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Ottavio di Saint-Vincent

Di

Editore: Adelphi (Piccola biblioteca, 454)

3.9
(62)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 91 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845915697 | Isbn-13: 9788845915697 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Poeta afflitto dalla miseria e dalla noia, Ottavio di Saint-Vincent vive nella perenne attesa di qualcosa cui egli stesso non sa dare il nome, e solo questa irragionevole ma pervicace attesa lo trattiene dal suicidio. Ma il destino può assumere strane forme: quella, ad esempio di una duchessa ricchissima che, per sfuggire a sua volta alla noia, decide di raccogliere "un giovane povero, un uomo disperato", magari "ubriaco, addormentato, incosciente", e di elevarlo temporaneamente al rango di duca e suo sposo. E può poi accadere che la finzione generi una finzione ulteriore non a tutti gradita, forse neppure al suo rigoroso interprete, che si trova prigioniero di qualcosa che aveva fino ad allora fuggito: la costrizione.
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  • 5

    I racconti di Landolfi sono labirinti da cui è sempre molto difficile uscire.

    Scrittore dalla perfezione unica!

    .....

    "Ah come non vedete che noi tutti veniamo dalla stessa noia e andiamo verso lo ste ...continua

    I racconti di Landolfi sono labirinti da cui è sempre molto difficile uscire.

    Scrittore dalla perfezione unica!

    .....

    "Ah come non vedete che noi tutti veniamo dalla stessa noia e andiamo verso lo stesso nulla?"

    ha scritto il 

  • 4

    Un poeta disperatamente povero e annoiato si fa raccogliere per strada da una duchessa altrettanto annoiata, ma immensamente ricca e in vena di scherzi. Lei, in effetti, intenderebbe proiettarlo a sua ...continua

    Un poeta disperatamente povero e annoiato si fa raccogliere per strada da una duchessa altrettanto annoiata, ma immensamente ricca e in vena di scherzi. Lei, in effetti, intenderebbe proiettarlo a sua insaputa e di punto in bianco in una gabbia dorata che dovrebbe risultargli estranea ed ingestibile, vorrebbe ovvero renderlo temporaneamente duca ed esibirlo a palazzo come una buffa bestiola per lo spasso degli altri aristocratici. Il poeta però non si farà cogliere impreparato, dimostrandosi insuperabile quanto a sarcasmo e superbia vera e propria. Avvicinato dagli spasimanti e dai rivali della nobildonna, li sbeffeggerà uno per uno, accumulando al tavolo da gioco una fortuna che con disinvoltura sperpererà allo stesso tavolo poco tempo dopo. Fino ad annoiarsi nuovamente e ad abbandonare di sua sponte baracca e burattini, per tornare su quella stessa strada in cui era stato raccattato.
    Al di là del consueto articolatissimo linguaggio, che a molti potrebbe risultare indigesto quando non insopportabile, la breve trama sprigiona da ogni poro i dilemmi autobiografici dell'autore, primo fra tutti il linguaggio stesso, poi l'insofferenza alla miseria e la malia dell'azzardo. Un Landolfi minore, ma pur sempre un autentico Landolfi.

    ha scritto il 

  • 4

    "Mi viene in mente quando dalla buia strada ci si fermi a guardare, dietro alle vetrate d'una di queste aristocratiche dimore, le coppie che danzano alla luce palpitante dei doppieri, gettando lunghe ...continua

    "Mi viene in mente quando dalla buia strada ci si fermi a guardare, dietro alle vetrate d'una di queste aristocratiche dimore, le coppie che danzano alla luce palpitante dei doppieri, gettando lunghe ombre sulle pareti e sul soffitto. La musica non si ode, e loro passano e ripassano, prese in un ritmo assurdo, ozioso, in una vana e incomprensibile agitazione, quasi ombre esse stesse, quasi fumo o sogno che un bizzarro capriccio abbia per un attimo addensato, che un vento errante, chissà donde venuto, agiti fuggevolmente... E forse anch'io sarò così."

    ha scritto il 

  • 4

    Incantevole come, in ogni occasione, sia essa quella più vasta dell'opera diaristica o più apparentemente ridotta dei lunghi racconti-romanzi brevi, Landolfi riesca a dimostrare una capacità di penetr ...continua

    Incantevole come, in ogni occasione, sia essa quella più vasta dell'opera diaristica o più apparentemente ridotta dei lunghi racconti-romanzi brevi, Landolfi riesca a dimostrare una capacità di penetrare le tematiche della narrazione in modo totale e stupefacente: è inutile, a simili prove di Scrittura non siamo mai abituati. Questa è una fiaba con tutti i topoi al seguito: mancanza di verosimiglianza, indeterminatezza, morale finale etc etc eppure non manca della nobiltà linguistica, tenace e altera, che l'autore ci ha abituati a trovare nella sua opera; allo schema della fiaba vanno a unirsi, in un incontro del tutto destrutturato, i temi, sempre più o meno sottilmente autobiografici, cari a Landolfi: il senso della caducità continua dell'esistere, il gioco come simbolo della perpetua schizofrenia dell'uomo sociale e la nostra inafferrabile e immodificabile sorte di esseri svuotati, fantasmi della nostra recita, qualsiasi sia il contesto, il palcoscenico, su cui ci diamo vita.

    ha scritto il