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Ossi di seppia - Le occasioni

Un secolo di poesia, 12

Di

Editore: Corriere della Sera

4.4
(10)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 227 | Formato: Paperback

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Curatore: Nicola Crocetti

Genere: Non-fiction

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Descrizione del libro
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  • 5

    Dicono che la mia
    sia una poesia d'inappartenenza.
    Ma s'era tua era di qualcuno:
    di te che non sei più forma, ma essenza.
    Dicono che la poesia al suo culmine
    magnifica il Tutto in fuga,
    negano che la testuggine
    sia più veloce del fulmine.
    Tu sola sa ...continua

    Dicono che la mia
    sia una poesia d'inappartenenza.
    Ma s'era tua era di qualcuno:
    di te che non sei più forma, ma essenza.
    Dicono che la poesia al suo culmine
    magnifica il Tutto in fuga,
    negano che la testuggine
    sia più veloce del fulmine.
    Tu sola sapevi che il moto
    non è diverso dalla stasi,
    che il vuoto è il pieno e il sereno
    è la più diffusa delle nubi.
    Così meglio intendo il tuo lungo viaggio
    imprigionata tra le bende e i gessi.
    Eppure non mi dà riposo
    sapere che in uno o in due noi siamo una sola cosa.

    ha scritto il 

  • 5

    "Codesto solo oggi possiamo dirti,
    ciò che non siamo, ciò che non vogliamo."

    So di non essere affatto originale citando "Meriggiare pallido e assorto", ma questa è una delle mie poesie preferite in assoluto...

    La potenza evocativa delle poesie di Montale - ...continua

    "Codesto solo oggi possiamo dirti,
    ciò che non siamo, ciò che non vogliamo."

    So di non essere affatto originale citando "Meriggiare pallido e assorto", ma questa è una delle mie poesie preferite in assoluto...

    La potenza evocativa delle poesie di Montale - accentuata in questo caso dall'uso dell'alliterazione, di cui i meravigliosi versi che riporto di seguito sono un esempio enciclopedico - me lo hanno fatto amare sin dai tempi del liceo.

    "E andando nel sole che abbaglia
    sentire con triste meraviglia
    com'è tutta la vita e il suo travaglio
    in questo seguitare una muraglia
    che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia."

    ha scritto il 

  • 0

    A scuola, a parte Meriggiare pallido e assorto, non si studiano molte poesie di Montale, eppure alcune sono davvero belle …

    “Ciò che di me sapeste
    non fu che la scialbatura,
    la tonaca che riveste
    la nostra umana ventura.
    Ed era forse oltre il telo
    l'
    ...continua

    A scuola, a parte Meriggiare pallido e assorto, non si studiano molte poesie di Montale, eppure alcune sono davvero belle …

    “Ciò che di me sapeste
    non fu che la scialbatura,
    la tonaca che riveste
    la nostra umana ventura.
    Ed era forse oltre il telo
    l'azzurro tranquillo;
    vietava il limpido cielo
    solo un sigillo.
    O vero c'era il falòtico
    mutarsi della mia vita,
    lo schiudersi d'un'ignita
    zolla che mai vedrò.
    Restò così questa scorza
    la vera mia sostanza;
    il fuoco che non si smorza
    per me si chiamò: l'ignoranza.
    Se un'ombra scorgete, non è
    un'ombra - ma quella io sono.
    Potessi spiccarla da me,
    offrirvela in dono”.

    **************

    “Antico, sono ubriacato dalla voce
    ch'esce dalle tue bocche quando si schiudono
    come verdi campane e si ributtano
    indietro e si disciolgono.
    La casa delle mie estati lontane,
    t'era accanto, lo sai,
    là nel paese dove il sole cuoce
    e annuvolano l'aria le zanzare.
    Come allora oggi in tua presenza impietro,
    mare, ma non più degno
    mi credo del solenne ammonimento
    del tuo respiro. Tu m'hai detto primo
    che il piccino fermento
    del mio cuore non era che un momento
    del tuo; che mi era in fondo
    la tua legge rischiosa: esser vasto e diverso
    e insieme fisso:
    e svuotarmi così d'ogni lordura
    come tu fai che sbatti sulle sponde
    tra sugheri alghe asterie
    le inutili macerie del tuo abisso”.

    (Ossi di seppia; Mediterraneo)

    ****************

    “Noi non sappiamo quale sortiremo
    domani, oscuro o lieto;
    forse il nostro cammino
    a non tócche radure ci addurrà
    dove mormori eterna l’acqua di giovinezza;
    o sarà forse un discendere
    fino al vallo estremo,
    nel buio, perso il ricordo del mattino.
    Ancora terre straniere
    forse ci accoglieranno: smarriremo
    la memoria del sole, dalla mente ci cadrà il tintinnare delle rime.
    Oh la favola onde s’esprime
    la nostra vita, repente
    si cangerà nella cupa storia che non si racconta!
    Pur di una cosa ci affidi,
    padre, e questa è: che un poco del tuo dono
    sia passato per sempre nelle sillabe
    che rechiamo con noi, api ronzanti.
    Lontani andremo e serberemo un’eco
    della tua voce, come si ricorda
    del sole l’erba grigia
    nelle corti scurite tra le case.
    E un giorno queste parole senza rumore
    che teco educammo nutrite
    di stanchezze e di silenzi,
    parranno ad un fraterno cuore
    sapide di sale greco”

    (Ossi di seppia; Mediterraneo)

    ******************

    http://www.club.it/autori/grandi/eugenio.montale/poesie.html

    http://www.corriere.it/cultura/eventi/2011/secolo-poesia/notizie/dorfles-montale-sentieri-incrociati_7914c17e-6cec-11e1-b7b3-688dd29f4946.shtml

    E, se non tutti i poeti riescono ad appassionarci, scopro che molti di loro sono appassionati di scacchi … o perlomeno menzionano il ‘nobil giuoco’ nelle loro poesie.

    NUOVE STANZE

    Poi che gli ultimi fili di tabacco
    al tuo gesto si spengono nel piatto
    di cristallo, al soffitto lenta sale
    la spirale del fumo
    che gli alfieri e i cavalli degli scacchi
    guardano stupefatti; e nuovi anelli
    la seguono, più mobili di quelli
    delle tua dita.

    La morgana che in cielo liberava
    torri e ponti è sparita
    al primo soffio; s'apre la finestra
    non vista e il fumo s'agita. Là in fondo,
    altro stormo si muove: una tregenda
    d'uomini che non sa questo tuo incenso,
    nella scacchiera di cui puoi tu sola
    comporre il senso.

    Il mio dubbio d'un tempo era se forse
    tu stessa ignori il giuoco che si svolge
    sul quadrato e ora è nembo alle tue porte:
    follìa di morte non si placa a poco
    prezzo, se poco è il lampo del tuo sguardo
    ma domanda altri fuochi, oltre le fitte
    cortine che per te fomenta il dio
    del caso, quando assiste.

    Oggi so ciò che vuoi; batte il suo fioco
    tocco la Martinella ed impaura
    le sagome d'avorio in una luce
    spettrale di nevaio. Ma resiste
    e vince il premio della solitaria
    veglia chi può con te allo specchio ustorio
    che accieca le pedine opporre i tuoi
    occhi d'acciaio.

    ha scritto il 

  • 5

    Il fiore che ripete
    dall'orlo del burrato
    non scordarti di me,
    non ha tinte più liete nè più chiare
    dello spazio gettato tra me e te.

    Un cigolìo si sferra, ci discosta,
    l'azzurro pervicace non ricompare.
    Nell'afa quasi visibile mi riporta all'opp ...continua

    Il fiore che ripete
    dall'orlo del burrato
    non scordarti di me,
    non ha tinte più liete nè più chiare
    dello spazio gettato tra me e te.

    Un cigolìo si sferra, ci discosta,
    l'azzurro pervicace non ricompare.
    Nell'afa quasi visibile mi riporta all'opposta
    tappa, già buia, la funicolare.

    ha scritto il