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Paesaggio lacustre con Pocahontas

Di

Editore: Zandonai

4.1
(22)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 84 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8895538587 | Isbn-13: 9788895538587 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Dario Borso

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Qualche giorno di vacanza su un lago dell’Oldemburgo, dove due reduci di guerra, uno scrittore disoccupato e un imbianchino che ha fatto fortuna, incontrano due stenodattilografe. Arno Schmidt lancia la sua sfida linguistica nel segno di un erotismo lacustre e utopico, e di un ateismo impertinente, da maestro d’irriverenza: dare voce alla sessualità gli valse un procedimento penale per pornografia, giocare con le istanze della fede l’accusa di vilipendio della religione. Eppure questa prosa, definita da Bernd Rauschenbach «una delle più belle storie d’amore di tutta la letteratura tedesca», è stata e resta innanzitutto un’autentica rivelazione letteraria, una via d’accesso privilegiata al mondo artistico del grande scrittore tedesco e un geniale controcanto a ogni nazificazione del corpo e dell’anima. Non solo. Con estremo rigore la scrittura di Schmidt ha saputo trasformarsi in sguardo affilato che libera la visione da tutto ciò che di solito la ingombra. Ne scaturiscono descrizioni paesaggistiche che rimandano a mille altri filamenti di vita, pagine grandiose la cui eco riverbera al limite del dicibile.
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  • 5

    Arno Schmidt, vertice assoluto della prosa del Novecento in uno sparuto gruppo.

    Paesaggio Lacustre con Pocahontas rappresenta molto bene la visione letteraria di uno dei più geniali prosatori del Novecento.
    Qui alle prese con un racconto lungo, la scrittura di Arno è un fuoco d'artificio continuo che esplora ogni genere di possibilità.
    Flusso di pensieri, paesaggistica, dial ...continua

    Paesaggio Lacustre con Pocahontas rappresenta molto bene la visione letteraria di uno dei più geniali prosatori del Novecento. Qui alle prese con un racconto lungo, la scrittura di Arno è un fuoco d'artificio continuo che esplora ogni genere di possibilità. Flusso di pensieri, paesaggistica, dialoghi, punteggiatura, narrazione, descrizione, riflessione. Capolavoro assoluto. Un obbligo leggerlo per chiunque.

    ha scritto il 

  • 0

    Un tuffo dove l'acqua è più blu

    Venghino signori venghino! Ssuperbo sspettacolo quessta ssera, formidabile sscontro tra tittani, immmperdibile débacle cuuultural-sstilisstica! Ssi affronnntano, ssenza essclussione di colpi ssignori, il campione in carica intramontabile “Forma e Contenutto”, contro lo ssfidante, l’atlettico e ag ...continua

    Venghino signori venghino! Ssuperbo sspettacolo quessta ssera, formidabile sscontro tra tittani, immmperdibile débacle cuuultural-sstilisstica! Ssi affronnntano, ssenza essclussione di colpi ssignori, il campione in carica intramontabile “Forma e Contenutto”, contro lo ssfidante, l’atlettico e agueritto “Ssperimentalissmo fine a sse sstesso”! Sspettacolo assicuratto!

    ha scritto il 

  • 4

    Sono rimasta completamente spiazzata di fronte a questo lavoro di Arno Schmidt, autore che non conoscevo affatto. Dalle recensioni lette non avevo probabilmente capito non tanto il contenuto o la trama, bensì la complessità dello stile. Oserei dire che la sua è una scrittura visionaria, sintassi ...continua

    Sono rimasta completamente spiazzata di fronte a questo lavoro di Arno Schmidt, autore che non conoscevo affatto. Dalle recensioni lette non avevo probabilmente capito non tanto il contenuto o la trama, bensì la complessità dello stile. Oserei dire che la sua è una scrittura visionaria, sintassi spezzata, citazioni e riferimenti letterari e culturali abbondanti, che possono rasentare l’oscurità, anche con le note di spiegazione. A me piace però di un libro sentire, annusare l’aria e lo spirito con cui l’autore l’ha concepito e scritto. Penso che con la sua cripticità emerga qui un uomo in crisi di identità, che cerca la realizzazione di se stesso nel presente, nella realtà circostante, nella pura fisicità; un rappresentante di un’umanità che segue i ritmi della natura, quella natura che ha il suo microcosmo nel paesaggio lacustre, descritto con dovizia di particolari da perfetto botanico, ornitologo o scienziato. Uomini e paesaggio si integrano su più piani paralleli, trasversali, natura quasi umanizzata e uomini che si “naturalizzano”. Mi ha meravigliato però in questo testo la mancanza di bellezza! Strano! Non sono belle né le ragazze, né i protagonisti e neppure, se vogliamo, tutto il paesaggio!. Per me la bellezza è armonia, equilibrio, pace, appagamento e qui non c’è nulla di tutto questo! C’è, e questo è l'aspetto più importante ed evidente, un atteggiamento critico, irriverente ma tutto sommato lucido. Sono la prosa,poi, lo stile, il punto di forza di questo libro.Le descrizioni del paesaggio, per esempio, rimandano a mille altri echi di vite e di esperienze. <<Così dolce era l’aria che si sarebbe potuto farcirne cannoli; polline della lontananza copriva i monti Dammer….Un castagno piegò con cautela la parrucca impolverata. -….>> Un testo indubbiamente da rileggere.....

    ha scritto il 

  • 5

    "Essenziali non sono azioni e trame, ma condizioni e mentalità" (Arno Schmidt)

    "Pensare. Non contentarsi di credere: andare avanti. Sempre avanti per i gironi del sapere, amici! E nemici. Non interpretate: studiate e descrivete. Non futurate: siate. E morite senza ambizioni: siete stati. Al più, pieni di curiosità. L'eternità non è nostra (malgrado Lessing!): ma questo lago ...continua

    "Pensare. Non contentarsi di credere: andare avanti. Sempre avanti per i gironi del sapere, amici! E nemici. Non interpretate: studiate e descrivete. Non futurate: siate. E morite senza ambizioni: siete stati. Al più, pieni di curiosità. L'eternità non è nostra (malgrado Lessing!): ma questo lago estivo, questo canale di bruma, ombre a quadri colorati, la puntura di vespa sull'avambraccio, il sacchetto stampato delle mirabelle. Laggiù il lungo ventre carpiato della ragazza".

    ha scritto il 

  • 5

    Non sapevo cosa mi aspettava, aprendo questo libro nella cui copertina una gigantesca e impudica Pocahontas con i piedi a mollo in un laghettopozzanghera (anche Arno Schmidt, ho scoperto, fonde talvolta le parole, le salda per assecondare una sua particolare percezione della realtà, oppure unific ...continua

    Non sapevo cosa mi aspettava, aprendo questo libro nella cui copertina una gigantesca e impudica Pocahontas con i piedi a mollo in un laghettopozzanghera (anche Arno Schmidt, ho scoperto, fonde talvolta le parole, le salda per assecondare una sua particolare percezione della realtà, oppure unifica due idee, due concetti, due contenuti secondo una nuova, originale e personalissima formaparola ) pare osservare il mondo dall’alto, mentre gioca a yo-yo con il sole. Un mondo case-campi-strade che sfuma in pochi tratti in una lontananza indistinta di orizzonti e cieli. Ma lì, al centro, dove convergono l’occhio e la mente, c’è lei, Pocahontas -il nome preso a prestito da un vecchio articolo del Reader’s Digest, che la sorella ha spedito a Schmidt da New York proprio nel periodo in cui egli sta lavorando al progetto di questa opera. C’è lei, a dar corpo con la sua rosea nudità alle aspettative di chi legge, al pensiero e all’intenzione di chi scrive -la copertina è dello stesso autore, che si propone, nella Pocahontas, di sviluppare una nuova forma di prosa, una forma esattamente corrispondente a un certo stato di coscienza. E poiché -nota Schmidt - nel “ricordare” un vissuto, compaiono dapprima immagini singole, (“foto”) attorno alle quali occorre poi aggiungere i vari frammenti esplicativi, le note d’integrazione (“testi”), è allora l’unione di varie foto-testi la miscela che rende attuabile il tentativo cosciente del ricordo. In particolare, chi scrive deve tradurre il “semicaos intimo-personale” del proprio vissuto in una chiara e articolata catena, perché esso possa risultare comprensibile e facilitare in chi legge una possibile identificazione. La scrittura di Schmidt, ho scoperto subito, ha una sua fisicità, una corporeità tutta particolare che, leggendo, occorre imparare a conoscere. Come entrare in un elemento liquido, e sentirlo in ogni parte di sè. Avvertire la sua densità, la sua concretezza, la sua temperatura, il suo colore perfino. Leggere, anzi, è azione riduttiva in questo caso. Perché bisogna piuttosto “farsi strada” tra le parole, lasciare fuori della porta-copertina tutto ciò che può intralciare il percorso che ci si accinge a compiere -la zavorra di ogni stereotipo, modello o luogo comune, ad esempio- e lasciarsi condurre nell’esplorazione dell'architettura ardita e insolita cui esse (le parole!) danno origine (ah, quelle inconsuete aggettivazioni, quelle frasi che sovvertono ordini ed equilibri, quelle prospettive così sorprendenti da cogliere impreparati, quele sonorità onomatopeiche, quei respiri a singhiozzo o profondissimi della punteggiatura, quei profili arditi dei segni grafici quando si allineano in gruppi di quattro, cinque! -pensare che capita spesso anche a me, scrivendo!). Pensieri, sprazzi di ricordo, di sogno, processi di coscienza, paesaggio (quanto belle le descrizioni!), azioni, dialoghi -un continuo passaggio dal mondo esterno a quello interiore, da un “vedere” a un “sentire"… Numerosi riferimenti, continui rimandi e frequenti citazioni a testimoniare la sterminata cultura di Scmidt. La letteratura, la storia, la filosofia... E ancora: i classici, l'attualità, la politica... Ma anche: la geografia, la botanica, la zoologia... E quella scrittura che “costruisce”, “traduce” -il mondo dei segni, il mondo dei suoni e quello del pensiero che diventano tutti i mondi-realtà della pagina. Leggere equivale anche a scoprire un proprio modo di farlo -io ho utilizzato occhi e orecchi per “vedere” e “udire” le parole. Vedere la forma che hanno, toccare il loro corpo. Ascoltarne la sonorità, la voce, il ritmo. Un’esperienza nuova, in cui la storia ha rischiato di essere qualcosa di secondario rispetto a come viene “mostrata” al lettore, o meglio: a chi percorre le pagine. Non fosse che l’autore tedesco, partendo da una trama fatta di pochi elementi -una breve vacanza presso il lago Dümmer, nell’Oldenburgo; l’incontro con due giovani donne; le uscite in canoa; le passeggiate; il sesso (gli valse una denuncia per diffusione della pornografia, oltre a quella per vilipendio, questa Pocahontas) e di pochi personaggi -lo scrittore disoccupato che narra; il suo amico Erich, un imbianchino che si è arricchito; Annemie e Selma; qualche “comparsa” locale- ha saputo pensarescrivere quella che è, secondo Rauschenbach, “una delle più belle storie d’amore di tutta la letteratura tedesca”. Credo che dovrò rileggerlo. Ripercorrerlo...

    ha scritto il 

  • 5

    In viaggio con un amico

    Come direbbe Arno Schmidt, “vento mi scuote da notte fonda”, ma non si tratta di un vento materiale, bensì di quello dei pensieri che la lettura del suo Paesaggio lacustre con Pocahontas mi ha scatenato nella testa.
    La cosa più notevole di questo libro è l’introduzione di Dario Borso che ci perm ...continua

    Come direbbe Arno Schmidt, “vento mi scuote da notte fonda”, ma non si tratta di un vento materiale, bensì di quello dei pensieri che la lettura del suo Paesaggio lacustre con Pocahontas mi ha scatenato nella testa. La cosa più notevole di questo libro è l’introduzione di Dario Borso che ci permette di conoscere aspetti dell’uomo Schmidt che, per la verità, sospettavo, ma di cui non avevo riscontro oggettivo. Già, perché questa volta Schmidt ci dice come ha scritto questo libro e il procedimento che ha seguito. Un suo piccolo saggio, Calcoli, e brani del diario della moglie ne svelano i passaggi. Innanzi tutto si scopre che Schmidt aveva subito cominciato a prendere appunti su foglietti volanti – ed è un miracolo che non siano andati persi. In secondo luogo scopriamo che, come molti altri autori – e il sottoscritto ne sa qualcosa – Schmidt si alza nel cuore della notte e scrive ininterrottamente fino al mattino. Ma come scrive? In base a quale procedimento? Lui parla di “foto”; questo libro è un album fotografico, a patto di mettersi d’accordo su cosa queste foto siano. Si tratta di ricordi, lampi improvvisi che si palesano alla mente e che chiedono ricostruzione. “Sempre compaiono dapprima, in accelerazione, singole immagini molto chiare (mia designazione abbreviata: ‘foto’), attorno alle quali poi si pongono nel corso successivo del ‘ricordo’ piccoli frammenti d’integrazione esplicativa (‘testi’): una miscela siffatta di varie ‘unità foto-testo’ è insomma il risultato finale di ogni tentativo cosciente di ricordo” (p. XI). Prima di diventare “testo”, queste “foto” prendono il sopravvento. Ci rivela Alice che “più volte conversando s’inceppa: ‘Non posso più parlare, tutte le parole sono nella Pocahontas’.” (p. IX). E dove sta Schmidt? Nella Pocahontas; o meglio, è la Pocahontas a essere in lui, in una specie di possessione che solo nella fase successiva, quella del “testo”, scomparirà. E quando ci troviamo finalmente tra le mani l’album fotografico diventato anche testo, cosa troviamo? Un viaggio con un amico, un breve soggiorno al lago, che è veramente un album, perché gli aspetti descrittivi prevalgono. Una serie di brevi, limpidissimi flash, in cui tutto quel mondo appare e scompare nel breve volgere di una frase, come se l’autore si guardasse continuamente intorno, mosso da una curiosità senza limite, che lo spinge a passare da un soggetto all’altro, da una visione all’altra, quasi senza soluzione di continuità. È uno Schmidt diverso quello che ne viene fuori; più che altro l’obiettivo fotografico dei suoi occhi che non sostano mai più di un istante su un soggetto. Poco “testo” in questo libro, poca riflessione, molte immagini: l’aspetto “fotografico” è preponderante. Certo non manca l’ateismo intelligente di Schmidt, le sue considerazioni – le più svariate – sempre pungenti e acute; tuttavia è l’aspetto visionario, nel senso di visione, a prevalere. Quali visioni allora? Molte, tra cui le donne. “Rattatà Rattatà Rattatàn. / Per un po’ le ragazze tutte avevavo avuto cerchi neri al posto degli occhi, facce mondane di civetta con tagli obliqui rosso fuoco dentro : Rattatàn. / Pascoli nella valle del Kyll. Un cane brandiva lì fuori le braccia lanute e minacciava indefesso un manzo. Pensieri da tutti i lati : con fiamme per facce; in soprabiti neri, sotto cui vanno lunghe gambe bianche; pensieri come sdraio vuote al sole : Rattatàn./” Il solito immenso Schmidt che ci regala le sue visioni e i suoi pensieri in forma di parole mai prima pensate. Voglio salutare in questo libro uno Schmidt diverso che non conoscevo: la sua umanissima psicosi, le sue umanissime ossessioni, le sue ancora più umane banalità. Saluto in questo libro, finalmente, l’uomo Schmidt e lo accolgo con immenso piacere tra i mortali. “Pensare. Non contentarsi di credere : andare avanti. Sempre avanti per i gironi del sapere, amici! E nemici. Non interpretate : studiate e descrivete. Non futurate : siate. E morite semza ambizione : siete stati. Al più, pieni di curiosità”. Saluto Schmidt e mi commuove salutare l’uomo. Fosse stato un mio paziente, mi sarei preoccupato. Per fortuna non lo è stato: sono io che sono un suo lettore. Per Arno Schmidt, con tutto quello che in passato ha regalato alla mia anima, qualche ora di lavoro in più si può anche spendere. Qualche altra ora la passerò a rileggere il suo libro. Mi piace segnalare che qualche imbecille denunciò a causa di questo libro Arno Schmidt per vilipendio della religione e oscenità. Per questo aveva visioni: per difendersi dall’imbecillità. E questo è un aspetto che non ha bisogno di nessuna cura.

    Recensione di Giovanni Baldaccini

    ha scritto il 

  • 5

    Le numerose riletture mi hanno dato la misura della grandezza di questo autore. E della bellezza di questo libro. E di come mi sia entrato sotto la pelle. Arno Schmidt sarà pure uno scrittore per scrittori, ma la sua lettura per tutti una sfida che vinta paga.

    ha scritto il 

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