del sole d'estate. Quante volte Virginia Woolf ha descritto, nei romanzi e nei saggi, lo scenario della lettura percorrendo la traiettoria di quello sguardo dal libro alla finestra, il movimento dalla pagina all'aria aperta come a includere la vita; quante volte, nei diari, ha registrato le emozioni della lettura come le più intense e profonde che abbia provato. Leggere alzando la testa, per usare l'espressione di Roland Barthes, interrompendosi a tratti non per disinteresse ma per l'accavallarsi di idee, stimoli e associazioni, rappresenta per Virginia Woolf non solo il modo tutto soggettivo di mettersi in relazione con un testo, facendo lavorare il corpo e la mente, ma il tramite attraverso cui stabilisce il suo rapporto con il mondo. Non è dunque il piacere voluttuoso e solitario di Proust, né la conversazione a distanza con le grandi menti del passato di cui parla Ruskin, autori che alla lettura hanno dedicato pagine famose, ma un complesso di stati d'animo e di emozioni che dà l'avvio a fantasticherie, a digressioni, a vere e proprie avventure della mente e dello spirito. (dalla prefazione di Paola Splendore)
Paola Splendore, cui si deve la selezione dei saggi e l'introduzione, insegna letteratura inglese all'Università della Tuscia di Viterbo. Ha pubblicato numerosi saggi e articoli e il volume "Il ritorno del narratore", Pratiche, 1991.