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Padre padrone padreterno

Breve storia di schiave e matrone, villane e castellane, streghe e mercantesse, proletarie e padrone

Di

Editore: Gwynplaine

4.2
(47)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 160 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8895574095 | Isbn-13: 9788895574097 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Curatore: Chiara Cretella

Genere: History , Philosophy , Political

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Descrizione del libro
"Essere donna l’ho sempre considerato un fatto positivo, una sfida gioiosa e aggressiva. Qualcuno dice che le donne sono inferiori agli uomini, che non possono fare questo e quello? Ah, sì? Vi faccio vedere io! Che cosa c’è da invidiare agli uomini? Tutto quello che fanno, lo posso fare anch’io. E in più, so fare anche un figlio". A trent’anni di distanza dalla sua prima e unica pubblicazione torna in libreria un classico della cultura alternativa degli anni ’70. Joyce Lussu traccia una contro-storia delle donne dall’età romana al Novecento inquadrando la condizione femminile nel percorso dello scontro di classe in Occidente. Joyce Lussu Salvadori (1912-1998) - Compagna di Emilio Lussu, è stata partigiana, traduttrice, storica, letterata, attivista politica e poetessa. Testimone eccezionale dei maggiori eventi del Novecento, dedica l’intensa sua vita alla lotta, unendo con rara maestria un instancabile lavoro d’azione ad una raffinata ricerca teorica. Nella vita fa di tutto: l’istitutrice a Bengasi, il servizio militare in Inghilterra, la clandestina in Francia, l’insegnante e la guerrigliera. Attraversa luoghi lontanissimi, conosce e traduce intellettuali e personaggi storici come Mao, Ho Chi Min, Castro, Mandela, Hikmet, Neto. In vecchiaia non cessa di scrivere e si ritira nella sua tenuta marchigiana, una sorta di casa della pace, insegnando un nuovo metodo di didattica della storia nelle scuole.
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  • 0

    “Un tempo si chiamava “storia” solo la storia delle classi dominanti. Oggi questo punto di vista appare inaccettabile.”

    http://www.altroviaggio.org/2015/02/22/padre-padrone-padreterno-di-joyce-lussu/
    “Larga la foglia stretta la via, dite la vostra ché ho detto la mia. chiudo e passo, dalla sponda destra del fiume Tenna ...continua

    http://www.altroviaggio.org/2015/02/22/padre-padrone-padreterno-di-joyce-lussu/
    “Larga la foglia stretta la via, dite la vostra ché ho detto la mia. chiudo e passo, dalla sponda destra del fiume Tenna fluente dai fianchi del monte Sibilla, in questo giorno 28 agosto 1976, anniversario della morte e centenario della nascita di mia madre, casalinga obbligata ma indomita e sibillina; che mi spiegava, sorridendo, come i periodi passati nelle carceri fasciste e al confino erano stati, per lei, epoche di sontuosa libertà dai lavori forzati della vita domestica.”

    Si chiude con queste parole, e questo ironico invito a riprendere noi la parola, il lungo racconto di Joyce Lussu, dalla lunga introduzione di auto-presentazione (“Essere donna”) ai diversi capitoli di approfondimento storico dal punto di vista delle donne, e insieme delle lotte di classe contro i soprusi: “Schiave e matrone”, “Villane e castellane”, “Streghe e mercantesse”, “Padrone e proletarie” sono i titoli; un filo conduttore che rende necessario inserire dietro la parola Civiltà un punto interrogativo, ancora oggi da sciogliere: “Un tempo si chiamava “storia” solo la storia delle classi dominanti. Oggi questo punto di vista appare inaccettabile.”
    Riporto alcune citazioni, molto parziali per comprendere l’intero lavoro, ma che mi attraggono perché hanno un riferimento più diretto con le terre che mi sono geograficamente più vicine:
    “La cultura contadina che riemerge alla fine del mondo antico è quella che era rimasta schiacciata dalla formidabile macchina dello Stato romano, e aveva continuato a esistere solo nelle zone meno popolate e meno produttive di contadini e pastori liberi. I romani, sempre pratici, non ritenevano utile impiegare grandi forze militari e amministrative per occupare pezzi di territorio montagnoso, di scarsa utilità strategica o comunque poco fertile e poco abitato, che avrebbe reso pochissimo e creato difficili problemi di controllo; mentre circoscritti e lasciati a se stessi, diventavano autosufficienti e non tendevano a espandersi, né a costituire un pericolo per le zone del latifondo, dei centri urbani, della grande viabilità militare e commerciale.
    Dopo il 1860, quando economisti piemontesi e lombardi scesero sugli ex- Stati pontifici recentemente annessi, si accorsero con stupore che nell’Appennino centrale prosperavano ancora residui di antichissime società comunitarie: “comunanze”, “partecipanze”, “università”, “consorzi di famiglie originarie” ecc. Solo attorno ai monti Sibillini, nella provincia di Ascoli, c’erano ancora 176 comunanze, con statuti consuetudinari che risalivano ai tempi anteriori l diritto romano e alla proprietà privata. La terra era suddivisa in bosco, pascolo e campi coltivabili: nel loro bosco ogni famiglia faceva provvista di combustibile e di legname da costruzione; il bestiame e il pascolo erano indivisi, e i prodotti del taglio dei boschi e della falciatura venivano spartiti tra tutti i “comunisti”; ogni famiglia aveva in uso esclusivo, ma temporanei, qualche appezzamento coltivabile e non vi era diritto di eredità; il governo della comune proprietà era subordinato al lavoro di ciascuno e proporzionato ai bisogni di ogni famiglia; l’assemblea di tutti gli adulti, uomini e donne, discuteva le questioni generali e eleggeva, per un tempo limitato, due “massari”. In queste comunità, rifugiatesi da millenni in zone povere e impervie per sfuggire all’avidità dei proprietari, la posizione della donna era di grande prestigio: non solo partecipava alla produzione e alla distribuzione dei beni, ma gestiva l’assistenza medica e la mediazione con il sovrannaturale.”

    La prima edizione di questo libro è del 1976: “appena quarant’anni!”. La ristampa di Gwynplaine è del 2009 – un decennio circa dopo la morte di Joyce – ed è introdotto da Chiara Cretella, con un testo il cui titolo (“Madre, Matrona, Madreterma“) ribalta ironicamente e con efficacia quello del libro. La prima parte di questo testo si può leggere sul sito letterario Carmilla.
    Cito Dall’introduzione:
    “Dopo trent’anni siamo riusciti a rintracciarlo (Gianni Peg) e a chiedergli di concederci di riprodurre quell’immagine (della copertina. Peg non solo ci ha concesso l’illustrazione, ma ha fatto di più: ha voluto disegnarla ex-novo, “aggiornarla” alle vicende politiche attuali e a restituircela in bianco e nero, così come era stata originariamente pensata. “A Joyce sarebbe piaciuta”‘ così ha commentato il geniale spostamento temporale dell’illustrazione, che al profilo mussoliniano sostituisce il ghigno machista di Berlusconi e aggiorna i tratti papali con quelli di Ratzinger. Come dire, il potere è sempre contro le donne: oggi, nel momento della più acuta ingerenza della chiesa sul corpo femminile, anche la politica definisce un canone muliebre vuoto e imprigionato,sfruttato e vilipeso, segno che i diritti non vanno mai dati per acquisiti definitivamente.”

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Acuto, pacato, incisivo.

    "E mentre la donna partoriva urlando il suo primo nato, l'uomo inconsapevole che il figlio fosse anche suo venerava, invidiava e temeva la donna, escogitando nel tempo innumerevoli e complessi modi pe ...continua

    "E mentre la donna partoriva urlando il suo primo nato, l'uomo inconsapevole che il figlio fosse anche suo venerava, invidiava e temeva la donna, escogitando nel tempo innumerevoli e complessi modi per appropriarsene. La storia di questa appropriazione della donna-figlio-realtà, con la corrispondente perdita dell'autonomia femminile, è la nostra storia, donne: essa compenetra ed informa anche la storia della conoscenza, della religione, dell'arte e delle tecniche; è la storia di come l'uomo ha interpretato la storia."

    ha scritto il 

  • 5

    "dire 'le donne' è come dire 'i negri', come se all'interno del comune sesso o del comune colore della pelle non vi fosse divisione in classi, accumulazione di rapina e abuso di potere da una parte, f ...continua

    "dire 'le donne' è come dire 'i negri', come se all'interno del comune sesso o del comune colore della pelle non vi fosse divisione in classi, accumulazione di rapina e abuso di potere da una parte, fatica terrore e ribellioni soffocate dall'altra". la storia delle donne inserita nella storia dell'umanità rende evidente come parlare delle donne, senza distinzioni, non abbia senso. sono d'accordissimo, e joyce lussu mi spiega anche perché l'etichetta di femminista non mi abbia mai soddisfatta del tutto: "il termine 'femminismo' si richiama storicamente al movimento delle suffragette e non alle lotte delle operaie e delle contadine per la trasformazione delle strutture economico produttive; e oggi si riferisce anche a posizioni prettamente borghesi". quindi? "vogliamo perpetuare la divisione dei ruoli mettendo le donne da una parte e gli uomini dall'altra, o trasformare profondamente il rapporto dialettico che ci unisce e ci divide per giungere a una sintesi basata su un diverso sistema di valori?". la risposta di lussu è la seconda, io condivido. e mi indigno una volta di più leggendo quanto male ci hanno fatto le religioni.

    ha scritto il 

  • 4

    Sul perchè la vagina non basta a fare sorellanza

    Che la piccola e media editoria debba sopravvivere ai colossi è litania che vado spesso recitando, unitamente all'invito ad acquistarne i libri, anche perché spesso forieri di idee altre rispetto al ...continua

    Che la piccola e media editoria debba sopravvivere ai colossi è litania che vado spesso recitando, unitamente all'invito ad acquistarne i libri, anche perché spesso forieri di idee altre rispetto al pensiero dominante. Onore al merito, dunque, della piccola gwynplaine edizioni che nel 2009, a due anni dalla sua nascita, ha avuto il coraggio di ripubblicare Padre padrone padreterno, breve storia di schiave e matrone, villane e castellane, streghe e mercantesse, proletarie e padrone, di Joyce Lussu, uscito nel 1976 presso l'editore Mazzotta. Già il nome dell'autrice, scomparsa nel 1998, probabilmente non dirà molto ai più. Eppure, Joyce Lussu ha contribuito in prima linea a scrivere una pagina fondamentale della storia italiana: partigiana combattente, anche mentre era incinta, fu promossa capitano e insignita di medaglia d'argento al valore militare, una medaglia di cui pretese l'assegnazione con pubblica ceremonia, con tanto di plotone d'onore, presentat'arm, banda militare, presenza del generale comandante e delle autorità civili, di fronte ai quali sfilò vestita di rosso, trionfante anche su quelle stesse autorità militari che avrebbero voluto recapitarle la medaglia a casa, senza cerimonia alcuna. Donna di tempra e carattere, esempio di un femminile anni luce distante dalle costruzioni melense di quest'epoca di restaurazione, che insiste nel disegnare un immaginario tutto pizzi, profumi e balocchi, di retriva marca primo-ottocentesca.
    Il che, forse, in parte spiega l'oblio che avvolge non solo un'autrice scomoda, ma anche un libro fastidioso per molti, perchè al racconto in prima persona delle vicende della Resistenza si mescolano le riflessioni di chi scrive sulla progressiva e subdola involuzione della società italiana, anche e soprattutto a causa di una sinistra vigliacca, egoista e incapace.
    Dunque la Lussu, a partire da sé e dalla sua esperienza, si chiede come è stato possibile che, dopo la Resistenza, rigurgiti fascisti abbiamo continuato ad affascinare la borghesia, con il puntellamento della chiesa cattolica, mentre la sinistra si affanava a conciliare la bandiera rossa con l'olio santo, realizzando questa conciliazione in primo luogo sulla pelle delle donne, allontanate dalla politica nonostante il loro contributo alla Storia, nel tentativo di rassicurare l'ala cattolica circa possibili disgregazioni dell'istituto familiare.
    Il primo ventennio dopo la Liberazione, ci informa la scrivente, non è favorevole ai giovani alle donne (e perché, oggi?), ma nelle sinistre le direzioni dei partiti e dei sindacati viene delegata ai padri della patria e i giovani vengono trattati con paternalistica accondiscendenza e non viene concessa loro nessuna autonomia. [...] Dio, Patria e Famiglia è ancora il motto della Repubblica che dovrebbe essere fondata sul lavoro e sull'antifascismo e i dirigenti socialcomunisti si affannano a dimostrare, senza peraltro convincere affatto i loro avversari, che non sono dei senza-Dio, senza-Patria e senza-Famiglia.
    A distanza di trentasei anni, queste parole dovrebbero offrirci qualche lume circa la disfatta e la scomparsa della sinistra italiana, oggi totalmente fagocitata e asservita a quella destra dal cui immaginario non ha saputo prendere debitamente le distanze.
    Ma le critiche della Nostra non si fermano ai dirigenti socialcomunisti che, invece di fornire alle donne, come sarebbe stato loro preciso dovere, gli strumenti e gli spazi del fare politica, le hanno di nuovo allontane, nel timore che venisse a mancare il piatto caldo di maccheroni sul tavolo e le mutande fresche di bucato nel cassetto. La Lussu lamenta, infatti, anche le mancanze del femminismo, biasimando la sua incapacità di collegare la lotta di classe alla questione femminile e sottolineando che le donne non sono tutte uguali, ma che, sin dall'antica Roma, è esistita una differenza di classe.
    Da qui, parte una breve rassegna storica mirante a rimarcare l'abisso che da sempre ha separato (e continua a separare) le donne che occupano i gradini più alti della scala sociale e quelle che stanno in basso. Così, come le matrone non avevano alcuna solidarietà per le schiave, ma anzi erano fervide sostenitrici della schiavitù, perche questa consentiva loro di mantenere i propri privilegi, in tempi recenti, con l'avvento dell'industrializzazione, le associazioni femminili si sono impossessate del movimento femminista per distoglierlo dalla lotta proletaria, dando in questo modo un valido aiuto alla stabilizzazione dell'assetto capitalistico. Come anche sosteneva la sociologa Gladys Meyerand a proposito della lega americana dei sindacati femminili le donne delle classi superiori entrano nei sindacati per dirigerli ai loro fini, che sono puramente educazionali e filantropici; assicurano alcuni benefici alle operaie per impedire qualsiasi mutamento essenziale del loro status.
    Nella scissione tra lotte delle donne e lotta di classe, nella dismissione di una prospettiva storica e politica del movimento, la Lussu coglie la dannosità del femminismo broghese per le donne stesse, per lo meno per le operaie e per quelle categorie di donne che prima si chiamavano schiave, villane, streghe. E adesso?
    Fenomeni di massa come il comitato Se non ora quando o le politiche del lavoro di una ministra Fornero sono evidenti conferme dell'analisi di Joyce Lussu: dietro un'attività vagamente educazionale e filantropica nel primo caso, o la retorica del lacrime e sangue nel secondo, si nasconde il comune intento a tutelare se stesse all'interno di uno status quo che non viene sostanzialmente modificato, se non per ribadire le divisioni di classe.
    E allora, giova ancora oggi ripetere che avere una vagina non è elemento di per sé sufficiente alla sorellanza, ma solo il femminismo che si inserisce nella lotta di classe e prende posizione, non genericamente contro tutti gli uomini in nome di tutte le donne, ma storicamente contro una parte di uomini e di donne in nome di un'altra parte di donne e uomini, introduce in questa lotta un elemento potente di stimolo e di chiarimento.
    Già nel 1976, la Lussu sosteneva (e oggi io lo sotengo con lei) che il femminismo borghese (lo stesso di una Marina Terragni e di tutto il movimento SNOQ, per intenderci) è un aspetto del riformismo e viene usato dal capitalismo avanzato per integrare la donna nei suoi meccanismi; operazione non difficile, soprattutto quando le femministe fanno del sesso l'epicentro di tutti i loro problemi, senza toccare quelli economico-produttivi.[...] E' il tema di moda nei ricevimenti delle signore dell'alta borghesia, che vi trovano la teorizzazione esplicita delle autonomie di cui hanno sempre goduto di fatto e l'attualizzano con le richieste di un "lavoro", come occuparsi di arredamento o di macrobiotica, metter su una boutique o uno spettacolo, inventare dei gerghi specialissimi il cui significato appare inafferrabile all'eventuale lettrice.
    Appare evidente, a questo punto, la precisa connotazione storica e politica dell'analisi di Joyce Lussu, che, proprio in quante tale, conserva la sua attualità nell'individuare i meccanismi e i/le responsabili dell'involuzione politico-sociale, con conseguente svolta a destra, a cui assistiamo oggi. Ma la forte e decisa collocazione politica, attraverso l'ideologia, non manca di accecare la Nostra fino a spingerla a celebrare i fasti della rivoluzione maoista e le conquiste delle donne in Cina e in Albania, proprio mentre un'ecatombe di infanticidi, stimata ad oggi sui 2.000.000 di vittime, decimava la popolazione femminile cinese. Oggi possiamo constatare con amarezza e rammarico che anche in Cina, come ovunque, la rivoluzione ha tradito le donne e sentirsi indicare la Cina come esempio di liberazione e superamento della famiglia patriarcale non può farci sorridere, né commuoverci, ma semmai intristire e arrabbiare. Rabbia e tristezza sono proprio i sentimenti che scatenano le ultime pagine di Padre padrone padreterno, affidate alla scrittura di "amiche-consulenti" che così concludono: Certamente domani saremo donne diverse, compagne e non più complici o nemiche di uomini diversi, in una società costruita insieme - o addirittura ricostruita sulle rovine - ma a misura di entrambi, con grandi spazi per gli incontri, per i giochi, per la vita comunitaria, per il lavoro creativo e materiale suddiviso e alternato secondo altri ritmi, come conquista e promozione e non più come condanna. Ovviamente, perciò, fuori e contro le strutture del profitto privato e del benessere di pochi privilegiati, tratto dalla fatica mal retribuita della maggioranza.
    Come non piangere di rabbia a queste parole, oggi, nel 2012, che siamo stat* derubat* anche della capacità di immaginare un futuro diverso e pron* accettiamo come necessario il giogo del padrone padreterno?

    ha scritto il 

  • 4

    Le streghe erano tornate...

    Una spremuta d'intelligenza, un concentrato di riflessioni acute, un volo pindarico attraverso i secoli durante il quale lo sguardo d'aquila della Lussu riesce a cogliere particolari minuti e illumina ...continua

    Una spremuta d'intelligenza, un concentrato di riflessioni acute, un volo pindarico attraverso i secoli durante il quale lo sguardo d'aquila della Lussu riesce a cogliere particolari minuti e illuminati. Mi piacerebbe in qualche modo evocarla questa donna straordinaria, per chiederle come abbiamo potuto, dopo che persone come lei era passate da qui e ci avevano aperto le menti con l'esempio, la lotta e le riflessioni, scendere tanto in basso fino al bunga-bunga!
    "politica e morale sono espressioni di un identico problema, che è lo sforzo degli esseri umani di crearsi regole di convivenza,vivibili e non distruttive"

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Interessante questa storia delle donne attraverso i secoli. Le lotte che hanno dovuto sostenere per la parità dei diritti e l'emancipazione. Un excursus ben centrato e storicamente attendibile. Unica ...continua

    Interessante questa storia delle donne attraverso i secoli. Le lotte che hanno dovuto sostenere per la parità dei diritti e l'emancipazione. Un excursus ben centrato e storicamente attendibile. Unica nota stonata è che l'esame sia stato fatto secondo l'ideologia politica di chi ha scritto, per cui specie il capitolo finale mi è sembrato decisamente di parte e un comizio propagandistico e inutile.

    ha scritto il 

  • 0

    Controstoria sulle donne

    http://www.ilrecensore.com/wp2/2010/05/controstoria-sulle-donne/

    La bellezza di un testo non è sempre depositato nel solo contenuto ma spesso nel racconto amichevole e fraterno del narratore. Joyce Lu ...continua

    http://www.ilrecensore.com/wp2/2010/05/controstoria-sulle-donne/

    La bellezza di un testo non è sempre depositato nel solo contenuto ma spesso nel racconto amichevole e fraterno del narratore. Joyce Lussu è innanzitutto una donna che concretizza con questo saggio i suoi ideali, rivolge il suo sguardo a chi ha più bisogno di capire e cogliere il suo messaggio, cioè le donne della media borghesia ma soprattutto della classe più povera.

    ha scritto il 

  • 5

    "Che cosa c'è da invidiare agli uomini? Tutto quello che fanno, lo posso fare anch'io. E, in più, so fare anche un figlio."
    E questo è solo l'inizio!
    Partendo dalla sua condizione di donna combattente ...continua

    "Che cosa c'è da invidiare agli uomini? Tutto quello che fanno, lo posso fare anch'io. E, in più, so fare anche un figlio."
    E questo è solo l'inizio!
    Partendo dalla sua condizione di donna combattente nella guerra di liberazione, l'Autrice, che non perde mai il senso profondo del suo valore, non fa sconti a nessuno, a partire dai partiti della sinistra, e dalle stesse dirigenti femminili, che, temendo il sovvertimento dell'ordine patriarcale costituito e gli anatemi della chiesa, preferivano abiurare ai principi per i quali avevano combattuto per "conciliare la bandiera rossa con l'olio santo".
    Riconosce al femminismo il merito delle battaglie importanti per le donne ma marginali per le sinistre, ansiose solo di mantenere l'idillio con i cattolici, ma gli imputa l'incapacità d'individuare, all'interno del mondo femminile, la divisione in classi e l'inconciliabilità degli interessi.
    Per l'Autrice la maggior parte delle donne, ma non tutte, lotta nella categoria più vasta dei subalterni, come gli schiavi, i proletari, i colonizzati, cioé i "molti, costretti a produrre beni, ed i pochi, che se li accaparrano per liberarsi dalle fatiche ed avere tempo da dedicare alla codificazione dei loro privilegi ed all'organizzazione di un esercito per difenderli".
    Addebita alla chiesa la responsabilità di aver puntellato il potere politico fin dalla caduta dell'impero romano, equiparando i regnanti al dio unico, predicando la rassegnazione e l'obbedienza agli sfruttati, scomunicando, perseguitando e bruciando gli eretici, gli schiavi ribelli, le donne e le colte fra queste, con particolare accanimento.
    La sudditanza della donna ha risposto, e risponde, in definitiva, ad un bisogno economico, ed anche il sistema capitalistico odierno si regge sul lavoro domestico e di cura gratuito al quale le donne sono assoggettate e costrette da secoli, con metodi coercitivi violenti o di negazione dei diritti, ma anche in maniera più subdola, attraverso l'educazione e la proposizione di modelli funzionali : "se sarà madre, sarà serva non solo del marito, ma anche del figlio, purché questo, come Gesù, sia fornito di coglioni".
    può sembrare una frase forte, ma non dice niente più del vero, ed è forte come il libro, lucido, secco, a tratti dolente, ma dal quale non traspare nessuna rassegnazione, anzi una rabbia repressa che spinge alla lotta.
    questo, e molto di più, c'è nel libro e le ultime righe sono per la madre "casalinga obbligata ma indomita e sibillina; che mi spiegava, sorridendo, come i periodi passati nelle carceri fasciste e al confino, erano stati, per lei, epoche sontuose di libertà dai lavori forzati della vita domestica".
    scritto ieri? no, ristampa 2009 di un libro del 1976: 30 anni, e non li dimostra. Meditate, gente, meditate...

    ha scritto il 

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