Os filhos da meia-noite

Por

Editor: Sic Idea y Creación Editorial

4.1
(1248)

Language: Português | Number of Páginas: 440 | Format: Mass Market Paperback | Em outros idiomas: (outros idiomas) English , Chi traditional , German , Italian , French , Swedish

Isbn-10: 8461284968 | Isbn-13: 9788461284962 | Data de publicação: 

Também disponível como: Others

Category: Fiction & Literature , History , Science Fiction & Fantasy

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  • 2

    2,5 (e sono stata buona)

    No, decisamente questo libro non mi è piaciuto.
    Ho avuto diverse riserve, fin da inizio lettura, ma la riserva più grande è stata la poca, pochissima voglia che avevo di andare avanti: nessun coinvolg ...continuar

    No, decisamente questo libro non mi è piaciuto.
    Ho avuto diverse riserve, fin da inizio lettura, ma la riserva più grande è stata la poca, pochissima voglia che avevo di andare avanti: nessun coinvolgimento, nessuna curiosità... una fatica immane arrivare alla fine.

    Fin dalle prime battute mi è sorto spontaneo un paragone, ma non con il più volte citato (anche dai critici) Cent'anni di solitudine, bensì con Il tamburo di latta. Perché il paragone? Perché è evidente (e le pagine di Wikipedia mi hanno solo confermato un'impressione talmente forte da non poterla attribuire al caso) che Rushdie aveva ben presente il capolavoro di Grass quando ha scritto il suo romanzo, talmente presente - aggiungo io - che ha voluto usare la stessa formula in un contesto completamente diverso e mescolandola ad altri elementi, ognuno dei quali avrebbe meritato un suo spazio e che invece, così, finiscono mescolati in modo confuso: il realismo magico (da qui il riferimento a Marquez), l'ambientazione indiana.
    Il tamburino Oskar e Saalem Sinai, il figlio prediletto della Mezzanotte: entrambi raccontano in prima persona le proprie mirabolanti avventure, in entrambi i casi misteriosamente connesse alle vicende storiche del proprio Paese... ma quale incolmabile abisso! L'eroe di Grass è un ribelle, non si autocelebra, il suo protagonismo è frutto di scelte coraggiose, a volte egoiste, comunque anticonvenzionali. Tutt'altra cosa "l'eroe" di Rushdie, che si trova sempre nel posto giusto al momento giusto (anche nella sfortuna), che deve "far colpo" a tutti i costi, che - in un vano e a mio avviso patetico tentativo di creare suspence attorno a sé stesso - farcisce i propri racconti di anticipazioni incomprensibili (che senso ha introdurre un personaggio senza che si abbia la minima idea di chi sia? dovrebbe per questo incuriosirmi a conoscerlo?), di frase lasciate a metà come "fino al momento in cui..." "sarebbe andata a finire che..." (scritto così, con i puntini!!!) per poi concludere "ma non posso anticipare nulla, dovete avere pazienza!".
    Che rabbia questo misto di arroganza e condiscendenza nei confronti del lettore, che rabbia questo continuo auto-referenziarsi!

    Lo spunto (un bambino nato il giorno dell'Indipendenza allo scoccare della Mezzanotte, e per questa ragione dotato di poteri straordinari, oltre a rappresentare lo "specchio" della nuova India) è buono, l'occasione per il capolavoro c'è... ma perché sprecarli? Perché uno stile così didascalico e autocelebrativo, perché i parallelismi fra la vita di Saalem e quella dell'India così banali, con l'aggravante di essere anche minuziosamente spiegati? A volte il simbolismo di Grass risulta fin troppo criptico (si intuisce che tutto ciò che leggiamo è "segno" di qualcos'altro, ma non sempre riusciamo a capire di cosa...), ma è nello sforzo di raggiungere il cuore del messaggio che è racchiusa la poesia! Invece l'estenuante sottolineare da parte di Rushdie/Saalem la propria straordinarietà, i propri sensazionali poteri, le proprie strabilianti avventure, non fa che togliere la magia. Fatto questo, l'inverosimiglianza su cui si regge tutto il racconto non è più giustificabile. La bellezza, per essere tale, specie quando è ammantata di mistero, va evocata, non svenduta.

    Alcuni passaggi interessanti (così come l'idea di partenza) ci sono: il suggerire in alcuni punti che questo continuo lodarsi altro non è che il tentativo di un bambino di superare la paura di essere rifiutato, trovando un suo posto nel mondo, nella Storia (questo sì, avrebbe un senso!); o il celebre passaggio "chi sono io? la risposta: sono la somma di tutto ciò che è accaduto prima di me, di tutto ciò che mi si è visto fare, di tutto ciò che mi è stato fatto... ecc ecc"... ma per quanto validi non bastano, da soli, a salvarlo.

    dito em 

  • 3

    Midnight's Children

    I 'figli della mezzanotte' di Salman Rushdie sono tutti i bambini nati il 15 agosto 1947 allo scoccare della mezzanotte, praticamente nello stesso momento in cui l'India proclamò la propria indipenden ...continuar

    I 'figli della mezzanotte' di Salman Rushdie sono tutti i bambini nati il 15 agosto 1947 allo scoccare della mezzanotte, praticamente nello stesso momento in cui l'India proclamò la propria indipendenza. Questi bambini possiedono tutti doti straordinarie e dei poteri magici e sovrannaturali. Lo stesso vale anche per Saleem Sinai, il protagonista del racconto e anche narratore della storia. Un racconto che viaggia attraverso i fatti storici del proprio paese in maniera allucinata e visionaria e dove le vicende del protagonista si mescolano a quelle della stessa India fino a coincidere in una cosa sola. Opera ricca di contenuti e di spunti, e con qualche alto e basso nel ritmo della narrazione, ma come potrebbe essere altrimenti quando si racconta la storia di quella parte del mondo dalla fine dell'ottocento e fino agli anni settanta del secolo scorso?

    dito em 

  • 5

    "Ma chi sono io? La risposta: sono la somma di tutto ciò che è accaduto prima di me, di tutto ciò che mi si è visto fare, di tutto ciò che mi è stato fatto. Sono ogni persona e ogni cosa il cui essere ...continuar

    "Ma chi sono io? La risposta: sono la somma di tutto ciò che è accaduto prima di me, di tutto ciò che mi si è visto fare, di tutto ciò che mi è stato fatto. Sono ogni persona e ogni cosa il cui essere al mondo è stato toccato dal mio. Sono tutto quello che accade dopo che me ne sono andato e che non sarebbe accaduto se io non fossi venuto. E ciò non mi rende particolarmente eccezionale; ogni “io”, ognuno di noi che siamo ora più di seicento milioni, contiene una simile moltitudine.Lo ripeto per l’ultima volta: se volete capirmi, dovrete inghiottire un mondo."

    dito em 

  • 4

    il figlio dell'India

    storia dell'India a partire dall'indipendenza fino agli scontri e alle separazioni successive,
    molti eventi storici vengono letti alla luce del presupposto che l'India in sè abbia il germe della gran ...continuar

    storia dell'India a partire dall'indipendenza fino agli scontri e alle separazioni successive,
    molti eventi storici vengono letti alla luce del presupposto che l'India in sè abbia il germe della grandezza ma che questa venga ancora oggi sacrificata agli interessi dei suoi governanti e al fanatismo religioso...i bambini della mezzanotte faranno tutti la stessa fine dell'India odierna: saranno sterilizzati e resi innocui dalle forze che governano il paese e che temono il potere del suo popolo...

    dito em 

  • 2

    Voglio sgombrare subito il campo da eventuali equivoci. Se io fossi stata il sultano questa Shahrazād non avrebbe visto il mattino della seconda notte. Questo è un libro-tunnel di cui non si vede la l ...continuar

    Voglio sgombrare subito il campo da eventuali equivoci. Se io fossi stata il sultano questa Shahrazād non avrebbe visto il mattino della seconda notte. Questo è un libro-tunnel di cui non si vede la luce liberatoria, dalle pareti viscose e tentacolari, un esofago che mi fa temere altri meandri più imi in cui dovrò passare per uscire a riveder le stelle. Per riprendermi da quella tristramshandyata della nascita dopo centinaia di pagine ci vogliono altre centinaia di pagine di peregrinazioni fra India e Pakistan, piene di personaggi che il colonnello Aureliano Buendía avrebbe arruolato sui due piedi. Certo che imparo anche un po’ di storia alternativa dell’India, mamma, c’è sempre qualcosa da imparare.

    dito em 

  • 4

    Perché io solo su cinquecento milioni e più dovevo portare il peso della storia? [...] Ma chi sono io? Sono la somma di tutto ciò che è accaduto prima di me, di tutto ciò che mi si è visto fare, di tu ...continuar

    Perché io solo su cinquecento milioni e più dovevo portare il peso della storia? [...] Ma chi sono io? Sono la somma di tutto ciò che è accaduto prima di me, di tutto ciò che mi si è visto fare, di tutto ciò che mi è stato fatto. Sono ogni persona e ogni cosa il cui essere al mondo è stato toccato dal mio. Sono tutto quello che accade dopo che me ne sono andato e che non sarebbe accaduto se io non fossi venuto. E ciò non mi rende particolarmente eccezionale; ogni "io", ognuno di noi che siamo ora più di seicento milioni, contiene una simile moltitudine. Lo ripeto per l'ultima volta: se volete capirmi, dovrete inghiottire un mondo.

    Credo che il significato di questo libro di ben 638 pagine sia tutto racchiuso in questa pagina. Com'è possibile avere un posto nel mondo caotico, confusionario, superaffollato che ci siamo costruiti nel tempo? Come stabilire chi, in fondo, decide la storia delle nazioni? L'intero capolavoro di Rushdie si basa sul voler dare una risposta concreta (e non trovarla) a un semplice interrogativo: sono gli individui che costituiscono lo scopo di una nazione, o sono la politica, i governi, i giochi di potere, le guerre, a fare la Storia? Le vicende raccontate da Saleem della sua famiglia, degli uomini e delle donne che invadono la sua storia individuale si stratificano, si aggiungono e a volte modificano gli strati più profondi della Storia. Soltanto l'esigenza di una responsabilità individuale può mantenere salde le fondamenta della libertà - rappresentata a metà romanzo dalla contemporanea nascita di Saleem e dello Stato indiano indipendente. Purtroppo la presa di responsabilità, com'è dimostrato in seguito, non è sufficiente.

    La politica, bambini, anche nei momenti migliori, è una faccenda sporca. Avremmo dovuto evitarla, non avrei mai dovuto sognare uno scopo. Sto arrivando alla conclusione che il privato, le piccole vite personali dei singoli uomini, siano da preferire a tutta questa inflazionata attività macrocosmica. Ma è troppo tardi. Non si può evitarlo. Ciò che non si può guarire bisogna sopportarlo.

    Come può un individuo decidere delle sorti di miliardi di persone? I governi lo fanno, ma a discapito della diversità, schiacciando lo spirito ultimo delle tradizioni e delle religioni - mai come la cultura induista, che mescola sapori, suoni e odori provenienti da tutto il mondo - sterilizzando le individualità. Ecco come un libro che parla di diversità, e che la fa pesare molto al malcapitato lettore con uno stile a volte eccessivamente confusionario, verso la fine cade in un drammatico pessimismo, annunciando l'avvento di una "sperectomia", il taglio di una speranza nata con i figli della mezzanotte e finita con i figli mai nati dell'ottimismo, simile a un'epidemia, a una malattia inguaribile, di quella notte fatale.

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  • 2

    27-2015

    Francamente non sono riuscito ad arrivare in fondo a questo mio primo assaggio di Salman Rushdie. 622 pagine oscillanti tra una colta ironia alla Umberto Eco e lunghissimi e noiosi riferimenti agli de ...continuar

    Francamente non sono riuscito ad arrivare in fondo a questo mio primo assaggio di Salman Rushdie. 622 pagine oscillanti tra una colta ironia alla Umberto Eco e lunghissimi e noiosi riferimenti agli dei dell'India, lato hindu e muslim. Pur appassionato delle vicende dell'indipendenza e della partizione del '47, ho rinunciato arrivato a tre quarti.

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  • 4

    Un libro ENORME, non tanto per la quantità di pagine che possiede ma per la mole di odori colori suoni voci storie che lo colmano e che immancabilmente ti sommergono durante la lettura.
    Un libro caoti ...continuar

    Un libro ENORME, non tanto per la quantità di pagine che possiede ma per la mole di odori colori suoni voci storie che lo colmano e che immancabilmente ti sommergono durante la lettura.
    Un libro caotico, affascinante, multi-sfaccettato come una mente, come un Paese.

    Non è sicuramente di lettura agevole: il libro pretende l'attenzione del lettore, che non deve permettersi di rimanere indietro e perdersi fra tutti i racconti episodici, i rimandi e gli spoiler(!) che caratterizzano la narrazione di Saleem.
    Questo libro non rilassa, insomma... inghiotte.
    E forse è questo il motivo per cui la quinta stella non mi va di accenderla... perché lo splendido pregio di fagocitare il lettore può talvolta diventare arma a doppio taglio, può esasperare, può allontanare al posto di coinvolgere.

    Per quanto riguarda l'edizione, pollice su per la "morbidezza" del volume, che consente di maneggiarlo abbastanza comodamente a dispetto delle 650-e-pussa pagine; pollice disperatamente giù per i numerosi errori di stampa tipici degli Oscar Mondadori ("resta" al posto di "festa", "rutto" al posto di "tutto" e altre amenità).

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  • *** Este comentário contém <i>spoilers</i>! ***

    3

    Questa è la storia di un bambino, di un ragazzo, di un uomo adulto ma narrata a partire da due generazioni fa, dai poteri magici del nonno che riusciva a far uscire pepite di diamante dal naso, dalla ...continuar

    Questa è la storia di un bambino, di un ragazzo, di un uomo adulto ma narrata a partire da due generazioni fa, dai poteri magici del nonno che riusciva a far uscire pepite di diamante dal naso, dalla nonna coperta dal burqa che lo aveva sedotto mostrando pezzo per pezzo parti del suo corpo nudo, del padre e della madre dell'uomo con l'udito fine e il naso super sviluppato, con le loro problematiche in un quadro storico in continuo divenire. Dalla rivoluzione della "non violenza" che era tutt'altro che quello all'instaurazione della repubblica indiana, dall'esodo dei mussulmani protagonisti al suo curioso ritorno in patria.

    Il romanzo è caratterizzato da uno stile e da scene molto grottesche che si susseguiranno per tutta la storia. Sebbene sia molto pesante in principio, via via s'alleggerisce diventando divertente e anche molto interessante. L'autore aggiunge delle note storiche interessanti sulla società dell'epoca arricchendo la cultura di chi lo legge e mostrando un altra faccia dell'India, dell'Islam e dell'induismo.
    Lo consiglierei a chi ama le letture impegnative e non disdegna storie dal forte contenuto grottesco.

    dito em 

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