Padri e figli

Di

Editore: Garzanti Libri

4.1
(1835)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 214 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Russo , Tedesco , Spagnolo , Finlandese

Isbn-10: 8811580196 | Isbn-13: 9788811580195 | Data di pubblicazione:  | Edizione 8

Traduttore: M. Crepax

Disponibile anche come: Paperback , Cofanetto , Tascabile economico , Copertina rigida , Rilegato in pelle , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
Quando nella casa di campagna di Nikolaj Kirsanov arriva il figlio Arkadij conl'amico Evgenij Bazarov, si delinea subito il conflitto tra vecchie e nuovegenerazioni. Evgenij è un giovane medico, fiducioso solo nelle scienze sperimentali, un nichilista, lo definisce l'autore, con un termine che avrebbe poiavuto grande fortuna. Le sue idee turbano Kirsanov e irritano suo fratello,lo scettico Pavel. In una città vicina i due incontrano la bella vedova AnnaOdincova di cui Bazarov si innamora, ma da cui è rifiutato. Dopo un duellocon Pavel, Evgenij contrae, durante un'autopsia, un'infezione che non vuolecurare e muore assistito da Anna, con pietà, ma senza amore.
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  • 4

    - Mi piacciono le comodità della vita, - disse con importanza Sitnikov. - Questo non mi impedisce di essere un liberale.

    Un altro bel romanzo russo. Protagonisti sono due giovani studenti, Arkadij e Bazarov, che si definiscono nichilisti. In realtà Bazarov è quello che abbraccia questa corrente di pensiero con convinzio ...continua

    Un altro bel romanzo russo. Protagonisti sono due giovani studenti, Arkadij e Bazarov, che si definiscono nichilisti. In realtà Bazarov è quello che abbraccia questa corrente di pensiero con convinzione, Arkadij invece è affascinato dall'amico ma in fondo resta tradizionalista, come si vedrà poi nel corso del romanzo. Dapprima i due si recano a far visita alla famiglia di Arkadij composta dal padre, un piccolo proprietario terriero in difficoltà, lo zio, malinconico e dai modi aristocratici, la nuova compagna del padre che gli ha dato un altro figlio. In seguito si recheranno a casa di Bazarov dai suoi genitori, un'anziana coppia che stravede per il figlio ma che lui tratta con freddezza e distacco. Nel mezzo dei due viaggi fanno la conoscenza della ricca Anna Odincova, bella ed intelligente, che metterà in subbuglio il cuore di Bazarov, il quale ha sempre rifiutato l'amore romantico ritenendolo sciocco ed inutile come spiega lui stesso: "E che sarebbero questi misteriosi rapporti tra uomo e donna? Noi fisiologi sappiamo cosa sono. Studia un po' a fondo l'anatomia dell'occhio e vedi se riesci a trovare quello che tu chiami lo sguardo enigmatico. Tutto ciò è romanticismo, stupidaggini, marciume, immaginazione."

    ha scritto il 

  • 4

    “Padri e figli” lo conobbi, senza leggerlo, nelle interminabili discussioni letterarie-filosofiche-politiche dei vent’anni, l’età dei “figli” nel romanzo di Turgenev. Da chi lo aveva letto veniva desc ...continua

    “Padri e figli” lo conobbi, senza leggerlo, nelle interminabili discussioni letterarie-filosofiche-politiche dei vent’anni, l’età dei “figli” nel romanzo di Turgenev. Da chi lo aveva letto veniva descritto come un libro sul nichilismo, o meglio sulla caricatura del nichilismo. Nella Russia della metà del XIX secolo due amici che si proclamano nichilisti, non credono in niente e vogliono distruggere i valori dei padri («bisogna sgombrare lo spazio» dice il protagonista Bazarov, «le rovine non le temiamo» avremmo aggiunto noi citando Durruti citato in un noto disco) si scontrano con il genitore e lo zio di uno di loro, vanno in città e bastano due fascinose fanciulle a farli recedere dai loro bellicosi propositi: uno si sposa e va ad aiutare il padre, l’altro muore invocando la bella amata come un convertito il crocefisso.

    A leggerlo oggi, raggiunta ormai l’età dei “padri” e messe da parte certe velleità demolitrici, direi che non è tanto un libro sul nichilismo quanto sull’eterno scontro generazionale. Il nichilismo sono le “idee nuove” con cui i figli sentono di portare dentro di sé un mondo nuovo finalmente libero dall’inutile “metafisica” con cui l’hanno imbrigliato i vecchi. Lo scontro è sul nichilismo ma avrebbe potuto essere sull’esistenzialismo, sulla musica pop o sui capelli lunghi.

    Le disillusioni e le amarezze dei padri e l’aggressiva volontà dei figli ti tengono incollato al libro dall’inizio alla fine. Turgenev però in questo scontro generazionale non è arbitro imparziale. Sarà stata l’età, aveva quarantaquattro anni quando lo scrisse, ma si schiera dalla parte dei padri, con il nichilista Bazarov che alla fine sembra voler distruggere i valori tradizionali, innanzitutto l’amore, solo perché non riesce a coglierli e se ne sente respinto.

    Ora, mi verrebbe voglia di mettere un paio di stelle in meno solo perché i quarantenni vengono dipinti come vecchietti in aperto declino (coi capelli grigi, invecchiati, grassi e curvi…), ma su questo vabbè, chiudiamo un occhio. Una stella in meno invece gliela do per il deludente finale, da “e vissero tutti felici e contenti”, tutti tranne ovviamente Bazarov, il brutto-e-cattivo-nichilista-che-muore-facendo-tanto-soffrire-i-suoi-poveri-genitori-così-bravi-e-così-rispettosi-delle-tradizioni.

    ha scritto il 

  • 5

    “Un figlio è come una fetta di pane tagliata via. È come un falco, viene quando vuole e quando vuole se ne va via; noi invece siamo come due funghi nel cavo di una quercia, ce ne stiamo qui, uno vicino all’altro, e non ci muoviamo”

    Breve romanzo (e, per inciso, di facile lettura, sia riguardo alla diffusa difficoltà nel memorizzare i nomi dei personaggi russi sia per assenza di contorti dialoghi filosofici) pubblicato nel 1862.
    ...continua

    Breve romanzo (e, per inciso, di facile lettura, sia riguardo alla diffusa difficoltà nel memorizzare i nomi dei personaggi russi sia per assenza di contorti dialoghi filosofici) pubblicato nel 1862.
    La fama che ebbe e si trascina dietro ad oggi, è tutta da far risalire alla situazione russa degli anni ’60: grandi fermenti politici in cui si mettono in atto riforme sociali di portata epocale. Prima fra tutte: l’emancipazione della servitù della gleba firmata da Alessandro II.
    “Padri e figli” rispecchia nella finzione narrativa questa fase di trasformazione sociale, con le sue speranze e le sue debolezze, interpretando lo spirito del nuovo mondo che sta avanzando.

    E’ il 20 maggio 1859 quando il giovane Arkadij, appena laureatosi, torna alla casa paterna portando con sé il compagno Bazarov.
    Saranno accolti dal padre Nicolaj e dallo zio Pavel. Proprio quest’ultimo animerà un conflitto -che è il fulcro del romanzo- con il giovane Bazarov.
    Le ostilità cominciano da subito in quanto i due ragazzi si presentano come «nichilisti».
    Mentre il padre Arkadij non prende posizione, lo zio Pavel è dichiaratamente filo-occidentale e sostenitore dei valori aristocratici.
    In un crescendo di tensione, i due giovani decidono di anticipare la partenza e dopo una breve tappa in città si recheranno a casa della giovane vedova Anna e di sua sorella Katija. La convivenza con le due donne mette alla prova sia l’amicizia tra i due ragazzi sia il cinismo di Bazarov che vacilla innamorandosi di Anna.
    Ancora una volta, sarà una partenza a spezzare la tensione ma questa volta dividendo strade e destini. Bazarov tornerà alla casa paterna. Dove troverà ad attenderlo l’amore morboso dei genitori e il suo destino…

    Questa a grandi linee la trama.
    Per saperne di più consiglio questo piacevole video riassunto di Davide Riondino (“Per un pugno di libri”):
    http://www.youtube.com/watch?v=ct6cKOtZ-rY

    Alcune riflessioni .

    Sembra evidente che i viaggi intrapresi dai due giovani siano simbolo di un percorso di conoscenza – di sé e del mondo circostante- di cui è protagonista tutta una generazione - ossia, quella dei «figli». Un cammino di crescita.

    Bazarov è uno di quei protagonisti della finzione letteraria che acquista una forza tale da uscire dalla pagina scritta e diventare il fulcro di un acceso dibattito che si riversa nel mondo reale.
    Contro la figura di Bazarov, da un lato, si oppongono i rivoluzionari che accusano Turgenev di aver enfatizzato solo i punti deboli e oscuri del nichilismo.
    Contemporaneamente, però, i reazionari accusano l’autore di aver dato fin troppo spazio alle nocive nuove idee e, pertanto, di essersi dichiarato loro seguace.

    Lo scontro Bazarov/Pavel rispecchia proprio lo scontro tra due generazioni che si stanno fronteggiano di fronte all’evolversi della Storia.
    L’epoca zarista, da un lato, che si arrocca sui valori della tradizione mentre i giovani rivoluzionari mordono il freno perché avanzi un nuovo mondo.

    Un assaggio:

    «Aristocrazia, liberalismo, progresso, principi», diceva, intanto Bazarov, «quante parole straniere e inutili! All’uomo russo non servono nemmeno se gliele regalano».
    «E che cosa gli serve, secondo la sua opinione? A sentir lei noi ci troviamo fuori dall’umanità, fuori dalle sue leggi. Ma, mi scusi, la logica della storia esige…».
    «E a che cosa ci serve la logica! Possiamo farne a meno».
    «Come?»
    «Così. Io spero che lei non abbia bisogno della logica per mettersi in bocca un pezzo di pane, quando ha fame. Siamo molto lontani da queste astrazioni!»
    Pavel Petrovič agitò le braccia.
    «Non la capisco più. Lei offende il popolo russo. Non capisco come sia possibile non riconoscere i principi, le regole! In forza di che cosa agite, allora?»
    «Le ho già detto, caro zio, che noi non riconosciamo l’autorità», intervenne Arkadij.
    «Noi agiamo in forza di ciò che riteniamo utile», disse Bazarov. «Adesso più utile di ogni altra cosa è la negazione, e noi neghiamo».
    «Tutto?»
    «Tutto».
    «Come? Non solo l’arte, la poesia… ma… fa paura dirlo…».
    «Tutto», ripeté Bazarov con una calma assoluta.
    Pavel Petrovič lo fissò, non si aspettava tanto, Arkadij quasi arrossì per la soddisfazione.
    «Ma, mi permetta», intervenne Nikolaj Petrovič, «voi negate tutto o, per usare una parola più esatta, distruggete tutto… Invece, bisogna anche costruire».
    «Non è compito nostro… Prima bisogna sgombrare lo spazio».

    Per concludere
    Turgenev mette in scena un conflitto che non trova soluzioni.
    In fin dei conti, se soppesato con la precarietà della vita, tutto questo filosofeggiare appare meschino.
    Quel niente, quel vuoto tanto declamato è degno di rappresentare un’esistenza?
    E’ degna di essere vissuta una vita senza alcun significato?
    Pare proprio di no...

    «ho riempito con del fieno lo spazio rimasto vuoto nella mia valigia, lo stesso si fa con la nostra vita, la si riempie di quello che capita purché non rimangano spazi vuoti.»

    ha scritto il 

  • 5

    Quando un libro come "Padri e figli" ci capita tra le mani si resta sgomenti, troppa bellezza. Dio, semmai dovesse esistere, dovrebbe mostrare maggiore saggezza ed elargire gioie e dolori in maniera p ...continua

    Quando un libro come "Padri e figli" ci capita tra le mani si resta sgomenti, troppa bellezza. Dio, semmai dovesse esistere, dovrebbe mostrare maggiore saggezza ed elargire gioie e dolori in maniera più equa e non tutte insieme, ché così si rischia di morire. Di dolore oppure di piacere.

    ha scritto il 

  • 4

    Un forte racconto di divisione generazionale nel momento in cui in Russia avanzava il nichilismo, le cui teorie sul nulla rapisce i giovani allontanando ancora di più queste generazioni tra loro. ...continua

    Un forte racconto di divisione generazionale nel momento in cui in Russia avanzava il nichilismo, le cui teorie sul nulla rapisce i giovani allontanando ancora di più queste generazioni tra loro.

    ha scritto il 

  • 3

    Nihil

    Scontro generazionale o esercizio di stile? Nichilismo o non nichilismo? Questo è il problema. Bazarov sembra un personaggio creato apposta per dimostrare qualcosa , estremo e evanescente, irreale. La ...continua

    Scontro generazionale o esercizio di stile? Nichilismo o non nichilismo? Questo è il problema. Bazarov sembra un personaggio creato apposta per dimostrare qualcosa , estremo e evanescente, irreale. La scrittura è molto fruibile, ricca di dialoghi e non detti, povera di descrizioni. Ho la sensazione che con la traduzione si sia perso qualcosa.

    ha scritto il 

  • 2

    Certamente al di sotto della grande letteratura russa dell'Ottocento. Sono rimasto deluso probabilmente perché, avendo letto quasi tutte le opere di Dostoevskij, Tolstoj, Cechov e l'Oblomov di Goncaro ...continua

    Certamente al di sotto della grande letteratura russa dell'Ottocento. Sono rimasto deluso probabilmente perché, avendo letto quasi tutte le opere di Dostoevskij, Tolstoj, Cechov e l'Oblomov di Goncarov, sognavo un romanzo della stessa pasta, che mi immergesse nelle stesse spesse atmosfere sociali e culturali, ma soprattutto nell'intensa e contorta psicologia che caratterizza gli autori citati.

    ha scritto il 

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