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Orizzonte mobile

Di

Editore: Einaudi

3.1
(108)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 142 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 8806197932 | Isbn-13: 9788806197933 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Fiction & Literature , History , Travel

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Descrizione del libro
Una spedizione antartica, una mitografia di luoghi assoluti, un'esperienza condivisa che diventa romanzo. In viaggio verso la notte polare dell'uomo e del mondo, alla scoperta del limite estremo, ascoltando le storie di quando l'avventura era ancora possibile. Un uomo in viaggio verso il «piú profondo e radicale dei Sud», l'Antartide. Da Santiago del Cile a Punta Arenas e poi sempre piú giú, sopra «un altro pianeta, un corpo celeste abitato da milioni di pinguini, impacciati e impeccabili marziani». Esplorando un gelido Meridione che conserva nei suoi ghiacci le storie di chi l'ha abitato, di chi ha cercato di raggiungerlo: uomini avventurosi dal destino spesso tragico ed emblematico che si sono spinti fin dentro quel cuore di tenebra abbacinante. Mentre narra la propria spedizione antartica, Daniele Del Giudice ripercorre i taccuini di quelle coraggiose spedizioni altrimenti sconosciute ai piú, con naufragi, navi imprigionate mesi e mesi tra i ghiacci, equipaggi indomiti, marinai sull'orlo della disperazione o annientati dalla follia: sono gli ultimi veri racconti d'avventura, che hanno fissato il mito e la memoria di questa Terra Incognita. Con un lavoro di intarsio, al confine tra vita e letteratura, l'autore ricostruisce una «iperspedizione» che collega fra loro episodi di viaggi storicamente realizzati, ripercorrendoli sui sentieri del mondo e su quelli della scrittura. Giocando sulla diversità delle prospettive e delle voci, ci offre un «orizzonte mobile» nello spazio e nel tempo ma stabile e duraturo nei sentimenti che suscita. Un viaggio fuori dal tempo, dentro un paesaggio ipnotico e indifferente all'uomo, di sublime bellezza: dal giallo ocra delle pampas ai ghiacciai che colano in acqua, tra cime rocciose, nevi eterne e precipizi. Davanti agli occhi, un orizzonte di ghiaccio e luce, sempre sfuggevole. Sono luoghi, storie, giorni, anni, ere geologiche che resistono alla prospettiva lineare del semplice raccontare. Una millenaria geometria naturale che ogni cosa stratifica, ogni memoria cristallizza. Un mondo simultaneo di cui questo libro è il canto.
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  • 5

    L’Antartide “non è quello delle immagini scattate nei rari giorni di tempo buono, dove tutto è ‘bello’ e il bello corrisponde all’imperante criterio fotografico di solarità. Se c’è ...continua

    L’Antartide “non è quello delle immagini scattate nei rari giorni di tempo buono, dove tutto è ‘bello’ e il bello corrisponde all’imperante criterio fotografico di solarità. Se c’è una bellezza è quella complicata dei grigi e degli opachi, del diafano e della luce drammatica e irreale. Nonostante la grande violenza, la natura qui non è ostile o tanto meno amica, è solo indifferente alla presenza umana che è un fatto del tutto accidentale. Per noi il paesaggio è sempre un sentimento del paesaggio, ma quel che chiamiamo paesaggio non sgorga dalla coscienza, bensì la altera e le impone un’altra direzione. Per questo le storie antartiche sono così nervose”. Lontananza, solitudine, silenzio: una storia ambientata “nel punto più basso del pianeta e nel ghiaccio più avvolgente”, fra la Terra del Fuoco e Capo Horn, lo Stretto di Magellano e il canale Beagle, giù, fino in Antartide. Sono note di viaggio, episodi vissuti direttamente, memorie rivisitate - i diari di bordo delle spedizioni di Giacomo Bove (1882) e di Adrien de Gerlache (1897-1899) -, che si intrecciano, sovrappongono, confondono, grazie alla lingua nitidamente vertiginosa di Del Giudice. Si alternano condizioni ambientali estreme e paesaggi che destano stupore per l’incredibile bellezza: protagonista assoluto del racconto è il contesto naturale, oltre alla volontà di sopravvivenza, vari personaggi di epoche diverse sembrano condividere uno spaesamento – o almeno la perdita dei punti di riferimento - che sembra incurabile. “Da quando ho cominciato questo viaggio mi interrogo sul rapporto tra la natura e le storie”.

    ha scritto il 

  • 2

    Appassionato come sono di panorami e avventure polari, mi aspettavo molto di più da questo libro, che non riesce nel suo intento dichiarato di creare un'unica "iperspedizione" sulla base di quella ...continua

    Appassionato come sono di panorami e avventure polari, mi aspettavo molto di più da questo libro, che non riesce nel suo intento dichiarato di creare un'unica "iperspedizione" sulla base di quella dell'autore e del racconto di alcune altre della seconda metà dell'800. La narrazione resta frammentaria e poco appassionante, lontano anni luce, per dire, dal racconto meraviglioso di Lansing della spedizione di Shackleton. Temo proprio che sia stato il progetto letterario di base a essere sbagliato (presunzione?) e la struttura del libro ne soffre. Un'occasione perduta.

    ha scritto il 

  • 2

    " da qui potrei cominciare, ma cominciare significa decidere un prima e un dopo, dare un ordine, isolare dal flusso, rompere la simultaneità, uscire dalla compresenza, fare come se esistesse una ...continua

    " da qui potrei cominciare, ma cominciare significa decidere un prima e un dopo, dare un ordine, isolare dal flusso, rompere la simultaneità, uscire dalla compresenza, fare come se esistesse una frase alla volta, un'immagine alla volta, un pensiero o un ricordo o un racconto alla volta, uno e poi uno e poi uno, e non tutto insieme. "

    ha scritto il 

  • 0

    Nelle terre estreme - A cura di: Gian Mario Anselmi

    Tra i tanti filoni letterari che attraversano il continente letterario, uno dei più affascinanti è certamente quello del viaggio ‘ulissiaco’ nel quale l’uomo, penetrando in terre disabitate e ...continua

    Tra i tanti filoni letterari che attraversano il continente letterario, uno dei più affascinanti è certamente quello del viaggio ‘ulissiaco’ nel quale l’uomo, penetrando in terre disabitate e sconosciute, va a cercare e sfidare se stesso.

    Se per molti secoli i territori estremi sono stati individuati nel deserto o nell’estremo oriente di un Marco Polo o di un Matteo Ricci, nella modernità prende corpo invece un immaginario esotico che ha per principali referenti le estreme propaggini settentrionali e soprattutto quelle antartiche: i ghiacciai, le nevi, il freddo siderale si caricano di connotazioni di seducente, estrema liminarità, poco o per nulla indagata tanto dagli antichi quanto nella prima età moderna.

    Film di successo come “Into the wild” sfruttano così questo tema di lunga durata, del quale si possono individuare le radici già nella Vita di Alfieri e dopo di lui in molti altri scrittori come Edgar Allan Poe, Edmondo De Amicis, Bruce Chatwin, Jon Krakauer, Daniele Del Giudice.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Con Orizzonte mobile, Daniele Del Giudice fornisce prova tangibile di quanto la letteratura non possa fare a meno dell’isolamento, dell’osservazione risoluta, di come l’autorevolezza nella ...continua

    Con Orizzonte mobile, Daniele Del Giudice fornisce prova tangibile di quanto la letteratura non possa fare a meno dell’isolamento, dell’osservazione risoluta, di come l’autorevolezza nella scrittura sia discriminante essenziale che non può prescindere dall’acutezza alla quale i sensi devono essere allenati, non meno dalla passione per la ricerca, e infine da quella leggerezza consapevole che permette di trascendere l’oggetto d’investigazione. L’incipit narrativo è folgorante, le prime due pagine varrebbero da sole l’acquisto.

    Continua su www.libriconsigliati.it

    ha scritto il 

  • 3

    Aspetti degli anni, attendi con trepidazione che arrivi la notizia "Sai Del Giudice ha scritto un altro libro". Aspetti degli anni e l'attesa non viene ripagata come si dovrebbe. Mi spiego; le pagine ...continua

    Aspetti degli anni, attendi con trepidazione che arrivi la notizia "Sai Del Giudice ha scritto un altro libro". Aspetti degli anni e l'attesa non viene ripagata come si dovrebbe. Mi spiego; le pagine scritte direttamente dall'autore lasciano capire quale sia la maturità raggiunta nello stile, la padronanza della parola scritta, la capacità di assemblare quelle parole. Lasciano intravedere quali potenzialità ci siano dietro e dentro se solo l'autore decidesse di tornare a scrivere. Peccato che siano solo poche pagine di un libro di poche pagine; poche frasi di quelle poche pagine. Perchè ? Perchè il più promettente scrittore degli ultimi 30 anni ha deciso di non scrivere più ? perchè non è lui invece che De Carlo, a scrivere un romanzo all'anno ? Peccato devo rimandare il mio appuntamento con il prossimo romanzo di Daniele Del Giudice ancora di qualche anno.

    ha scritto il