Padri e figli

Di

Editore: Garzanti Libri

4.1
(1763)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 214 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Russo , Tedesco , Spagnolo , Finlandese

Isbn-10: 8811580196 | Isbn-13: 9788811580195 | Data di pubblicazione:  | Edizione 8

Traduttore: M. Crepax

Disponibile anche come: Paperback , Cofanetto , Tascabile economico , Copertina rigida , Rilegato in pelle , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
Quando nella casa di campagna di Nikolaj Kirsanov arriva il figlio Arkadij conl'amico Evgenij Bazarov, si delinea subito il conflitto tra vecchie e nuovegenerazioni. Evgenij è un giovane medico, fiducioso solo nelle scienze sperimentali, un nichilista, lo definisce l'autore, con un termine che avrebbe poiavuto grande fortuna. Le sue idee turbano Kirsanov e irritano suo fratello,lo scettico Pavel. In una città vicina i due incontrano la bella vedova AnnaOdincova di cui Bazarov si innamora, ma da cui è rifiutato. Dopo un duellocon Pavel, Evgenij contrae, durante un'autopsia, un'infezione che non vuolecurare e muore assistito da Anna, con pietà, ma senza amore.
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  • 3

    Non posso dire di aver apprezzato interamente questo "Padri e figli", tanto che se dovessi associarmi all'idea di uno dei tanti critici che hanno cercato di raccontarci di questo libro, probabilmente ...continua

    Non posso dire di aver apprezzato interamente questo "Padri e figli", tanto che se dovessi associarmi all'idea di uno dei tanti critici che hanno cercato di raccontarci di questo libro, probabilmente mi troverei d'accordo (ancora una volta) con Nabokov, il quale mostrò un interesse "moderato" verso l'opera del suo concittadino. Un interesse moderato perché Turgenev, prima di poterlo accostare a gente come Tolstoj o Dostoevskij, Lermontov o Gogol', Puskin o Cechov, e in generale a quanto di meglio la grande Russia ha prodotto negli ultimi due secoli, ce ne passa. Diciamo le cose come stanno: "Padri e figli" è un libro con molti spunti interessanti nel campo del pensiero, ma non è un libro immortale su quello letterario, per tanti motivi.

    Se di spunti interessanti dobbiamo parlare, allora possiamo partire dal protagonista, Bazarov, questo giovane "nichilista" e vagamente saccente, che rappresenta il "rinnovamento" e la nuova società che avanza. Un protagonista forte, di cui si pensa di aver conosciuto tutto nei primi capitoli ma che sorprende fino alle ultime pagine, non tanto per il suo comportamento, ma per ciò a cui le sue scelte lo hanno portato. Attorno a lui, a partire dal fedele amico Kirsanov fino ad arrivare alle figure dei "padri", si compone il contrasto fra la tradizione russa e il rinnovamento portato da una nuova visione della società. È certo questa l'intenzione dell'autore, rappresentare un momento piuttosto particolare e preciso della storia russa, ma che proprio in quanto tale potrà scoraggiare il lettore che della Russia conosce ben poco. Se poi oltre al cambiamento ci spostiamo un po' oltre, troviamo anche il problema della diseguaglianza sociale e dei sistemi liberali applicati alla gestione delle proprietà, ma anche l'aristocrazia (vera o ostentata) che ancora animava certi attempati personaggi e quel gusto nostalgico, direi quasi puskiniano, del duello come metodo per affrontare gli screzi personali.

    Certo, c'è anche molto altro in questo libro, a partire dall'intreccio delle relazioni, ma in questo campo Turgenev non riesce ad eccellere. Da quando l'ho letto, "Anna Karenina" rappresenta il mio nuovo (e ingiusto) metro di paragone quando parliamo di relazioni interpersonali, e se il paragone vogliamo farlo fra il modo di Tolstoj di raccontarci del suo Levin e quello di Turgenev con il suo Kirsanov, vediamo quest'ultimo schiacciato in tutto. Turgenev non riesce a stabilire con il lettore quel complesso sistema di sottintesi e di allusioni che rendono il suo raccontare superiore al "narrare i fatti così come sono avvenuti" — per essere più espliciti: Turgenev è un giornalista lì dove Tolstoj è uno scrittore. Turgenev "allude e poi ti spiega a cosa alludeva" (cfr. Nabokov), rendendo troppo piatti e scontati i sentimenti dei personaggi che sta manovrando. Pare quasi che sia alle prese con il teatro: la sua è una scrittura che in poche battute deve far capire non solo cosa sta succedendo, ma anche cosa provano i personaggi, e deve farlo in maniera diretta e senza equivoci. Se da una parte questo rende la lettura semplice e scorrevole (e anche le mere dimensioni di "Padri e figli" non sono confrontabili con i tomi russi a cui siamo solitamente abituati), dall'altra la rende decisamente poco entusiasmante e un po' troppo sbrigativa per chi è alla ricerca di una completa immersione nel contesto. I pochi attimi in cui lo stesso Turgenev decide di smuovere nel profondo il lettore, lo fa quasi impacciatamente, non sapendo come gestire al meglio tali situazioni.

    Potrei continuare ancora a parlarne, ma penso che si sia capito dove voglio andare a parare, quindi vediamo di concludere questa recensione. Dopo tutto questo, mi si chiederà se "Padri e figli" lo consiglierei: probabilmente solo agli appassionati di letteratura russa, perché non è un libro per tutti e non è neanche il migliore rappresentante di questo mondo letterario. Non sperate di prenderlo in mano per capire veramente il rapporto fra genitori e figli, perché qui il rapporto è a livello differente, ovvero quello fra tradizione e rinnovamento, fra conservatorismo e progressismo, il tutto ambientato nella Russia del XIX secolo.

    Tre stelle e mezza.

    ha scritto il 

  • 4

    Certo, Bazarov è troppo forte, e non è davvero nichilista, nel senso che oggi diamo a questo termine, semmai è rigorosamente un positivista, perché, anche se continua ad affermare di non voler compier ...continua

    Certo, Bazarov è troppo forte, e non è davvero nichilista, nel senso che oggi diamo a questo termine, semmai è rigorosamente un positivista, perché, anche se continua ad affermare di non voler compiere alcun atto di "credere", in realtà mostra risoluta fiducia nelle osservazioni empiriche e nella capacità di trarne le regole di funzionamento del mondo naturale e della società. Sostiene infatti che, una volta impostato correttamente il progetto sociale (qualsiasi cosa ciò significhi e comporti, ma siamo solo all'inizio dell'impresa, cosa pretendete?) non è che gli uomini diventeranno di per sé migliori (come vorrà la vulgata socialista), ma sarà proprio irrilevante che gli individui siano meschini, o eroici, o appassionati, o rassegnati. Il fatto è che Bazarov è circondato di esseri composti ancora di materia letteraria, non scientifici, e non si capisce bene dove si possa andare a parare, dal momento che lui stesso con quegli individui ci deve, e desidera anche, convivere e sporcarcisi le mani. Del resto, il suo unico vero avversario, Pavel Petrovic, altro non è che il suo doppio, con l'aggravante di aver lasciato che la ricerca adolescenziale di sé non trovasse un vero e proprio sbocco, se non nell'ostentazione di un certo stile british. Bazarov troverebbe ben più numerosi interlocutori al giorno d'oggi, in un mondo in cui quella sua pretesa di calibrare tutto sulla misurabilità e prevedibilità delle cose è universalmente accettata: ma che direbbe dei nostri sentimenti effimeri, delle nostre fedeltà a scadenza, delle nostre autogiustificazioni, socialmente approvate?
    Lo stile di Turgenev è comunque incantevole, la descrizione dei palpiti interiori dei personaggi vivida, quella del paesaggio evocativa (pare di sentir fremere i boschetti di betulle nel molle calore dell'estate russa: non nevica e non ghiaccia mai in questo libro!), mentre la rappresentazione dello scontro di epoche e mentalità, da un lato, e quella dell'affinamento della personalità a confronto con le intemperanze della vita e con una mal sopportata bontà dei propri cari, dall'altro, si incastrano magicamente in un amalgama modernissimo (come la traduzione di Paolo Nori). Fondativo.

    ha scritto il 

  • 4

    Demodé

    Esta novela es buena, muy buena: los personajes son totalmente tridimensionales, bien trazados y alejados de arquetipos; los diálogos son sutiles y cargados de sentimiento; la prosa es impecable rozan ...continua

    Esta novela es buena, muy buena: los personajes son totalmente tridimensionales, bien trazados y alejados de arquetipos; los diálogos son sutiles y cargados de sentimiento; la prosa es impecable rozando en momentos lo poético. Sin embargo, el marco de la historia, el enfrentamiento entre nihilistas y aristócratas eslavófilos, se antoja muy lejano al lector de hoy y más para el no ruso. Planteamientos que pudieron ser radicales y escandalosos en la época en que fue escrita resultan hoy parte común de nuestros días.
    ¿Recomendaría la novela? Sí, pero creo que no es la obra maestra que figura en tantas selecciones de "Las mejores novelas..." Creo su valor está más en su influencia en la época que en el disfrute que puede aportar al lector actual.
    Edición de Cátedra: Por favor, que alguien le explique al editor que "adolecer" no significa "carecer de". ¡Qué dolor!

    ha scritto il 

  • 4

    Bazarov protagonista suo malgrado mostra un lato umano generosissimo al servizio dell umanità per la scienza per il rinnovamento sacrifica um amore in nome di un ideologia di un mondo equo di la da ve ...continua

    Bazarov protagonista suo malgrado mostra un lato umano generosissimo al servizio dell umanità per la scienza per il rinnovamento sacrifica um amore in nome di un ideologia di un mondo equo di la da venire, fallito, e ancora da costruire

    ha scritto il 

  • 4

    Sebbene Turgenev non sia Dostoevskij - e non sia riuscito a creare quella grande costruzione psicologica e sociologica di quest'ultimo - è riusciuto ugualmente a creare un'ottima opera, leggibilissima ...continua

    Sebbene Turgenev non sia Dostoevskij - e non sia riuscito a creare quella grande costruzione psicologica e sociologica di quest'ultimo - è riusciuto ugualmente a creare un'ottima opera, leggibilissima.
    A suo vantaggio c'è ovviamente la scarsa lunghezza del romanzo, che riesce ad esaurirsi velocemente e non si appoggia sullo stomaco come i classici romanzi realisti russi.
    Comunque sia Turgenev non è riuscito a mantenere l'estro lungo tutto l'opera, probabilmente perché le figure di Arkadij e Bazarov e la loro prestanza "nichilista" si esaurisce molto, molto velocemente. C'è da dire che questo, comunque, è - almeno per me - apprezzabile, poiché dimostra l'incapacità di questi pseudo-rivoluzionari, che poi confluiranno nel bolscevismo, di mantenere un'impeto di rivolta, essendo ancora figli del proprio tempo e della propria classe sociale, ossia la borghesia.
    C'è però da dire che Bazarov, per quanto lo reputi insopportabile nella sua ipocrisia borghese, è un personaggio capace di introdursi e perire mantenendo un minimo di coerenza e di amor proprio. Terribile la narrazione degli eventi finali da parte del narratore, quasi come nelle soap-opera.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Avevo iniziato il romanzo anche questa estate e per ben due volte (ad agosto e ora), ho creduto che non facesse per me. L'inizio è lento, ma non di quella lentezza otto-novecentesca mediante cui adden ...continua

    Avevo iniziato il romanzo anche questa estate e per ben due volte (ad agosto e ora), ho creduto che non facesse per me. L'inizio è lento, ma non di quella lentezza otto-novecentesca mediante cui addentrarsi nella mente dei personaggi, ma apparentemente una lentezza "inutile", stucchevole... In realtà questa sensazione, dopo qualche decina di pagine, si tramuta in una forza narrativa convincente: i protagonisti, Arkadij e Bazarov, vengono costruiti a poco a poco, emergono sempre di più dallo sfondo, cui inizialmente sembrano appartenere insieme a diversi altri personaggi, tutto più o meno indistinti, fino ad affascinare. In particolare la figura di Bazarov subisce una profonda metamorfosi davanti e dentro il lettore. Da una parte il nichilista (ri)scopre, per poi nuovamente rinnegare, l'ideale, rappresentato dall'amore; dall'altra si trasforma da sgradevole presenza a personaggio affascinante e familiare, di cui piangiamo la morte, e a cui rivolgiamo uno sguardo di profonda ammirazione

    ha scritto il 

  • 3

    Siamo come funghi nel cavo di un albero

    Sono partita pensando che questo fosse un romanzo bellissimo, che svelasse chissà quali verità eterne e immutabili... Ho letto in questo libro senza requie, a qualunque ora della notte, perché la stor ...continua

    Sono partita pensando che questo fosse un romanzo bellissimo, che svelasse chissà quali verità eterne e immutabili... Ho letto in questo libro senza requie, a qualunque ora della notte, perché la storia c'è, ed è pure russa, quindi garanzia di robbabbuona...ma... Ma nella seconda parte la verve iniziale è come se si spegnesse...di pari passo col protagonista, tutti i personaggi si svuotano, fanno e dicono cose banali, non sono altro che Genitori e Figli intrappolati nell'incessante gioco crudele delle generazioni che si avvicendano, che si scacciano l'un l'altra...
    L'unico pezzo davanti al quale non ho trattenuto le lacrime è stato questo:
    "Ci ha lasciati, ci ha lasciati, - balbettava- lasciati; con noi si è annoiato: adesso sono solo, solo come un cane", ripeté alcune volte e ogni volta alzava davanti a sé la mano con il dito indice teso. Allora Arina Vlas'evna si avvicinò a lui e, appoggiata la sua testa canuta alla testa canuta di lui, disse: "Che fare, Vasja! Un figlio è una fetta di carne tagliata via. E' come un falco : va e viene quando vuole; io e te invece siamo come funghi nel cavo di un albero, stiamo vicini e non ci muoviamo mai. Solo io ti sarò sempre fedele in eterno, e tu lo sarai per me »

    ha scritto il 

  • 4

    Verité romanesque (Mt 12, 43-45)

    "...Vedi quel ch'io faccio: nella valigia è risultato del posto vuoto e ci metto del fieno; così è nella nostra valigia della vita: di qualsiasi cosa la si imbottisca, l'importante è che non vi sia de ...continua

    "...Vedi quel ch'io faccio: nella valigia è risultato del posto vuoto e ci metto del fieno; così è nella nostra valigia della vita: di qualsiasi cosa la si imbottisca, l'importante è che non vi sia del vuoto..." [Bazarov, il "nichilista" p. 214]

    ha scritto il 

  • 4

    Uno dei personaggi del romanzo è Bazarov, che si definisce un nichilista. “Un nichilista è un uomo che non si inchina dinnanzi a nessuna autorità, che non presta fede a nessun principio, da qualsiasi ...continua

    Uno dei personaggi del romanzo è Bazarov, che si definisce un nichilista. “Un nichilista è un uomo che non si inchina dinnanzi a nessuna autorità, che non presta fede a nessun principio, da qualsiasi rispetto tale principio sia circondato”. Bazarov si contrappone a tutti gli altri protagonisti del libro. L’amore verso una donna porta però Bazarov a tradire i suoi stessi principi che irridevano tutto ciò che era romantico. Tutto cambia e niente resta immutato.

    ha scritto il 

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