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Padre Padrone.

By Gavino Ledda

(2)

| Paperback | 9783423131216

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Book Description

76 Reviews

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  • 2 people find this helpful

    Storia vera dell’autore, dal giorno in cui il padre lo prelevò dalla scuola elementare, a 5 anni, per obbligarlo a fare il pastore, fino al giorno in cui, a 24 anni, si trasferisce a Salerno per avviarsi verso il diploma di liceo classico. Tutti quel ...(continue)

    Storia vera dell’autore, dal giorno in cui il padre lo prelevò dalla scuola elementare, a 5 anni, per obbligarlo a fare il pastore, fino al giorno in cui, a 24 anni, si trasferisce a Salerno per avviarsi verso il diploma di liceo classico. Tutti quelli che mi avevano parlato di questo libro, ed anche i recensori qui su anobii, tendono a soffermarsi particolarmente sulle violenze e ingiustizie, sia fisiche che psicologiche, che questo padre usa sul figlio, fino a rendere il loro rapporto un qualcosa come padrone-servo e non, per l’appunto, padre-figlio. A mio avviso, però, l’aspetto notevole di questa storia non sta tanto in questa situazione, quanto nell’osservare il modo in cui il giovane Gavino se ne è tirato fuori. Importante è anche osservare come fa presto un ragazzo o un uomo a diventare una bestia se gli si toglie educazione e socializzazione. Abramo, in effetti, ha solo messo in pratica quello che suo padre aveva fatto con lui stesso, e suo nonno con suo padre, e così all’infinito risalendo all’indietro le generazioni. Dunque la crudeltà del padre è un fatto tutto sommato secondario, è un retaggio del passato, fa parte di altri millenni, egli è solo l’ultimo rappresentante di un mondo antichissimo, che, incredibile adirsi, è scomparso solo pochi anni fa - e il modo in cui Gavino Ledda è riuscito ad entrare nel ventesimo secolo è un’azione che assume un valore a maggior ragione eroico.

    Più in generale, il valore di questa lettura sta nella forza della sua testimonianza, mi pare del tutto superfluo mettermi a illustrarne il valore educativo; comunque non è da meno neanche la qualità della scrittura, pulita e misurata, che parte con il ritmo lento dell’infanzia, quando il tempo sembra non passare mai, per poi prendere via via il ritmo: la trasformazione/maturazione dell’autore è ben espressa con il cambiamento dei toni, del vocabolario e dei contenuti dei dialoghi e delle riflessioni.
    Significative anche le osservazioni sulla borghesia che non è tanto, o comunque non soltanto, una condizione di coloro che si sono arricchiti e detengono il potere, quanto una condizione mentale in cui si trovano gli stessi pastori, pur nella loro miseria, nell’esercitare il diritto di proprietà sul loro fazzoletto di terra e sui loro pochi averi come un contrasto esasperato tra “il mio” e “il tuo” (e mi vien da notare come questa cosa in montagna esiste ancora tutt’oggi, è davvero più radicata di quanto si pensi).
    Altro passaggio notevole è quando si parla degli emigranti, del loro rapporto di amore e odio con la propria terra, e questo si applica a tutta l’Italia dell’epoca, certo non soltanto alla Sardegna, e bisognerebbe rileggerlo anche in chiave attualizzata.
    E ancora, un altro passaggio che voglio sottolineare, è la rivelazione che la musica rappresenta per il giovane Gavino quando impara a suonare la fisarmonica: una cosa semplice come la musica, ancora oggi dai più ritenuta una cosa superflua, è quella che lo ha tirato fuori dalla sua condizione: “Sono io che sto suonando! Non mi sembra vero. Però ci debbo credere. Anch’io suono. Con volontà rozza, animalesca, ma inflessibile, le mie dita, callose e storte dalla zappa, per la prima volta ebbero l’opportunità di esprimere, alle querce secolari, la sensibilità di generazioni e generazioni mai educate alla musica. E attraverso le mie dita l’uomo delle caverne, ancora intatto dentro di me, ma sensibile in tutta la sua umanità, incominciava a raddolcirsi con la musica: a scavare dentro di sé e a scoprire che al di là dei suoi campi il mondo non finiva con l’orizzonte e che la miniera delle sue risorse sconfinava dal quel cielo che fino allora conosceva.”

    Lo scontro tra l’antico mondo ancestrale/pastorale/contadino e la contemporaneità è un qualcosa di veramente complesso, ci sarebbe da parlarne per ore e ore… quando uno pensa al cemento, allo scempio del territorio e al modo in cui l’uomo moderno insulta e distrugge gli animali e la natura tutta, allora viene da rimpiangere l’antichità; però quando si leggono testimonianze come questa di Gavino Ledda, quando si parla di fatica bestiale, di pulci e di analfabetismo, allora penso anche che non è poi tutto sbagliato nel mondo moderno… a chi vuole approfondire il tema e magari anche restare in ambientazione sarda, suggerisco di leggere Assandira di Angioni.

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    Malacorda said on Oct 16, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Usato e consumato come un arnese da lavoro

    Padre Padrone è un libro magnifico e forte. Forte quanto un colpo di falce nella terra, una percossa di scure sulle spalle. Forte proprio come le violenze che il piccolo Gavino, alla tenera età di sei anni, subisce da un genitore intransigent ...(continue)

    Padre Padrone è un libro magnifico e forte. Forte quanto un colpo di falce nella terra, una percossa di scure sulle spalle. Forte proprio come le violenze che il piccolo Gavino, alla tenera età di sei anni, subisce da un genitore intransigente e disumano che vive per lavorare e non tollera spargimenti di niente. Un padrone, senza la minima parvenza di un padre, che impone al figlio di abbandonare il banco di scuola per fare il guardiano del gregge, per imparare a mungere e a condurre le bestie al pascolo. Costretto ad indossare pantaloni di fustagno, scarponi e giacca, Gavino è piantato tra i campi come un cencio per impaurire gli sparvieri, esposto al pericolo degli intrusi e dei saccheggi, alle rigide leggi delle intemperie. Nel silenzio senza strepiti di un’aspra campagna, al piccolo Gavino non resta che osservare i comignoli fumiganti delle capanne vicine, come unica distrazione possibile.
    “Padre padrone” è un racconto in cui tutto padroneggia: padrone è il principio di conservazione, l’istinto di sopravvivenza e la violenza. Padroni sono quei pastori che hanno il carattere di banditi e di briganti. Padrona è la natura selvaggia dell’entroterra sardo, splendido con i suoi paesaggi, i cespugli bagnati e gli arbusti pungenti. Una natura che impera e distrugge ma capace di offrire le sue voci e i suoi silenzi con cui intenerire le spine e gli assilli. Una storia che percorre le tappe dell’educazione di un pastore, raccontata dalla voce stessa di quel bambino che si è fatto uomo e ha trovato il suo riscatto, la speranza, la rinascita lontano da una terra che non lo avrebbe più cullato né cantato, ma soltanto usato e consumato come un arnese da lavoro.

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    Martin Eden said on Jul 2, 2014 | Add your feedback

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    Cimelio

    Un cimelio d'inestimabile valore. Gavino Ledda,nato pastore, a soli 7 anni viene strappato dalla scuola da suo padre, che lo reclama al gregge. Con la sua storia autobiografica, Ledda racconta di come le origini di un uomo non siano radici che lo pos ...(continue)

    Un cimelio d'inestimabile valore. Gavino Ledda,nato pastore, a soli 7 anni viene strappato dalla scuola da suo padre, che lo reclama al gregge. Con la sua storia autobiografica, Ledda racconta di come le origini di un uomo non siano radici che lo possano incagliare per sempre nel luogo e nelle tradizioni della sua nascita: se si ha un progetto - quello di Gavino era imparare l'italiano e diventare uomo di lettere - e lo si insegue con tutte le proprie forze, allora tutto diventa possibile. E i sogni possono realizzarsi, anche a discapito delle persone che ci stanno accanto, anche se esse siano padri e madri.

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    Giovanni Davide Piras said on May 4, 2014 | Add your feedback

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    letto "secoli"fa! Dimenticato di inserirlo nella libreria (come chissà quanti altri!). Quando l'avevo letto mi era piaciuto molto e avevo poi anche apprezzato la trasposizione cinematografica

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    Maria Socino said on Jan 4, 2014 | Add your feedback

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    Ho avuto il piacere di conoscere Gavino, ho avuto il piacere di condividere la sua voglia di emanciparsi lasciandoci solo un'idea di cosa sia essere stato pastore forzato dall'età di sei anni, sarebbe stato il suo destino, ma lui e le circostanze lo ...(continue)

    Ho avuto il piacere di conoscere Gavino, ho avuto il piacere di condividere la sua voglia di emanciparsi lasciandoci solo un'idea di cosa sia essere stato pastore forzato dall'età di sei anni, sarebbe stato il suo destino, ma lui e le circostanze lo hanno salvato.

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    Domenico "Lettore Militante" said on Oct 17, 2013 | Add your feedback

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    Romanzo autobiografico di grande successo, è la storia di un ragazzo che già all'età di sei anni viene costretto dal padre, dispotico e violento, a intraprendere la durissima vita di pastore, dopo averlo obbligato ad abbandonare la scuola. Il contest ...(continue)

    Romanzo autobiografico di grande successo, è la storia di un ragazzo che già all'età di sei anni viene costretto dal padre, dispotico e violento, a intraprendere la durissima vita di pastore, dopo averlo obbligato ad abbandonare la scuola. Il contesto geografico, sociale e culturale è la campagna desolata e isolata di un piccolo paese della Sardegna nord-orientale, Siligo, nel periodo che va tra la metà degli anni Quaranta e l'inizio degli anni Sessanta. Gavino progressivamente inizia a comprendere pienamente il suo stato di sfruttamento e di schiavitù ma non si arrende, si ribella e cerca in tutti i modi di sfuggire al suo amaro destino, iniziando a studiare instancabilmente fino a raggiungere risultati e traguardi insperati. Libro bellissimo e crudo che da una parte documenta a quale livello di soggezione psicologica e fisica possa giungere un figlio quando ha un genitore accecato dall'istinto di sopraffazione e dall'altra quanto conti l'incrollabile volontà di riscattarsi.

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    Salvatore Palma said on Oct 12, 2013 | Add your feedback

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