Paese d'ombre

Di

Editore: Mondadori (Scrittori italiani e stranieri)

4.1
(413)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 353 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo

Isbn-10: A000122493 | Data di pubblicazione:  | Edizione 9

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
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  • 3

    PAESE D’OMBRE

    La storia si svolge a Norbio, un immaginario paesino in provincia di Cagliari. Angelo Uras è un umile ragazzo che, grazie al lascito di un avvocato di nobile famiglia che lo nomina erede universale, ...continua

    La storia si svolge a Norbio, un immaginario paesino in provincia di Cagliari. Angelo Uras è un umile ragazzo che, grazie al lascito di un avvocato di nobile famiglia che lo nomina erede universale, diventerà un ricco proprietario terriero. Il suo anteporre gli interessi della comunità ai propri, lo porterà ad acquistare un gran rispetto da parte dei concittadini, tanto da arrivare ad essere eletto sindaco. Diventato anziano, lo ritroveremo ad aspettare la morte, nostalgico e solitario come uno dei vecchi ulivi che ha tanto amato “di cui si percepiva il silenzio, non come si percepisce il silenzio delle cose, ma come si percepisce il silenzio di persone che stanno zitte e pensano”. Una storia di onore, magia e fatalismo, sullo sfondo di una natura selvaggia e arcaica che fa “pensare a ere geologiche scomparse”.

    ha scritto il 

  • 4

    Ambientato nel periodo tra l’Unità di Italia e la Prima Guerra Mondiale, racconta la storia di Angelo Uras, dall'infanzia alla vecchiaia, che si intreccia con la storia del suo paese, Norbio, e della ...continua

    Ambientato nel periodo tra l’Unità di Italia e la Prima Guerra Mondiale, racconta la storia di Angelo Uras, dall'infanzia alla vecchiaia, che si intreccia con la storia del suo paese, Norbio, e della Sardegna.
    Nel raccontare l’ascesa sociale e l’impegno nella politica del protagonista, un uomo determinato, integerrimo e giusto, l’autore offre contestualmente uno spaccato storico e sociale di una Sardegna rurale, abbandonata a se stessa, dimenticata dal nascente Stato italiano, considerata solo come una colonia da sfruttare e tassare. Descrive lo sfruttamento brutale e indiscriminato delle risorse boschive concesse a imprese private senza scrupoli, prima utilizzate in maniera collettiva da contadini e pastori, la disumana condizione economica e sociale dei lavoratori delle miniere, la rivendicazione soffocata nel sangue.

    ha scritto il 

  • 5

    “A volte, la volontà dell’uomo coincide con il destino”

    Si capisce fin dalle prime pagine che “Paese d’ombre” è un romanzo dal grande respiro, come può essere grande il respiro delle piccole cose o degli uomini che la storia non la fanno, ma la subiscono.
    ...continua

    Si capisce fin dalle prime pagine che “Paese d’ombre” è un romanzo dal grande respiro, come può essere grande il respiro delle piccole cose o degli uomini che la storia non la fanno, ma la subiscono.
    Intorno alla vita di Angelo Uras si svolge l’esistenza di un paese, che con i suoi abitanti e la sua storia dà voce e corpo alle ombre di Giuseppe Dessì.
    Lo scrittore non cade nella facile retorica di descrivere una Sardegna arcaica, arretrata culturalmente e isolata, non solo dal mare, ma anche nell’immaginario dei suoi abitanti e accentua invece le colpe di una storia che si è svolta prima con il regno Sabaudo e dopo con il regno d’Italia, considerando sempre la Sardegna una colonia da sfruttare e i suoi abitanti alla stregua di sudditi dediti al banditismo e all’abigeato; sottoponendoli ad una discriminazione al limite del razzismo, con le risorse locali sempre considerate in funzione di un’utilità mai proposta al benessere economico del posto.
    Sono molti, e qualcuno anche in anticipo sui tempi, i temi toccati da Dessì nel libro, a cominciare da quello ecologico, con la perdurante preoccupazione di Angelo Uras sul progressivo depauperamento del patrimonio boschivo, causa di tanti danni al paese, continuando con il racconto della tragedia di Buggerru, dove sottolinea lo sfruttamento minerario dell’isola e dei minatori; puntando il dito accusatorio più volte verso uno Stato che, come lui dice, ha unificato le burocrazie ma non gli abitanti della Penisola.
    È una Sardegna diversa, quella raccontata da Dessì, diversa da quella di deleddiana memoria, molto più verosimile, inserita in un tempo più reale, senza cadere nella facile trappola dell’arcaicizzazione e descrivendo fatti e luoghi rapportati più ad una realtà nazionale che ad una società chiusa in se stessa.
    Non ci sono fatti epici, in questo lungo romanzo c’è soltanto la vita che si svolge, quella della gente che non potrà mai fare nulla per cambiare il corso della storia, il racconto di una vita con tutto quello che accade intorno, con le sue luci e con le tante ombre…

    "[…] uno di quegli oggetti indistruttibili che passano per le mani di generazioni e che danno, con la loro durata, il senso della precarietà della vita umana."

    "Non gli sembrava possibile che il vecchio non ci fosse più. Da lui aveva imparato come si affila una falce, come si impugna l’innestatoio, in che mese e in che giorno è propizio seminare il grano; aveva imparato a conoscere il vento che porta la pioggia, ad amare gli animali, a valutare gli uomini."

    "La Sardegna continuava ad esser tenuta nel conto di una colonia da sfruttare, specialmente dopo l’unificazione del regno, e i suoi abitanti eran considerati alla stregua dei briganti calabresi."

    "Cercava di immaginare come sarebbe stata la casa senza di lei, e sorrideva nel buio quasi senza angoscia. Si ritrovava calma, rassegnata, e si abbandonava al sogno, come, lei pensava, ci si abbandona alla morte."

    "Nella vita, si invecchia parecchie volte, parecchie volte si ringiovanisce, ma si muore una volta sola. Peccato!"

    ha scritto il 

  • 5

    Questa è Letteratura con la L maiuscola, cinque stelle come si conviene ad un'opera di elevata caratura. Il paese del titolo è il paesino di Norbio posizionato vicino Cagliari, ma è anche l'Italia int ...continua

    Questa è Letteratura con la L maiuscola, cinque stelle come si conviene ad un'opera di elevata caratura. Il paese del titolo è il paesino di Norbio posizionato vicino Cagliari, ma è anche l'Italia intera. Le ombre sono quelle dei boschi, ma sono anche i fantasmi di una Storia che non è fatta solo di eventi gloriosi ma anche tanti eventi luttuosi e tante scelte sbagliate. Questo è uno di quei libri che raccontano La Storia: storia delle genti e delle tradizioni, storia d'Italia non per incensarla o inventarla ma per provare a spiegare com'è andata, con le cose giuste e con quelle sbagliate. Storia dal punto di vista della Sardegna, regione trattata da sempre come una sorta di colonia, una specie di optional da sfruttare o da magnificare, a seconda delle esigenze del momento. In tutto questo, come sempre, c'è anche molta attualità.
    "Quella diversità di accenti e di caratteri gli faceva pensare alla guerra, anzi alle guerre alle quali aveva preso parte, come tanti altri "per fare l'Italia unita". Ma era stato soltanto ingrandito il regno del Re sabaudo. […] La vera faccia dell'Italia non era quella che aveva sognato con tanti altri giovani, ma quella che sentiva urlare nella bettola - divisa come prima e più di prima, giacché l'unificazione non era stata altro che l'unificazione burocratica della cattiva burocrazia dei vari stati italiani.[…] In realtà, fra gli stessi italiani del Continente, non c'era in comune se non un'astratta e retorica idea nazionalistica, vagheggiata da mediocri poeti e da pensatori mancati." "Il governo regio e i fanatici dell'unificazione non avevano tenuto conto delle differenze geografiche e culturali, e avevano applicato sbrigativamente a tutta l'Italia un uniforme indirizzo politico e amministrativo. […] Del resto tutta l'Italia appariva come un paese di poveri, destinati a far da comparsa in un grande dramma storico. Dopo la fiammata del Risorgimento, era cominciata l'Italia istituzionalizzata dei prefetti e dei generali, l'Italia della tassa sul macinato e di Dogali, che possedeva soltanto di nome indipendenza, unità e libertà, e nelle sterili polemiche tra Destra e Sinistra si delineava già l'inetta classe dirigente che doveva accompagnarla verso la Grande Guerra e il fascismo. In questo spettacolo, solo le comparse erano uomini autentici. Forse il brigantaggio non fu altro che una rivalsa delle comparse che cercarono, per un momento, di mettersi al posto degli attori i quali, imperterriti, recitavano accademicamente la parte che si erano attribuita sul palcoscenico di Roma."

    Dunque un magnifico affresco dell'Unità d'Italia, della vita rurale, dell'avvento delle prime leghe operaie e dei primi scioperi, fino al disastro della grande guerra: a cavallo tra ottocento e il novecento, tutto questo è raccontato indirettamente attraverso le vicende della vita del protagonista Angelo Uras, da quando è ragazzino povero figlio di contadini, fino alla sua vecchiaia di capostipite di una numerosa famiglia e di persona stimata da tutto il paese, di cui è sindaco, importante proprietario terriero ma soprattutto persona intelligente e capace di moderazione e persuasione nei confronti dei propri interlocutori. La struttura è un po' la stessa che verrà riutilizzata da Crovi ne 'La valle dei Cavalieri': attraverso la vita di un protagonista e della comunità all'interno della quale egli si muove e cresce, l'autore racconta la storia d'Italia. Qui l'ambientazione è una Sardegna splendida e rurale e coperta di antichi boschi, e anche questi ultimi sono importanti protagonisti del romanzo, non meno di Angelo Uras o della Storia dell'unità d'Italia. E' Sardegna, ma in molti passaggi potrebbe anche essere un qualsiasi paesino di montagna di qualsiasi altra parte del regno appena unificato. E' il romanzo della montagna e della sua gente, dei suoi alberi e boschi e torrenti. "Erano pur sempre montanari, e dei monti si portavan addosso l'odore - quell'odore di fumo di legna, di erbe secche bagnate dalle piogge del lungo autunno; e lui li amava."
    "…la parte più antica del paese: piccole case di pietra e piccoli cortili irti di mucchi di rami secchi, di fasci di canne, di lunghe pertiche. Ogni casa, simile a un guscio annerito, prende luce da piccole finestre e dalla porta aperta direttamente sul cortile."

    Emerge bene, in ogni caso, il carattere dei sardi che hanno nell'anima un legame con gli antichi più radicato e sentito rispetto le genti del continente, che riescono a sentire e ricordare eventi accaduti mille anni fa come fossero cose di ieri l'altro.
    "- Qui gli alberi sono come ai tempi di Josto…
    - Chi era questo Josto?
    - Era uno dei nostri, che combatteva contro i romani, contemporaneo di Annibale, credo"

    E' un romanzo strutturato, composito come i grandi romanzi ottocenteschi sanno essere, solido e poetico al tempo stesso, usa un lessico attentamente ricercato e selezionato, descrive la psicologia delle persone con una sensibilità fuori dal comune.
    "Che cos'è l'amore, si chiedeva, se poi quando si soffre non si trovano nemmeno le parole giuste per consolarsi. Concluse che l'amore è muto, e che per questo si possono amare anche le bestie, che non parlano. Lei e Angelo non si erano mai detti molte parole. Si erano amati, si amavano in silenzio."

    Anche se la storia e il tono sono completamente diversi, questo romanzo si può tuttavia in qualche modo affiancare a 'Il segreto del bosco vecchio' di Buzzati per via della presenza di questi grandi boschi che sono veri e propri protagonisti della storia. Il tema dell'ecologia è messo in risalto sin dalle prime pagine e non viene mai meno durante tutta la lettura; gli alberi nascono con Angelo Uras, crescono con lui e a lui sopravviveranno. Questo stretto legame tra la vita dei boschi e la vita del protagonista vuole ricordare che è possibile l'esistenza di amore e rispetto, da parte dell'uomo, nei confronti di una natura con cui egli aveva tutto sommato ben convissuto fino all'avvento della rivoluzione industriale.
    "Aveva un'esatta cognizione del tempo, sapeva che non avrebbe potuto vivere abbastanza a lungo per vedere quelle montagne ricoperte di alberi. La stessa consapevolezza gli dava la possibilità di concepire il tempo con una dimensione infinitamente più vasta della vita degli individui, del breve ciclo entro il quale la polvere prende l'aspetto di un uomo e ritorna polvere. Ma gli alberi, per fortuna, durano di più, pensava, associandoli inconsciamente all'idea della durata che lega generazione a generazione."
    E parlando di piantare un nuovo bosco di pini:
    "-Ma chi te lo fa fare?
    - Mi piace. Fra cento anni questo paese…
    - Fra un secolo il cuore di questa gente sarà duro come è sempre stato.
    - Il cuore… l'anima… non m'importa di queste cose. Per questo non ho voluto farmi prete. "
    E infine, un'immagine degli alberi non solo come di qualcosa più forte dell'uomo ma anche capace di portare più speranza: "Oggi, quasi un secolo dopo, a dispetto della cattiva amministrazione e della lottizzazione più volte minacciata e sempre incombente, i pini sono centocinquantamila e quando il vento soffia, rumoreggiano come il mare. Salendo verso la chiesetta, se ne vedono alcuni enormi, con i rami grigiastri come sconvolti da un vento cosmico che li abbia investiti, ma come il vento eterni, indistruttibili."

    ha scritto il 

  • 5

    Vincitore del Premio Strega del 1972, è un libro che merita ampiamente un così prestigioso riconoscimento letterario. Un romanzo solido, robusto e compatto che, ambientato nell'Ottocento, racconta la ...continua

    Vincitore del Premio Strega del 1972, è un libro che merita ampiamente un così prestigioso riconoscimento letterario. Un romanzo solido, robusto e compatto che, ambientato nell'Ottocento, racconta la storia di Angelo Uras in un paesino non lontano da Cagliari, in Sardegna. La storia si snoda partendo dalla gioventù fino alla vecchiaia del protagonista, che si staglia in tutta la narrazione come una figura tenace, paziente, saggia e giusta. La sua vicenda umana e politica offre lo spunto all'Autore per affrontare i più importanti temi della vita, dall'amore alla morte, dai rapporti famigliari all'attaccamento alla propria terra e le grandi questioni politiche del suo tempo (che si ripropongono in tutte le epoche storiche!), dall'ecologia all'impegno diretto nella vita amministrativa, dal senso della giustizia alla polemica delusione per gli esiti risorgimentali. Una prosa quasi musicale ed una accurata, ma mai ridondante, ricercatezza lessicale (subsunnare, apoftegma, scrimolo, prillare, stearica, sbreccata ecc.), ne rendono ancora più deliziosa la lettura.

    ha scritto il 

  • 3

    un libro letto con intensità, in un momento di intenso desiderio di leggere; ma quali sono i motivi interni di questa attrazione? il protagonista è uno schema, così gli altri personaggi; voglio dire: ...continua

    un libro letto con intensità, in un momento di intenso desiderio di leggere; ma quali sono i motivi interni di questa attrazione? il protagonista è uno schema, così gli altri personaggi; voglio dire: buoni schemi; e si intende che la collettività è più modellata, ma anche di essa, prevalendo lo scuro sul chiaro, il risalto è debole; c'è una vicenda di nascite e di morti attendibile e convenientemente dolorosa, e una buona schiera di altrettanto attendibili intersezioni storiche e antropologiche (e da questo punto di vista la lettura è davvero istruttiva); ma l'arco della vita di Angelo Uras non tiene e non riesce a portare a compimento la finitezza vertiginosa di un tempo umano; quello che invece ora, cercando tra le fresche impressioni di lettura, mi salta con forza davanti sono la vita e la morte delle foreste, vero tema lirico dell'austero saggismo di Dessì; le scene terribili dell'abbatimento delle querce secolari, la carbonizzazione del sottobosco, la distruzione a tappeto di comunità vegetali che hanno un volto e un nome; e poi la lotta umana per salvarle, l'innesto degli olivastri, l'impianto delle pinete (e qui l'arco regge e porta la mente lontano); il paese d'ombra a cui ripenso è dunque quello che si stende sotto un manto ininterrotto di fitte, maestose chiome...

    ha scritto il 

  • 4

    Letto in età scolare qualche vita fa, dimenticato, ripreso.
    Il mio amore per Atzeni vizia il giudizio su tutti i racconti della Sardegna che mi passano tra le mani, e in questo caso mi ha fatto trovar ...continua

    Letto in età scolare qualche vita fa, dimenticato, ripreso.
    Il mio amore per Atzeni vizia il giudizio su tutti i racconti della Sardegna che mi passano tra le mani, e in questo caso mi ha fatto trovare la narrazione di Dessì un po' fredda e troppo lineare, sebbene in alcuni punti mi abbia anche commosso e coinvolto.
    Mi sono mancati gli eccessi, gli sbalzi di umore, la volgarità e la poesia della gente... ho trovato una storia composta, quasi esclusivamente focalizzata su un momento storico chiave per la mia terra: quella dell'ingresso forzato, quasi non consapevole, nel seno dell'Italia.
    In alcuni momenti mi ha fatto pensare alla Macondo di Marquez, ma senza magie e zingari, solo con il sorriso serio di Angelo Uras che galoppa verso Balanotti, sfrecciando fra i suoi amati alberi di olivo...

    ha scritto il 

  • 5

    Bello da togliere il fiato

    Il libro per eccellenza della letteratura sarda. Regge il confronto con la Deledde e, se possibile, ne viene fuori vincitore. Con uno stile e un gergo da poeta estinto, Giuseppe Dessì ripercorre il pe ...continua

    Il libro per eccellenza della letteratura sarda. Regge il confronto con la Deledde e, se possibile, ne viene fuori vincitore. Con uno stile e un gergo da poeta estinto, Giuseppe Dessì ripercorre il periodo di grande splendore minerario isolano. Ma questa è solo la cornice della vicenda di Angelo Uras, che nato povero diventa benestante per eredità, salvo poi impiegarsi per la salvaguardia dei suoi boschi, della sua terra, fino a trovare un amore maledetto che lo accompagnerà tristemente fino alla vecchiaia. Tra i primi tre romanzi più belli della mia personale classifica.

    ha scritto il 

  • 4

    Paese d'ombre

    Un capolavoro della letteratura Sarda, uno dei più bei romanzi della letteratura Italiana. Il libro offre uno spaccato storico della Sardegna che aiuta a capire molto della nostra situazione attuale. ...continua

    Un capolavoro della letteratura Sarda, uno dei più bei romanzi della letteratura Italiana. Il libro offre uno spaccato storico della Sardegna che aiuta a capire molto della nostra situazione attuale. Sconvolgenti le similitudini tra la storia di ieri e quella odierna: la stessa malagestione da parte della politica, la stessa bieca miopia della "classe borghese", la stessa ignoranza della gente che nasce da una totale assenza del concetto di stato e, con esso, di società civile.

    "Paese d'ombre" è un romanzo solido, robusto e compatto che, ambientato nell'Ottocento, racconta la storia di Angelo Uras in un paesino non lontano da Cagliari, in Sardegna. La storia si snoda partendo dalla gioventù fino alla vecchiaia del protagonista, che si staglia in tutta la narrazione come una figura tenace, paziente, saggia e giusta. La sua vicenda umana e politica offre lo spunto all'Autore per affrontare i più importanti temi della vita, dall'amore alla morte, dai rapporti famigliari all'attaccamento alla propria terra e le grandi questioni politiche del suo tempo (ma che si ripropongono in tutte le epoche storiche!), dall'ecologia all'impegno diretto nella vita amministrativa, dal senso della giustizia alla polemica delusione per gli esiti risorgimentali. Una prosa quasi musicale ed una accurata, ma mai ridondante, ricercatezza lessicale ne rendono ancora più deliziosa la lettura.

    ha scritto il 

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