Ovunque, proteggici

Di

Editore: Nottetempo (Narrativa)

3.7
(82)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 306 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8874524846 | Isbn-13: 9788874524846 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
In una giornata qualsiasi dei suoi cinquant'anni, Lorenzo Girosa riceve una lettera in cui qualcuno mostra di conoscere un segreto che da anni ha smesso di tormentarlo: un delitto commesso quando era poco più che bambino. Tentando di riannodare i fili di quell'epoca remota, Lorenzo racconta della grande villa in cui ha vissuto, generosa negli spazi ma gravata dalla malasorte di casa senza figli, e della sua famiglia, fatta di uomini inconcludenti e donne compromesse. È la storia del nonno Domenico che cerca fortuna in America, del padre Nicola che senza un mestiere e un talento diventa un rude saltimbanco chiamato Blacmàn, della madre Francesca che scappa di casa per andare sulla pubblicità del sapone LUX. Tutti loro rivivono nello sguardo di Lorenzo che, nascosto dietro le tende di una Villa Girosa ormai deserta, è ben determinato a proteggere quanto di oscuro c'è nel proprio passato. Con una prosa classica e una lingua di carne, "Ovunque, proteggici" denuncia la forza di un destino che è scelta e di un sangue che si riconosce solo nelle ferite.
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  • 5

    Un viaggio nel tempo, un ritorno ad un passato che invece di darsi pace, decide ad un certo punto di riaffacciarsi nella vita di Lorenzo Girosa che, a cinquant’anni suonati, si trova a dover ripercorr ...continua

    Un viaggio nel tempo, un ritorno ad un passato che invece di darsi pace, decide ad un certo punto di riaffacciarsi nella vita di Lorenzo Girosa che, a cinquant’anni suonati, si trova a dover ripercorrere vite e segreti di una famiglia che ha radici lontane nel tempo, radici poco salde e molto faticose.

    Villa Girosa è una casa che ne ha viste tante, troppo grande per le anime perse che l’hanno abitata e a volte troppo stretta per i pensieri pesanti che gravano su quelle anime. Abitata da uomini che non sanno amare e donne che non danno figli, ma dove, pur sempre, figli ne arrivano, figli nati male, figli sbagliati, storti, abbandonati.

    Lorenzo racconta la storia della grande casa e delle persone che l’hanno abitata, arrivando, alla fine, a scoprire che quel passato, di cui pensava di sapere tutto, ha in serbo per lui ancora oscuri segreti.

    Lo stile utilizzato dall’autrice per scrivere questo libro riporta ai quei tempi lontani, è un linguaggio ricco, molto metaforico, elegante e ricercato, perfettamente cesellato per la storia narrata, una saga familiare magistralmente raccontata.

    “Pensavo fosse finita. A cinquant’anni suonati, quando il tempo s’è scelto una strada e la vita ha tutta la aria di far meno rumore, il passato doveva darsi qualche scrupolo a mettere un piede avanti l’altro e rifarsi vivo.”

    OVUNQUE, PROTEGGICI – ELISA RUOTOLO

    EDIZIONI NOTTETEMPO

    PREZZO DI COPERTINA: € 16,50

    ha scritto il 

  • 2

    Lo stile di scrittura è valido e originale, con immagini fortemente evocative. Solo in alcuni tratti sembra che la narrazione sia un prestesto per utilizzare metafore particolari e d'effetto e forse u ...continua

    Lo stile di scrittura è valido e originale, con immagini fortemente evocative. Solo in alcuni tratti sembra che la narrazione sia un prestesto per utilizzare metafore particolari e d'effetto e forse un pò troppo costruite, tanto che in alcuni punti la lettura diventa meno scorrevole; ma nel complesso le espressioni utilizzate dalla scrittrice sono di notevole impatto. Insomma bello lo stile, anche se alcuni concetti sono presentati in modo forse un pò forzato pur di rimanere nello stesso stile. Di contro ci sono troppi personaggi e sembra mancare un'idea narrativa solida. Il romanzo è costruito con una narrazione in prima persona. Lorenzo Girosa racconta dei suoi avi, collegandosi a ricordi della Villa "di famiglia". I vari personaggi, che appaiono tutti secondari, sono interessanti nei loro aspetti ma non sono approfonditi e in alcuni momenti confondono o distraggono il lettore. Idee buone non sviluppate (quasi per ogni personaggio si sarebbe potuto creare uno spin off). La trama principale rimane spezzettata dalla passerella superficiale degli avi familiari e il romanzo sembra non arrivare mai al centro narrativo; è in un continuo decollo senza volo. Bisogna arrivare a più di metà libro per riprendere il filo di quello che sembrerebbe il tema principale, ovvero Lorenzo Girosa. Ma il narratore è un prestesto che coinvolge il lettore solo sul tramonto del libro per arrivare ad un bel finale dopo eccessive giravolte di cugini nonni zii e altro ancora. Per chi vuole leggere un buon esercizio di stile senza leggere un racconto coinvolgente.

    ha scritto il 

  • 2

    Rinuncio

    Nei libri ho sempre cercato prima di tutto storie, possibilmente diverse dalla mia. Questa storia mi è sembrata opaca, si colloca in un'Italia contadina e povera dei primi del '900, ma è troppo generi ...continua

    Nei libri ho sempre cercato prima di tutto storie, possibilmente diverse dalla mia. Questa storia mi è sembrata opaca, si colloca in un'Italia contadina e povera dei primi del '900, ma è troppo generica per essere interessante dal punto di vista documentario . Alcune opere sono tuttavia ammirevoli dal punto di vista stilistico e si apprezzano in particolare se si possono leggere in lingua originale. Io però questo libro non sono riuscita a leggerlo e l'ho lasciato a un quarto: non perchè non ne capissi il messaggio: la scrittura è è talmente elusiva che non riuscivo a capire il senso delle frasi.
    Il mio non è un buon risultato, ma mi sento di dire che non lo è neppure per l'autrice.

    ha scritto il 

  • 1

    "Non seppi più nulla di Blacmàn. Divenne un'ombra del passato che non sbiadì mai del tutto, restò la mano pronta ad afferrarmi da capo nel grigio della sera, la treccia d'aglio dei miei spigoli, un ar ...continua

    "Non seppi più nulla di Blacmàn. Divenne un'ombra del passato che non sbiadì mai del tutto, restò la mano pronta ad afferrarmi da capo nel grigio della sera, la treccia d'aglio dei miei spigoli, un argomento da sorvolare".

    ha scritto il 

  • 5

    Ovunque proteggici di Elisa Ruotolo quando un libro sa farsi ricordare

    La malia delle superstizioni, Garcìa Marquez, la carnalità del linguaggio e la genìa dei Girosa nel romanzo in odor di Strega

    La storia di Ovunque proteggici romanzo nella rosa dei dodici finalisti al ...continua

    La malia delle superstizioni, Garcìa Marquez, la carnalità del linguaggio e la genìa dei Girosa nel romanzo in odor di Strega

    La storia di Ovunque proteggici romanzo nella rosa dei dodici finalisti al Premio Strega ha un incipit che si tinge immediatamente di giallo Lorenzo Girosa cinquantenne protagonista ed io narrante del romanzo riceve una lettera con la scritta assassino testimonianza di un delitto commesso quando egli era ancora un bambino. Inizia così un cammino a ritroso lungo le varie generazioni della sua famiglia nel tentativo di rischiarare un passato oscuro e remoto.

    Dicono che ci sia un punto debole nelle cose. Nei vetri per frantumarli. Nel ferro per domarne la forma. Nei corpi per morirne. E ce n'è uno persino negli alberi che a un certo punto smettono di germogliare ed è come se dormissero ma senza la secca del malanno o il coraggio della fine. era malinconia che in certi alberi diventa letargo.

    Il delitto è il parassita che contamina l'albero genealogico dei Girosa e infesta di malasorte il karma di personaggi derelitti e diseredati di sopravvissuti e sopravviventi naufraghi di un destino fatto di barche che remano controcorrente in balia degli eventi.Il tempo della narrazione abbraccia l'arco di un secolo e tale elemento richiama alla memoria come un sottofondo musicale costante il romanzo più famoso e probabilmente più bello dello scrittore Gabriel Garcìa Màrquez scomparso lo scorso aprile Cent'anni di solitudine.

    Ritroviamo in Ovunque proteggici lo stesso sapore magico di Garcia Màrquez analogie sfumate di scene narrative di piccoli dettagli di personaggi il Gregorio della Ruotolo ricorda il Melquìades di Màrquez entrambi curatori d'anime e di malanni con la magia e con le erbe e di due ville testimoni silenziose delle vicende dei loro abitanti la Villa dei Girosa e la Villa dei Buendìa.

    Fortemente si avverte l'aroma penetrante del Realismo magico latinoamericano ma la Ruotolo ha avuto il merito di creare un genere di realismo italico che collima magistralmente con le fedeli superstizioni radicate nelle terre campane.

    Nasce così il Realismo magico partenopeo perchè "Ovunque proteggici" è un incantesimo fatto di segni della croce di esistenze tenaci come querce nel bel mezzo dei temporali di donne forti e umiliate di bauli di legno contenenti abiti nunziali nell'attesa di quella bramata libertà che l'amore concede ai suoi schiavi di uomini inconcludenti e di colpe paterne di preghiere sibilate tra i denti di ferri scacciaruggine e sfortuna di vergogne e di malevene "di legami familiari che faticano a legittimare il diritto del sangue" di una casa dove incombe la maledizione di una sorte senza figli di superstizioni leggendarie de la Merica luogo di speranza raggiunto da Domenico Girosa nonno del protagonista per ritrovare se stesso nella consapevolezza del disamore della vita domestica di Nicola detto Blacmàn un personaggio a metà tra un mangiafuoco e un saltimbanco truffaldino per nulla incline al senso paterno di erbe indiavolate di ventate di malinconia e di sentimenti ruvidi di follia e di domani senza nome.

    E poi sullo sfondo come una presenza rassicurante c'è una casa fiabesca Villa Girosa pronta ad accogliere tra le braccia i suoi figlioli nonostante le malefatte come soltanto una madre generosa e amorevole è capace di fare. Una casa piena di stanze di porte chiuse a chiave colme di segreti da celare di lunghi corridoi come sentieri tortuosi di formiche una casa sospesa in un luogo dove i confini della realtà si stemperano nella fantasia fino a sovrapporsi e divenire inscindibili e indistinguibili.

    "La storia ? nata da una scintilla avevo in mente l'idea di un ragazzino che eroeopposto a quelli di Dickens non è orfano bensì desidera diventarlo" mi scrive la scrittrice.Oltre alla fascinazione della storia in sè la Ruotolo ammalia il lettore con il suo stile di scrittura eccellente ed impeccabile frutto di talento innato e di sapienza ricercata impastato con espressioni originali che dapprima ingolosiscono e poi incantano come una pozione fatta di parole che chi legge beve e poi ne rimane piacevolmente stregato. Frammenti poetici arricchiscono la scrittura senza divenire meri abbellimenti bens? forma linguistica che come un fluido tutto amalgama che poi si trasforma in sostanza ben strutturata in un racconto equilibrato e sorprendente. Così un carattere lunatico è descritto come "di cielo a marzo", la pazzia come "la ragione girata di traverso", l'infanzia come "un tempo ancora buono per i balocchi", la premonizione come "anticipare le girate del vento", e il pasto quotidiano è il "cucinato".

    La prosa attinge dunque linfa vitale dalla poeticità genuina e naturale della penna della Ruotolo facendo risultare il labor limae mai forzato nè banale tale ventata poetica anzi come un abbraccio carnale scalda l'intero racconto e fa ardere la curiosità del lettore pagina dopo pagina.

    La scrittrice casertana semina parole aneddoti sfumature che d'incanto mettono radici nell'animo di chi le legge per poi germogliare nella memoria e nelle viscere e divenire in tal modo memorabili.

    La Locanda di Libri
    MC ©

    ha scritto il 

  • 4

    Un romanzo magnifico ma non per tutti: una storia potente, drammatica come certi destini del sud raccontata in un italiano sporco e contaminato, pieno di sud anche lui. Mi fa sorridere che venga, nell ...continua

    Un romanzo magnifico ma non per tutti: una storia potente, drammatica come certi destini del sud raccontata in un italiano sporco e contaminato, pieno di sud anche lui. Mi fa sorridere che venga, nelle mie letture, dopo Capossela: è un ovunque proteggici da calamita sul cruscotto dell'auto. E di protezione, in queste storie e queste vite, ce ne è sempre bisogno.

    ha scritto il 

  • 4

    Senza dubbio non è un libro di facile lettura, ma l'autrice ha saputo catturarmi nella sua rete fatta di parole ricercate e ricordi, tanti ricordi che avvolgono il lettore in un racconto che non può e ...continua

    Senza dubbio non è un libro di facile lettura, ma l'autrice ha saputo catturarmi nella sua rete fatta di parole ricercate e ricordi, tanti ricordi che avvolgono il lettore in un racconto che non può essere abbandonato senza aver letto tutta la storia, senza aver gustato il piacere che sa offrire una narrazione così raffinata.
    E' stato paragonato a "Cent'anni di solitudine" di Marquez e a me ha ricordato "La casa degli spiriti" della Allende e "Io confesso" di Cabrè, senza dubbio rientra a pieno titolo fra quel novero di libri che non si possono abbandonare a metà, almeno per me.

    ha scritto il 

  • 4

    'comunque proteggici'

    Non è un libro facile questo 'ovunque proteggici' perché la scrittura della Ruotolo è una scrittura 'porosa' che assorbe l'attenzione dell'autore con il ricorso sistematico a metafore delicate, raffin ...continua

    Non è un libro facile questo 'ovunque proteggici' perché la scrittura della Ruotolo è una scrittura 'porosa' che assorbe l'attenzione dell'autore con il ricorso sistematico a metafore delicate, raffinate anche se acuminate e capaci di incidere nella sensibilità di chi approccia questa storia ordita con una trama fatta di intrecci talvolta inaspettati.
    Non è un libro facile questo 'ovunque proteggici' perché 'lavora' l'animo del lettore come fosse una carta-vetro con la grana n.200: quasi impercettibile al tatto però necessaria per per la levigatura finale di superfici delicate, per renderle lisce come marmo; basta calcare la mano, imprimere una forza maggiore, carteggiare contro-verso e il danno è fatto: solchi irreparabili che deturpano.
    La Ruotolo usa una scrittura a 'grana sottilissima' che adopera con maestria, non lascia solchi ma rimuove patine nella coscienza dei lettori.

    ha scritto il 

  • 0

    Tra i finalisti dell’edizione 2014 del Premio Strega, Ovunque, proteggici di Elisa Ruotolo è il racconto del tentativo dell’ultimo discendente dei Girosa di ricostruire la storia della sua famiglia e ...continua

    Tra i finalisti dell’edizione 2014 del Premio Strega, Ovunque, proteggici di Elisa Ruotolo è il racconto del tentativo dell’ultimo discendente dei Girosa di ricostruire la storia della sua famiglia e rintracciare così i segni di quell’incompletezza che in varie forme affligge da sempre il suo sangue. I percorsi delle vite sbagliate e inconcludenti dei componenti della famiglia Girosa, in questo modo, diventano per l’ultimo discendente una sorta di ideogramma, un segno attraverso cui interpretare le proprie sconfitte, per scorgere una possibilità di redenzione oltre un delitto consumatosi nel passato del protagonista, e che da lì ritorna a tormentarlo, come un epilogo necessario della stessa discendenza Girosa. Ma questi percorsi si confondono e si intrecciano, e Lorenzo Girosa scopre una verità inaspettata dietro alle lettere che continuano a chiamarlo assassino. Ovunque, proteggici racconta il tentativo di Lorenzo di ritrovare – o trovare per la prima volta – suo padre, e lo racconta ripercorrendo a ritroso la storia della famiglia Girosa, deviata fin dal principio lungo percorsi sterili e vani.

    Della scrittura di Elisa Ruotolo sorprende in particolar modo la sua caratura analogica e metaforica, che tesse il racconto di Lorenzo Girosa di un incanto e una sospensione fuori dal tempo, attraverso una lingua che però è anche in grado di assimilare i colori della provincia in cui è immersa la famiglia Girosa. La magia della superstizione e la faticosa vita ai margini della società italiana nel corso del Novecento trovano una sintesi nella lingua del romanzo, che scava i sentimenti e le angosce del protagonista, ma avvolge allo stesso tempo la sua storia in un fascino instabile e sfilacciato. Il mondo descritto dall’autrice è un insieme di pezzi che non combaciano mai, come i tanti Girosa che passano sotto gli occhi dei lettori, sempre fuori fase e fuori posto: bambini vecchissimi e anziani fanciulli, nani e giganti, fragili erbivendoli e saltimbanchi duri come la pietra; ognuno di loro è la sintesi non riuscita, impossibile, tra le opportunità dell’universo notturno dei decotti d’erbe e delle profezie infallibili e la dura e reale povertà della campagna italiana dopo le guerre, tra migrazioni oltreoceano e miracoli economici visti da lontano.

    Continua a leggere la recensione qui: http://www.rivistaunaspecie.com/2015/04/10/recensione-ovunque-proteggici-elisa-ruotolo/

    ha scritto il 

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