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Otra vuelta de tuerca

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Publisher: Siruela

3.8
(3569)

Language:Español | Number of Pages: 184 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , Chi traditional , French , Italian , German , Portuguese , Catalan , Greek , Polish

Isbn-10: 8498415888 | Isbn-13: 9788498415889 | Publish date: 

Translator: José Bianco ; Preface José María Guelbenzu

Also available as: Hardcover , Mass Market Paperback , Others , Leather Bound

Category: Fiction & Literature , Horror , Mystery & Thrillers

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Book Description
¿Qué puede hacer una institutriz, sola en un aislado caserón, para proteger a sus dos pupilos del lento acoso de los fantasmas? Nos hallamos ante uno de los mejores argumentos de la literatura moderna. Se ha dicho que encierra un aviso de la presencia del mal más allá de toda imaginación, una refinadísima historia sobre los inconvenientes de la bondad, una metáfora de la escritura. Tal vez las interpretaciones sean infinitas…
Esta traducción, obra del argentino José Bianco, tiene categoría de clásica. Jorge Luis Borges escribió: «Recuerdo ahora su admirable versión del más famoso de los cuentos de Henry James. El título es, literalmente, La vuelta de tuerca. Bianco, fiel a la complejidad de su artífice, nos da Otra vuelta de tuerca».
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  • 4

    seconda lettura dopo molti anni- e stavolta, conoscendo meglio l'inglese, ho apprezzato ancora di più la lingua bellissima con cui james costruisce una storia inquietante, in cui quello che spaventa è il non detto e in cui si mescolano sapientemente realtà e allucinazione. perfetto.

    said on 

  • 4

    Uno di quei romanzi che tutti conoscono, che tutti citano, che tutti apprezzano ma che pochissimi hanno letto. Io ho voluto colmare questa lacuna e ne sono felicissimo, perché di tanto in tanto fa bene ripiombare nelle atmosfere di terrore gotico in voga nell’‘800. Gran romanzo di fantasmi, legge ...continue

    Uno di quei romanzi che tutti conoscono, che tutti citano, che tutti apprezzano ma che pochissimi hanno letto. Io ho voluto colmare questa lacuna e ne sono felicissimo, perché di tanto in tanto fa bene ripiombare nelle atmosfere di terrore gotico in voga nell’‘800. Gran romanzo di fantasmi, leggetelo a Natale ché vi fa bene.

    said on 

  • 3

    Un libro che non arriva mai al dunque

    Non so se è stata solo la mia impressione, ma in questo romanzo James non arriva mai al dunque. Crea atmosfera, incuriosisce, getta indizi a destra e a manca, e poi finisce senza che si sia chiarito nemmeno uno dei tanti misteri accennati.


    Per non parlare del fatto che, a conclusione della ...continue

    Non so se è stata solo la mia impressione, ma in questo romanzo James non arriva mai al dunque. Crea atmosfera, incuriosisce, getta indizi a destra e a manca, e poi finisce senza che si sia chiarito nemmeno uno dei tanti misteri accennati.

    Per non parlare del fatto che, a conclusione della vicenda, la scena non ritorna nel salotto in cui hanno cominciato a raccontare la storia.

    Mah.

    said on 

  • 4

    You can translate this review on: http://labibliotecadidrusie.blogspot.it/
    Avevo vagamente idea di cosa aspettarmi da questo libro prendendolo come romanzo gotico (anche se non sono sicura che rientri in questo genere), ma, come sempre questo tipo di libri, contiene molto più che non una st ...continue

    You can translate this review on: http://labibliotecadidrusie.blogspot.it/
    Avevo vagamente idea di cosa aspettarmi da questo libro prendendolo come romanzo gotico (anche se non sono sicura che rientri in questo genere), ma, come sempre questo tipo di libri, contiene molto più che non una storia di paura.
    Inizia con una tecnica consolidata: qualcuno estraneo alla vicenda racconta una storia che ha sentito/letto/trovato. Nel caso specifico, alla vigilia di Natale, in una casa si raccontano storie di paura sui fantasmi e il signor Daniels promette di leggere la storia più terrificante che conosca, scritta da un'istitutrice e affidatagli da lei stessa.
    Questo è il presupposto e 'la scusa' per dare il via alla storia. Da questo momento la voce narrante (e protagonista) diviene la giovane istitutrice, di cui non viene svelato mai il nome. Elemento forse voluto, dato che tutto il libro è giocato sul detto - non detto.
    L'intera vicenda lascia il lettore perplesso perchè l'istitutrice racconta, con nitidezza di particolari, tutto dal proprio punto di vista. Questo porta a pensare che abbia assolutamente ragione. Da un esame più oggettivo viene, però, da chiedersi: ma siamo sicuri? lei continua a spiegare tutto con verbi tipo: capivo, vedevo, mi accorgevo; in realtà il comportamento dei bambini appare ambiguo perchè mediato, appunto, dalle sue parole, se analizzato oggettivamente, non sembra niente di diverso che normale esuberanza o vivacità data dall'età, comunque non guidato da malefici o cattive influenze. Sono bambini che si atteggiano a buoni, che ogni tanto combinano qualche marachella. Come quasi tutti i bambini del mondo.
    Quindi torna la domanda del dove sia la verità: è l'istitutrice che esagera e vede cose dove non ce ne sono, o ha ragione e i bambini sono sotto l'influsso malefico dei fantasmi?
    L'ultima pagina sembra chiarire un po' di più, ma in realtà, si è portati a credere ciò che si è creduto nel resto del libro, perchè anche in questo caso non c'è nessun cenno di questa fantomatica influenza.

    Personaggi: Devo dire che il libro è piuttosto egocentrico. Può essere paragonato ad un diario e questo può giustificare in parte la totale mancanza di punti di vista diversi, neanche per immedesimazione. L'istitutrice pensa, decide una sua interpretazione e ciò che ha deciso è, senza che le venga mai nessun dubbio. Decide che i due bambini sono sotto l'influsso dei fantasmi e così è. In realtà, ciò che porta ad esempio non sono niente più che le classiche sfide che bambini e pre adolescenti lanciano di continuo agli adulti.
    Su di loro più di questo non viene detto.
    Più o meno lo stesso accade per i fantasmi. Sono 'nefandi, 'malefici', 'creature dell'inferno' così come lo sono stati in vita, ma cosa abbiano fatto è lasciato totalmente al lettore. Frasi in sospeso e parole velate possono far intuire, ma l'immaginazione dipende molto da chi legge. Cosa abbiano fatto e se davvero abbiano fatto qualcosa, non viene mai detto chiaramente.
    Gli ultimi due personaggi della storia sono la signora Grose e lo zio.
    La donna è del tipo semplice, un po' malleabile. crede all'istitutrice, poi dubita, poi crede di nuovo. E' più utilizzata come ascoltatrice che come personaggio attivo.
    Lo zio non compare mai, soprattutto per sua volontà. E' tassativo, infatti, che l'istitutrice debba risolvere tutto da sola, senza disturbarlo mai, per nessun motivo. Un comportamento un po' misterioso e che travalica il comune menefreghismo. Anche qui: lo zio lo è davvero o conosce una verità scomoda che preferisce ignorare in toto?

    Stile: Elegante e pacato come tutti i romanzi di quell'epoca. I fatti non sono mai troppo chiari e ricchi di particolari, ma le emozioni sono sempre estreme e violente. L'abbondanza di aggettivi positivi e negativi è rispettata e anche le descrizioni occupano il giusto spazio.

    Giudizio finale complessivo: Da un lato mi è piaciuto, dall'altro ammetto che è stato un pelo sotto altri classici che mi sono capitati. Non saprei dire esattamente cosa mi fa storcere un po' il naso se non la poca chiarezza in tante vicende. Per fare qualche esempio: avrei preferito che il comportamento dello zio venisse spiegato un po' di più; l'unica che fa venire dei dubbi sull'istitutrice è la signora Grose quando ammette di non aver visto nessun fantasma, se doveva essere un gioco di 'è bianco o è nero?' avrei preferito che ci fossero più voci a mettere in dubbio la veridicità di ciò che afferma la ragazza. I fantasmi non parlano mai nel libro e non spiegano quindi le loro motivazioni. Piccoli particolari che, tutti assieme, hanno tolto un po' di gusto per la lettura. Diciamo che, pur rispettando il gioco dei dubbi, avrei preferito un po' più di chiarezza, invece è tutto vago e poco approfondito.
    Nel voto tengo conto anche dell'epoca in cui è stato scritto e dello stile che vigeva, ma lo ammetto, fosse stato un romanzo moderno scritto ai nostri giorni, lo avrei stroncato.
    Voto: 7/10

    said on 

  • 4

    Terrificante

    Creature semi-visibili che ti gelano con il loro sguardo che spia da antiche finestre e giocano ad un malvagio nascondino con i due bambini innocenti che vivono nel maniero.
    Giorno dopo giorno, notte dopo notte, le creature si avvicinano, con crescente orrore della giovane governante - l'un ...continue

    Creature semi-visibili che ti gelano con il loro sguardo che spia da antiche finestre e giocano ad un malvagio nascondino con i due bambini innocenti che vivono nel maniero.
    Giorno dopo giorno, notte dopo notte, le creature si avvicinano, con crescente orrore della giovane governante - l'unica che può sperare di salvarli anche quando non desiderano più essere salvati.
    Il numero 1 perfetto per la mia lista di libri da leggere la notte di Halloween.
    http://cartaforbicigatto.wordpress.com/2014/10/31/20-great-scary-and-not-so-predictable-books-also-a-cute-diy-for-halloween/

    said on 

  • *** This comment contains spoilers! ***

    0

    "Come and play with us, Danny. Forever... and ever... and ever"

    "E ricordate, nessuna porta deve essere aperta prima che l'ultima sia stata chiusa."


    4 stelle


    Citazioni importanti estrapolate da due altrettanto fondamentali pellicole cinematografiche facenti parte della cultura popolare odierna: 'Shining' di Stanley Kubrick del 1980 e 'The Others ...continue

    "E ricordate, nessuna porta deve essere aperta prima che l'ultima sia stata chiusa."

    4 stelle

    Citazioni importanti estrapolate da due altrettanto fondamentali pellicole cinematografiche facenti parte della cultura popolare odierna: 'Shining' di Stanley Kubrick del 1980 e 'The Others' di Alejandro Amenabar del 2001. Un unico racconto che accomuna questi film: 'The Turn Of The Screw' di Henry James. Una storia appartenente all'horror psicologico che, oltre ad aver ispirato i sopracitati registi, ha in larga misura influenzato anche lo stesso Stephen King. Al di là delle più conosciute opere classiche del terrore come 'Dracula' di Bram Stoker, 'Il Fantasma dell'Opera' di Gaston Leroux o i 'Racconti' di Edgar Allan Poe (per non citare tantissimi testi dell'Ottocento, Novecento e altri a noi contemporanei), lo scritto di James occupa una posizione di assoluto rilievo all'interno di questo vastissimo panorama.
    'Giro Di Vite' viene pubblicato nel 1898. Periodo storico durante il quale il racconto gotico nell'ambiente letterario e le sedute spiritiche, o i resoconti di fatti di cronaca piuttosto macabri, nei circoli degli altolocati e mondani salotti londinesi stanno riscuotendo grande successo. Henry James con questo testo aprofitta sempre più di scavare e studiare i meandri dell'anima e della psiche umane. Per lui i fenomeni paranormali e la trama della storia sono soltanto un escamotage per, in verità, parlare di paure, reconditi desideri e traumi psicologici di ognuno dei personaggi presenti nel libro. Quindi vi è sempre un'ambiguità di fondo che gioca sul detto/non detto. Lo stile narrativo è molto criptico, infatti. E noi lettori non sapremo mai se quello che succede è tutto reale, o sono solo scherzi della mente di Miss Giddens, sebbene voce narrante della vicenda. O ancora: perché Peter Quint e Miss Jessel sono morti? Per quale motivo gli spiriti malvagi dei due desiderano corrompere e "possedere" i piccoli Flora e Miles? E alla fine qual'è la causa del decesso del ragazzino? Sono tutte domande alle quali l'autore non darà mai una risposta chiara.
    'The Turn Of The Screw' è sicuramente un'accattivante storia dell'orrore che ancora oggi continua ad affascinare, nonché uno dei capolavori dello scrittore statunitense.

    said on 

  • 4

    Maravillosamente bien escrita, estar corta novela de ¿terror? de Henry James, nos presenta una historia difícil de precisar.
    La obra es magnífica, en cuanto a calidad literaria se refiere. No falta o sobra ningún párrafo, y cada palabra ha sido escogida cuidadosamente, para generar el efect ...continue

    Maravillosamente bien escrita, estar corta novela de ¿terror? de Henry James, nos presenta una historia difícil de precisar.
    La obra es magnífica, en cuanto a calidad literaria se refiere. No falta o sobra ningún párrafo, y cada palabra ha sido escogida cuidadosamente, para generar el efecto deseado. Precisamente, esta cualidad de la novela, es lo que hace que te resulte un esfuerzo agotador leerla. Cada palabra, frase o párrafo, tiene un sentido literal, otro metafórico y un último sentido oculto, que queda a la interpretación de cada lector. Este último hecho, es lo que hace que la historia te resulte extraña y confusa, puesto que todo depende de sentido del que cada uno quiera dotar a la novela. Eso sí, el final es impactante e imprevisible.
    Para terminar, solo me resta recomendarselo a todo el mundo, ya que es una novela que te inquieta y te atrapa, sin soltarte, hasta la última página.

    said on 

  • 4

    Henry James se me ha revelado con esta novela como un auténtico maestro de insinuar sin decir. Me ha encantado sumergirme en esa atmósfera gótica y misteriosa con esos niños tan desasosegantes.

    said on 

  • 5

    L'inaudita ambiguità di un racconto meraviglioso

    Il giro di vite è senza dubbio il racconto più noto di James, anche perché ne sono state tratte numerose versioni per il cinema e per la televisione. E' anche una delle opere di questo autore in cui la sua peculiare capacità di affidare a ciò che non scrive, a ciò che non dic ...continue

    Il giro di vite è senza dubbio il racconto più noto di James, anche perché ne sono state tratte numerose versioni per il cinema e per la televisione. E' anche una delle opere di questo autore in cui la sua peculiare capacità di affidare a ciò che non scrive, a ciò che non dice, l'essenza delle sue storie, raggiunge una delle massime vette.
    James è il maestro del non detto, dell'ambiguità della scrittura, anche nei grandi romanzi della maturità in cui pure si dilunga in pagine di descrizioni su ciò che provano e pensano i suoi personaggi: questo celebre racconto lungo (o romanzo breve) gli permette – anche grazie all'ambientazione gotica - di sperimentare sino alle estreme conseguenze una modalità di comunicazione con il lettore che lascia aperte tutte le porte e tutti i livelli dell'interpretazione, compresi quelli attinenti la storia in sé. Cerco di spiegarmi. Solitamente, leggendo un'opera letteraria, si “accetta” la storia, la trama, come un dato di fatto, e si cerca di comprendere se essa sottenda simboli, metafore, rimandi ad elementi di carattere autobiografico, sociale, politico, psicologico o altro: se l'autore, attraverso quella storia, abbia voluto dirci qualcosa su di sé, sulle sue emozioni, sul mondo in cui vive.
    L'elemento spiazzante de Il giro di vite risiede secondo me nel fatto che la storia stessa non è affatto univocamente interpretabile, ragion per cui i livelli interpretativi – per così dire – aumentano in misura esponenziale.
    La trama del racconto è nota: una giovane istitutrice viene assunta per istruire, in una villa della campagna inglese, due bambini – Miles e Flora – orfani ed angelici. Dopo pochi giorni ella comincia a vedere due strane e silenziose figure, che scopre essere il domestico e la precedente istitutrice, entrambi morti misteriosamente poco tempo prima e che erano amanti. La protagonista si convince che i due fantasmi mirano a portar via i bambini e inizia una drammatica lotta per sottrarli al loro influsso.
    Il dilemma centrale - riscontrabile nelle varie trasposizioni e anche in alcune recensioni dei lettori in rete – attorno al quale parrebbe ruotare l'interpretazione della vicenda è se i fantasmi visti dall'istitutrice esistano davvero o siano un parto della sua fantasia, delle sue frustrazioni esistenziali. James ovviamente non ce lo dice, e dissemina lungo il racconto indizi a favore sia di una tesi sia dell'altra. Sono molte altre le cose che non dice: ad esempio come siano morti i due “fantasmi”, cosa abbiano combinato per essere ricordati come malvagi, perché il piccolo Miles sia stato espulso dal collegio. Ne esce, come detto, una storia che lascia al lettore la possibilità di costruirsi un quadro personale, e credo che questo – a dispetto di chi lo ritiene un limite – sia una delle caratteristiche che fanno di questo racconto un capolavoro assoluto, un testo precursore della letteratura novecentesca e del suo rapporto con la psicologia e la psicanalisi.
    Secondo me James era perfettamente consapevole di avere scritto qualcosa di inusitato per l'epoca, e la scelta del titolo ne è la prova. Nel testo il titolo viene spiegato dal fatto che la storia viene narrata – durante una serata tra amici – dopo una storia di fantasmi che coinvolgeva un solo bambino. Il giro di vite starebbe quindi nel maggior grado di terrore che questa storia, coinvolgendo due bambini ed essendo ambientata in una campagna idilliaca, farebbe provare all'uditore. Azzardo una ipotesi più nascosta: che l'autore si riferisca al giro di vite dato alla sua narrativa, nel momento in cui mette in scena una storia di una inaudita ambiguità.
    Avendo detto che il racconto può dar luogo a 2^n interpretazioni (dove 2 sono i livelli – trama e contenuto – e n le possibilità interpretative) non mi sottraggo al piacere di fornire la mia personale interpretazione, pur nella consapevolezza che sfocerà nel mare delle banalità in cui confluiscono la maggior parte dei torrenti scaturiti dalla mente dei critici improvvisati (e spesso anche da quelle dei critici di professione).
    A mio avviso chiedersi se i fantasmi esistono, se sono generati dalla fantasia dei bambini, da quella dell'istitutrice o dai fatti precedenti la storia narrata è un falso problema.
    I fantasmi, a mio avviso, sono chiaramente un simbolo, e rappresentano la vita cui i due bambini stanno andando incontro, che inevitabilmente li attira, e di cui chi li ama ha paura. L'istitutrice indubitabilmente idealizza i due piccoli protagonisti, li vede sotto una luce angelica, e non può accettare che essi siano bambini in carne ed ossa, con le loro piccole contraddizioni destinate ad aumentare man mano che cresceranno. Lo testimonia il fatto che Miles – il vero protagonista della storia, il bambino che ormai si sta facendo ragazzo – sia stato scacciato dal collegio per alcune (non riportate nel racconto) frasi (sconce?) dette ai compagni, e che sino all'ultima pagina l'istitutrice cerchi di capire la causa di tale allontanamento, rifiutando la possibilità che Miles sia davvero colpevole. I fantasmi sono quindi la vita adulta, nella quale la componente erotica ha una capitale importanza: essi erano amanti, e il reclamare il possesso dei piccoli (azione peraltro solo immaginata dall'istitutrice, visto che i fantasmi si limitano a guardar tacendo) ha un significato direi palese.
    Nel finale James ci vuole forse dire che l'ingresso nella vita adulta non può avvenire se non tramite il violento distacco dall'innocenza dell'infanzia, che per diventare grandi è necessario uccidere il bambino che era in noi. Forse, facendo un ulteriore passo, si può intendere tutta la storia come una critica di James alle convenzioni sociali e soprattutto morali dell'Inghilterra vittoriana. L'istitutrice, personificazione dell'autorità incaricata di instradare i bimbi verso una corretta morale, non può accettare che essi siano venuti in contatto con una diversa visione della vita, con un'altra prospettiva ritenuta moralmente inaccettabile. Schiava delle convenzioni, combatte questi fantasmi sacrificando a questa lotta la vita stessa di Miles.
    Tante cose vi sarebbero ancora da dire, ad esempio sulla tecnica narrativa di James: l'edizione Garzanti che ho letto riporta una splendida introduzione di Franco Cordelli, che consiglio vivamente a chi volesse approfondire la conoscenza di questo meraviglioso, enigmatico racconto.

    said on 

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