Orlando

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Publisher: RBA

4.0
(2425)

Language: Español | Number of Pages: | Format: Mass Market Paperback | In other languages: (other languages) English , Chi traditional , French , German , Italian , Swedish , Catalan , Dutch , Polish

Isbn-10: 8447309282 | Isbn-13: 9788447309283 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Paperback , Board Book , Others

Category: Biography , Fiction & Literature , Gay & Lesbian

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Book Description
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  • 1

    Una mattona in testa.

    Noioso, confusionario, superficiale, affogato di non detti lesbicosi che perciò diventano pretesti di storie senza né capo né coda. A metà libro ho ceduto e l'ho abbandonato, dopo essere stato vinto p ...continue

    Noioso, confusionario, superficiale, affogato di non detti lesbicosi che perciò diventano pretesti di storie senza né capo né coda. A metà libro ho ceduto e l'ho abbandonato, dopo essere stato vinto per una ventina di volte dal sonno. Non ricordo un solo passaggio. Meglio vedere il film

    said on 

  • 5

    Estasi, vita, amante

    Penso conosciate la storia di Tiresia, l'indovino che passeggiando fra i monti sorprese due serpenti occupati a far le loro intime cose e turbato da questa vista uccise il serpente femmina trasformand ...continue

    Penso conosciate la storia di Tiresia, l'indovino che passeggiando fra i monti sorprese due serpenti occupati a far le loro intime cose e turbato da questa vista uccise il serpente femmina trasformandosi in donna. Per sette anni sperimentò le gioie del suo nuovo sesso e poi un giorno, sempre in montagna vide un'altra coppia di serpentelli in amore: stavolta uccise l'esemplare maschio e Tiresia ritornò alla sua originale condizione maschile. Un dì venne interpellato da Era che gli chiese, vista la sua esperienza bipartisan, se nell'atto sessuale a godere di più fosse l'uomo o la donna. Siccome Era aveva già scommesso con Zeus che a godere di più fosse certamente l'uomo (furbetta), ella s'adirò assai quando Tiresia disse che no, la donna vinceva la palma nove a uno. Livida per aver perso la scommessa si vendicò su Tiresia rendendolo cieco. Per compensare a questo sgarbo divino, Zeus gli fece dono della preveggenza; inoltre Tiresia poté vivere per sette generazioni. E vissero felici e contenti - anche no: Tiresia conclude la sua carriera nell'Inferno di Dante, con la testa volta all’indietro e le lacrime che cadono sulle natiche, terribile contrappasso.

    Orlando mi ha in qualche modo ricordato questo mito, disponibile in tante versioni e per tutte le stagioni, come i migliori miti dopotutto. Poter vivere per secoli, sperimentando le gioie e i dolori d'ambo i sessi, ma rimanendo al contempo se stessi. Fare poi in modo che l'asse della propria esistenza sia la poesia, la letteratura, la bellezza; nelle pagine dedicate alla difficoltà di esprimere anche i concetti più semplici (l'erba è verde, il cielo è blu), la tortura della cernita delle parole giuste mi ha ricordato un altro mito, reale, l'ectoplasmatica Cristina Campo, che pesava tutto su una bilancia sensibilissima. Estetica e semantica, scimmie che hanno distrutto l'esistenza di autori forse troppo sensibili o troppo consapevoli del peso fisico della parola scritta; beate le anime belle che versano inchiostro come sangue da un'arteria recisa!

    C’è tanto, tantissimo in questo splendido romanzo e il bello è ch’è facile non rendersene conto, avvolti come si è in una strana avventura ai limiti del tempo e del genere. Affilata la critica alla società intellettuale, alla pochezza dei grandi autori se osservati nella quotidianità: proprio quando ci si aspetta che dicano qualcosa di arguto e memorabile, eccoli parlottare di duchi e dame, di gotta, di scaramucce. L’idealizzazione degli scrittori, che si immaginano perennemente calati in una mistica ispirazione, sempre protesi verso le muse, subisce un duro colpo. Ma Orlando, per quanto deluso e offeso, guarda e passeggia per i secoli, dal 1588 al 1928. A Costantinopoli avviene la metamorfosi (la studiosa Urmila Seshagiri m'insegna che dietro la scelta della metropoli ottomana c'è una volontà precisa: fu Bisanzio, Costantinopoli, Istanbul; crocevia di culture, razze e religioni; bastione cristiano e poi musulmano - insomma, una città che in quanto a metamorfosi non prende lezioni da nessuno). V.W. dà prova di grande e squisito understatement nel momento cruciale del passaggio da un sesso all'altro: Orlando si sveglia da un sonno di durata imprecisata e condito di stranissime apparizioni Graziose, si stiracchia, affatto tranquillo si guarda allo specchio e approva la sua nuova condizione (e buonanotte Freud).

    Quando il libro fu pubblicato nel 1928 riscontrò un grande successo commerciale. In America venne preso per un romanzo di pettegolezzi su Vita Sackville-West e in effetti, come testimonia anche il diario privato dell'autrice (pag. 163, ed. minimum fax), Orlando fu modellato/a proprio sulla figura di Vita. Fu un successo anche perché il tono generale del romanzo è leggero, ironico alla maniera britannica, faceto - insomma, non esattamente la Woolf che ci si aspetterebbe se, come tanti, si modellassero le proprie aspettative sul ritratto della scrittrice offerto dal film The Hours. V.W. era, e tanti studiosi e studi ormai lo attestano certamente, una donna spiritosa, witty, pronta anche allo scherzo burlone. Non stupisca quindi l'ironia che pervade tutto il romanzo, quasi fosse una colossale presa in giro, amorosa e tenera, ma non meno pugnace, della sua ex amante. C'è una figura che ritorna spesso in tutto Orlando, dall'epoca elisabettiana alla contemporanea: quella dell'oca selvatica. Bestia inafferrabile che fa piovere le sue piume perlacee su di uno specchio lacustre o sull'erba umida; quando Vita Sackville-West lesse il libro, adorandolo, rimase però perplessa da quest’oca: non riusciva ad afferrarne il significato, la metafora nascosta. Per fortuna nessuno le disse mai che l’oca stava a rappresentare la letteratura e la bella scrittura, qualità che secondo la Woolf mancavano completamente alla sua cara amica. V.W. reputava Vita una scrittrice legnosa e c’è anche un passaggio in cui irride i suoi tentativi poetici.

    Non c’è solo l’ironia e la presa in giro, Orlando è tanto altro; proprio quando si pensa che il romanzo navighi a pelo d’acqua, su mari placidi di amenità e argute osservazioni mondane, ecco che repentinamente ci si immerge nelle profondità dell’essere, della dualità dei sessi, della critica sociale sferzante (strani ed evocativi paralleli appaiono quando il clima umido del XIX secolo viene a legarsi con la rigida formalità vittoriana). La casa di campagna di proprietà di Orlando, che lui/lei tanto ama e vi vaga la notte - come uno spettro gotico fra corridoi in quercia e cripte muffite - è il modo di V.W. di omaggiare e sanare una ferita che causò molto dolore a Vita; quest’ultima infatti avrebbe dovuto ereditare la splendida tenuta di Knole House nel Kent, avrebbe ripeto, fosse stata un maschio. La proprietà andò invece a un cugino. A Era fregava solo di godere più di Zeus - e di nasconderglielo - forse si sarebbe dovuta interessare ai pari diritti di successione.

    Orlando è in definitiva una piccola e discreta miniera. Idealizzazione della letteratura, della critica, ma anche dell’amore, specie quello “innominabile”, del suo amore per Vita. Un romanzo che è anche terapia, senza nessuna invidia del pene, autoanalisi per spronarsi ad andare avanti: presto o tardi la parola giusta arriverà e allora sarà estasi.

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  • 5

    Da leggere nelle scuole

    Questo è uno dei miei libri preferiti per la storia, lo stile ed il suo significato. Tutti dovrebbero leggero, le donne soprattutto. Orlando viaggia nel tempo e cambia sesso più volte pur di restare l ...continue

    Questo è uno dei miei libri preferiti per la storia, lo stile ed il suo significato. Tutti dovrebbero leggero, le donne soprattutto. Orlando viaggia nel tempo e cambia sesso più volte pur di restare liber* di essere ciò che vuole. Attuale e moderno, insegna soprattutto a noi donne ad essere totalmente libere nello spazio e nel tempo.

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  • 5

    Non ho potuto fare a meno di leggerlo come una lettera d'amore (perché, non lo era?).
    Particolarmente irresistibile il capitolo che fa derivare la claustrofobia, le tappezzerie, i rampicanti, i mobili ...continue

    Non ho potuto fare a meno di leggerlo come una lettera d'amore (perché, non lo era?).
    Particolarmente irresistibile il capitolo che fa derivare la claustrofobia, le tappezzerie, i rampicanti, i mobili etc. etc. etc. di epoca vittoriana nientepopodimeno che dall'umidità.

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  • 4

    Lo que más me ha sorprendido de esta fantasía libre, es que fuera publicada en el año 1928.
    Esto ya, nos lo dice prácticamente todo.
    Virginia Woolf fue toda una revolucionaria.
    Una transgresora escrit ...continue

    Lo que más me ha sorprendido de esta fantasía libre, es que fuera publicada en el año 1928.
    Esto ya, nos lo dice prácticamente todo.
    Virginia Woolf fue toda una revolucionaria.
    Una transgresora escritora, que no solamente resultaba original por sus múltiples estilos literarios; sino por los puntillosos temas abordados: La condición de ser mujer en una sociedad dominada por los hombres, la bisexualidad andrógina, o la creación artística, fluyen como una ría confusa marcada por la sucesiva fuga del tiempo, la época o los siglos.
    Sublime.
    Aunque pueda estar plagada por enmarañadas neblinas lechosas, su prosa no deja por ello de ser muy pura y excelente.

    said on 

  • 3

    La vittoria dell’Orlando che riuscì a non diventare furioso.

    La notte del 12 giugno un uomo di ventinove anni compie una strage nel Pulse, locale gay di Orlando, uccidendo 49 persone e ferendone 53, prima di finire ucciso in uno scontro a fuoco con la polizia l ...continue

    La notte del 12 giugno un uomo di ventinove anni compie una strage nel Pulse, locale gay di Orlando, uccidendo 49 persone e ferendone 53, prima di finire ucciso in uno scontro a fuoco con la polizia locale.

    Il giorno dopo leggo la testimonianza di un terapeuta mio conoscente: sta seguendo il percorso di quattro adolescenti che non si riconoscono nell’eteronormatività. I quattro adolescenti, due ragazzi e due ragazze, consapevolizzano che può accadere anche a loro in qualsiasi momento di essere uccisi perché omosessuali o comunque perché non degli etero eterodossi, perciò decidono di parlarne ai loro genitori. Non vogliono che i loro genitori vengano a conoscere le loro identità sessuali soltanto dopo che uno sconosciuto li avrà ammazzati per i suoi scopi pretestuosamente religiosi e sicuramente omofobi, laddove l’omofobia è neanche tanto sottotraccia nelle religioni monoteiste, e nessuno se lo chiede ancora abbastanza come mai dei sistemi di potere culturale pensati per soli uomini si fondino sulla rimozione dell’amore omosessuale, che sembra poter essere sempre maschile e non anche femminile a pari grado: gli omofobi, probabili omosessuali repressi, le donne tendono a marginalizzarle più di quanto solitamente facciano i maschilisti, i quali tante volte sono degli omofobi mancati e mancati neanche di tanto.

    Il terapeuta propone ai quattro adolescenti di fare una lettura comune di “Orlando” della Woolf, allora io il giorno dopo vado in libreria e compro “Orlando” della Woolf; è stato il mio piccolo e invisibile gesto di solidarietà, di vicinanza, di dolore che non diventerà mai rabbia omicida ma riflessione, silenzio e lotta.

    Il romanzo della Woolf è legnosetto, si sentono i mattoncini con cui ha voluto puntellare le sue trasvolate di fantasia. Con la Woolf fin qui ho la sensazione si preoccupi eccessivamente dallo scrivere in modo inedito e inusuale, arrivando a trascurare ciò che resta immutabile e atemporale in letteratura: il compimento di un ritmo alfabetico che diventa musica mentale, una forza che ti spinge in avanti facendoti sentire senza peso, perché tutto il peso lo assorbe lei. Con la Woolf mi sembra debba essere io a dare la spinta a lei e non viceversa.

    Dell’Orlando della Woolf, a pochi giorni dalla lettura, ricordo le calze di droghetto e che in gioventù “si dilettava di sentirsi più e più e più che mai solo.”

    Fantasticando come mai prima, la Woolf racconta degli amori e delle passioni di Orlando, soprattutto dei suoi candori. S’innamora di una bella russa che pattina sul fiume ghiacciato e ci mette più di un’ora, quando una volta la aspetta sulla tolda della sua nave, per chiedersi chissà cosa starà facendo sotto coperta con quel burbero marinaccio che si è portata dietro per andare a rovistare nella sua cabina.

    La scelta meno astuta della Woolf nel romanzo è di riportare una citazione di Swift da “I viaggi di Gulliver”( ormai sono cinque anni che non mi riesce di trovare la traduzione di Gueglio per l’edizione I classici classici della Frassinelli): l’arioso e tempestoso umorismo di Swift rivela in poche righe come lo stile della Woolf sia troppo pensato, architettato, insomma dello sperimentalismo della Woolf si vedono ancora troppo in bella vista i compassi, i righelli e le squadrettature.

    Anche il tema, come vorrei si sia fatto ormai vetusto: l’instabilità dell’identità sessuale. Attraversando i secoli e i sessi con la levità con la quale si saltella da ciottolo a ciottolo in un guado, e in uno sguardo, Orlando fa l’esperienza, tanto comica se non si rivelasse poi mortale, delle convenzioni: Orlando non corrisponde mai a quello che ci aspetta da lui e questo è il tutto sommato congruo prezzo da pagare, se si vuole essere sé stessi, e dunque più soli che no in mezzo agli altri, piuttosto che quel nessuno così facilmente accettabile da quei tutti che non si sono mai azzardati a voler essere qualcosa in più del perfetto nessuno ben incastrabile, e castrabile, nell’epoca di turno.

    Oppure no, ancora non siamo pronti e mai saremo pronti, a non far decidere per noi il paio di pantaloni o la gonna che dovranno accordarsi all’evidenza che la natura avrà voluto farci nascondere nelle mutande, e non mi interessa neppure più ricordarmi che la natura non ha inventato le mutande e che l’amore in ogni caso non è mai stato una cosa naturale ma la più bella invenzione umana, come invenzioni umane sono state le religioni, le armi, i cellulari dai quali i ragazzi e le ragazze scrivevano gli ultimi messaggi d’amore alle proprie madri prima che un uomo convenzionale entrasse in un locale e sparasse addosso agli altri perché non ha mai avuto il coraggio di leggere “Orlando” della Woolf e quindi ancora meno di aprire gli occhi su sé stesso, dopo averli tenuti chiusi circa una settimana, per poterci poi vedere meglio.

    Noi uomini e donne siamo ferite che pulsano, chi ci fanno ammattire, non sappiamo mai esattamente cosa ce le ha provocate, cosa potremmo fare per guarirle, a me da un po’ è venuto il dubbio che forse sia meglio che continuino e pulsare e noi con loro.

    Ogni guarigione definitiva si rivela sempre essere un altro prestanome della morte anche detta la Senzafantasia.

    said on 

  • 5

    Signora Woolf, lei riesce a stupirmi ogni volta

    Ricercatrice di nuove forme letterarie, sperimentatrice instancabile e appassionata, stavolta si cimenta in quel che ad una prima impressione potrebbe sembrare soltanto un piacevole e forbito divertis ...continue

    Ricercatrice di nuove forme letterarie, sperimentatrice instancabile e appassionata, stavolta si cimenta in quel che ad una prima impressione potrebbe sembrare soltanto un piacevole e forbito divertissement, salvo poi rendersi conto che dietro un ordito tanto armonioso, quantunque intricato, possa celarsi solamente la saggia mano di una abilissima artista.
    Lo stile immaginifico ma preciso, incomparabile per la delicata affluenza di lirismo, principia per un buon tratto con squisita ricercatezza e affettazione, quasi volesse affiliare la scrittura alla vetustà dei secoli andati in cui Orlando ci viene presentato, per poi declinare, anno dopo anno, lungo tre secoli, fino al presente di Virginia, per sfociare, nelle ultime pagine, nel moderno stream of consciousness.
    Una immaginaria biografia scritta da un narratore ironico, spesso faticosamente conscio dell'arditezza del compito, impegnato come è in sagaci considerazioni metanarrative. Storia e finzione si mescolano in un'atmosfera magica nel tratteggiare l'uomo/donna Orlando, allegoria e rappresentazione delle idee personali dell'autrice sulla sessualità, il ruolo sociale della donna, l'amore per la letteratura e la sublime dannazione della creatività/scrittura, la relatività del tempo.

    Sapevo che Marquez si è dichiarato in debito con la Woolf, ma non sapevo quanto lo sia stato fino a che non ho letto Orlando. Fin dalle prime rapide pagine dal gusto favolistico(e per buona parte iniziale) ho avvertito un'affinità tra Orlando e Cent'anni di Solitudine (e L'amore ai tempi del colera).
    Borges in una recensione elogiativa del primo grande successo dell'autore latino-americano affermò che è un romanzo unico per stile e privo di antenati. Mi sento di affermare di aver trovato un suo ascendente.

    said on 

  • 5

    Dio come scrive questa donna: di ogni pensiero fa un fuoco d'artificio...
    Il libro è dedicato alla sua amica, amante Vita ma Virginia ne fa un viaggio nel tempo e nella storia inglese includendo il m ...continue

    Dio come scrive questa donna: di ogni pensiero fa un fuoco d'artificio...
    Il libro è dedicato alla sua amica, amante Vita ma Virginia ne fa un viaggio nel tempo e nella storia inglese includendo il mito di Tiresia, Shakespeare, Pope ed altri poeti.
    Ma piú coinvolgente è il viaggio nell'universo femminile che dai tempi della regina Elisabetta arriva ai giorni nostri con la consapevolezza della donna moderna e libera.
    Orlando è stato pubblicato nel 1928 del 1925 è il grande Gatsby non so perchè di accomunare questi due libri distanti tra loro come il giorno e la notte.

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  • 3

    "Poiché l'ho fatta finita con gli uomini"

    Cominciato e abbandonato qualche anno fa, questo libro mi ha nuovamente lasciata con l'idea di non aver afferrato davvero il senso della storia. Colpa mia, spesso tendo a leggere troppo di fretta.
    Orl ...continue

    Cominciato e abbandonato qualche anno fa, questo libro mi ha nuovamente lasciata con l'idea di non aver afferrato davvero il senso della storia. Colpa mia, spesso tendo a leggere troppo di fretta.
    Orlando vive attraverso il tempo e lo spazio, attraversando anni di storia inglese e il sottile velo che separa il sesso maschile da quello femminile.
    Orlando nasce poeta e si ritrova donna al volante sotto un cielo diverso da quello iniziale. Conosce uomini e donne e da tutti viene tanto ammaliato/a quanto deluso/a.
    Orlando riflette e viaggia, ma non mi prende davvero per mano.

    said on 

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