Padri e figli

Di

Editore: Edizioni Frassinelli (I classici classici; 40)

4.1
(1880)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 288 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Russo , Tedesco , Spagnolo , Finlandese

Isbn-10: 8876844465 | Isbn-13: 9788876844461 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Mirco Gallenzi

Disponibile anche come: Altri , Cofanetto , Tascabile economico , Copertina rigida , Rilegato in pelle , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Filosofia

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  • 5

    Il romanzo datato 1862 apre la fase più importante della produzione dell’autore russo e segue il successo della raccolta di racconti “Memorie di un cacciatore”(1852), all’epoca fu accolto da notevoli ...continua

    Il romanzo datato 1862 apre la fase più importante della produzione dell’autore russo e segue il successo della raccolta di racconti “Memorie di un cacciatore”(1852), all’epoca fu accolto da notevoli e prolungate polemiche e da giudizi contrastanti. Fu letto infatti in chiave sociale rappresentando la società russa nel momento in cui la recente riforma voluta dallo zar Alessandro II poneva fine alla servitù della gleba restituendo la libertà ai contadini e frazionando le terre dei grandi proprietari. Dalla lettura del romanzo si evince il quadro sociale e ci si accorge di essere di fronte ad una realtà in divenire, in parte ancorata ai vecchi modelli sociali , culturali ed economici, in parte invece tesa ad un timido cambiamento di cui pochi paiono avere netta percezione e questo trasversalmente nelle due grandi categorie ivi rappresentate: i vecchi e i giovani. Il merito di Turgenev è appunto quello di offrirci uno spaccato reale, equilibrato, sincero di tali contraddizioni rappresentate dall’atavico generazionale passaggio di consegne.
    I giovani Arkàdij e Bazàrov rientrano presso le loro famiglie terminati gli studi. La loro è un’amicizia recente, il primo pare quasi rapito dall’originalità del secondo che offre una visione della vita complessa, disturbante, nichilista andando a colpire tutte le certezze costruite dalla generazione precedente. Soggiornano dapprima presso la famiglia di Arkàdij la quale viene rappresentata nella sua composita complessità fatta di tante sfaccettature esistenziali e sociali. Bazàrov vi si insinua come una spina velenosa aprendo pericolose brecce e sovvertendo il presunto ordine. È un perfetto elemento disturbante che troverà un appetibile antagonista nel signorotto di campagna, zio dell’amico, residente nella stessa casa. Proseguono il loro tour nella steppa sconfinata andando presso la residenza di una gentile signora per poi dirottarsi verso la casa di Bazàrov dove accoglienti aspettano i suoi mesti genitori. In realtà il modulo del viaggio a tappe non è poi così lineare, eventi non anticipabili porteranno a separate partenze, a insperati ritorni e a definitivi congedi.
    Con una prosa limpida, efficace, a tratti poeticamente descrittiva, l’occhio di Turgenev esplora gli animi umani e ne coglie le più fallaci contraddizioni rendendo umani anche i più invisi, avvicinandoli al nostro cuore e facendoceli capire nella loro finitezza. La sua penna si affina anche col più modesto, col meno appetibile, perfino col contadino al quale restituisce lo sguardo lucido che il più acuto dei personaggi vanta di avere. Ogni personaggio è persona a tutto tondo. Nikolàj, il proprietario illuminato, percepisce tristemente il solco del tempo tra sé e il figlio, l’ingenuo Vasìlij ne intuisce pure la distanza ma la colma di paterno affetto: sono i padri. Loro, i figli , sono complementari l’uno all’altro e opposti nel loro percorso di crescita, più tradizionalista Arkàdij , più coerente Bazaròv. Personaggio potente, riuscitissimo, amato da me per la sua aura da vinto. Il suo essere disturbante cela un dissidio interiore profondissimo che la penna di Turgenev rende indimenticabile: ”Io invece penso: eccomi qui, sdraiato all’ombra di questo mucchio di fieno … il posto che occupo è infinitamente piccolo se lo si paragona a tutto lo spazio dove io non sono e non sarò mai … E la porzione di tempo in cui mi è dato vivere è così insignificante rispetto all’eternità in cui non ho vissuto e non vivrò mai. E in questo atomo, in questo punto matematico, circola il sangue, lavora il cervello, nascono dei desideri … Che orrore! Che assurdità!”.

    ha scritto il 

  • 4

    Scritto più di un secolo e mezzo addietro, questo romanzo racconta la vicenda di due amici universitari, Bazarov e Arcadio, che hanno abbracciato, seppur assimilandola in maniera diversa, una concezio ...continua

    Scritto più di un secolo e mezzo addietro, questo romanzo racconta la vicenda di due amici universitari, Bazarov e Arcadio, che hanno abbracciato, seppur assimilandola in maniera diversa, una concezione della vita “nichilista”, caldeggiando il materialismo e l’ateismo contro qualsiasi autorità, contro gli antichi ideali e la morale e contro ogni forma di organizzazione della società e propugnando la rivoluzione e il sovvertimento dell’ordine costituito. Di ritorno da San Pietroburgo, essi si fermano dapprima presso la tenuta dei genitori di Arcadio, persone conservatrici e miti che cercano di gestire con non poche difficoltà la propria azienda agricola, e poi presso gli anziani e molto religiosi genitori di Bazarov, creando titubanze, imbarazzo (e qualche scontro!) tra i parenti con le loro idee inedite e sovversive. Una vicenda che vuole rappresentare l’atavico contrasto e il forte divario culturale, politico e sociale tra padri e figli e tra le diverse generazioni in ogni epoca ed in ogni latitudine. Quando fu pubblicato in Russia, il libro creò notevole clamore e destò scandalo in una società retrograda, tradizionalista e profondamente impreparata a reggere l’urto di teorie che disconoscevano radicalmente le buone maniere, i sentimenti – tra cui il tanto “vituperato” amore del quale gli stessi protagonisti finiranno, consapevolmente o inconsapevolmente, con l’esserne vittime – e le classi sociali, contribuendo in questo modo al suo successo che, oggi, a distanza di tanti decenni, appare forse eccessivo.

    ha scritto il 

  • 4

    “Per quanto mi riguarda il personaggio è tutto. Non ho mai capito il motivo di metterci dentro anche una trama."
    Ecco, questa frase di Anne Tyler un po’ si adatta a “Padri e Figli”: non si può dire c ...continua

    “Per quanto mi riguarda il personaggio è tutto. Non ho mai capito il motivo di metterci dentro anche una trama."
    Ecco, questa frase di Anne Tyler un po’ si adatta a “Padri e Figli”: non si può dire che ci sia una vera e propria trama, ma la costruzione dei personaggi e dei rapporti fra loro è mirabile, e la brevità del romanzo consente alla vicenda di ruotare solo su questo.
    Uno scontro fra generazioni che è poi lo scontro fra due epoche, fra due modi di vedere la vita, i sentimenti, i valori. Un momento di grandi cambiamenti in cui pare impossibile che il vecchio e il nuovo possano convivere, o anche solo capirsi.
    Il tutto nel bello stile di Turgenev, che quasi diventa poesia quando si tratta di descrivere la natura.
    Eppure non mi è piaciuto quanto mi aspettavo; forse il piacere della lettura è stato guastato da Bazarov, che con il suo atteggiamento e i suoi discorsi è riuscito più volte a farmi roteare gli occhi: tante volte il suo m’è parso infantilismo, più che nichilismo. Ammetto che ha anche dato prova di onore, nel corso del romanzo, e che del buono in lui c’era, ma nel complesso la mia reazione alle sue aperture di bocca è stata “iihh, eccolo che ricomincia!” (chiedo venia, non son capace manco di far finta di scrivere una recensione seria).
    Ho preferito a Bazarov i suoi genitori, commoventi nel loro affetto per lui e tratteggiati in maniera così vivida che pare di averli davanti in carne e ossa; ma tutti i personaggi di questo romanzo riescono a spiccare, anche solo per un momento, per quanto il loro ruolo sia magari marginale.
    Le quattro stelline sono ‘meno meno’, un po’ per colpa di Bazarov e un po’ perché a un certo punto ho pensato che Pavel Petrovic Kirsanov fosse morto, e avendo io sviluppato una certa simpatia per quel gentiluomo c’ero rimasta davvero male.
    (Signor Turgenev, lei l’ha fatto apposta. Lei ha usato parole ambigue. E io a leggere pagine e pagine dispiaciuta per Pavel e a pensare a quale sarebbe stata la reazione di Arkadij, e niente, la faccenda manco veniva sfiorata, e io a chiedermi come fosse possibile. E poi Pavel alla fine rispunta vivo e vegeto, quindi dubito delle mie facoltà di comprensione del testo e torno indietro a rileggere quel tale passaggio… *sgrat sgrat*… lei ha giocato con i miei sentimenti, signor Turgenev. Non si fa!)

    ha scritto il 

  • 3

    Russia,1859,Nicolaj Petrovic Kirsanov è nato nella russia meridionale,ha 44 anni,ed è un possidente agricolo,è zoppo e sgraziato,esattamente il contrario del fratello Pavel che è elegante e aristocrat ...continua

    Russia,1859,Nicolaj Petrovic Kirsanov è nato nella russia meridionale,ha 44 anni,ed è un possidente agricolo,è zoppo e sgraziato,esattamente il contrario del fratello Pavel che è elegante e aristocratico nei modi ed ha un passato da militare.
    Nicolaj ha un figlio,Arcadij che manda a studiare all'università di Pietroburgo,dove il ragazzo conoscerà Evgenij Vasil'ev Bazarov,un giovane figlio di un ex medico militare.
    Barzov è un nichilista,irremovibile sulle sue idee,sbruffone e a volte poco educato non si fa remore nell'attaccare le persone che la pensano diversamente da lui.
    I due ragazzi si innamoreranno però della stessa donna,Anna Sergeevna Odincova,un affascinante vedova di 28 anni,ma la superficialità di Barzov andrà anche oltre,arrivando fino ad un duello con la pistola che avviene con lo zio di Arcadij e inevitabilmente la strada dei due ragazzi prenderà direzione diverse.
    In una cornice dipinta magistralmente,tra contadini poveri e aristocratici annoiati l'autore ci mostra il conflitto generazionale tra due generazioni,padri e figli e tra due opposte correnti di pensiero.
    Nonostante la brevità di questo romanzo si tratta di un vero e proprio classicone russo,i personaggi sono ben delineati,facilmente riconoscibili,i dialoghi tra loro sono molto diretti,chiari,al contrario di molti altri autori connazionali Turgenev non da vita a molti personaggi,ma quelli presenti sono davvero di spicco.Le descrizioni dei passaggi sono evocative e lo stile di scrittura è decisamente piu snello rispetto ad altri "colleghi russi".
    La trama è un lento scorrere della vita di questi ragazzi,che nonostante gli agi si annoiano,uno scorcio sulla vita dell'epoca.
    Personalmente mi è piaciuto ma non mi ha fatta innamorare,è un libro lento,anche se verso la parte fiinale riprende ritmo e lascia un po con l'amaro in bocca.

    ha scritto il 

  • 5

    Che belli i nichilisti russi!!!

    Che belli i nichilisti russi!!! Al giorno d’oggi, con il linguaggio dell’attualità che ci fagocita e che fa decadere l’argomentazione a mero slogan li potremmo accostare a dei “rottamatori” o al cosid ...continua

    Che belli i nichilisti russi!!! Al giorno d’oggi, con il linguaggio dell’attualità che ci fagocita e che fa decadere l’argomentazione a mero slogan li potremmo accostare a dei “rottamatori” o al cosiddetto elettorato di riferimento di qualche pseudo-partito politico che professa il nuovo che avanza, il giovanilismo a tutti i costi, senza avere nemmeno il pudore di domandarsi quanto di conservatore vi sia in tutto ciò.
    Forse ci sbaglieremmo: aldilà delle dovute proporzioni date dal contesto storico incommensurabile, Bazarov il protagonista indiscusso di questo capolavoro senza tempo ed incarnazione di quel nichilismo, troppo spesso frainteso, fatta la tara al suo cinismo ed al suo sardonico disincanto rappresenta un “tipo” umano, certo di oltre 150 anni fa, ma che ancora ci parla e ci interroga.
    E allora perché ci parla ancora un romanzo come questo? Certo, la scrittura, i dialoghi, la pletora di personaggi come tutti gli affollatissimi romanzi russi dove ricordarsi i nomi dei protagonisti è già un’ impresa. Un caleidoscopio di personaggi dai quali basterebbe musicalmente lasciarsi trascinare senza domandarsi delle istanze di cui si fanno portatori: i padri e i figli, didascalicamente direbbero alcuni i rottamati e i rottamatori. La figura di Bazarov naturalmente svetta su tutte le altre:

    “considerava un dovere nascondere e i suoi sentimenti, non per niente era un nichilista”

    Quando in fondo più che un nichilista Bazarov incarna vizi pregi e difetti dei giovani (tutti conservatori), un giovane della nobiltà russa che faceva esperimenti con le rane, è uno scienziato.
    C’è il romanzo “classico” che è anche la saga di una famiglia, i Kirsanov, lo spiritualismo russo contrapposto al materialismo tecnico europeo, la diversità russa, c’è l’amore che lo pervade o la sua ricerca che aleggia ovunque, molti vi girano intorno ma non lo trovano, alcuni invece lo trovano (Arkadij con Katja, Pavel Petrovic con Fenecka), altri lo sognano soltanto, ad altri è sfuggito (Bazarov) ed è quasi taciuto con pudore, con la somma maestria della sua rappresentazione che può dare solo un grande narratore, perché dicendola con il protagonista-autore stesso:

    “ e poi davvero un uomo può sempre dire ad alta voce quello che avviene dentro di lui?”

    Ci sono scene indimenticabili come quella del duello, ma appunto ci sono i personaggi che fuggono da qualsiasi considerazione ed esegesi sul romanzo stesso e ne assumono il comando, anche quelli minori ed indimenticabili: la principessina, figura bellissima di anziana matriarca avvizzita a cui tutti mostrano una qual forma di devozione indifferente, la Kuksina, la studiosa di scienze naturali, incarnazione di quel positivismo così lontano dal tradizionale spiritualismo russo ed emblema del nuovo mondo che avanza ed al quale l’aristocrazia russa guarda con diffidenza, sospetto ed orrore, questo che è poi il territorio di scontro generazionale, fra i padri e i figli, altre figure indimenticabili come quell’ Arina Vlasevna, prototipo di una donna di campagna superstiziosa che credeva che un fungo smettesse di crescere se un occhio umano lo guardava o che non mangiava cocomeri perché ricordavano la testa di Giovanni battista, e così via, insomma una donna russa e di campagna di 150 anni fa, ma che possiamo trovare ancora oggi in qualche paese sperduto fra le nostre montagne o campagne.
    Forse non serve a niente quindi domandarsi cosa sia questo nichilismo di cui i giovani si fanno profeti, nichilismo che peraltro ha avuto una connotazione storica e politica ben precisa nella Russia zarista della seconda metà dell’ottocento, quali siano le sue basi psicologiche ed esistenziali:
    “quella tristezza immotivata che conoscono solo gli uomini molto giovani”.. cosa di più attuale in tanti giovani di oggi alle nostre latitudini occidentali”
    ma appunto basta solo lasciarsi trasportare dalla voce di un grande narratore.
    Ultima annotazione: Paolo Nori, traduttore, curatore e scrittore è insuperabile (chissà se anche lui è partito per Baden Baden).

    ha scritto il 

  • 5

    A Dostoevskij Turgenev non era simpatico, tanto che nel romanzo I Demoni lo ritrasse in maniera poco lusinghiera adombrandone la figura nel personaggio dello scrittore filoccidentale Karmazinov. Una q ...continua

    A Dostoevskij Turgenev non era simpatico, tanto che nel romanzo I Demoni lo ritrasse in maniera poco lusinghiera adombrandone la figura nel personaggio dello scrittore filoccidentale Karmazinov. Una questione di vedute politiche, lui un pó sciovinista, panslavista al massimo. Disaccordo c'era anche sul nascente movimento nichilista russo. Io che idolatro dostoevskij ho nondimeno amato Padri e figli. Turgenev sta a Dostoevskij come l'apollineo sta al dionisiaco.

    ha scritto il 

  • 3

    Ingredienti: due figli nichilisti, contestatori e privi di ideali, dei padri aristocratici, conservatori e pieni di valori, uno scontro di idee e sentimenti tra generazioni senza vincitori, un mondo a ...continua

    Ingredienti: due figli nichilisti, contestatori e privi di ideali, dei padri aristocratici, conservatori e pieni di valori, uno scontro di idee e sentimenti tra generazioni senza vincitori, un mondo apparentemente statico ma in rapida trasformazione.
    Consigliato: a chi cerca un ritratto della società russa dell’ottocento, a chi oscilla inquieto tra conformismo e ribellione.

    ha scritto il 

  • 4

    - Mi piacciono le comodità della vita, - disse con importanza Sitnikov. - Questo non mi impedisce di essere un liberale.

    Un altro bel romanzo russo. Protagonisti sono due giovani studenti, Arkadij e Bazarov, che si definiscono nichilisti. In realtà Bazarov è quello che abbraccia questa corrente di pensiero con convinzio ...continua

    Un altro bel romanzo russo. Protagonisti sono due giovani studenti, Arkadij e Bazarov, che si definiscono nichilisti. In realtà Bazarov è quello che abbraccia questa corrente di pensiero con convinzione, Arkadij invece è affascinato dall'amico ma in fondo resta tradizionalista, come si vedrà poi nel corso del romanzo. Dapprima i due si recano a far visita alla famiglia di Arkadij composta dal padre, un piccolo proprietario terriero in difficoltà, lo zio, malinconico e dai modi aristocratici, la nuova compagna del padre che gli ha dato un altro figlio. In seguito si recheranno a casa di Bazarov dai suoi genitori, un'anziana coppia che stravede per il figlio ma che lui tratta con freddezza e distacco. Nel mezzo dei due viaggi fanno la conoscenza della ricca Anna Odincova, bella ed intelligente, che metterà in subbuglio il cuore di Bazarov, il quale ha sempre rifiutato l'amore romantico ritenendolo sciocco ed inutile come spiega lui stesso: "E che sarebbero questi misteriosi rapporti tra uomo e donna? Noi fisiologi sappiamo cosa sono. Studia un po' a fondo l'anatomia dell'occhio e vedi se riesci a trovare quello che tu chiami lo sguardo enigmatico. Tutto ciò è romanticismo, stupidaggini, marciume, immaginazione."

    ha scritto il 

  • 4

    “Padri e figli” lo conobbi, senza leggerlo, nelle interminabili discussioni letterarie-filosofiche-politiche dei vent’anni, l’età dei “figli” nel romanzo di Turgenev. Da chi lo aveva letto veniva desc ...continua

    “Padri e figli” lo conobbi, senza leggerlo, nelle interminabili discussioni letterarie-filosofiche-politiche dei vent’anni, l’età dei “figli” nel romanzo di Turgenev. Da chi lo aveva letto veniva descritto come un libro sul nichilismo, o meglio sulla caricatura del nichilismo. Nella Russia della metà del XIX secolo due amici che si proclamano nichilisti, non credono in niente e vogliono distruggere i valori dei padri («bisogna sgombrare lo spazio» dice il protagonista Bazarov, «le rovine non le temiamo» avremmo aggiunto noi citando Durruti citato in un noto disco) si scontrano con il genitore e lo zio di uno di loro, vanno in città e bastano due fascinose fanciulle a farli recedere dai loro bellicosi propositi: uno si sposa e va ad aiutare il padre, l’altro muore invocando la bella amata come un convertito il crocefisso.

    A leggerlo oggi, raggiunta ormai l’età dei “padri” e messe da parte certe velleità demolitrici, direi che non è tanto un libro sul nichilismo quanto sull’eterno scontro generazionale. Il nichilismo sono le “idee nuove” con cui i figli sentono di portare dentro di sé un mondo nuovo finalmente libero dall’inutile “metafisica” con cui l’hanno imbrigliato i vecchi. Lo scontro è sul nichilismo ma avrebbe potuto essere sull’esistenzialismo, sulla musica pop o sui capelli lunghi.

    Le disillusioni e le amarezze dei padri e l’aggressiva volontà dei figli ti tengono incollato al libro dall’inizio alla fine. Turgenev però in questo scontro generazionale non è arbitro imparziale. Sarà stata l’età, aveva quarantaquattro anni quando lo scrisse, ma si schiera dalla parte dei padri, con il nichilista Bazarov che alla fine sembra voler distruggere i valori tradizionali, innanzitutto l’amore, solo perché non riesce a coglierli e se ne sente respinto.

    Ora, mi verrebbe voglia di mettere un paio di stelle in meno solo perché i quarantenni vengono dipinti come vecchietti in aperto declino (coi capelli grigi, invecchiati, grassi e curvi…), ma su questo vabbè, chiudiamo un occhio. Una stella in meno invece gliela do per il deludente finale, da “e vissero tutti felici e contenti”, tutti tranne ovviamente Bazarov, il brutto-e-cattivo-nichilista-che-muore-facendo-tanto-soffrire-i-suoi-poveri-genitori-così-bravi-e-così-rispettosi-delle-tradizioni.

    ha scritto il 

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