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Orlando furioso

Di

Editore: Hoepli

4.4
(952)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Portoghese

Isbn-10: 8820323877 | Isbn-13: 9788820323875 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1ª ed.

Disponibile anche come: Cofanetto , Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico , eBook

Genere: Fiction & Literature , History , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
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  • 5

    Un cavallo, un pennacchio, un ideale

    Non mi azzardo a scrivere una recensione su uno dei libri più amati, più analizzati e criticati della letteratura italiana. Quel che voglio fare, invece, è rendere omaggio ai personaggi di Ariosto. Pe ...continua

    Non mi azzardo a scrivere una recensione su uno dei libri più amati, più analizzati e criticati della letteratura italiana. Quel che voglio fare, invece, è rendere omaggio ai personaggi di Ariosto. Perché, appena si arriva all'ultimo verso di questo poderoso poema, ti assale alla gola la nostalgia, di un mondo, di un tempo, di una concezione della vita, ma soprattutto di quelle dame e quei cavalieri che hai amato come amici. Ariosto nelle satire scrive che a lui per viaggiare basta solo un atlante e la fantasia, ed è così che me lo immagino io, chino su quelle mappa antiche, che adesso ci appaiono sbiadite e strane, nelle quali a malapena riconosciamo terre e mari approssimativamente tracciati, se non inventati di sana pianta. In questo spazio in cui il Mediterraneo è centro e fulcro, cavalcano e navigano, s'incontrano e si scontrano, s'innamorano e si odiano le dame e i cavalieri che non furono mai. Sempre in moto, sempre di fretta, leggeri dice Calvino, alla ricerca perpetua di qualcosa o di qualcuno: un cavallo, un pennacchio, un ideale. E io li amo tutti: amo Sacripante perché è un inaffidabile balordo , che piagnucola sulla "rosa ormai colta" di Angelica, la più grande disgrazia che possa capitare ad una donna (dice), e un attimo dopo dichiara: "coglierò la rosa" perché non vi è niente che possa fare più felice una donna, mentre si appresta a saltare addosso a quella medesima dama che, secondo le regole della cavalleria, dovrebbe proteggere. E amo Angelica (e chi no?) perché nella sua precoce esperienza del mondo degli uomini ha capito d'avere un'unica arma e la usa senza scrupolo, ma poi sceglie da sola chi amare e come, infischiandosene di leggi, onori, barriere sociali, pettegolezzi e riprovazioni. Amo Marfisa perché lei davvero è senza cuore, ama solo il fratello, al resto è impenetrabile: rivestita di una corazza asessuata, non ha legami e l'unica fedeltà che riconosce è verso se stessa, il suo desiderio d'avventura, d'onore e di vendetta. Amo Bradamante che porta la medesima corazza, eppure rimane donna, vinta dall'amore di un unico uomo, un po' citrullo a dirla tutta, che probabilmente neppure la merita, svagato a seguire questa o quell'avventura, sempre in ritardo, sempre perduto. Quel Ruggero che si fa incantare da Atlante e da Alcina intrappolare, rapire da cavalli alati, eterno bambino che gioca alla guerra e neppure sa ben scegliere da che parte stare (naturalmente amo anche lui). E poi amo tutti i cattivi in massa: amo Rodomonte perché è un selvaggio brutale che crede solo nella sua forza, di niente ha rispetto né cura, conduce i suoi soldati alla morte e neppure se ne accorge, uccide l'unica donna che potrebbe amare e di questo punisce gli altri, sommando delitto a delitto e alla fine muore esattamente com'è vissuto, da bruto e bestemmiatore. Amo Gradasso e Agramante, perché tutto ciò che pianificano finisce in malora, ma soprattutto amo Mandricardo perché è un bimbominkia scervellato che si impossessa di donne, armi e cavalli non suoi, solo perché gli piacciono, a danno di nemici e amici, e mai una volta che si fermi a riflettere sulle conseguenze delle sue azioni. E certo, amo anche gli eroi quasi perfetti, proprio per quel quasi li amo: lo sbiadito Rinaldo e il suo Sdegno, Astolfo che finisce sulla luna, Brandimarte che muore da amico e guerriero, Grifone il Bianco e Aquilante il nero (chiedo perdono per la rima, ma ancora mi risuona dentro le orecchie l'ottava di Ariosto con quella puerile, adorabile rima baciata). Ma soprattutto amo, appassionatamente amo, Orlando e il suo sorriso. Quell'ironico sorriso fulminante che rivolge ai furori giovanili dei suoi nemici, alle loro spacconate ingenue che lui puntualmente punisce, ma che sa anche perdonare. Lo amo per quel fantasma di Angelica che gli alita continuamente intorno, per quell'ossessione e per quella follia. Che meraviglia Orlando folle. Ariosto raramente si sofferma a descrivere fisicamente i suoi personaggi e quando lo fa è piuttosto stilizzato: il biondo crine di Bradamante, le forme perfette di Alcina, la possanza di Rodomonte, rapide pennellate rubate al racconto. Ma sul folle Orlando le descrizioni sono meno svelte, più compiaciute: il ventre nudo, la sporcizia, il corpo irsuto, gli occhi infossati. E poi quel patetico particolare: Orlando folle che incontra Angelica e non la riconosce,
    Amo tutti quei personaggi secondari che per ricordarli tutti dovrei riscrivere il poema, e certo non è il caso: Fiordiligi, Issabella, Zerbino, le fate, i negromanti, i re sempre un po' rimbambiti, gli eremiti non sempre puri, i viandanti che narrano storie, i castellani che accolgono i cavalieri erranti e spesso li intrappolano. E amo i castelli, i fiumi, il mare sempre in tempesta, i giardini sempre fioriti, le selve sempre spaventose, le grotte sempre incantate, le isole sempre selvagge (sì, lo so, non sono personaggi, ma in realtà lo sono). E per finire, amo la Discordia, che è un'allegoria, e lo sappiamo quanto rigide e impoetiche sono di solito le allegorie nelle narrazioni, ma che Ariosto riesce a rendere perfettamente umana. Quella sciocca Discordia ridanciana, che se la gode un mondo in mezzo alla follia delle dame e dei cavalieri, sempre lì a litigare per un cavallo, un pennacchio, un ideale.

    ha scritto il 

  • 4

    MOlto fantasioso, estremamente semplice nello svolgimento, a volte ripetitivo. Alcune situazioni imbarazzanti o troppo legate al tempo dell'autore.
    Si legge con gusto e scorre piacevole :) ...continua

    MOlto fantasioso, estremamente semplice nello svolgimento, a volte ripetitivo. Alcune situazioni imbarazzanti o troppo legate al tempo dell'autore.
    Si legge con gusto e scorre piacevole :)

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Tanti personaggi, che all’inizio è difficile tenere a mente, ma alla fine diventano come vecchie conoscenze, vaganti come trottole impazzite nella geografia e nelle situazioni sentimentali in una stor ...continua

    Tanti personaggi, che all’inizio è difficile tenere a mente, ma alla fine diventano come vecchie conoscenze, vaganti come trottole impazzite nella geografia e nelle situazioni sentimentali in una storia ricca di colpi di scena e di improvvisi cambi di contesto che lasciano in sospeso il lettore-ascoltatore. Per questo l’attenzione e il coinvolgimento restano ugualmente alti lungo tutti i 46 canti di cui è composta quest’opera epica senza tempo come i sentimenti e i rapporti umani che sono i veri protagonisti nella cornice della guerra tra mori e franchi.
    Una storia che vuole celebrare le origini della dinastia estense e i grandi personaggi del tempo, ma che a distanza di cinque secoli, anche se può inizialmente spaventare per la sua mole non smette di affascinare chi se ne accosta.

    ha scritto il 

  • 5

    Fantastico, pieno di ironia e di sentimento, profondo nell'analisi psicologica dei personaggi, affascinante nella descrizione dei luoghi...un meraviglioso capolavoro eternamente giovane.

    ha scritto il 

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