Orientalism

Western Conceptions of the Orient

By

Publisher: Penguin Books Ltd

4.1
(471)

Language: English | Number of Pages: 432 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Chi traditional , French , Italian , Spanish , Dutch , Swedish

Isbn-10: 0141187425 | Isbn-13: 9780141187426 | Publish date:  | Edition 25Anniversary Ed

Also available as: Others

Category: History , Political , Social Science

Do you like Orientalism ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free
Book Description
For generations now, Edward W. Said's "Orientalism" has defined our understanding of colonialism and empire, and this "Penguin Modern Classics" edition contains a preface written by Said shortly before his death in 2003. In this highly-acclaimed work, Edward Said surveys the history and nature of Western attitudes towards the East, considering orientalism as a powerful European ideological creation - a way for writers, philosophers and colonial administrators to deal with the 'otherness' of eastern culture, customs and beliefs. He traces this view through the writings of Homer, Nerval and Flaubert, Disraeli and Kipling, whose imaginative depictions have greatly contributed to the West's romantic and exotic picture of the Orient. Drawing on his own experiences as an Arab Palestinian living in the West, Said examines how these ideas can be a reflection of European imperialism and racism. Edward W. Said (1935-2003) was a Palestinian-American cultural critic and author, born in Jerusalem and educated in Egypt and the United States. His other books include "The Question of Palestine", "Culture and Imperialism" and "Out of Place: A Memoir".
If you enjoyed "Orientalism", you might like Frantz Fanon's "The Wretched of the Earth", also available in "Penguin Modern Classics". "Stimulating, elegant and pugnacious". ("Observer"). "Beautifully patterned and passionately argued". ("New Statesman"). "Very exciting ...his case is not merely persuasive, but conclusive". (John Leonard, "New York Times"). "Magisterial". (Terry Eagleton).
Sorting by
  • 3

    Uno di quei libri fatti per dividere. E infatti ha diviso: ci sono potenti cordate pro Said, soprattutto nell'università americana, e fieri detrattori, che pur ammirandone la cultura, considerano l'au ...continue

    Uno di quei libri fatti per dividere. E infatti ha diviso: ci sono potenti cordate pro Said, soprattutto nell'università americana, e fieri detrattori, che pur ammirandone la cultura, considerano l'autore quasi un ideologo dilettante, sia pure geniale, che ha seminato sotto una patina colta veleni contro obiettivi ormai facili, come il colonialismo, spargendo occultamente o meno anche veleni anti-israeliani e quindi antisemiti. Ma allora dov'è, se c'è, il valore di questo libro tanto celebrato?
    Innanzitutto è bene iniziare sempre da un inquadramento di genere. "Orientalismo" non è un libro di storia né di politica, anche se nella storia e nella politica spesso sconfina, lasciando il segno. L'autore era essenzialmente uno studioso di letteratura comparata e critico letterario e, sembrerà strano, il libro è soprattutto un saggio di letteratura. Ma l'uso che Said fa della letteratura ha una sua originalità ed efficacia e delinea un quadro che, se presenta ombre ed approssimazioni, ha anche , nelle sue linee essenziali una forza demisitificante e persuasiva che mi sembra difficile negargli. Settario, polemico, a tratti verboso e retorico: certo, ma sappiamo bene che anche nella polemica e nel settarismo si centrano verità non facili da scoprire nella pacatezza (a volte solo apparente) dell'analisi presunta "scientifica".
    L'assunto fondamentale di Said è che il sapere orientalistico europeo (studio filologico delle lingue orientali, studio della letteratura, della storia, delle religioni, dell'arte), prima inglese e francese e poi, nel secondo dopoguerra, statunitense, costruisce un'immagine di questa varia, e anche un po' indefinita, area geo'-politco-culturale funzionale alle politiche colonialiste dell'Ottocento e poi neo-colonialiste del secondo dopoguerra. Il punto di forza dell'autore è nell'analisi letteraria dei testi, si tratti dei discorsi del politico Balfour o di studiosi accademici come de Sacy, Renan o Massignon, o di viaggiatori letterati come Chateaubriand, Flaubert, Nerval. In questi testi Said, con analisi a volte minute, rileva le latenti metafore sessuali, la logica di un discorso che postula la passività dell'oggetto di studio, i popoli dell'Oriente, i pregiudizi anti-islamici, l'idea di un "Islam in sé", monolitico e immutabile. Il discorso, sbavature ed enfasi a parte, sostanzialmente si tiene. Il punto centrale è il possesso dell'oggetto da conoscere attraverso il sapere. Se vi studiamo e vi comprendiamo, come voi stessi non avete saputo fare a proposito delle vostre culture, noi vi conosciamo meglio di voi stessi, e se vi conosciamo tanto bene, sappiamo meglio di voi stessi qual è il vostro bene e come amministrarvi. Il morbido paternalismo occidentale con l'anima di ferro del conquistatore.
    Dove il libro sbanda un po' e rischia di diventare, ad onta della mole e della indubbia raffinatezza, metodologica e analitica, un po' un pamphlet, è nella deliberata esclusione di una pars costruens che delinei un'alternativa culturale all'ipotesi orientalista. L'autore ne è consapevole e previene l'obiezione affermando più volte, soprattuto nella parte finale, che questo non era il suo scopo. Non voleva presentare il vero Oriente contrapposto a quello orientalista ma studiare soltanto le carenze e i fini latenti di quella impostazione orientalista classica che si è trasformata col mutare degli equilibri geo-politici senza mai modificarsi sostanzialmente.
    Ma la sproporzione rimane e si insinua nel lettore l'idea che troppi spunti polemici non siano adeguatamente sviluppati e argomentati.

    said on 

  • 3

    Letto una vita fa, trovato qualcuno che ancora lo cita.

    Un panflè famoso, un'invettiva e un lamento contro la visione parziale, soggettiva, mistificatoria, stereotipata, assolutamente ideologica e comoda che l'Occidente ha diffuso sull'Oriente.

    Stronzi qua ...continue

    Un panflè famoso, un'invettiva e un lamento contro la visione parziale, soggettiva, mistificatoria, stereotipata, assolutamente ideologica e comoda che l'Occidente ha diffuso sull'Oriente.

    Stronzi quaglioni! Saïd ci dice.

    Se si pensa all'arabo traditore malfido, al negro superstizioso e indolente per non dire al giapponese cervellotico testone o diononvoglia all'oppiomane zozzone e sadico cinese di innumerevoli libri, film e fumetti c'è indubbiamente del vero; come da riconoscibili e diffusi esempi citati, meno pop dei miei, savasandir meno efficaci.

    È leggermente irritante però che Sahib Saïd, Effendi Saïd, Saïd Bey o Saïd-san soidisant oggettivo, autentico, veridico, laico e sereno problematizzatore spregiudicato, (col "noi siamo soggettivi lui no", intesse tutto il libro) non riconosca che un libro siffatto - se vuole convincere - fa leva necessariamente sul logos.

    Una cosa greca che tra gialli indù negri inca aztechi mori e finanche i prodi e fieri apache ecc non è mai stata molto di moda quando non decisamente sconosciuta. Per non dire degli indios.

    E che mai (in mezzo a bastoni reggenti teschi piumati, dragoni, carovane d'elefanti o altri paraphernalia pittoreschi) dette popolazioni (di pari dignità secondo Saïd) avrebbero lasciato argomentare un tizio come lui con tale veemenza conto la cultura che l'ospita e gli concede mezzi e cattedre senza impartirgli almeno una serie generosa di nerbate o peciarlo e piumarlo a dovere prima di sbatterlo nel Rio Grande.

    Perché dopo che i negri sono diventati Neri, gli indiani Nativi Americani, gli Indù hanno conosciuto i Cinesi, i Cinesi i Russi e questi hanno potuto recarsi in Giappone senza perdere la testa, i Giapponesi studiare negli USA eccetera, insomma nella grande mescolanza internazionale nessuna ma dicasi nessuna di queste culture ha preso alcunché dalle altre dividendosi solo in vari gradi d'accettazione ed assimilazione della cultura e dei costumi dell'Uomo Bianco?

    È provato che tra noi su di voi ce la siamo raccontata parecchio e per parecchio tempo, ma evidentemente più di qualcosa di credibile c'era.

    Perché il primo atto degli algerini dopo la cacciata dei detestabili francesi è stato emigrare in Francia (non in Iran, Arabia Saudita, Ciad o Mauritania) e dei maggiorenti indiani dopo la fine dell'odioso secolare colonialismo britannico fu mandare i figli a studiare a Oxford o Cambridge non Tokyo, Shanghai o Kuala Lumpur?

    Perché Abdul, venga pure da Istanbul Mosul o Kabul, non desidera Omdurman ma New York?

    Tutta fuffa professor Saïd?

    said on 

  • 4

    我者與他者

    西方人眼中的東方,是真正的東方嗎?研究有別於我們的「他者」,是需要最客觀的眼光來詮釋我們所得到的資料,而不是為了某些殖民、統治的目的,來貶抑和歧視我們的研究對象。縱然歷史言就不可能絕對客觀,但是以開放的心胸來接納與我們不同的文化與人民,才是人類的福祉。

    said on 

  • 0

    吉祥物亂入十字軍東征?

    台版的《東方主義》裡面的專有名詞、書名譯得讓人一頭霧水……茲舉兩例:Saracen(一般譯成薩拉森、撒拉森或薩拉丁)變成莎拉沈什麼的,害有閱讀障礙的敝人一直想到莎拉公主,於是在歪掉的故事裡面,莎拉公主跑去了中世紀的阿拉伯世界跟十字軍對打。這還不算啥,重點是Walter Scott的歷史小說《The Talisman》(一般譯作護符或魔符),在這本書裡面變成《吉祥物》!真不知道中世紀的阿拉伯人都用甚 ...continue

    台版的《東方主義》裡面的專有名詞、書名譯得讓人一頭霧水……茲舉兩例:Saracen(一般譯成薩拉森、撒拉森或薩拉丁)變成莎拉沈什麼的,害有閱讀障礙的敝人一直想到莎拉公主,於是在歪掉的故事裡面,莎拉公主跑去了中世紀的阿拉伯世界跟十字軍對打。這還不算啥,重點是Walter Scott的歷史小說《The Talisman》(一般譯作護符或魔符),在這本書裡面變成《吉祥物》!真不知道中世紀的阿拉伯人都用甚麼當吉祥物——一想到在當時的阿拉伯沙漠出現吉祥物,就有種OPEN將亂入十字軍東征的感覺,用流行的語氣來形容就是:「招財貓也可以唷啾咪!」早知道我應該讀簡中版的,至少簡中版第一章沒有出現吉祥物呀?GOOGLE了下,好像真的有中學生讀書報告就寫《吉祥物》,替他們默哀三秒。(2014年)

    said on 

  • 5

    un libro severo con l’occidente, ma non anti-occidentale

    Orientalismo (1978) è un’opera ambiziosa, che si propone di analizzare il modo in cui per secoli europei e americani hanno pensato e rappresentato il mondo orientale, e quello arabo in particolare. Sa ...continue

    Orientalismo (1978) è un’opera ambiziosa, che si propone di analizzare il modo in cui per secoli europei e americani hanno pensato e rappresentato il mondo orientale, e quello arabo in particolare. Said vuole evidenziare i limiti che per tanto tempo gli occidentali hanno dimostrato di non saper superare nell’occuparsi di Oriente e vuole mostrare i legami tra orientalismo, colonialismo e imperialismo occidentali. Si tratta di una lettura preziosa per la straordinaria capacità, non solo di far riflettere il lettore su quanto di stereotipato, ideologico, irrazionale e contraddittorio c’è nella rappresentazione occidentale dell’Oriente, ma anche di metterlo in guardia dal riduzionismo, quale che sia l’oggetto cui rivolge la propria attenzione. Orientalismo è una sfida intellettuale, di ampio respiro e grande intelligenza; è un richiamo al pensiero critico e consapevole; è un libro severo con l’occidente, ma non anti-occidentale; è un’opera seminale, che ha generato risposte positive o negative, e studi che ne hanno seguito l’esempio, e che è ormai entrata nel canone e non può essere ignorata.

    said on 

  • 0

    Lettura essenziale.

    Forse fin troppo lungo per esprimere un concetto molto semplice: l'occidente ha costruito l'oriente e l'oriente si rispecchia nella visione che l'occidente ha di lui. Abbiamo plasmato la sua identità, ...continue

    Forse fin troppo lungo per esprimere un concetto molto semplice: l'occidente ha costruito l'oriente e l'oriente si rispecchia nella visione che l'occidente ha di lui. Abbiamo plasmato la sua identità, come probabilmente l'uomo ha plasmato l'identità della donna come sua costola, come sua compagna debole, come sua metà da sfruttare e bistrattare a seconda del momento e della necessità. Ancora una volta è chiaro che sono i rapporti di potere che costruiscono la realtà intorno a noi.

    said on 

  • 4

    La tesi di questo importante, denso e celebre saggio è nota: la rappresentazione del Medio Oriente nella cultura occidentale, da secoli, è uno strumento e un'espressione del potere che l'Europa (e suc ...continue

    La tesi di questo importante, denso e celebre saggio è nota: la rappresentazione del Medio Oriente nella cultura occidentale, da secoli, è uno strumento e un'espressione del potere che l'Europa (e successivamente gli USA) ha esercitato sui popoli medio-orientali. Il libro è molto documentato e analizza dettagliatamente i processi della costruzione dell'immaginario relativo all'Oriente, in particolare quello islamico, attraverso figure chiave di intellettuali, studiosi, uomini politici dalla spedizione napoleonica in Egitto al Novecento.
    Questo saggio, però, va preso con le pinze. Per quanto la tesi di fondo sia corretta, si tratta di un'opera volutamente polemica e militante, che si concentra su un solo lato del problema. Sorvola, per esempio, sull'oggettiva assenza di un dibattito culturale e di una ricerca scientifica nelle nazioni medio-orientali che possano essere confrontati alla pari (soprattutto nel periodo che Said analizza) con quelle occidentali da secoli, per motivi che non possono essere cercati semplicemente nello strapotere culturale e politico dell'Occidente sul cosiddetto Oriente. Leggendo le parole di Said è impossibile non pensare al fatto che non avrebbe mai potuto apprendere e usare - e con la stessa libertà intellettuale - quegli strumenti metodologici che gli hanno consentito di dissezionare il fenomeno dell'orientalismo se, invece di formarsi nelle scuole e nelle università occidentali (o legate alla tradizione culturale europea, come le migliori scuole del Vicino Oriente), fosse cresciuto in un contesto culturale diverso. Perciò la stessa cultura che accusa sistematicamente (e a buon diritto) di razzismo, è anche quella che gli ha insegnato a criticarla e gli ha dato la libertà di diffondere liberamente e legittimamente la sua visione.

    said on 

  • 3

    "La mia tesi è che l'orientalismo sia fondamentalmente una dottrina politica, imposta all'Oriente a causa della minor forza di quest'ultimo, e che dell'Oriente ha cancellato ciò che era irrudicibile a ...continue

    "La mia tesi è che l'orientalismo sia fondamentalmente una dottrina politica, imposta all'Oriente a causa della minor forza di quest'ultimo, e che dell'Oriente ha cancellato ciò che era irrudicibile a quella minor forza".

    said on 

Sorting by