Otello

Il Moro di Venezia

Di

Editore: Newton Compton (TEN Centopaginemillelire; 8)

4.3
(3830)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 95 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Francese , Polacco , Finlandese , Olandese , Indiano (Hindi) , Russo

Isbn-10: 8879833510 | Isbn-13: 9788879833516 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Traduttore: Suso Cecchi d'Amico , Emilio Cecchi

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Studio di Lingue Straniere

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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    1 La tragedia prende il titolo da Otello. Eppure, è il personaggio di Iago a risaltare: sia per presenza scenica, che per forza e carisma. Insomma, tutta la vicenda è frutto di Iago (ci torneremo), qu ...continua

    1 La tragedia prende il titolo da Otello. Eppure, è il personaggio di Iago a risaltare: sia per presenza scenica, che per forza e carisma. Insomma, tutta la vicenda è frutto di Iago (ci torneremo), quindi perché chiamarla Otello? Perché, di fatto, escludere Iago dal titolo e concentrarsi unicamente su Otello, oggetto, più che soggetto, dell'azione? Perché Otello è l'Uomo, Iago è qualcos'altro. Facciamo un gioco: proviamo a togliere Iago dalla scena, a renderlo anziché personaggio, soltanto motore. Per esempio: quando il fazzoletto di Desdemona cade, è semplicemente Cassio a trovarlo e tenerlo per sé, senza l'intermediazione di Emilia-Iago. Ok. Tolto Iago, cosa succede alla vicenda? Sorprendente nulla: rimane la discesa nella follia e nella gelosia di un Uomo, incapace di gestire il proprio fallimento. Anzi, l'ipotesi del proprio fallimento. La tragedia si intitola come Otello perché è in lui che ci rispecchiamo. Noi siamo Otello. E non ogni tanto, sempre. Siamo noi che cerchiamo di dare un senso a quello che ci circonda, a cercare di comprendere se le persone che amiamo ci amano veramente, a cercare di comprendere se la nostra vita ha effettivamente un senso e uno scopo. E la vita di Otello, per quello che vediamo noi, non ce l'ha. Lo conosciamo come un vero e proprio Dio della guerra, inviato a Cipro per sconfiggere l'armata turca che si sta posizionando Per tutto il primo atto percepiamo tutto questo pericolo imminente, e Otello ne è francamente galvanizzato. Eppure, colmo, l'armata viene fatta colare a picco durante una tempesta, proprio mentre sta arrivando Otello. La Natura spodesta, letteralmente, il Dio della guerra. Otello si trova, così, privato del proprio scopo, del proprio posto nel mondo. Diverse volte Desdemona, la moglie di Otello, ripete con convinzione che la sua cupezza è dovuta a un qualche affare di stato: apparentemente si sbaglia, la sua cupezza è perché è convinto che lo tradisca, ma in realtà, forse, ha ragione, forse veramente la sua cupezza nasce anche da un affare di stato. Comunque. Otello per qualche suo sghiribizzo si convince che la moglie lo tradisca (ricordate, Iago non esiste ora), su quest'isola dove è stato inviato per fare la guerra, e dove la guerra è finita ancora prima che lui arrivasse. Succede. Tutti si è un po' paranoici. Come se non bastasse, gli arriva 'sta lettera che gli dice di tornare a casa, e di lasciare il suo rettorato (o quello che è) a Cassio, proprio l'uomo, il migliore amico, anzi, con cui crede che Desdemona lo stia tradendo. Otello si trova così privato di ogni appiglio, di ogni scopo, di ogni ordine. E' il Caos dell'esistenza quello che vive Otello, quello che viviamo, prima o poi, tutti noi. E Iago in tutto questo è soltanto un deus ex-machina particolarmente elaborato.

    2 Altro centro della tragedia è l'estrema incomprensione dell'Altro. Fondamentalmente, nessuno in Otello capisce cosa pensi l'Altro, o, per lo meno, ne ha soltanto una qualche vaga idea. Se da una parte i giudizi degli altri verso Iago possono essere spiegati con il suo profondo mascheramento, è impossibile non notare come però ogni giudizio sull'Altro sia fatto totalmente a priori e su se stessi. Prendiamo Iago e la moglie Emilia. Iago la giudica inetta, incapace, mezza scema. Anche piuttosto sempliciotta. Emilia, invece, è l'opposto: è lei che lo smaschera davanti a tutti, è leale e buona, eppure dichiara che tradirebbe tranquillamente il marito a patto di una buona ricompensa. Questa profonda incomprensione di Iago, vero e proprio genio mefistofelico, per la moglie è dovuta alla sua convinzione di essere superiore a chiunque, non solo intellettualmente, ma perfino umanamente. E, così, ogni suo giudizio ne viene influito. Fondamentalmente, appare lampante che noi non giudichiamo l'Altro, ma la nostra impressione dell'Altro (e tutto l'accento va posto, qua, su nostra). D'altronde, la gelosia è proprio questo, no? Io l'Altro non lo capisco, non lo conosco. Ne vedo soltanto le azioni, e posso, massimo, tirare a indovinare i perché. Otello fa luogotenente Cassio e non Iago. Perché? Agli occhi di Iago è inconcepibile e incomprensibile una simile scelta. No, è soprattutto umiliante. E' un tradimento (che poi viene implicitamente sublimato in un vago e irrisorio accenno a Otello si è fatto forse mia moglie, ma boh). Otello, di fronte alle prove di Iago del tradimento di Desdemona, ci crede più per fiducia, per fede: ci crede perché ci vuole credere, perché credere che lo stia tradendo, dà un senso alle azioni dell'Altro: Cassio ha pur sempre il fazzoletto di Desdemona.

    3 Un appunto veloce sul fatto che Otello porta come prova della cattiveria di Desdemona per perorarne l'ipotesi del tradimento la recriminazione che lei abbia ferito suo padre sposandolo. Prendere marito come tradimento del padre. Non oso immaginare la felicità di Freud nel leggerlo.

    4 Iago è il Caos. Otello nemmeno prova ad arginarlo o lottare o che. Non si può lottare col Caos. Il Caos è semplicemente devastazione. Affonda le armate e ti spinge alla follia. Sta qua la parte più straziante della tragedia: il Caos è ineludibile. Tranne il primo atto, tutta la tragedia è lo svolgersi pacifico e senza intoppi del piano di Iago. Il primo piano, quello di mettere contro Otello la famiglia di Desdemona, fallisce per la forza delle imprese e del valore in guerra di Otello. Il secondo piano (quello che coinvolge Cassio) arriva fino in fondo senza mai incrinarsi nemmeno una mezza volta. La differenza è semplice: il primo era esterno, il secondo completamente interno.

    5 Iago viene torturato a morte, vero. Il suo piano svelato, vero. Eppure proprio per questo ha veramente successo: Otello scopre di aver ucciso la propria amata senza motivo, per delle credenze. Iago riesce nell'impresa somma: gettare nel nichilismo più completo Otello. Prima la guerra, poi l'amore di Desdemona, infine l'onore. Ricordate, no?, la cosa che Iago è il Caos?

    ha scritto il 

  • 2

    Finché la gondola va...

    Rispetto alle altre opere che ho letto di Shakespeare devo dire che la storia del Moro di Venezia è quella che è riuscita a colpirmi di più: rispetto a "Sogno di una notte di mezza estate" la trama è ...continua

    Rispetto alle altre opere che ho letto di Shakespeare devo dire che la storia del Moro di Venezia è quella che è riuscita a colpirmi di più: rispetto a "Sogno di una notte di mezza estate" la trama è decisamente più scorrevole e oltre al sangue versato (abbondante forse non meno del Macbeth) nella mente del lettore riesce a evocare pensieri ben più tormentati e profondi. I personaggi dell'opera hanno tutti una volontà e una forza incredibile, dai protagonisti fino agli interpreti più marginali: basti pensare al personaggio di Iago, uomo astuto e esperto di intrighi il cui pensiero è mirabilmente riassunto nella frase di chiusura dell'atto I ("L'inferno e la notte debbono portare questo parto mostruoso alla luce del mondo"), e a quello di Emilia, donna assai schietta e pratica che rifiuta l'ipocrisia a cui il costume del suo tempo vorrebbe tanto vederla piegarsi. Un'opera dai toni cupi e talvolta dissacranti, che fa riflettere intensamente tanto sui rapporti umani quanto su tematiche attuali più che mai, come quelle della misoginia e del razzismo.

    ha scritto il 

  • 4

    Rispetto alle altre tragedie di Shakespeare forse è quella che mi è piaciuta meno, ma con ciò non voglio dire che non sia all'altezza delle altre, infatti le ho dato 4 stelle!

    ha scritto il 

  • 5

    La gelosia è figlia...

    ... dell'insicurezza.
    Ciò detto come si fa a parlare di Shakespeare?
    È ineffabile.
    Quest'opera teatrale, in cui Mario Praz rilevava molte incongruenze e su cui non solo la critica letteraria ma la pis ...continua

    ... dell'insicurezza.
    Ciò detto come si fa a parlare di Shakespeare?
    È ineffabile.
    Quest'opera teatrale, in cui Mario Praz rilevava molte incongruenze e su cui non solo la critica letteraria ma la pissicanalisi si è sprecata, è ineffabile.
    Otello è il simbolo di quanto e come i timori interiori e una identità slambricciata alterino la percezione della realtà, portando a lavorio paranoico.
    Poco conta per il Moro che Desdemona abbia sfidato il padre, i benpensanti e la società per amor suo.
    Si presta orecchio alla menzogna e alla apparenza, lasciando che la fantasia galoppi, mentre una semplice diretta domanda avrebbe potuto fare chiarezza.
    Ma Otello vede solo il freddo verde della gelosia e agisce di conseguenza.
    La tragedia della paranoia.
    Così come Romeo e Giulietta è la tragedia della fretta.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    La trama si sa :lui ama lei ma il cattivo si mette in mezzo e soffiando sulla gelosia di lui determina il patatrac.
    Sarò blasfemo ma rispetto ad altre opere di S. questa di Otello non è riuscita a coi ...continua

    La trama si sa :lui ama lei ma il cattivo si mette in mezzo e soffiando sulla gelosia di lui determina il patatrac.
    Sarò blasfemo ma rispetto ad altre opere di S. questa di Otello non è riuscita a coinvolgermi e a stimolare riflessioni sull'animo umano. Perché leggo S. se non per questo? S. indaga come nessun altro nel torbidume che è in noi e lo fa in modo sublime con parole che ti scuotono e che lasciano il segno. Nel caso dell'Otello la mia ignoranza o la mia insensibilità non mi hanno permesso di scavare all'interno di queste parole come probabilmente altri avranno fatto.
    Che la gelosia sia un sentimento autodistruttivo ed irrazionale mi pare un dato assodato, chiaro.
    Che derivi dall'amore o ne sia l'antitesi è dibattuto da sempre.
    Che poi possa essere innescato da una trama calunniosa sorretta dall'interesse privato di un singolo mi sembra un tantino ingenuo e poco realistico. Nell'Otello non vi sono streghe o maledizioni che si precipitino nel reale per influenzarlo ma tutto viene descritto come sequenze razionali e premeditate. E allora bisogna dire che è l'architettura globale che sembra fragile e poco concreta.
    Ci sono poi i personaggi : qui il bianco e il nero sono distinti e separati con il coltello. da un lato l'amore , il coraggio e i forti sentimenti dall'altro il sotterfugio , l'interesse personale, il tradimento. Ma si, voglio dare a S. un consiglio post-mortem : ma quanto meglio avresti fatto se avessi dipinto uno Iago un po' più umano e meno diabolico. Se ci fosse stato in lui un po' di tormento per quello che si accingeva a fare, se fosse stato spinto da qualche movente almeno umanamente comprensibile che non il potere tout-curt (l'avanzamento di carriera diremmo noi oggi). E' nel Grigio che noi comuni mortali sguazziamo ogni giorno. Per capirci dobbiamo ritrovarci un poco nei cattivi. Altrimenti ci schieriamo con il buono e chi si è visto si è visto e nessun ragionamento e autocritica viene innescata.
    E' ovvio che di Iago ne incontriamo nella vita quotidiana anche se mitigati da tante scusanti e da fini superiori. Di questa figura mi colpisce la doppiezza: la capacità di avere i piedi in due scarpe ; mantenere buoni rapporti con tutti ma perseguire un fine nascosto e preciso. Come sempre nei rapporti umani il non detto, il fine nascosto , le motivazioni reali o psicologiche all'azione salgono alla ribalta.
    Un'unica considerazione ancora : quello che personalmente mi preoccupa di più è l'impatto su di me degli "Iago di tutti i giorni" ; non vorrei assomigliare troppo al mitico Otello.

    ha scritto il 

  • 3

    Un esempio magistralmente riuscito su come la gelosia possa diventare una persecuzione compulsiva.
    Otello a seguito della notizie che Desdemona, sua moglie, ha una relazione extraconiugale con Cassio ...continua

    Un esempio magistralmente riuscito su come la gelosia possa diventare una persecuzione compulsiva.
    Otello a seguito della notizie che Desdemona, sua moglie, ha una relazione extraconiugale con Cassio perde completamente il senno tanto da compiere un gesto estremo.

    ha scritto il 

  • 0

    Pudding!

    c'erano due, seduti su una panchina, uno
    leggeva l'otello e l'altro anche

    che simpatici, uno diceva a guardarli
    poi se stringevi gli occhi ti accorgevi, che uno

    aveva la versione di baldini l'altro qu ...continua

    c'erano due, seduti su una panchina, uno
    leggeva l'otello e l'altro anche

    che simpatici, uno diceva a guardarli
    poi se stringevi gli occhi ti accorgevi, che uno

    aveva la versione di baldini l'altro quella di serpieri
    [con note di Bassi]

    allora: leggevano uno una riga e l'altro la stessa
    riga nell'altra traduzione

    simpatici, veramente
    A un certo punto la mia attenzione è stata

    catturata da questo passaggio
    "La sua virtù è santa come un pudding!"

    E l'altro:
    "benedetta un cazzo!"

    Essendo io molto sensibile alle parole,
    specie se brutali, ho esatto [da esigere] di

    vedere la versione con questo passaggio.
    E mondoperduto!!! diceva proprio così

    il bardo.
    "Benedetta" ecc. oh mondo senza freni,

    oh, parole vacue: perché cancellare quel
    pudding così limpido e chiaro?

    Perché perché?

    ha scritto il 

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