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Paesaggio lacustre con Pocahontas

Di

Editore: Zandonai

4.2
(23)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 84 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8895538587 | Isbn-13: 9788895538587 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Dario Borso ; Curatore: Dario Borso

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Qualche giorno di vacanza su un lago dell’Oldemburgo, dove due reduci di guerra, uno scrittore disoccupato e un imbianchino che ha fatto fortuna, incontrano due stenodattilografe. Arno Schmidt lancia la sua sfida linguistica nel segno di un erotismo lacustre e utopico, e di un ateismo impertinente, da maestro d’irriverenza: dare voce alla sessualità gli valse un procedimento penale per pornografia, giocare con le istanze della fede l’accusa di vilipendio della religione. Eppure questa prosa, definita da Bernd Rauschenbach «una delle più belle storie d’amore di tutta la letteratura tedesca», è stata e resta innanzitutto un’autentica rivelazione letteraria, una via d’accesso privilegiata al mondo artistico del grande scrittore tedesco e un geniale controcanto a ogni nazificazione del corpo e dell’anima. Non solo. Con estremo rigore la scrittura di Schmidt ha saputo trasformarsi in sguardo affilato che libera la visione da tutto ciò che di solito la ingombra. Ne scaturiscono descrizioni paesaggistiche che rimandano a mille altri filamenti di vita, pagine grandiose la cui eco riverbera al limite del dicibile.
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  • 5

    Arno Schmidt o della moltiplicazione

    Parlando di come andava affrontata la lettura dei suoi libri Arno Schmidt affermava che i suoi testi erano da considerare come se fossero costituiti da un insieme di dadi da brodo e che quindi, come t ...continua

    Parlando di come andava affrontata la lettura dei suoi libri Arno Schmidt affermava che i suoi testi erano da considerare come se fossero costituiti da un insieme di dadi da brodo e che quindi, come tali, fossero un concentrato che stava al lettore sciogliere nel “brodo della lettura”. Schmidt, di fatto, realizzerà tutte le sue opere in questo modo, incorporandovi in ciascuna di esse tantissimi di quei dadi, sotto forma di concentrati di narrazioni, il cui effetto sarà che egli non creerà, come convenzionalmente avviene, “un mondo” ma bensì una miriade di mondi e ciò attraverso una proliferazione del linguaggio e del senso che moltiplicherà le narrazioni presenti all'interno del testo. Arno Schmidt navigherà e farà navigare anche noi fra inesplorati confini della lingua e delle parole; sconnessioni e riattribuzioni di significati; apparizioni e combinazioni eterodosse di parole, immagini, citazioni, idee; improvvisi abbandoni onirico sensoriali; superamenti dei nessi causali e delle sequenze narrativo/concettuali per cui, qualsiasi nozione precostituita, a partire dalla nozione stessa di Romanzo, con Arno Schmidt deve essere dimenticata e occorre predisporsi a un viaggio fra scogli e sirene. Nel senso che a volte si va a sbattere, altre volte si viene catturati e per questo ci si può sentire in balia del testo ma poi, capita l'antifona, si va avanti e si cominciano a fare delle scoperte completamente nuove della letteratura e nella letteratura. Perchè quello che ci fa fare Arno Schmidt mettendoci lì scogli e sirene è di farci fermare e farci scoprire quei suoi mondi, con i quali e dei quali fare esperienza, entrando in costruzioni arditissime di forma e contenuto che strapazzano il linguaggio e il senso ce ne forniscono di entrambi versioni mai viste prima. Arno Schmidt come tutti i grandi innovatori è un sovversivo: distrugge, ribalta, scardina, ma non per un autistico sperimentalismo ma perchè, da scrittore di stampo illuministico quale egli è, è assetato di conoscenza e, soprattutto, di nuova conoscenza intesa come esplorazione nei campi della creazione artistica. Quando in Pocahontas scrive la famosa frase: “Pensare. Non contentarsi di credere: andare avanti. Sempre avanti per i gironi del sapere,amici! E nemici. Non interpretate: studiate e descrivete. Non futurate: siate. Al più, pieni di curiosità” è proprio di quel piacere/necessità della scoperta insito nella conoscenza e nell'arte che ci sta parlando. Quel suo creare complessità è ricerca formale per approdare, attraverso le sue sculture verbali, a nuove percezioni delle immagini del mondo ma è anche rifondazione dei significati per svelarne la loro perdita di significato. I reticoli verbali di Schmidt sono potenziatori di enunciati di verità per lui importanti che aggrediscono la retorica, i luoghi comuni, il conformismo, la morale, il potere, la Storia, e attraverso cui egli conduce e genera quella sua incessante opera di demistificatore del mondo e delle sue rappresentazioni di cui la lingua è il tramite. “”Io presumo di essere un grande umorista tedesco” ebbe a dire in un'intervista del '72” e leggendo Pocahontas l'aspetto umoristico in effetti non manca. Ma l'umorismo di Arno Schmidt non è ridanciano. Egli ride si ma il suo è un ghigno, la sua arte umoristica è l'arte del ghignare che è anch'esso un ridere, ma è un ridere in modo sinistro o sarcastico. Ma quel modo di ridere non è solo stilisticamente aderente al suo accanimento demistificatorio e disvelante, ma ne è cifra ad esso funzionale anzi necessaria. Da tutto quanto sin qui detto si capisce come la trama sia l'ultimo problema di Arno Schmidt, giacchè essa è del tutto incompatibile con il suo modo di procedere. Peraltro lui stesso lo esplicita allorquando - come riporta Dario Borso nella sua bella ed utilissima introduzione – egli afferma: “Nel mio Paesaggio lacustre non è necessaria una trama: anzi, più ancora, essa incollerebbe solo a mò di reclame i segni di acqua, cielo e sole, di consequenziale erotismo e – logicamente – ateismo”; “Essenziali non sono azioni e trame, ma condizioni e mentalità”. Infatti la struttura narrativa di “Paesaggio lacustre con Pocahontas” è quella di un racconto fatto, se vogliamo, di microracconti dati dalle segmentazioni che suddividono al suo interno il testo con delle barre oblique, dove l'azione è frantumata in una serie di narrazioni che si susseguono come in un album di foto. Queste narrazioni riproducono e descrivono scene, episodi, momenti; luoghi, ambienti, paesaggi; ma anche stati di coscienza, stati d'animo, processi mentali, interazioni verbali, congetture intellettuali, fantasie, dando a ciascun singolo frammento – assimilabile a quei concentrati di cui si diceva all'inizio - una sua specifica valenza narrativa come, appunto, quella che ha una foto all'interno di una sequenza di foto senza che per questo la sequenza perda la sua unitarietà complessiva. Questo impianto è ovviamente voluto da Arno Schmidt il quale, così come si ricava sempre dall'introduzione, afferma: “In Pocahontas, per rendere la struttura cristallina del testo del tutto inequivocabile, ho anche separato tra loro i singoli frammenti con barre oblique” e inoltre “ci si ricordi di un qualsiasi piccolo vissuto,...sempre compaiono dapprima...singole immagini molto chiare (mia designazione abbreviata “foto”), attorno alle quali poi si pongono nel corso successivo del “ricordo” piccoli frammenti d'integrazione esplicativa(“testi”): una miscela siffatta di varie “unità foto-testo” è insomma il risultato finale di ogni tentativo cosciente di ricordo”. Pocahontas è pertanto pensata e sviluppata come ricostruzione/narrazione di un ricordo o, se si vuole, dei ricordi che formano quel ricordo i quali vertono su una vacanza presso un lago dell'Oldenburgo dove il narratore: un intellettuale disoccupato e un suo amico: un imbianchino arricchito, entrambi reduci di guerra, incontrano due stenodattilografe con le quali nascerà una storia d'amore e di sesso. Da un pretesto narrativo di per sé frivolo/fragile Arno Schmidt prende spunto per mettere in scena un “piccolo mondo” - così come lui stesso definisce il tipo di contesto all'interno del quale si sviluppa la scena: “Paesaggio lacustre con Pocahontas... ha come tematica: “piccolo mondo” (paradisi o inferni in sé conchiusi)” - dal cui involucro fatto di quel suo indolente idillio lacustre fuoriuscirà un mondo polisensuale nel quale la faranno da protagonisti il paesaggio, l'intelletto e l'eros. Arno Schmidt ci condurrà in tutto questo attraverso un flusso linguistico magmatico, operando continue rotture semantiche, sintattiche e lessicali che estendono, ampliano e straniano i significati creando nuovi significati; atomizzando la punteggiatura che si fa iconoclasticamente frantumante nei confronti del testo ma, al tempo stesso, imprevedibilmente illuminante ed allusiva; istituendo cortocircuiti percettivi, ritmi sincopati, onomatopee, parole che sono pure sonorità. Ne viene fuori: uno smantellamento sistematico degli ancoraggi del senso a favore di una sua reinvenzione sempre fervida e fertile perchè dà suggestione e ispira suggestioni; un'implosione delle stereotipie suscitando la percezione delle loro implicite e intrinseche ipocrisie; una liberazione dello sguardo e del dire che lo descrive, sgombrati da sovrastrutture e infingimenti. E poi un profluvio di immagini che si installano di fronte a noi come pennellate che attingono dal reale ma delle quali ne cogliamo e ne godiamo tutta la loro espressionistica immaginazione e trasformazione: “Una chiazza di velluto rosso venne dalle sue labbra, si fece a punta, spinse impacciata, e mi sgusciò poi giù fondo in bocca...).” Lo strato di Pocahontas che sta in superficie è un interminabile gioco di schermaglie acquatiche e amorose tra il narratore e Pocahontas così da lui ribattezzata, ma all'anagrafe fa Selma, la quale come novella Ondina - intendendo quella di La Motte Fouquè, autore di cui Arno Schmidt amava dilettarsi e di cui qui ce ne dà una sua personale citazione - viene fatta sgusciare fuori e dentro dall' acqua fra nuotate, giri in canoa per il lago, baci e carezze acquatiche con relative scottature, abbronzature e spalmature di creme solari. Arno Schmidt crea ritmi, immagini e soluzioni che rimandano ad un immaginario di tipo cinematografico. I personaggi sono figure, sagome o meglio ancora silhoutte: “qual silhoutte... in un mondo di silhoutte” si definisce e dice, in una delle prime pagine, il narratore. Essi si immergono nel paesaggio e ne sono risucchiati dentro, diventando essi stessi paesaggio. Perchè“Paesaggio lacustre” è, in primo luogo, una creazione paesaggistica non a caso Schmidt lo definirà “l'hobbematico Pocahontas”, “Da Meinder Hobbema, paesaggista olandese della seconda metà del Seicento” (Intr. Nota 9 p. XII) Esso è quindi un fondale in movimento, un paesaggio-sequenza da cui il nesso con le foto riportate all' interno del testo e che lo intercalano le quali sono riproduzioni di paesaggi, di cui mantengono la fissità di un quadro e trasmettono quell'impressione di sospesa irrealtà. Ma “Pocahontas” è un'opera multistrato sotto la cui epidermide pullula e incalza un coacervo criptico che è dato, in prima istanza, dalle continue criptocitazioni di cui Dario Borso con il suo meticoloso e illuminante commentario ci dà conto. Da cui cogliamo l'erudita acutezza di Arno Schmidt che egli usa per creare ricchezza cognitiva e ampliare le potenzialità e le volontà interpretative del testo, come fa intendere quando, con svagata e ironica nonchalance, dice: “dunque la scholarship almeno a qualcosa serve” dove scholarship traduce appunto “erudizione” (Commentario p.77). Ma il substrato criptico, presente in Pocahontas, sta anche nel fatto che “sotto la superficie serena di una delle più belle storie d'amore della letteratura tedesca ribollono ricordi della recente guerra: tutto il testo è fittamente attraversato da un metaforismo di morte e violenza, che a lungo sfugge anche a i lettori più attenti” (Bernd Rauschenbach - “1 recipiente di parole” - pubblicato sul sito “www.lavieri.it/Schmidt”). Ad esempio: “(E Tell tremò tutto al lampeggiare lontano: “E' nato ad Amburgo. Nelle notti dei bombardamenti: e allora non sciopporta proprio!” Dunque gli animali stessi!)./”. Tell è un cane. E Dario Borso nel commentario ci ricorda che ad Amburgo per quei bombardamenti, “A fine luglio 1943, ci furono cinquantamila vittime e un milione di senzatetto”. E poi, ancor più ferocemente: “Il “signore” senza il cui volere non un passero cade dal tetto o non 10 milioni vengono gasati in campo di concentramento: dovrebbe essere un tipo notevole si – se poi esistesse!”, con cui Arno Schmidt ci mette lì anche tutto il suo ateismo di cui pronuncerà l'esplicita evocazione: “Io?: Ateo, altrochè!: Come ogni persona per bene!”. Un ateismo che è incitamento contro l'ignoranza contenuta nel sacro: “Cosa diremmo mai oggidì se il figlio di Beppe il falegname qua davanti, è appena uscito dalle elementari, volesse indottrinarci su tutto e su tutti? Ma se non ha studiato niente! Non conosce le lingue, crede che la terra sia tipo na galletta, sa solo pettegolezzi di paese. Arte e scienza, matemachita o come cavolo si chiama: non ne ha la più pallida idea! Vissuto o esercitato un mestiere nemmeno, dunque anche nessun altra esperienza umana; patito niente – cos'ha sto qua d'importante da dirmi ? !”, a cui oppone sferzante l'intelligenza della ragione: “( Se non proprio Schopenhauer, la gente dovrebbe però conoscere la parolina “causa”)”. Ma l'ateismo di Arno Schmidt è anche la logica prosecuzione del suo erotismo, per quanto di volutamente provocatorio e scandalistico vi è nel suo erotismo. Ma l'eros in Pocahontas è ben di più che un attacco frontale alla morale, esso è il materializzarsi della vita, l'abbandono al primordiale, l'evocazione di un paradiso utopico. I personaggi incastonati nel paesaggio ridiventano pienamente soggetti nella disinibita naturalezza dei loro giochi d'amore e di sesso: “Corse inseguita ciondoloni dai suoi vestiti, snella come un grillo, la mia bruna cicala. Si avventò su me in postura di mantide religiosa, mi posò le aguzze zampe anteriori sopra le spalle, e tentò a lungo di divorarmi. Con mani; con denti.”, felicemente complici di stare in quella loro intimità: “Selma dunque, come detto tutta in organza incantata, tra i dardi del sole, e mi prese rigida ambedue le mani; ci gingillammo a vicenda le dita, pure il mio cuore si mise sorprendentemente al trotto, e infine lasciammo da parte tutti gli ogam e futark, e ci dicemmo liberamente fuor dai denti: quanto siamo carini”, ma anche dediti ad una fisicità esuberantissima: “...ci cavalcammo a briglia sciolta: per irsute foreste incantate, dita brucarono, braccia bisciarono, mani caricarono rossi grilletti, talloni tambureggiarono segnali di picchio sotto ciuffi di dita dei piedi, in tutte le peste languirono occhi, mitili rossovellutati leccarono al suolo, stretti con strisce d'avorio da cui rilucevano alfabeti, sussurri sussero, umori stillarono, alternativamente sopra e sotto.)/. E quell'ammaliante gioco della sensualità a cui Arno Schmidt dà letteralmente corpo combinato con i suoi giochi intellettuali sono alla fine, nel loro insieme, la bellezza e il lascito di Pocahontas, in un'indissolubilità della molteplicità, che resistendo a tutte le forze centrifughe del testo, rivela qual'è e cos'è l'arte di Arno Schmidt.

    ha scritto il 

  • 5

    Arno Schmidt, vertice assoluto della prosa del Novecento in uno sparuto gruppo.

    Paesaggio Lacustre con Pocahontas rappresenta molto bene la visione letteraria di uno dei più geniali prosatori del Novecento.
    Qui alle prese con un racconto lungo, la scrittura di Arno è un fuoco d'a ...continua

    Paesaggio Lacustre con Pocahontas rappresenta molto bene la visione letteraria di uno dei più geniali prosatori del Novecento.
    Qui alle prese con un racconto lungo, la scrittura di Arno è un fuoco d'artificio continuo che esplora ogni genere di possibilità.
    Flusso di pensieri, paesaggistica, dialoghi, punteggiatura, narrazione, descrizione, riflessione.
    Capolavoro assoluto. Un obbligo leggerlo per chiunque.

    ha scritto il 

  • 0

    Un tuffo dove l'acqua è più blu

    Venghino signori venghino! Ssuperbo sspettacolo quessta ssera, formidabile sscontro tra tittani, immmperdibile débacle cuuultural-sstilisstica! Ssi affronnntano, ssenza essclussione di colpi ssignori, ...continua

    Venghino signori venghino! Ssuperbo sspettacolo quessta ssera, formidabile sscontro tra tittani, immmperdibile débacle cuuultural-sstilisstica! Ssi affronnntano, ssenza essclussione di colpi ssignori, il campione in carica intramontabile “Forma e Contenutto”, contro lo ssfidante, l’atlettico e agueritto “Ssperimentalissmo fine a sse sstesso”! Sspettacolo assicuratto!

    ha scritto il 

  • 4

    Sono rimasta completamente spiazzata di fronte a questo lavoro di Arno Schmidt, autore che non conoscevo affatto. Dalle recensioni lette non avevo probabilmente capito non tanto il contenuto o la tram ...continua

    Sono rimasta completamente spiazzata di fronte a questo lavoro di Arno Schmidt, autore che non conoscevo affatto. Dalle recensioni lette non avevo probabilmente capito non tanto il contenuto o la trama, bensì la complessità dello stile. Oserei dire che la sua è una scrittura visionaria, sintassi spezzata, citazioni e riferimenti letterari e culturali abbondanti, che possono rasentare l’oscurità, anche con le note di spiegazione. A me piace però di un libro sentire, annusare l’aria e lo spirito con cui l’autore l’ha concepito e scritto. Penso che con la sua cripticità emerga qui un uomo in crisi di identità, che cerca la realizzazione di se stesso nel presente, nella realtà circostante, nella pura fisicità; un rappresentante di un’umanità che segue i ritmi della natura, quella natura che ha il suo microcosmo nel paesaggio lacustre, descritto con dovizia di particolari da perfetto botanico, ornitologo o scienziato. Uomini e paesaggio si integrano su più piani paralleli, trasversali, natura quasi umanizzata e uomini che si “naturalizzano”. Mi ha meravigliato però in questo testo la mancanza di bellezza! Strano! Non sono belle né le ragazze, né i protagonisti e neppure, se vogliamo, tutto il paesaggio!. Per me la bellezza è armonia, equilibrio, pace, appagamento e qui non c’è nulla di tutto questo! C’è, e questo è l'aspetto più importante ed evidente, un atteggiamento critico, irriverente ma tutto sommato lucido. Sono la prosa,poi, lo stile, il punto di forza di questo libro.Le descrizioni del paesaggio, per esempio, rimandano a mille altri echi di vite e di esperienze. <<Così dolce era l’aria che si sarebbe potuto farcirne cannoli; polline della lontananza copriva i monti Dammer….Un castagno piegò con cautela la parrucca impolverata. -….>> Un testo indubbiamente da rileggere.....

    ha scritto il 

  • 5

    "Essenziali non sono azioni e trame, ma condizioni e mentalità" (Arno Schmidt)

    "Pensare. Non contentarsi di credere: andare avanti. Sempre avanti per i gironi del sapere, amici! E nemici. Non interpretate: studiate e descrivete. Non futurate: siate. E morite senza ambizioni: sie ...continua

    "Pensare. Non contentarsi di credere: andare avanti. Sempre avanti per i gironi del sapere, amici! E nemici. Non interpretate: studiate e descrivete. Non futurate: siate. E morite senza ambizioni: siete stati. Al più, pieni di curiosità. L'eternità non è nostra (malgrado Lessing!): ma questo lago estivo, questo canale di bruma, ombre a quadri colorati, la puntura di vespa sull'avambraccio, il sacchetto stampato delle mirabelle. Laggiù il lungo ventre carpiato della ragazza".

    ha scritto il 

  • 5

    Non sapevo cosa mi aspettava, aprendo questo libro nella cui copertina una gigantesca e impudica Pocahontas con i piedi a mollo in un laghettopozzanghera (anche Arno Schmidt, ho scoperto, fonde talvol ...continua

    Non sapevo cosa mi aspettava, aprendo questo libro nella cui copertina una gigantesca e impudica Pocahontas con i piedi a mollo in un laghettopozzanghera (anche Arno Schmidt, ho scoperto, fonde talvolta le parole, le salda per assecondare una sua particolare percezione della realtà, oppure unifica due idee, due concetti, due contenuti secondo una nuova, originale e personalissima formaparola ) pare osservare il mondo dall’alto, mentre gioca a yo-yo con il sole. Un mondo case-campi-strade che sfuma in pochi tratti in una lontananza indistinta di orizzonti e cieli. Ma lì, al centro, dove convergono l’occhio e la mente, c’è lei, Pocahontas -il nome preso a prestito da un vecchio articolo del Reader’s Digest, che la sorella ha spedito a Schmidt da New York proprio nel periodo in cui egli sta lavorando al progetto di questa opera. C’è lei, a dar corpo con la sua rosea nudità alle aspettative di chi legge, al pensiero e all’intenzione di chi scrive -la copertina è dello stesso autore, che si propone, nella Pocahontas, di sviluppare una nuova forma di prosa, una forma esattamente corrispondente a un certo stato di coscienza. E poiché -nota Schmidt - nel “ricordare” un vissuto, compaiono dapprima immagini singole, (“foto”) attorno alle quali occorre poi aggiungere i vari frammenti esplicativi, le note d’integrazione (“testi”), è allora l’unione di varie foto-testi la miscela che rende attuabile il tentativo cosciente del ricordo.
    In particolare, chi scrive deve tradurre il “semicaos intimo-personale” del proprio vissuto in una chiara e articolata catena, perché esso possa risultare comprensibile e facilitare in chi legge una possibile identificazione.
    La scrittura di Schmidt, ho scoperto subito, ha una sua fisicità, una corporeità tutta particolare che, leggendo, occorre imparare a conoscere. Come entrare in un elemento liquido, e sentirlo in ogni parte di sè. Avvertire la sua densità, la sua concretezza, la sua temperatura, il suo colore perfino.
    Leggere, anzi, è azione riduttiva in questo caso. Perché bisogna piuttosto “farsi strada” tra le parole, lasciare fuori della porta-copertina tutto ciò che può intralciare il percorso che ci si accinge a compiere -la zavorra di ogni stereotipo, modello o luogo comune, ad esempio- e lasciarsi condurre nell’esplorazione dell'architettura ardita e insolita cui esse (le parole!) danno origine (ah, quelle inconsuete aggettivazioni, quelle frasi che sovvertono ordini ed equilibri, quelle prospettive così sorprendenti da cogliere impreparati, quele sonorità onomatopeiche, quei respiri a singhiozzo o profondissimi della punteggiatura, quei profili arditi dei segni grafici quando si allineano in gruppi di quattro, cinque! -pensare che capita spesso anche a me, scrivendo!).
    Pensieri, sprazzi di ricordo, di sogno, processi di coscienza, paesaggio (quanto belle le descrizioni!), azioni, dialoghi -un continuo passaggio dal mondo esterno a quello interiore, da un “vedere” a un “sentire"… Numerosi riferimenti, continui rimandi e frequenti citazioni a testimoniare la sterminata cultura di Scmidt. La letteratura, la storia, la filosofia... E ancora: i classici, l'attualità, la politica... Ma anche: la geografia, la botanica, la zoologia...
    E quella scrittura che “costruisce”, “traduce” -il mondo dei segni, il mondo dei suoni e quello del pensiero che diventano tutti i mondi-realtà della pagina.
    Leggere equivale anche a scoprire un proprio modo di farlo -io ho utilizzato occhi e orecchi per “vedere” e “udire” le parole. Vedere la forma che hanno, toccare il loro corpo. Ascoltarne la sonorità, la voce, il ritmo.
    Un’esperienza nuova, in cui la storia ha rischiato di essere qualcosa di secondario rispetto a come viene “mostrata” al lettore, o meglio: a chi percorre le pagine. Non fosse che l’autore tedesco, partendo da una trama fatta di pochi elementi -una breve vacanza presso il lago Dümmer, nell’Oldenburgo; l’incontro con due giovani donne; le uscite in canoa; le passeggiate; il sesso (gli valse una denuncia per diffusione della pornografia, oltre a quella per vilipendio, questa Pocahontas) e di pochi personaggi -lo scrittore disoccupato che narra; il suo amico Erich, un imbianchino che si è arricchito; Annemie e Selma; qualche “comparsa” locale- ha saputo pensarescrivere quella che è, secondo Rauschenbach, “una delle più belle storie d’amore di tutta la letteratura tedesca”.
    Credo che dovrò rileggerlo. Ripercorrerlo...

    ha scritto il 

  • 5

    In viaggio con un amico

    Come direbbe Arno Schmidt, “vento mi scuote da notte fonda”, ma non si tratta di un vento materiale, bensì di quello dei pensieri che la lettura del suo Paesaggio lacustre con Pocahontas mi ha scatena ...continua

    Come direbbe Arno Schmidt, “vento mi scuote da notte fonda”, ma non si tratta di un vento materiale, bensì di quello dei pensieri che la lettura del suo Paesaggio lacustre con Pocahontas mi ha scatenato nella testa.
    La cosa più notevole di questo libro è l’introduzione di Dario Borso che ci permette di conoscere aspetti dell’uomo Schmidt che, per la verità, sospettavo, ma di cui non avevo riscontro oggettivo. Già, perché questa volta Schmidt ci dice come ha scritto questo libro e il procedimento che ha seguito. Un suo piccolo saggio, Calcoli, e brani del diario della moglie ne svelano i passaggi. Innanzi tutto si scopre che Schmidt aveva subito cominciato a prendere appunti su foglietti volanti – ed è un miracolo che non siano andati persi. In secondo luogo scopriamo che, come molti altri autori – e il sottoscritto ne sa qualcosa – Schmidt si alza nel cuore della notte e scrive ininterrottamente fino al mattino. Ma come scrive? In base a quale procedimento? Lui parla di “foto”; questo libro è un album fotografico, a patto di mettersi d’accordo su cosa queste foto siano. Si tratta di ricordi, lampi improvvisi che si palesano alla mente e che chiedono ricostruzione. “Sempre compaiono dapprima, in accelerazione, singole immagini molto chiare (mia designazione abbreviata: ‘foto’), attorno alle quali poi si pongono nel corso successivo del ‘ricordo’ piccoli frammenti d’integrazione esplicativa (‘testi’): una miscela siffatta di varie ‘unità foto-testo’ è insomma il risultato finale di ogni tentativo cosciente di ricordo” (p. XI).
    Prima di diventare “testo”, queste “foto” prendono il sopravvento. Ci rivela Alice che “più volte conversando s’inceppa: ‘Non posso più parlare, tutte le parole sono nella Pocahontas’.” (p. IX).
    E dove sta Schmidt? Nella Pocahontas; o meglio, è la Pocahontas a essere in lui, in una specie di possessione che solo nella fase successiva, quella del “testo”, scomparirà. E quando ci troviamo finalmente tra le mani l’album fotografico diventato anche testo, cosa troviamo? Un viaggio con un amico, un breve soggiorno al lago, che è veramente un album, perché gli aspetti descrittivi prevalgono. Una serie di brevi, limpidissimi flash, in cui tutto quel mondo appare e scompare nel breve volgere di una frase, come se l’autore si guardasse continuamente intorno, mosso da una curiosità senza limite, che lo spinge a passare da un soggetto all’altro, da una visione all’altra, quasi senza soluzione di continuità. È uno Schmidt diverso quello che ne viene fuori; più che altro l’obiettivo fotografico dei suoi occhi che non sostano mai più di un istante su un soggetto. Poco “testo” in questo libro, poca riflessione, molte immagini: l’aspetto “fotografico” è preponderante. Certo non manca l’ateismo intelligente di Schmidt, le sue considerazioni – le più svariate – sempre pungenti e acute; tuttavia è l’aspetto visionario, nel senso di visione, a prevalere. Quali visioni allora? Molte, tra cui le donne. “Rattatà Rattatà Rattatàn. / Per un po’ le ragazze tutte avevavo avuto cerchi neri al posto degli occhi, facce mondane di civetta con tagli obliqui rosso fuoco dentro : Rattatàn. / Pascoli nella valle del Kyll. Un cane brandiva lì fuori le braccia lanute e minacciava indefesso un manzo. Pensieri da tutti i lati : con fiamme per facce; in soprabiti neri, sotto cui vanno lunghe gambe bianche; pensieri come sdraio vuote al sole : Rattatàn./” Il solito immenso Schmidt che ci regala le sue visioni e i suoi pensieri in forma di parole mai prima pensate.
    Voglio salutare in questo libro uno Schmidt diverso che non conoscevo: la sua umanissima psicosi, le sue umanissime ossessioni, le sue ancora più umane banalità. Saluto in questo libro, finalmente, l’uomo Schmidt e lo accolgo con immenso piacere tra i mortali. “Pensare. Non contentarsi di credere : andare avanti. Sempre avanti per i gironi del sapere, amici! E nemici. Non interpretate : studiate e descrivete. Non futurate : siate. E morite semza ambizione : siete stati. Al più, pieni di curiosità”.
    Saluto Schmidt e mi commuove salutare l’uomo. Fosse stato un mio paziente, mi sarei preoccupato. Per fortuna non lo è stato: sono io che sono un suo lettore. Per Arno Schmidt, con tutto quello che in passato ha regalato alla mia anima, qualche ora di lavoro in più si può anche spendere. Qualche altra ora la passerò a rileggere il suo libro.
    Mi piace segnalare che qualche imbecille denunciò a causa di questo libro Arno Schmidt per vilipendio della religione e oscenità. Per questo aveva visioni: per difendersi dall’imbecillità. E questo è un aspetto che non ha bisogno di nessuna cura.

    Recensione di Giovanni Baldaccini

    ha scritto il 

  • 5

    Le numerose riletture mi hanno dato la misura della grandezza di questo autore. E della bellezza di questo libro. E di come mi sia entrato sotto la pelle.
    Arno Schmidt sarà pure uno scrittore per scri ...continua

    Le numerose riletture mi hanno dato la misura della grandezza di questo autore. E della bellezza di questo libro. E di come mi sia entrato sotto la pelle.
    Arno Schmidt sarà pure uno scrittore per scrittori, ma la sua lettura per tutti una sfida che vinta paga.

    ha scritto il 

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