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Ossi di seppia

Di

Editore: Euroclub

4.5
(1658)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 141 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo

Isbn-10: A000045436 | Data di pubblicazione:  | Edizione 6

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina morbida e spillati

Genere: Fiction & Literature , Da consultazione , Social Science

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Descrizione del libro
Edizione Club su licenza di Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.
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  • 5

    Cosa dire su questo libro che non sia già stato detto? Scritto in uno stato di grazia, sono poesie bellissime.
    Sempre alla ricerca del punto morto del mondo, dell'anello che non tiene che possa finalm ...continua

    Cosa dire su questo libro che non sia già stato detto? Scritto in uno stato di grazia, sono poesie bellissime.
    Sempre alla ricerca del punto morto del mondo, dell'anello che non tiene che possa finalmente lasciar intravedere una realtà altra, oltre a quella grigia e sofferente che ci è data.

    Forse un mattino andando in un'aria di vetro,
    arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
    il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
    di me, con un terrore di ubriaco.

    Poi come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto
    alberi case colli per l'inganno consueto.
    Ma sarà troppo tardi; ed io me n'andrò zitto
    tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

    MERIGGIARE
    Meriggiare pallido e assorto
    presso un rovente muro d'orto,
    ascoltare tra i pruni e gli sterpi
    schiocchi di merli, frusci di serpi.

    Nelle crepe dei suolo o su la veccia
    spiar le file di rosse formiche
    ch'ora si rompono ed ora s'intrecciano
    a sommo di minuscole biche.

    Osservare tra frondi il palpitare
    lontano di scaglie di mare
    mentre si levano tremuli scricchi
    di cicale dai calvi picchi.

    E andando nel sole che abbaglia
    sentire con triste meraviglia
    com'è tutta la vita e il suo travaglio
    in questo seguitare una muraglia
    che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

    ha scritto il 

  • 5

    Tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

    Questo poeta, questo libro, mi hanno folgorato sin dalla fanciullezza. Montale è uno dei miracoli che ancora tengono in piedi lo scalcinato programma delle scuole superiori, è una di quelle poche pagi ...continua

    Questo poeta, questo libro, mi hanno folgorato sin dalla fanciullezza. Montale è uno dei miracoli che ancora tengono in piedi lo scalcinato programma delle scuole superiori, è una di quelle poche pagine in grando di far sedere un adolescente qualche minuto a canrasi nella testa questi versi.
    Ossi di Seppia riesce in poche righe a cantare il mondo rimasto vuoto dopo la morte di Dio, meglio di dieci libri di Nietzsche. (Ciò che NON siamo, ciò che NON vogliamo. L'anello che non tiene). ED anche chi non è abituato a leggere poesie, Non chiederci la parola, Aria di vetro, Meriggiare pallido e assorto le dovrebbe tenere appese al muro.

    Un piccolo, rabbioso appunto. Montale è contemporaneo a D' Annunzio (di poco posteriore, in realtà): il fatto che si tolga spazio all'ermetismo per insegnare nelle scuole l'opera di questo borioso pezzo di merda, a partire da "Il Piacere" ovvero la versione bell'epoque delle 50 sfumature di grigio lo reputo uno scandalo. Che D'Annunzio non sia stato ancora coperto di vergogna per quello che ha scritto e fatto, e successivamente consegnato all'oblio, è un segno del declino dei tempi.

    ha scritto il 

  • 3

    Raccolta di poesie giovanili e dell’età adulta, l’opera testimonia l’evoluzione della poetica di Montale. Sono presenti i temi tipici dell’autore: disagio esistenziale, impotenza, la vita come indiffe ...continua

    Raccolta di poesie giovanili e dell’età adulta, l’opera testimonia l’evoluzione della poetica di Montale. Sono presenti i temi tipici dell’autore: disagio esistenziale, impotenza, la vita come indifferenza e atonia, il viaggio quale incertezza e frammentarietà. Il titolo stesso rimanda alla malinconia dei rottami lasciati indietro dal mare.
    I componimenti sono suddivisi nelle sezioni “Movimenti”, “Ossi di seppia”, “Mediterraneo” e “Meriggi e ombre”. I commenti che aprono e chiudono il volume sono di grande aiuto per comprendere al meglio la complessità di quest’autore e le tematiche affrontate, oltre che la lingua e le fonti a cui Montale fa riferimento (principalmente Dante, Pascoli e D’Annunzio).
    L’infanzia rappresenta un’età mitica ormai conclusa di comunione con la natura (il passato), mentre nell’età matura (il presente) l’individualismo porta al fallimento esistenziale. Le donne cui sono dedicate le poesie sono creature angeliche e luminose, ma anche assenti ed estranee al mondo, perciò fredde e quasi demoniache. Il mare è sicuramente un elemento ricorrente nelle poesie di Montale: mito perduto di un’unità naturale e indifferenziata dalla quale gli uomini si sono distaccati per avere un’identità individuale. Montale lamenta la propria incapacità di compiere scelte e rimpiange il mare (il quale essendo un tutt’uno non prende decisioni autonome), che diventa così memoria dell’io e modello di armonia. Il mare è pienezza di vita, negata al poeta e quindi da lui cantata. Tra gli altri elementi naturali, anche il vento ricopre un ruolo di una certa importanza, come segno di vitalità positiva e insieme realtà esterna ostile. Alla Liguria sono dedicati vari componimenti: il suo paesaggio arido indica la solitudine del poeta, ma contemporaneamente è segno dello stoicismo e dell’essenzialità che l’esistenza dovrebbe avere.
    Ciò che mi ha maggiormente colpito della poetica di Montale sono le contraddizioni interne ai temi “cari” all’autore: il mare, il vento e il paesaggio ligure sono sia forze positive in grado di aiutare il poeta a risollevarsi dal fallimento, sia realtà estranee e ostili con cui è impossibile riconciliarsi.

    ha scritto il 

  • 5

    "Portami il girasole ch'io lo trapianti
    nel mio terreno bruciato dal salino,
    e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti
    del cielo l'ansietà del suo volto giallino.
    Tendono alla chiarità le cose ...continua

    "Portami il girasole ch'io lo trapianti
    nel mio terreno bruciato dal salino,
    e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti
    del cielo l'ansietà del suo volto giallino.
    Tendono alla chiarità le cose oscure,
    si esauriscono i corpi in un fluire
    di tinte: queste in musiche. Svanire
    è dunque la ventura delle venture.
    Portami tu la pianta che conduce
    dove sorgono bionde trasparenze
    e vapora la vita quale essenza;
    portami il girasole impazzito di luce."

    ha scritto il 

  • 5

    Federica: senti qua Albert dimmi cosa ne pensi
    Albert: ok.
    Federica: "se la composizione musicale è come un corpo no, lascia perdere non fa niente.
    Albert: che c'è che non va?
    Federica: niente, leggev ...continua

    Federica: senti qua Albert dimmi cosa ne pensi
    Albert: ok.
    Federica: "se la composizione musicale è come un corpo no, lascia perdere non fa niente.
    Albert: che c'è che non va?
    Federica: niente, leggevo questa cosa e mi è venuto in mente il mio fidanzato.
    Albert: quindi?
    Federica: credo di amarlo quando gli dico ti amo non mi sembra strano però stare insieme a lui mi fa sentire diversa da come ero prima
    Albert: è normale.
    Federica: si ma perché? lo so che questa cosa la sanno tutti ma perche è normale che è cosi?
    Albert: non saprei come spiegartelo. Pensaci un po' su e parlamene.
    Federica: va bene ma non so se ce la faccio
    Albert: ma sì che ce la fai. Tranquilla.
    Federica: ok.
    Albert: e comunque
    Federica: attenzione
    Albert: cosa?
    Federica: dobbiamo scansarci, la roccia sta tornando indietro.

    ha scritto il 

  • 5

    In Limine

    Godi se il vento ch’ entra nel pomario
    vi rimena l’ ondata della vita:
    qui dove affonda un morto
    viluppo di memorie,
    orto non era, ma reliquario.

    Il frullo che tu senti non è un volo,
    ma il commuovers ...continua

    Godi se il vento ch’ entra nel pomario
    vi rimena l’ ondata della vita:
    qui dove affonda un morto
    viluppo di memorie,
    orto non era, ma reliquario.

    Il frullo che tu senti non è un volo,
    ma il commuoversi dell’ eterno grembo;
    vedi che si trasforma questo lembo
    di terra solitario in un crogiuolo.

    Un rovello è di qua dall’ erto muro.
    Se procedi t’ imbatti
    tu forse nel fantasma che ti salva:
    si compongono qui le storie, gli atti
    scancellati pel giuoco del futuro.

    Cerca una maglia rotta nella rete
    che ci stringe, tu balza fuori, fuggi!
    Va, per te l’ ho pregato, – ora la sete
    mi sarà lieve, meno acre la ruggine…

    ha scritto il 

  • 5

    "com’è tutta la vita e il suo travaglio
    in questo seguitare una muraglia
    che ha in cima cozzi aguzzi di bottiglia".

    Conoscenza in negativo, questa è la vita. Dolore e sofferenza fanno parte del des ...continua

    "com’è tutta la vita e il suo travaglio
    in questo seguitare una muraglia
    che ha in cima cozzi aguzzi di bottiglia".

    Conoscenza in negativo, questa è la vita. Dolore e sofferenza fanno parte del destino dell’uomo e si manifestano in ogni cosa sotto gli occhi impietosi della “divina indifferenza”.

    ha scritto il 

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