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Oscar e la dama in rosa

Di

Editore: Rizzoli (BUR, Scrittori contemporanei)

4.3
(2005)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 90 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Chi tradizionale , Tedesco , Francese , Inglese , Greco , Spagnolo

Isbn-10: 8817005436 | Isbn-13: 9788817005432 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Fabrizio Ascari

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Children , Fiction & Literature , Religion & Spirituality

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Descrizione del libro
Oscar è un bambino di dieci anni. È malato, e i medici non riusciranno a salvarlo. In ospedale, riceve le visite di un'anziana signora, Nonna Rosa, che stringe con lui un formidabile legame d'affetto e lo invita a fare un gioco: fingere che ogni giorno duri dieci anni, e scrivere ogni giorno una lettera a Dio in cui raccontare le avventure e le esperienze di dieci anni, così come le fantasie e le paure, i rapporti con i genitori e i medici, l'amore per Peggy Blue, una bambina ricoverata nello stesso ospedale. Questo piccolo libro è composto da dodici lettere, dodici giorni in cui si concentra la vita di Oscar, giorni scapestrati e poetici, pieni di personaggi buffi e commoventi.
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Riposa bene, piccolo Oscar

    È un libricino breve, breve, dolce e triste nello stesso tempo.
    Oscar è un bambino di dieci anni ed è un malato terminale. La sua vita si svolge in ospedale tra i piccoli amici della pediatria, tra i ...continua

    È un libricino breve, breve, dolce e triste nello stesso tempo.
    Oscar è un bambino di dieci anni ed è un malato terminale. La sua vita si svolge in ospedale tra i piccoli amici della pediatria, tra i medici, gli infermieri e le visite domenicali dei genitori.
    Oscar apprende che dovrà presto morire e si arrabbia con i suoi genitori, ammutoliti dal dolore.

    "Di che cosa li accusi?"
    "Hanno paura di me. Non osano parlarmi. E meno osano, più ho l'impressione di essere un mostro. Perchè li terrorizzo? Sono così brutto? Puzzo? Sono diventato idiota senza rendermene conto?"
    "Non hanno paura di te, Oscar. Hanno paura della malattia".
    "La mia malattia fa parte di me. Non devono comportarsi in modo diverso perchè sono malato. O possono amare solo un Oscar in buona salute?"
    "Ti amano Oscar. Me l'hanno detto".
    "Parla con loro?".
    "Sì. Sono molto gelosi che ci intendiamo così bene. No, non gelosi, tristi. Tristi di non riuscirci anche loro. [.....]" "Sai, Oscar. Morirai, un giorno. Ma anche i tuoi genitori moriranno. [...]". " Sì. Moriranno anche loro. Tutti soli. E con il rimorso terribile di non essere riusciti a riconciliarsi con il loro unico figlio, un Oscar che adoravano....".

    Trova conforto in un'anziana volontaria ospedaliera, Nonna Rosa che non gli mente circa le sue reali condizioni di salute, ma che, con uno stratagemma, lo accompagnerà dolcemente alla fine, riconciliandolo con mamma e papà e facendogli conoscere Dio.

    Oscar sembra fin troppo maturo per la sua età, ma è anche vero che certe tragedie fanno crescere in fretta e che i bambini hanno spesso una sensibilità straordinaria che li porta ad intuire gli avvenimenti molto prima di noi adulti.

    Dormi tra le braccia di Dio, piccolo Oscar.

    ha scritto il 

  • 4

    Una grande favola sul potere della speranza e della fiducia.

    Era da tantissimo tempo che desideravo rileggere questo piccolo libro! La prima lettura risale a ben dieci anni fa, lo aveva proposto la mia professoressa delle medie e mi aveva lasciato un bellissimo ...continua

    Era da tantissimo tempo che desideravo rileggere questo piccolo libro! La prima lettura risale a ben dieci anni fa, lo aveva proposto la mia professoressa delle medie e mi aveva lasciato un bellissimo ricordo, ma siccome non ne possedevo una copia mia non avevo mai avuto l'occasione di sfogliarlo di nuovo.. fino a poco tempo fa, quando mi sono decisa ad acquistarlo online. Non avevo mai visto questa nuova edizione, che trovo davvero bellissima, seppur completamente diversa da quella precedente - tanto che quando l'ho tolto dalla busta a momenti neanche lo riconoscevo - ma sono proprio contenta che abbiano deciso di ristamparlo con questa nuova veste grafica.. gli rende giustizia.
    Ovviamente, presa dall'entusiasmo di averlo di nuovo fra le mani, non ho proprio resistito e l'ho riletto immediatamente, visto che è molto breve: venerdì mi è arrivato e sabato lo avevo già terminato, e sono felicissima di poter dire che, anche a distanza di dieci anni, la storia di Oscar e di Nonna Rosa mi ha commosso e divertito, fa nascere tanti sorrisi e lascia davvero qualcosa di speciale.
    Tutto ruota intorno a Oscar, colpito da un cancro incurabile e alla buffa vecchietta vestita di rosa che va a fargli visita.. quando è chiaro che per il bambino non c'è più niente da fare, Nonna Rosa lo invita a fare un gioco: fingere che ogni giorno duri dieci anni e scrivere ogni sera una lettera a Dio. Seppur scettico - d'altronde si sa, Dio è un po' come Babbo Natale: cercano di farti credere nella sua esistenza, anche se nessuno lo ha mai visto - Oscar accetta, vivendo così 120 lunghissimo anni, in soli 12 giorni, in 12 lettere.

    Le domande più interessanti rimangono domande. Avvolgono un mistero. A ogni risposta, si deve associare un "forse". Sono le domande senza interesse ad avere una risposta definitiva.

    Questa storia delicata è breve, ma racchiude tra le sue pagine paure e piccole gioie, personaggi buffissimi, l'ingenuità che solo un bambino può avere, il divertimento e il dolore di chi sa che il tempo sta per scadere. È un libro che va preso così com'è, perché proprio nella sua semplicità sono nascosti i piccoli insegnamenti e le riflessioni più belle. Credo che non sia facile trattare un argomento delicato come la morte in maniera leggera e adatta ai più piccoli, ma in questo caso l'autore ci è riuscito alla perfezione e ha saputo dare vita a una storia istruttiva e commovente, ma mai drammatica o emotivamente pesante.. questo è un grandissimo pregio.
    Mi ha regalato tante emozioni e ho avuto la conferma che il tempo passa, ma la bellezza di questo libro no. Si legge in un soffio ed è di una delicatezza irresistibile.. un piccolo inno alla vita, triste al punto giusto, ma intenso e dolcissimo.

    ha scritto il 

  • 5

    Recensione completa su Ariadne's Diary

    Oscar è un bambino di dieci anni. È malato, e i medici non riusciranno a salvarlo. In ospedale, riceve le visite di un'anziana signora, Nonna Rosa, che stringe con lui un formidabile legame d'affetto ...continua

    Oscar è un bambino di dieci anni. È malato, e i medici non riusciranno a salvarlo. In ospedale, riceve le visite di un'anziana signora, Nonna Rosa, che stringe con lui un formidabile legame d'affetto e lo invita a fare un gioco: fingere che ogni giorno duri dieci anni, e scrivere ogni giorno una lettera a Dio in cui raccontare le avventure e le esperienze di dieci anni, così come le fantasie e le paure, i rapporti con i genitori e i medici, l'amore per Peggy Blue, una bambina ricoverata nello stesso ospedale. Questo piccolo libro è composto da dodici lettere, dodici giorni in cui si concentra la vita di Oscar, giorni scapestrati e poetici, pieni di personaggi buffi e commoventi.

    Il libro costituisce la terza parte del Ciclo dell’invisibile sulle tre grandi religioni monoteiste, anche se, a mio avviso, di religione non vi è niente in questo libro.
    Si, viene nominato Dio, ma è una cosa diversa.
    Tratta di una sofferenza del tipo più difficile da accettare: quella dei bambini.
    Nonostante ciò non è un libro completamente triste.
    E' emblematico che ad accompagnare un bambino verso la morte sia una persona, che proprio per la sua età, è per natura più vicina al momento finale della vita, e forse ne dovrebbe avere paura.
    Ma come speso succede, sono proprio gli anziani ad essere più affini al modo di essere e di pensare dei bambini. Un po' come affermava Erasmo in Elogio della Follia.
    Nonostante parli di morte, in realtà non parla della fine, è più un accompagnare ad un ulteriore passaggio. E' un gesto d'amore, come quello di una mamma che ti rimbocca la coperta e prima di chiudere la porta dà un ultima occhiata. E' un gesto d'amore per chi sa di morire, ma forse ancora di più per chi sa che qualcuno che ama morirà
    Un gesto leggero, tenero che dà speranza, ma al contempo ti schiaccia sotto il peso dell'inevitabile.
    Dolce, delicato, tenero.C'è amore in ogni pagina del libro.
    Da leggere, da regalare, da tenere sul comodino, per tutti. Anche per chi ha il difficile compito di stare accanto a qualcuno che soffre o che si avvia alla fine.

    ha scritto il 

  • 3

    OSCAR E LA DAMA IN ROSA

    “Solo Dio ha il diritto di svegliarmi”

    Intenso e poetico, “Oscar e la Dama in Rosa”, dello scrittore belga Éric-Emmanuel Schmitt è l’ultimo dei quattro romanzi brevi che fanno parte del “Ciclo dell’in ...continua

    “Solo Dio ha il diritto di svegliarmi”

    Intenso e poetico, “Oscar e la Dama in Rosa”, dello scrittore belga Éric-Emmanuel Schmitt è l’ultimo dei quattro romanzi brevi che fanno parte del “Ciclo dell’invisibile” che questo autore, drammaturgo, romanziere e saggista ha dedicato alle tre grandi religioni monoteiste. Oscar ha dieci anni e la leucemia gli concede poco tempo. Ogni cura medica è fallita. Oscar ne vorrebbe parlare con qualcuno, ma il mondo adulto gli volta le spalle, il mondo adulto ha paura della sua malattia, non riesce a reggere la tragedia della perdita di un bambino. Solo quella che lui chiama Nonna Rosa, un’anziana volontaria dell’ospedale, ha il coraggio di confermargli una verità che lui già conosce e, per farlo sentire meno solo, oltre a riempire di fantasia le sue giornate, gli propone di parlare con Dio stesso e di vivere come se ogni giorno valesse dieci anni. Oscar con candore ma anche con coraggio e intelligenza intraprende questo cammino e in pochi giorni passa dall’infanzia, all’adolescenza, all’età adulta, alla vecchiaia e alla morte, quella che non risparmia nessuno, vivendone ogni aspetto spirituale. In un lasso di tempo ristretto viene racchiusa così una vita intera, con tutto il suo carico di emozioni, di paure, di gioia e di dolore. Un vivere al massimo ogni giorno come se fosse l’ultimo, con la curiosità del primo, con la consapevolezza dei propri e degli altrui limiti, con la mente aperta e libera da pregiudizi come quella di un bambino.
    Dolce, triste, coinvolgente, fragile e delicato, pieno di speranza e commovente, “Oscar e la Dama in rosa” riassume in poche righe dei concetti molto profondi e nonostante la sua semplicità e prevedibilità, lascia un segno nel cuore.

    ha scritto il 

  • 5

    Qualcuno mi ha appena detto che non siamo noi a scegliere i libri da leggere, ma sono loro che scelgono noi.. nulla di più vero, ero entrata in libreria cercando un libro e ne sono uscita con questo p ...continua

    Qualcuno mi ha appena detto che non siamo noi a scegliere i libri da leggere, ma sono loro che scelgono noi.. nulla di più vero, ero entrata in libreria cercando un libro e ne sono uscita con questo piccolo gioiello di cui non ne conoscevo l'esistenza..
    E’ la storia di un bambino che affronta l’idea di morire, e in 12 giorni vivrà una vita intera e intensa scrivendo delle lettere dolci/amare a Dio..
    Una dolcissima fiaba sulla morte, l’amore, la speranza che si legge tutto d’un fiato con gli occhi e col cuore.. coinvolgente, commovente, delicato, che ci fa ricordare quanto noi adulti siamo ipocriti di fronte a certe difficoltà della vita.. o forse sono solo le nostre fragilità..
    “…la vita è uno strano regalo. All’inizio lo si sopravvaluta, questo regalo: si crede di aver ricevuto la vita eterna. Dopo lo si sottovaluta, lo si trova scadente, troppo corto, si sarebbe quasi pronti a gettarlo. Infine ci si rende conto che non era un regalo, ma solo un prestito. Allora si cerca di meritarlo… Più si invecchia più bisogna dar prova di gusto per apprezzare la vita.”
    Un romanzo che vorrei che leggessero tutte le persone a me care..

    scritto il 19 lug 2009

    ha scritto il 

  • 5

    «Quello che penso io, Nonna Rosa, è che l'unica soluzione per la vita sia vivere.»

    «Così inizia il libro:
    Caro Dio,

    mi chiamo Oscar, ho dieci anni, ho appiccato il fuoco al gatto, al cane, alla casa (credo persino di aver arrostito i pesci rossi) ed è la prima lettera che ti mando ...continua

    «Così inizia il libro:
    Caro Dio,

    mi chiamo Oscar, ho dieci anni, ho appiccato il fuoco al gatto, al cane, alla casa (credo persino di aver arrostito i pesci rossi) ed è la prima lettera che ti mando perché finora, a causa dei miei studi, non ho avuto tempo.
    Ti avverto subito: detesto scrivere. Bisogna davvero che ci sia obbligato. Perché scrivere è soltanto una bugia che abbellisce la realtà. Una cosa da adulti.
    La prova? Per esempio, prendi l'inizio della mia lettera: «Mi chiamo Oscar, ho dieci anni, ho appiccato il fuoco al gatto, al cane, alla casa (credo persino di aver arrostito i pesci rossi) ed è la prima lettera che ti mando perché finora, a causa dei miei studi, non ho avuto tempo».
    Avrei potuto esordire dicendo: «Mi chiamano Testa d'uovo, dimostro sette anni, vivo all'ospedale a causa del cancro e non ti ho mai rivolto la parola perché non credo nemmeno che tu esista».
    Ma se ti scrivo una roba del genere, fa un brutto effetto e ti interesseresti meno a me. E io ho bisogno che t'interessi.
    Inoltre mi farebbe comodo che tu avessi il tempo di farmi due o tre piaceri.
    Ti spiego.
    L'ospedale è un posto strasimpatico, con un sacco di adulti di buon umore che parlano forte, con un mucchio di giocattoli e di signore in rosa che vogliono divertirsi con i bambini, con amichetti sempre disponibili come Bacon, Einstein o Pop Corn, insomma. L'ospedale è molto gradevole se sei un malato gradito.
    Io non faccio più piacere. Da quando sono stato sottoposto al trapianto di midollo osseo, sento proprio che non faccio più piacere.
    Quando il dottor Düsseldorf mi visita, la mattina, lo fa di malavoglia, lo deludo. Mi guarda senza dire nulla, come se avessi commesso un errore.
    Eppure ho affrontato con impegno l'operazione; sono stato bravo, mi sono lasciato addormentare, ho avuto male senza gridare, ho preso tutte le medicine. Certi giorni ho voglia di insultarlo, di dirgli che è stato forse lui, il dottor Düsseldorf, con le sue sopracciglia nere, a sbagliarla, l'operazione. Ma ha un'aria talmente infelice che gli insulti mi restano in gola. Più il dottor Düsseldorf tace con il suo sguardo sconsolato, più mi sento colpevole. Ho capito che sono diventato un cattivo malato, un malato che impedisce di credere che la medicina sia straordinaria.
    Il pensiero di un medico è contagioso».
    Una bellissima storia – che mi fa rivalutare appieno l’autore – sul senso della vita, sulla sua evoluzione, sulla malattia, sul convivere con essa e sul non prenderla troppo sul serio (la malattia), e sul non prendersi troppo sul serio (come persona). Un bambino che cresce, che combatte, che prova ad immaginare la sua vita lungo un arco temporale, grazie al fondamentale aiuto di una donna, Nonna Rosa, la nonna di tutti i bambini, la nonna che insegna, ma che non impone, la nonna che scherza, ma non è superficiale, la nonna che consiglia, ma che accoglie essa stessa consigli. La Nonna, Oscar, la vita, l’amore, l’esperienza, Dio.

    ha scritto il 

  • 4

    Come un bicchierino

    La prima volta lo lessi dieci anni fà e non mi fece un grande effetto.
    Invece questa seconda volta mi ha commosso molto.
    Queste tipo di storie vanno prese così, senza analizzare, senza soffermarsi su ...continua

    La prima volta lo lessi dieci anni fà e non mi fece un grande effetto.
    Invece questa seconda volta mi ha commosso molto.
    Queste tipo di storie vanno prese così, senza analizzare, senza soffermarsi su qualche ovvietà (come dicono alcuni).
    Queste storie vanno prese d'un fiato, come un bicchierino. All'inizio si sente a malappena il sapore e dopo un po' brucia tutta la bocca, la gola, il petto.
    Oscar e la dama in rosa arriva a bruciare fino al cuore.

    ha scritto il 

  • 0

    Si legge d'un fiato. Una bella favola, con molti spunti di riflessione. La morte è vista con leggerezza, come un sonno. Mi ha convinto poco lo stratagemma dei "dieci anni in un giorno". È così che si ...continua

    Si legge d'un fiato. Una bella favola, con molti spunti di riflessione. La morte è vista con leggerezza, come un sonno. Mi ha convinto poco lo stratagemma dei "dieci anni in un giorno". È così che si capisce la vita?

    ha scritto il 

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