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Ottavio di Saint-Vincent

Di

Editore: Adelphi

3.9
(57)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 90 | Formato: Altri

Isbn-10: 8845915697 | Isbn-13: 9788845915697 | Data di pubblicazione: 

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Poeta afflitto dalla miseria e dalla noia, Ottavio di Saint-Vincent vive nellaperenne attesa di qualcosa cui egli stesso non sa dare il nome, e solo questairragionevole ma pervicace attesa lo trattiene dal suicidio. Ma il destino puòassumere strane forme: quella, ad esempio di una duchessa ricchissima che, persfuggire a sua volta alla noia, decide di raccogliere "un giovane povero, unuomo disperato", magari "ubriaco, addormentato, incosciente", e di elevarlotemporaneamente al rango di duca e suo sposo. E può poi accadere che lafinzione generi una finzione ulteriore non a tutti gradita, forse neppure alsuo rigoroso interprete, che si trova prigioniero di qualcosa che aveva finoad allora fuggito: la costrizione.
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  • 5

    I racconti di Landolfi sono labirinti da cui è sempre molto difficile uscire.

    Scrittore dalla perfezione unica!

    .....

    "Ah come non vedete che noi tutti veniamo dalla stessa noia e andiamo verso lo stesso nulla?"

    ha scritto il 

  • 4

    Un poeta disperatamente povero e annoiato si fa raccogliere per strada da una duchessa altrettanto annoiata, ma immensamente ricca e in vena di scherzi. Lei, in effetti, intenderebbe proiettarlo a sua insaputa e di punto in bianco in una gabbia dorata che dovrebbe risultargli estranea ed ingestib ...continua

    Un poeta disperatamente povero e annoiato si fa raccogliere per strada da una duchessa altrettanto annoiata, ma immensamente ricca e in vena di scherzi. Lei, in effetti, intenderebbe proiettarlo a sua insaputa e di punto in bianco in una gabbia dorata che dovrebbe risultargli estranea ed ingestibile, vorrebbe ovvero renderlo temporaneamente duca ed esibirlo a palazzo come una buffa bestiola per lo spasso degli altri aristocratici. Il poeta però non si farà cogliere impreparato, dimostrandosi insuperabile quanto a sarcasmo e superbia vera e propria. Avvicinato dagli spasimanti e dai rivali della nobildonna, li sbeffeggerà uno per uno, accumulando al tavolo da gioco una fortuna che con disinvoltura sperpererà allo stesso tavolo poco tempo dopo. Fino ad annoiarsi nuovamente e ad abbandonare di sua sponte baracca e burattini, per tornare su quella stessa strada in cui era stato raccattato. Al di là del consueto articolatissimo linguaggio, che a molti potrebbe risultare indigesto quando non insopportabile, la breve trama sprigiona da ogni poro i dilemmi autobiografici dell'autore, primo fra tutti il linguaggio stesso, poi l'insofferenza alla miseria e la malia dell'azzardo. Un Landolfi minore, ma pur sempre un autentico Landolfi.

    ha scritto il 

  • 4

    "Mi viene in mente quando dalla buia strada ci si fermi a guardare, dietro alle vetrate d'una di queste aristocratiche dimore, le coppie che danzano alla luce palpitante dei doppieri, gettando lunghe ombre sulle pareti e sul soffitto. La musica non si ode, e loro passano e ripassano, prese in un ...continua

    "Mi viene in mente quando dalla buia strada ci si fermi a guardare, dietro alle vetrate d'una di queste aristocratiche dimore, le coppie che danzano alla luce palpitante dei doppieri, gettando lunghe ombre sulle pareti e sul soffitto. La musica non si ode, e loro passano e ripassano, prese in un ritmo assurdo, ozioso, in una vana e incomprensibile agitazione, quasi ombre esse stesse, quasi fumo o sogno che un bizzarro capriccio abbia per un attimo addensato, che un vento errante, chissà donde venuto, agiti fuggevolmente... E forse anch'io sarò così."

    ha scritto il 

  • 4

    Incantevole come, in ogni occasione, sia essa quella più vasta dell'opera diaristica o più apparentemente ridotta dei lunghi racconti-romanzi brevi, Landolfi riesca a dimostrare una capacità di penetrare le tematiche della narrazione in modo totale e stupefacente: è inutile, a simili prove di Scr ...continua

    Incantevole come, in ogni occasione, sia essa quella più vasta dell'opera diaristica o più apparentemente ridotta dei lunghi racconti-romanzi brevi, Landolfi riesca a dimostrare una capacità di penetrare le tematiche della narrazione in modo totale e stupefacente: è inutile, a simili prove di Scrittura non siamo mai abituati. Questa è una fiaba con tutti i topoi al seguito: mancanza di verosimiglianza, indeterminatezza, morale finale etc etc eppure non manca della nobiltà linguistica, tenace e altera, che l'autore ci ha abituati a trovare nella sua opera; allo schema della fiaba vanno a unirsi, in un incontro del tutto destrutturato, i temi, sempre più o meno sottilmente autobiografici, cari a Landolfi: il senso della caducità continua dell'esistere, il gioco come simbolo della perpetua schizofrenia dell'uomo sociale e la nostra inafferrabile e immodificabile sorte di esseri svuotati, fantasmi della nostra recita, qualsiasi sia il contesto, il palcoscenico, su cui ci diamo vita.

    ha scritto il